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Nonno Nanni nella bufera della grande guerra »
Cari nipotini, quando avevo la vostra età, mi piaceva molto ascoltare le storie di nonno Nanni. Non erano favole, quelle me le raccontava mia mamma. Erano racconti che riguardavano il periodo più importante della sua vita: quello che gli accadde tra il 1911 e il 1919. Sentirete quindi una storia vera di quasi 100 anni fa.
Nel 1911 mio nonno viveva con la moglie (nonna Maria) e la figlioletta Dora (mia mamma di 1 anno e mezzo) felicemente ed agiatamente in una grande famiglia patriarcale. Condivideva con i genitori e 8 fratelli e sorelle una grande e bella casa a Minerbe, piccolo paese agricolo vicino a Verona. Inaspettatamente tutta la famiglia fu travolta da un patatrac economico. Il capofamiglia, il bisnonno Aurelio purtroppo era prodigo nelle spese e anche un cattivo amministratore e in quell’anno tutti i nodi vennero al pettine. Per pagare tutti i debiti dovette vendere la casa e quasi tutte le terre che possedeva. Gli rimase solo una piccola casa colonica e un piccolo appezzamento di terreno da coltivare. Ai figli più grandi allora disse
— Figli miei, perdonatemi per il mio operato ma é inutile recriminare. Ora dovete cercarvi una nuova sistemazione, siete sani e robusti e ve la dovete cavare da soli. Il poco terreno che mi è rimasto basterà si e no a sfamare i vostri fratelli e sorelle più piccoli —
Così Nanni, a soli 23 anni si ritrovò, da un giorno all’altro senza casa e senza un soldo in tasca a dover provvedere alla sua bambina e alla moglie che proprio in quel periodo restò di nuovo incinta. Non si scoraggiò e si mise subito alla ricerca di un lavoro. Purtroppo ben presto si rese conto che il mercato del lavoro in Italia offriva ben poco: solo lavori saltuari e malpagati con i quali non avrebbe potuto mantenere la sua famigliola.
Che fare? Fece quello che in quegli anni facevano tanti altri italiani poveri, cioè decise di emigrare all’estero. Lavorò in Germania, Austria ed infine nella Svizzera Tedesca. Nanni ben presto, diventato un bravo muratore, guadagnava bene. La nonna in quel periodo portò a termine la gravidanza mettendo al mondo un’altra bella bimba : la zia Esterina. Due anni dopo mise al mondo ancora una bambina: la zia Lucia. Nonna Maria, nonostante il da fare che le davano le 3 bambine, lavorava in casa come sarta e contribuiva anche lei economicamente al benessere della famiglia. Tutto quindi andava bene tranne per la struggente nostalgia che i nonni avevano per la loro patria.
Nella primavera del 1915 il governo italiano, avendo deciso segretamente di muovere guerra all’Austria, astutamente, offrì a tutti gli emigrati italiani sparsi per l’Europa, il biglietto del treno gratis per l’Italia. Nanni e Maria esultarono: che splendida occasione per rivedere l’amata patria e visitare parenti e amici che non vedevano ormai da ben 4 anni ! I miei nonni non volevano vivere per sempre in Svizzera, risparmiavano il più possibile in modo che nel giro di alcuni anni di duro lavoro avrebbero messo da parte una somma tale da poter acquistare al loro paesello natio un bel pezzo di terra. Coltivando questa avrebbero potuto vivere serenamente e dignitosamente il resto della loro vita. I nonni, tutti contenti della generosa offerta del governo, ritornarono in Italia.
La gioia di essere rientrati al loro paese, di essere festeggiati da parenti e amici, di risentire il dolce suono cadenzato del loro dialetto veneto durò poco. Pochi giorni dopo, l’Italia dichiarò guerra all’Austria. Nanni pensò di rientrare precipitosamente in Svizzera, ma ormai era troppo tardi. Le frontiere erano state chiuse e lui fu immediatamente arruolato assieme a tutti gli altri ingenui emigrati. Che disastro! Chi avrebbe provveduto alla sua sposa e alle sue 3 bambine? Maria risolse il problema andando a vivere a Verona nella casa di un suo fratello che era rimasto vedovo con 2 bambini.
Con la morte nel cuore, Nanni dovette partire per il fronte a combattere gli Austriaci. Fu una guerra terribile soprattutto per i poveri soldati che, come nonno Nanni, si trovarono in prima linea. Visse anni terribili dentro le umide trincee del Carso e sulle alte cime delle Alpi, al freddo, alle intemperie, sempre col pericolo costante di morire nei combattimenti o per i bombardamenti. Vide morire o diventare mutilati molti suoi cari compagni che furono più sfortunati di lui. La sofferenza più grande era però stare lontano dalla sua famiglia con la grande preoccupazione delle sue 4 donne che se la dovevano cavare da sole. L’unica consolazione era il ricevere ogni tanto qualche lettera da casa. La nonna cercava di rassicurarlo, gli scriveva che stava bene e che le bambine crescevano belle e sane. Non faceva mancare loro nulla perché guadagnava bene lavorando in una sartoria che confezionava le divise dei soldati italiani. Ma scriveva così perché non si preoccupasse. In realtà la sua vita era molto dura : cuciva in subappalto e veniva pagata poco e a cottimo. Lavorava dalla mattina alla sera con la sua vecchia macchina da cucire Singer. Dopo aver messo a letto le bambine, proseguiva il lavoro anche di notte, alla fioca luce della lanterna, finché doveva smettere, perché le bruciavano gli occhi e le faceva male la gamba a forza di usare il pedale. Usava poi i ritagli di stoffa degli indumenti militari per fare i vestitini delle bambine.
Nel 1916 gli austriaci iniziarono a bombardare Verona. Maria appena udì le sirene si precipitò nel rifugio più vicino e pochi minuti dopo fu colpita e distrutta, tra le altre, proprio la casa dove era ospite.
Povera Maria, adesso cosa poteva fare? Le venne in soccorso Aurelio che ospitò lei e le 3 bambine nella sua piccola e affollata casa di Minerbe e divise con loro il poco cibo che riusciva a procacciarsi.
Intanto Nanni, anche se era contrario alla guerra, continuava a combattere coraggiosamente facendo sempre il suo dovere tanto che si meritò la croce di ferro e la promozione a sergente. Una volta fu anche ferito al braccio destro da una pallottola di un cecchino austriaco. Nonostante il dolore ne fu contento perché poté passare la convalescenza a casa con la sua adorata famiglia.
Nella primavera del 1917 ebbe l’incarico di guidare un gruppo di soldati in una pericolosa missione. Bisognava di notte avvicinarsi alla trincea nemica, strisciando per terra per non farsi vedere e far saltare con la dinamite i reticolati di filo spinato. L’indomani mattina gli Italiani avrebbero attaccato quella trincea senza avere ostacoli davanti.
La notte era propizia: c’era buio pesto e il cielo era completamente coperto di nuvole. Nanni e compagni erano arrivati proprio sotto i reticolati delle le trincee degli austriaci senza che loro si fossero accorti di nulla. Poi improvvisamente, a metà lavoro, iniziò a soffiare un forte vento che spazzò via le nuvole e la notte fu rischiarata dalle stelle e dalla luna piena. I soldati austriaci videro allora Nanni e i suoi compagni e con le mitragliatrici puntate contro di loro intimarono di arrendersi. Furono così fatti prigionieri e trasportati in un campo di prigionia in Austria.
La piccola Dora, quella notte, si risvegliò urlando per un brutto sogno. Aveva sognato che il suo adorato papà era stato catturato dagli austriaci. Quando l’esercito comunicò a Maria che il marito era stato fatto prigioniero si rese amaramente conto che il sogno di Dora non era stato un incubo ma un caso di telepatia.
Iniziò per Nanni un periodo ancor più duro, chiuso in affollate e umide baracche, con cibo scarso, tanto freddo e inedia. Il tempo non passava mai. Ma quanto sarebbe durata quella maledetta guerra? Dopo un anno e mezzo di prigionia, era giunto l’autunno del 1918, l’Austria era ormai esausta e cominciarono a scarseggiare i generi alimentari. Ai prigionieri vennero ridotte le porzioni: un unico pasto al giorno consistente da una fetta di pane nero e una ciotola di brodaglia fatta di rape e cavoli bolliti. Ci voleva ben altro per nutrire a sufficienza i poveri prigionieri italiani e soprattutto il nonno che era grande e grosso! Per contrastare la terribile fame, i prigionieri davano la caccia ai topi e agli uccelli tirando sassi e mangiavano perfino erbe e radici. Molti compagni di prigionia cominciarono ad ammalarsi e a morire per le privazioni che subivano. Nanni capì che se fosse rimasto ancora un po’ in quelle condizioni sarebbe morto anche lui. Decise di tentare la fuga, anche se parecchi suoi compagni ci avevano provato facendo una brutta fine.
In una notte di pioggia, fredda e buia, scavalcò il recinto e corse fino allo sfinimento delle sue forze per allontanandosi il più possibile dal campo di prigionia. All’alba si nascose e si riposò dormendo in un pagliaio. I giorni successivi per non farsi vedere da nessuno camminava di notte attraverso le campagne austriache evitando le città e i villaggi e di giorno si riposava stando nascosto. Orientandosi con le stelle si diresse verso Sud, verso l’Italia.
Dopo pochi giorni non ce la fece più a proseguire. Era troppo debole e affamato, per giorni si era nutrito solo di qualche frutto e di qualche verdura. Bisognava mangiare qualcosa di più sostanzioso per riprendere le forze.
Si arrischiò allora a chiedere ospitalità in un casolare austriaco sperando di non essere denunciato. Molti case coloniche erano abitati solamente da donne, bambini e anziani perchè gli uomini validi erano tutti a combattere. Scelto quindi un casolare senza uomini bussò alla sua porta. Aprì la padrona di casa che appena vide Nanni si spaventò e tentò di chiudere la porta. Per fortuna Nanni conosceva il tedesco imparato durante gli anni dell’emigrazione e bloccando la porta le disse nella sua lingua
— Non abbia paura, signora, non le farò del male. Sono un prigioniero italiano e sono fuggito per non morire di fame. Ho bisogno di aiuto —
Quella rispose a muso duro
— Come osi chiedere aiuto a noi austriaci! Voi Italiani siete dei traditori e mio marito é morto 6 mesi fa fa proprio sul fronte italiano lasciandomi sola con 2 bambini e mio padre vecchio e malandato in salute. Forse sei stato proprio tu ad ucciderlo! Vattene o vado a chiamare le guardie —
Nanni insistette, l’ospitalità in quella fattoria era per lui questione di vita o di morte.
— Sicuramente non sono stato io, sono prigioniero da un anno e mezzo. Ma anche se fossi stato io non l’avrei fatto per cattiveria. Noi soldati dobbiamo fare tutto quello che ci ordinano i capi. La maggioranza dei soldati italiani sono dei poveri contadini strappati dalle loro terre e costretti a fare la guerra anche se erano contrari. La colpa di tutti i morti in guerra é dei nostri e anche dei vostri governanti che la hanno voluta—
La contadina cominciò a tentennare e Nanni proseguì
— Signora , la supplico, se non mi aiuta morirò di stenti e lascerò sole e senza risorse mia moglie e le mie tre bambine che sono così piccole—
La contadina austriaca fin che il nonno la supplicava osservò il suo volto scavato dalle privazioni e dalle sofferenze e infine fu convinta ad aiutarlo dal dolce e profondo sguardo dei suoi occhi azzurri. Gli diede da mangiare e lo fece dormire al riparo nella stalla al tepore delle mucche. Che sollievo! Finalmente poteva dormire bene e mangiare a sufficienza e sopratutto riprendere le forze. Man mano che si rinforzava, per sdebitarsi aiutò la padrona della fattoria nel lavoro dei campi e riparò degli attrezzi agricoli. Lei fu così contenta di lui che gli propose di rimanere fino alla fine della guerra. Nanni rifiutò, ora che si era ristabilito un po’, ardeva dal desiderio di ritornare al più presto a casa per riabbracciare i suoi cari che non vedeva da 2 anni.
Salutò e ringraziò la famiglia che lo aveva ospitato e riprese di buon passo il cammino verso l’Italia. Durante il viaggio dovette ancora chiedere ospitalità ad altre famiglie austriache. Trovò sempre gente ospitale e capì quanto stupida fosse quella guerra e tutte le guerre e che i popoli sono migliori dei propri governanti. Vedeva dappertutto campi incolti e fabbriche che costruivano armi. Che assurdità! Gli uomini anziché coltivare e produrre tutte le buone cose che servivano per la vita di tutti i giorni, erano costretti ad abbandonare tutto, per andare a farsi ammazzare o a uccidere gente solo perché indossava un’altra divisa.
Dopo 2 mesi arrivò in Italia. Anche in patria doveva spostarsi di nascosto di notte per non incontrare reparti dell’esercito italiano che l’avrebbero mandato di nuovo a combattere. Dopo una settimana di cammino giunse finalmente a Minerbe. Arrivato all’alba nei pressi della propria casa, vide Maria che stava uscendo. Era domenica e probabilmente stava andando alla messa fin che le bambine dormivano. La nonna Maria come lo vide, emise un urlo di gioa e si precipitò verso di lui per abbracciarlo.
< Fermati !> le ordinò < Sono pieno di pidocchi e non voglio infestare te e le bambine. Prepara un bel bagno caldo nella legnaia, degli indumenti puliti e portami un rasoio e non dir nulla alle figlie finché non sarò presentabile >
Nanni si lavò ben bene e si rase a zero capelli, barba e gli altri peli del corpo. Poi finalmente poté abbracciare tutti col cuore che gli scoppiava dalla gioia.
Dopo alcuni giorni, era il 4 novembre 1918, la guerra finì, ma non fu libero da impegni militari. Per non essere considerato un disertore ritornò nell’esercito dove dovette prestare ancora servizio per presidiare le province liberate dall’Italia. Nel giugno 1919 fu congedato. Finalmente!!! ora poteva riunirsi per sempre alla sua adorata famiglia.
Ricevette dall’esercito il premio di mobilitazione di 3000 lire, perché aveva servito con fedeltà e onore la patria. Con quel gruzzolo il nonno ebbe i soldi per pagare un anno di affitto anticipato, come era uso ai quei tempi, di una casa e di un terreno agricolo a Minerbe. Dopo alcuni anni di duro lavoro mise da parte i soldi per acquistare un appezzamento di terreno da coltivare sufficientemente grande da poter vivere decorosamente nel suo amato paese. Essendo stato anche muratore, con immensa soddisfazione, costruì personalmente la sua casa con l’aiuto di altri 2 muratori e perfino la piccola Dora diede una mano. Così i nonni, passate le dure vicissitudini di quegli anni, vissero il resto della loro vita serenamente e laboriosamente. Ebbero anche la gioia di avere molti nipoti, uno dei quali sono io che ho scritto la loro storia perché non vada dimenticata.
FINE
LA SECONDA GUERRA MONDIALE VISTA CON GLI OCCHI DI UN BAMBINO »
Nel 1940, quando scoppiò questa guerra, io avevo quasi 3 anni, abitavo a Legnago, una cittadina del Veneto a 40 chilometri da Verona e vissi quei primi anni quasi normalmente come se la guerra non ci fosse. Nessuno della mia famiglia andò a combattere: mio padre era troppo vecchio per fare il soldato e i fratelli maggiori erano troppo giovani. Tutto cambiò dopo l’8 settembre 1943, quando iniziò la guerra civile. In quel giorno i Tedeschi occuparono Legnago che finora era stata risparmiata dalla guerra.
Fu proclamato il coprifuoco: alla sera e di notte bisognava stare in casa con le finestre chiuse, in silenzio e con le luci spente. Sentendo il rombo di automezzi che passavano, spiai da una fessura della persiana e vidi transitare un sidecar, che era una moto attaccata ad una carrozzella, guidata da un soldato tedesco, mentre l’altro militare impugnava un mitra, pronto a far fuoco. Controllavano così che il coprifuoco fosse rispettato.
Vidi sparare a pochi metri da me ad un mio vicino di casa che aveva osato sporgersi dalla finestra per vedere meglio cosa succedeva. Come sentì gli spari, il mio papà spaventatissimo mi trascinò via con mio grande disappunto. Nei giorni successivi cominciarono i bombardamenti su Legnago perché c’erano 2 ponti sul fiume Adige : uno stradale e uno ferroviario che conducevano verso Verona e la Germania. Il guaio era che gli aerei inglesi e americani volavano molto alti per evitare la contraerea e le bombe non erano precise e invece di colpire i ponti, distruggevano le case.
Eravamo in grave pericolo e così mio padre decise di trasferire la famiglia dai nonni a Minerbe, un piccolo, tranquillo paese agricolo a 7 Km da Legnago.
Fu un grosso problema il trasloco. Tutti i camion erano stati sequestrati dall’esercito e dovemmo usare un carretto trainato da due cavalli. I miei genitori lo caricarono fino all’inverosimile, ma, date le ridotte dimensioni del mezzo di trasporto, trovarono posto solo le cose ritenute indispensabili. Fu così che dovetti separarmi con dolore e in lacrime dai miei amati giocattoli. Procedemmo per i 7 km tutti a piedi seguendo il carro. Anche gli altri Legnaghesi fecero come noi e si formò così un lungo corteo di profughi che cercava di mettersi al sicuro nei paesini di campagna.
Si trasferirono con noi dai nonni anche 3 miei cuginetti con i loro genitori. La mia famiglia, che già era molto numerosa ( eravamo 8 fratelli ) con i nuovi arrivati e con gli zii e i nonni diventò di 17 persone. Stavamo molto stretti in casa casa, ma ci sentivamo al sicuro e tra noi bambini non mancava l’allegria e affrontavamo con disinvoltura gli inevitabili disagi.
Dormivamo 2 bambini per letto singolo. Non c’era l’acqua corrente e bisognava attingerla dal pozzo posto nel cortile. Il gabinetto era un gabbiotto di legno posto sopra il letamaio. Per fare il bagno, che si faceva il sabato sera, usavamo un grosso mastello riempito d’acqua calda che serviva per lavare, 3 di noi bambini alla volta.
Restammo lì fino alla fine della guerra. Dovevamo vivere dei raccolti della poca terra, posseduta da mio nonno contadino e dei risparmi di mio padre. I soldi però ogni giorno valevano sempre di meno e la roba scarseggiava sempre più ed era di pessima qualità. Sentivo parlare i grandi di autarchia che più tardi capii cosa voleva dire. Non si importava nulla dall’estero e bisognava produrre tutto in patria. Il pane per esempio era nero, pieno di crusca, duro e disgustoso. Fu messo in atto il razionamento. Ad ogni famiglia fu data una tessera con dei bollini in proporzione al numero dei familiari e con questi si poteva comperare gli alimentari solo in quantità molto piccole che non bastavano a sfamarci a sufficienza. Negli ultimi mesi di guerra le cose peggiorarono. Tutto era allo sfascio e anche la scuola fu chiusa con mia grande gioia. I negozi chiusero i battenti per mancanza delle merci e bisognava quindi arrangiarsi in qualche modo.
Quando mio padre riusciva a comprare al mercato nero un po’ di farina bianca, la mia mamma faceva il pane e quello fu la cosa più buona che mangiai in quel periodo : era bianco, croccante e profumato e lo divoravamo in un baleno appena uscito dal forno ancora che scottava, senza bisogno di contorno. Il mio fratello maggiore era bravo a pescare nei fossi e così mangiavamo anche qualche pesce e qualche rana. La mamma e la nonna non facevano altro che rattoppare e adattare sempre gli stessi vestiti che i fratelli più grandi passavano a quelli più piccoli. Fu anche disfatto un materasso di lana per fare dei maglioni; io avevo la pelle delicata e la lana era così grezza che mi pungeva la pelle, arrossandola. Mia mamma era così costretta a foderare le maglie con stoffa per porre fine ai miei piagnistei. Anche le scarpe erano un problema che si risolveva solo durante la bella stagione perché allora camminavamo scalzi. Mancava anche il sapone che dovemmo fabbricarcelo usando cenere e dei grassi. Allevammo anche i bachi da seta per ricavare il filo per fare delle camicette per le sorelle più grandi. Infine venne a mancare anche la corrente elettrica e dovemmo illuminare le stanze con delle candele. Vivemmo così come una famiglia contadina patriarcale di mille o duemila anni fa; senza nessuna cosa moderna come l’acqua corrente, la luce elettrica, la radio, il cinema o l’auto e i mezzi pubblici. Non si poteva neanche usare la bicicletta perché i tedeschi le sequestravano e furono pertanto nascoste sotto terra. Nonostante tutto, vissi felicemente e spensieratamente quella parte della mia infanzia come una lunga vacanza e una grande avventura. Ero troppo piccolo perché mi rendessi conto dell’immane tragedia che si stava svolgendo, dei milioni di morti e delle distruzioni che ci furono in tutto il mondo. Mi piaceva vivere in campagna dai nonni, giocare tutto il giorno con molti altri bambini all’aria aperta scorrazzando per i campi, liberi come uccelli di bosco. Alla sera la mia TV era Laura, la sorella maggiore, che ci raccontava delle bellissime fiabe.
Durante l’ultimo mese di guerra sentivo i grandi parlare, tra loro, con apprensione del “fronte”. Scoprii che il fronte era la linea che divideva i due eserciti in conflitto e che quella linea si avvicinava sempre più al nostro paese. Io non avevo paura. Nella mia incoscienza infantile, il trovarmi immerso in un vero scenario di guerra, mi esaltava, e mi eccitava.
Quando il fronte ci raggiunse, per prima cosa fu bombardata la stazione di Minerbe; andò in fiamme un convoglio pieno di carburante, le fiamme erano così alte che illuminarono la notte come fosse giorno. Il paese si riempì di soldati tedeschi in ritirata verso il Nord per raggiungere la loro patria. Mi incantavo ad osservare il transito delle truppe corazzate e gli aerei che saettavano per il cielo, uno fu anche abbattuto dalla nostra contraerea e andai ad osservarlo bene da vicino. I soldati gettavano via le pistole e i fucili rotti e noi li raccoglievamo con grande entusiasmo per giocare alla guerra. Io fui il più fortunato e riuscii addirittura ad impossessarmi di un mitra rotto che era l’invidia di tutti i miei amichetti. Quando i bombardamenti si intensificarono, i miei genitori con i vicini scavarono nei campi una grande buca e costruirono un rifugio. Di notte dormivamo assieme a tutti gli altri paesani sdraiati su delle coperte nei prati vicino al rifugio per tenerci pronti a ripararci in caso di necessità. Trovavo poetico addormentarmi sotto il cielo stellato e sentire palpitare la natura attorno a me.
Negli ultimi giorni, i tedeschi in fuga passavano per le case con le facce truci impugnando i loro mitra in cerca di cibarie e cose di valore. Da noi non rubarono nulla perché avevamo ben nascosto le poche cose che avevamo.
Il 25 aprile 1945, ultimo giorno di guerra, arrivarono i carri armati guidati da soldati americani, che non erano cattivi come i tedeschi e che anzi ci regalavano cioccolata e caramelle. Tutti facevano loro festa e in particolare noi bambini ..
La guerra era finalmente finita e noi ci affrettammo a ritornare nella nostra casa di Legnago che per fortuna si era salvata, anche se c’erano molti buchi sul tetto e tutti i vetri delle finestre erano rotti. Era molto pericoloso stare a Legnago perché c’erano molte case pericolanti e bombe in giro inesplose, ma, nonostante questo, dovemmo ritornare, per evitare che le famiglie, che avevano la casa distrutta, ce la occupassero. La città era irriconoscibile : i ponti erano stati distrutti e per attraversare l’Adige dovemmo camminare su un traballante ponte di barche costruito dai soldati americani. Si faticava a transitare per le strade perché erano piene di macerie in quanto la maggior parte degli edifici erano stati distrutti. I miei genitori, erano indaffarati a cercare cibo e a rimettere a posto la casa e il negozio. Mi proibirono di andare in giro e incaricarono i miei fratelli più grandi di badarmi. Io ero molto monello e abituato a stare sempre all’aria aperta, non riuscivo a rimanere tappato in casa. Disobbedivo e scappavo fuori eludendo la scarsa sorveglianza. Con degli amichetti scavezzacollo ci si divertiva ad entrare nelle case sventrate dalle bombe a curiosare e a caccia di giocattoli e giornalini. Spesso in giro incontravamo dei ragazzi che ci aggredivano a suon di botte e a sassate perché questo era il loro modo di giocare alla guerra. Noi ci difendevamo e furono lotte furibonde. Tiravamo perfino sassi alle bombe al riparo di qualche muretto per il gusto di vederle esplodere, ma per fortuna non ne scoppiò nessuna. Nelle mie scorribande corsi molti pericoli e il mio angelo custode dovette fare gli straordinari per proteggermi e così non mi feci mai male.
Era molto grande la voglia della gente di riprendere la vita normale. Per prima cosa furono fatte esplodere le bombe, furono abbattuti i muri pericolanti e rimosse le macerie. Poi tutti i Legnaghesi si dedicarono con grande entusiasmo a ricostruire la città.
I primi edifici pubblici che furono riparati furono la scuola elementare e l’oratorio che per fortuna non erano stati danneggiati gravemente e questo per togliere noi monelli dalle strade.
Avemmo dei buoni educatori e così ben presto tornammo alla normalità dei bravi bambini che studiano, che ubbidiscono ai genitori e che non fanno giochi pericolosi e violenti.
FINE
PUCCI IL GATTO PIU’ BUONO DEL MONDO »
Cari nipotini, quante cose sono cambiate da quando avevo la vostra età, non solo per noi, …ma anche per i gatti!!!
Ai miei tempi non c’erano i frigoriferi e le cibarie si tenevano nelle dispense che i topi, famelici roditori, cercavano di saccheggiare.
La maggior parte delle case erano vecchie e sconnesse ed erano infestate dai topi, che trovavano molti posti per farsi le tane: in soffitta, nei sottoscala, nelle cantine. Rosicchiavano gli angoli delle porte creando dei piccoli passaggi attraverso i quali si spostavano agevolmente da un locale all’altro anche se le porte erano chiuse.
In ogni casa pertanto c’era un gatto che per noi bambini era un tenero, simpatico ed allegro compagno di giochi ma per i grandi, era l’indispensabile custode del cibo.
I gatti, che erano sempre affamati, assolvevano con piacere il loro compito di cacciatori domestici e divoravano con gusto le loro prede. Il loro servizio costava poco (infatti non pretendevano croccantini e scatolette come i mici di oggi. Per saziare la loro fame dovevano catturare topi e accontentarsi semplicemente degli avanzi di cucina. Nessuno poi sterilizzava i gatti, né li portava dal veterinario, come si usa ora. Ai dottori si ricorreva, quando era indispensabile, solo per gli uomini, in quanto si doveva pagarli di tasca propria, mica c’era la mutua!
I gatti, comunque, se la cavavano benissimo da soli, tanto è vero che si diceva che avessero sette vite. Quando si ammalavano, se ne stavano tranquilli in un cantuccio senza mangiare per qualche giorno, oppure andavano a cercarsi qualche erba come medicina e poi guarivano.
Erano indipendenti: entravano e uscivano di casa a loro piacimento e non era necessaria la lettiera per i loro bisogni.
Il gatto che regnava nella mia casa era un bel micione maschio, con un morbido pelo nero e con occhi verdi. Si chiamava Pucci. Aveva un buon carattere, era un gran giocherellone ed era soprattutto un bravissimo cacciatore di topi. Dotato di pazienza infinita, stava delle ore perfettamente immobile davanti a buchi o fessure nell’attesa che qualche topolino incauto passasse di lì. Quando ciò avveniva lo catturava facilmente e lo tratteneva in bocca con i suoi affilati denti.
Correva poi da noi tutto orgoglioso a mostrarci il suo trofeo, aspettando le nostre lodi. Trattenendo il suo grande appetito, non lo divorava subito, ma si divertiva a giocarci lungamente. Mollava la presa e lasciava scappare il topo, ma subito dopo con un balzo lo raggiungeva e sfoderando i suoi acuminati unghioli lo catturava di nuovo. Pucci il cacciatore riprovava in questo modo più volte l’intensa emozione della cattura. I miei fratellini ed io da piccoli “sadici”, lo lasciavamo fare e ci divertivamo moltissimo a questo spettacolo.
A Pucci piacevano molto le belle gattine e ardeva perciò dal desiderio di diventare padre del più gran numero di gattini, neri e graziosi come lui. Durante la calda stagione degli amori si assentava spesso dalla nostra casa per fare più conquiste possibili. Il compito non era facile poiché doveva vincere la concorrenza di tutti gli altri gatti del nostro vicinato. Nascevano così lotte furibonde. Spesso lo vedevo entrare a casa conciato male: pieno di graffi e una volta perfino con mezzo orecchio penzoloni a causa di un morso. Però le sue scorribande amorose avevano un buon successo, a giudicare dai numerosi gattini neri che nascevano tutti gli anni nel quartiere.
La caratteristica principale di Pucci era la sua bontà nei riguardi di noi bambini. La mia famiglia era numerosa, a quel tempo eravamo sette fratelli: 3 femmine e 4 maschi e Pucci doveva soddisfare la voglia di giocare di tutti, ma soprattutto era il giocattolo preferito di noi fratellini più piccoli.
Le mie sorelline si divertivano a vestirlo con i vestitini delle bambole. Alle volte quando in due volevamo avere il gatto in esclusiva, lo prendevamo per le zampe e ognuno tirava dalla sua parte. Lui non ci graffiava e non ci mordeva, sopportava tutto perché ci voleva bene, da animale intelligente, capiva che eravamo dei cuccioli umani che volevano solo giocare con lui e non volevamo fargli del male.
Una volta gli facemmo uno “scherzetto” molto divertente per noi, ma non certo per lui. Gli applicammo alle zampe i mezzi gusci delle noci a mo’ di scarpette. Così quando camminava sembrava di sentire il trotto di un cavallo, e noi ridevamo a crepapelle sentendolo procedere a quel modo. Pucci non era affatto contento di questo gioco, come si sa ai gatti piace procedere silenziosi. Quando si liberava di quelle sgradite calzature noi gliele applicavamo di nuovo e continuammo così finché non ci stancammo.
Io ero il suo padroncino preferito tanto è vero che veniva sempre a dormire nel mio letto e faceva le fusa dalla contentezza di starmi accanto.
Nonostante questa sua preferenza fui proprio io che gli feci la cosa peggiore, una cosa tanto cattiva che per poco non si risolse in tragedia e per cui, ancora adesso, se ci penso provo disagio e rimorso.
Un giorno, avevo 5 anni in quel periodo, raccontai ad un mio amichetto quello che avevo sentito dire dai grandi e cioè che i gatti, se cadono, anche da grandi altezze, non si fanno nulla, perché atterrano dolcemente sui loro morbidi polpastrelli. Il mio amico non ci credette e mi sfidò a lanciare Pucci giù dalla finestra del secondo piano per verificare se quello che dicevo era vero. Sciaguratamente accettai la sfida, sicuro che il mio caro micio non si sarebbe fatto nulla. Presi in braccio Pucci che fece le fusa dalla contentezza, povera bestia, non poteva supporre le mie nefaste intenzioni! Mi affacciai alla finestra e lo tenni sospeso nel vuoto per un po’ di tempo, non trovando il coraggio di mollarlo. Intanto il gatto, terrorizzato, miagolava disperatamente e mi stava saldamente aggrappato con i suoi affilati unghioli. Il mio amico allora si mise a gridare.
— Dai, dai! Buttalo! Se no sei un bugiardo! —
Colpito nel mio amor proprio, decisi di dimostrargli che avevo ragione. Dovetti però lottare a lungo per riuscire a staccarlo da me e a buttarlo giù. Ci riuscii a prezzo di moltissimi graffi (ben meritati) sulle braccia, sulle mani e sulla faccia. Dopo un volo di circa 10 metri Pucci arrivò al suolo e dopo un rimbalzo restò per terra immobile come morto.
Inorridii, cosa avevo fatto!!! Mi sentii il bambino più cattivo del mondo.
Corsi giù per le scale col cuore in gola, facendo gli scalini a due alla volta. Raggiunto Pucci nel cortile, notai che colava sangue dalla bocca, ma grazie a Dio, non era morto. Feci per prenderlo in braccio per riportarlo in casa, ma come lo toccava emetteva dei miagolii strazianti. Piangendo per il dispiacere e per il rimorso mi affrettai a prendere un cuscino e delicatamente lo posai sopra e lo portai in camera mia.
Intanto era ritornata mia mamma. Io le raccontai che il gatto era caduto da solo, ma il mio amichetto, ben contento, riferì tutta la verità con dovizia di particolari. Mia madre mi rimproverò aspramente, poi mi disinfettò energicamente, senza pietà, tutti i graffi con l’alcool denaturato insistendo molto sulle ferite. Io non piansi per il bruciore del disinfettante, sapevo che tutto quel male era ben meritato. Quando rientrò mio padre, mi presi la giusta dose di scapaccioni.
Per una settimana il gatto se ne stette immobile in un cantuccio della mia camera sempre sul cuscino. Io per farmi perdonare gli portava dei bocconcini deliziosi, come fette di salame o pezzetti di carne, che sottraevo di nascosto dal mio magro piatto.
Lo accudivo amorevolmente, lo pulivo e pregavo ardentemente Gesù Bambino per la sua guarigione. Poi Pucci incominciò a camminare sia pure zoppicando vistosamente e dopo un mese ritornò agile e sano come prima.
Come mi sentii sollevato!!!
Pucci non mi serbò rancore per quello che gli avevo combinato e continuò a gradire le mie coccole, a giocare con me e a dormire sul mio letto. Mi aveva perdonato senza riserve: quanto era buono! Era sicuramente il gatto più buono del mondo!
Da questa storia capii che mi ero comportato molto male. Ero stato credulone. Avevo messo in pericolo la vita del mio caro Pucci per non fare brutta figura col mio compagno. Questa esperienza mi servì per diventare più riflessivo e più responsabile.
FINE
CARLOTTA »
Chi era costei? Direte voi, piccoli lettori, una principessina?
No, questa non è una favola: è la storia vera di Carlotta, la ragazza più fantastica e più coraggiosa del mondo. Viveva con la sua famiglia a Minerbe, un paesino agricolo del Veneto, verso la fine del 1800 e, circondata dall’affetto dei genitori, era cresciuta serena, allegra e sicura di sé. Dal papà aveva imparato il mestiere di sarta, dalla mamma quello di ricamatrice. A 17 anni era diventata una bella e formosa signorina. Notava, arrossendo, gli sguardi di ammirazione dei giovanotti, che incontrava per strada. Il suo giovane cuore batteva però, forte, forte solo per Luigi, un compaesano più grande di lei di due anni, bello e gentile, che faceva l’apprendista calzolaio in un paese vicino.
Correva l’anno 1891 quando la vita di Carlotta si tramutò in tragedia. Il babbo si ammalò e dopo pochi giorni morì. Il dolore per la perdita dell’amato papà si tramutò in disperazione: veniva a mancare con la forte figura del capofamiglia anche i suoi sudati guadagni di sarto. Carlotta sentiva che la mamma affranta dal dolore, cercava conforto ed aiuto da lei, che era la maggiore dei suoi 3 fratelli: Giulia di 8 anni, Silvio e Rodolfo di 4 e 2 anni. Con il telegrafo avevano informato della disgrazia la famiglia dello zio paterno, che era emigrato e ben integrato in Brasile.
Carlotta pochi giorni dopo rientrando a casa ebbe una grossissima sorpresa. Le andarono incontro i suoi fratellini gridando di gioia :< Andiamo in America! > Che cos’era quella storia? Si affrettò ad entrare in casa e vide sua madre, circondata dalle festanti vicine di casa, pallida, con le mani tremolanti per l’emozione che leggeva e rileggeva una lettera.
< Cosa succede? > chiese
< Succede che la vostra miseria sta per finire> risposero in coro le donne e aggiunsero :< Vedi questa lettera? Viene dal Brasile, zio Antonio vi invita ad andare là : per i primi tempi vi ospiterà lui in casa sua> Continuarono a parlare del Brasile come fosse il paradiso.
<Là c’è un sacco di terra fertile, che aspetta solo che qualcuno vada a coltivarla. C’è anche abbondanza di lavoro per le donne. Là si mangia a sazietà e non si soffre mai il freddo perché non esiste l’inverno>
Il futuro dei bambini era assicurato: da grandi, dandosi da fare, avrebbero potuto far fortuna. Invece con la povertà che c’era in Italia, come avrebbero potuto campare due donne sole con tre bambini? Quale destino avrebbero avuto i poveri orfanelli?
Rimaste sole, Carlotta e la sua mamma sprofondarono nei loro tristi pensieri: la ragazza si rammaricava di dover lasciare i suo amato paese e sopratutto il suo bel Luigi, con il quale aveva scambiato fugaci parole d’amore prima che lui partisse soldato. La mamma vedeva la tomba dell’amato marito abbandonata e il suo cuore era immerso nel terrore per un viaggio così lungo e rischioso: sentiva tutta la responsabilità di una partenza senza la protezione di un uomo, con Carlotta, che era diventata un fiore di ragazza da proteggere dai malintenzionati e tre bambini da accudire. L’incertezza del futuro in una terra straniera, la difficoltà di comunicare in una lingua sconosciuta, il terrore di ladri ed imbroglioni non ebbero il sopravvento davanti alla realtà che avevano di fronte : una vita senza prospettive in Italia.
Carlotta tenne chiuso nel suo cuore il dolore per dover dire addio per sempre al suo primo amore, anzi fece coraggio alla mamma e l’accompagnò dal parroco, che le aiutò a sbrigare le pratiche per l’espatrio e fornì preziosi consigli ed utili raccomandazioni. Con l’aiuto di tutti i parenti e amici e svendendo tutte le loro masserizie, si trovarono i soldi per i biglietti. Appena pronte le carte, partirono da Minerbe per il Brasile.
Arrivati a Genova Carlotta rimase stupefatta alla vista del mare: tutta quell’immensità di acqua azzurra come il cielo, una cosa mai vista! Più ancora rimase a bocca aperta vedendo il piroscafo sul quale stavano per imbarcarsi: il “Sur America”. Quanto era grande! Più grande di tutte le case del suo paese messe assieme. Saliti a bordo dopo un po’ sentirono rombare i possenti motori a vapore, tanto che la nave vibrava tutta. Quando il piroscafo partì e Carlotta vide il molo allontanarsi sentì uno strappo al cuore, chissà se avrebbe mai più rivisto l’Italia! Dopo una giornata di navigazione ci fu una sosta a Barcellona per imbarcare degli emigranti spagnoli e oltrepassato lo stretto di Gibilterra ci si avventurò nel grande Oceano Atlantico. Carlotta, che non si era mai allontanata in vita sua dal paesello natio, era sbigottita dalla grandezza del mondo e di quanto si stava allontanando dal suo amato. Da ragazza saggia stava attenta a prevenire i pericoli per sé, per i suoi famigliari, per i loro pochi bagagli , che rappresentavano tutta la loro ricchezza. Viaggiavano infatti in terza classe in un unico ed enorme salone in promiscuità con altri migranti di molte parti del mondo a giudicare dalle lingue sconosciute che sentiva parlare. Carlotta rincuorava la mamma per i disagi della navigazione, ricordandole tutte le meraviglie che avrebbero trovato nel Nuovo Mondo. La traversata dell’Oceano durò 20 giorni.
Sbarcarono a Rio de Janeiro, poi sostarono 10 giorni per la quarantena e per i controlli medici nell’isola dei Fiori. Si sottomisero con rassegnazione a tutte queste umilianti procedure, davanti ai loro occhi balenava il paradiso: il favoloso Brasile. Infine venne lo zio Antonio che accompagnò la disorientata famiglia a Juiz de Fora, una località all’interno e distante un centinaio di chilometri da Rio. Per i primi tempi furono ospiti dei parenti, poi fu trovata loro una sistemazione nella vicina “facenda” di S.Anna, una tenuta agricola enorme che si estendeva per parecchie decine di chilometri. Il ricchissimo proprietario era un discendente dei primi colonizzatori portoghesi.
La zona era piena di piantagioni di caffè, bananeti, canna da zucchero e agrumeti dove lavoravano gli ex schiavi neri. Questi avevano ottenuto la libertà da pochi anni, ma essendo una conquista sulla carta, erano rimasti a lavorare dove erano. Ricevevano la paga, ma era così scarsa che bastava a malapena a mantenersi in vita ora che dovevano acquistare tutto a caro prezzo quello che prima ricevevano dal padrone. Erano anche liberi di andarsene ma dove avrebbero potuto andare? Da altri padroni uguali o forse peggiori? Tanto valeva rimanere dove si trovavano e in pratica era rimasto tutto come prima. Si viveva ancora come in una colonia. I capi invece erano tutti bianchi ed erano degli aguzzini al servizio del facendero. La famiglia di Carlotta si sistemò nella grande casa del padrone ed essendo di razza bianca veniva trattata bene e rispettata da tutti. La mamma dirigeva le domestiche che erano nere, mentre Carlotta cuciva per i padroni. La ragazza buona e sensibile si indignava nel suo cuore per l’ingiustizia razziale che vedeva intorno a sé.
Dopo qualche mese, l’entusiasmo per questo nuovo mondo cominciò a scemare. Carlotta e la sua mamma cominciarono a soffrire sempre di più di nostalgia per l’Italia. Troppe cose erano diverse: i cibi, gli usi e costumi, la lingua e soprattutto il clima. C’era sempre un caldo umido tropicale che non dava tregua e favoriva la proliferazione di pericolosi insetti. Erano inoltre tremendamente spaesate, lontane da tutto. Per gli spostamenti dovevano per ore cavalcare il cavallo di lato, impacciate dalle gonne lunghe fino alle caviglie. Invano i parenti dicevano che un po’ alla volta ci si abituava. Dopo due anni la mamma di Carlotta si ammalò gravemente di una malattia tropicale . Nel delirio della febbre cercava invano la casetta del paese, il marito morto, i vicini di casa e i parenti rimasti in Italia. In un momento di lucidità, chiamò al capezzale la figlia e le fece giurare di rientrare in Italia con i fratellini, perché nel Brasile aveva perso ogni fiducia e, al posto della fortuna, stava trovando la morte.
Carlotta giurò. La mamma morì e così, a soli 19 anni, si trovò capofamiglia dei suoi 3 fratellini.
Non si abbandonò alla disperazione, lassù in cielo il papà, la mamma e la Madonna l’avrebbero protetta! Pensò al da farsi. La famiglia dello zio Antonio cercava, inutilmente, di far desistere Carlotta dal giuramento e di sistemarla sposandola con un ricco e anziano “facendero”. Non si fece convincere, pensò anche alle prospettive che si presentavano per i fratellini e per Giulia, la sorellina una volta cresciuta avrebbe probabilmente anche lei dovuto fare un matrimonio di interesse per sistemarsi, le donne bianche scarseggiavano ed erano molto ricercate e questa era la loro unica opportunità. Per i fratelli l’unica prospettiva, invece era diventare sorveglianti armati dei poveri braccianti neri e di farli lavorare il più possibile, come esigeva il padrone! Era orribile pensare di vedere i fratelli diventare dei negrieri. Speranze di risparmiare e poi di acquistare un po’ di terra non ce ne erano perché tutto, compreso il commercio, era in mano dei grandi latifondisti.
No! meglio non tradire la promessa fatta alla madre e neanche fare un matrimonio di interesse. Pensava al suo Luigi, sperando che fosse ancora libero. Infine si decise per il rimpatrio: quella terra non era il paradiso come le avevano fatto credere. Era diventata orfana di entrambi i genitori con la responsabilità dei suoi tre fratellini in terra straniera. Carlotta lavorò per altri 2 anni indefessamente e risparmiò il più possibile finché non ebbe messo da parte i soldi per il viaggio e per le prime necessità in patria.
Quando fu sulla nave, salutò con mestizia, la terra che stava per lasciare (la mamma era sepolta là) e si impresse nella mente la spettacolare collina rocciosa “Pan di zucchero” emblema di Rio, prima e ultima immagine del Brasile. Se nel viaggio di andata era stata sorretta dalla speranza di un mondo più felice rispetto l’Italia, ora rientrava delusa, straziata per la tomba della madre che non avrebbe più rivisto. Carlotta educata, dalla crudezza della vita, alla praticità, doveva stare sempre in allerta durante il pericoloso viaggio con passeggeri di tutti i tipi. Infatti con la coda dell’occhio si accorse che un negro si stava caricando quatto, quatto, sulle spalle il suo baule. Gli corse dietro gridando in portoghese < Mettilo giù !E’ mio!> Il negro si mise ad urlare a sua volta <E’ mio!> Intorno s’era formato un capannello di gente, che non era in grado di giudicare chi dei 2 avesse ragione. Carlotta, rendendosi conto dell’ambiguità della situazione, gridò:<Se è tuo, dimmi cosa contiene!> Il ladro smascherato, posò il baule e sgattaiolò via. Il viaggio proseguì senza altri grossi incidenti. Rientrati al paese, furono accolti in casa della nonna paterna.
Per contribuire al bilancio familiare Carlotta si mise subito a lavorare come sarta presso una ricca famiglia di un paese vicino, che raggiungeva a piedi. Con commozione sentì dire che il suo Luigi non si era impegnato con nessuna altra ragazza. Dovette frenare l’ impulso di correre da lui. Le convenzioni sociali imponevano che fosse l’uomo a fare il primo passo. Luigi, appena ebbe saputo del ritorno di Carlotta, la andò a trovare. Fu per lei una grande gioia. Ritornò ad ardere il fuoco del loro primo amore e si fidanzarono ufficialmente. Non poterono però coronare subito il loro sogno d’amore: Carlotta doveva ancora per alcuni anni fare da mamma ai suoi fratellini. Non poteva certo scaricarli sulle vecchie spalle della povera nonna.! ( A quei tempi i vecchi non godevano della pensione come succede adesso).
Luigi, che l’amava tanto, l’aspettò ed occupò il tempo per progredire nel suo mestiere di provetto calzolaio in modo da guadagnare di più e poter così acquistare la loro casetta: il loro futuro nido. Nel giorno più bello della loro vita l’attesa finì e con commozione gioiosa poterono finalmente celebrare il loro matrimonio nella chiesetta del paese, circondati dai parenti e dai compaesani festanti. Era il primo di gennaio 1900 e con l’inizio del nuovo secolo iniziò anche la loro vita matrimoniale. Fecero anche un piccolo viaggio di nozze andando a visitare Verona.
Cari lettori avete capito che Carlotta e Luigi sono i miei nonni ? Per fortuna mia si poterono alla fine sposare, altrimenti non ci sarei io al mondo come loro discendente!
I miei nonni non si arricchirono: i loro lavori di sarta e calzolaio venivano pagati poco, come del resto succedeva a tutti gli artigiani di quel tempo. La gente era povera e non poteva pagare più di tanto. Condussero una vita laboriosa e modesta, ma serena. Vissero sempre a Minerbe ed ebbero 4 figli (papà Fausto, zio Tiberio, zio Nello e zia Maria che visse sempre con loro e li assistette nella vecchiaia e che è tutt’ora vivente) La loro frugalità nel cibo e nel loro vivere fece si che i miei nonni godettero, senza mai aver bisogno di medici e medicine, di una ottima salute per tutta la loro lunga vita (93 anni lui, 95 lei) allietata sempre dal calore dell’amore reciproco. Amore, salute e fede in Dio furono per loro la più grande delle ricchezze, altro che l’America!
Fine
LA MAESTRA GARIBALDINA »
LA MAESTRA GARIBALDINA
(scritto per i 150 anni dell’unità d’Italia)
Nel lontano ottobre 1945 ripresi a frequentare la scuola, dopo lo sfollamento in un paesino di campagna, per sfuggire ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Avevo 8 anni e iniziavo la terza elementare. La mia classe era stata affidata ad una insegnante molto anziana soprannominata “ la Garibaldina” .
Come mai un soprannome così? La mia curiosità fu appagata il primo giorno di scuola. Davanti ai miei occhi indagatori, si presentò questa maestra dal soprannome insolito, ma dall’aspetto simpatico.
Ci disse
— Cari bambini, sono la vostra nuova maestra. Mi chiamo Anita Scarachè, ma tutti mi chiamano la Garibaldina. Prima di spiegarvi il perché, vi faccio una domanda. Alzi la mano chi sa chi era Giuseppe Garibaldi —
Alzai la mano per primo e mi affrettai a rispondere prima che qualche altro mi precedesse
— Garibaldi è l’eroe dei 2 mondi e ha liberato l’Italia dallo straniero —
— Bravo! – mi rispose e soggiunse — Come fai a conoscerlo? Non hai ancora iniziato a studiare la storia. —
— Ho visto la sua immagine sul libro di scuola di Luigi, il mio fratello più grande. Era a cavallo con una grande spada in mano e aveva una bella camicia rossa fiammante —
La maestra allora aprì un borsone che aveva portato con sé e tirò fuori una logora camicia di un rosso sbiadito.
— E’ molto rovinata perché è molto vecchia e chi la indossava ha affrontato molte battaglie. Indovinate cari bambini: di che era? —
— E’ di Garibaldi — rispondemmo tutti in coro
—No, è di un garibaldino, cioè di un patriota suo seguace. Ebbene— concluse con la faccia che sprizzava orgoglio da tutti i pori — quel garibaldino era mio padre—
Rimanemmo a bocca aperta e volevamo tutti toccare la gloriosa divisa. La maestra mise la camicia su un attaccapanni e la appese ad un chiodo molto alto, inaccessibile a noi bambini.
— Non toccatela, si rovinerebbe ancora di più ed è il più caro ricordo di papà —
Per tutto il primo giorno di scuola ci parlò di Garibaldi. Suo padre le aveva raccontato una infinità di volte tutto su di Lui.
Ci parlò soprattutto della spedizione dei Mille. Ne parlava con così tanto entusiasmo e con così dovizia di particolari che sembrava vi avesse partecipato lei di persona.
— Nel 1960 tutta l’Italia era in subbuglio.— ci spiegò la maestra — Il Piemonte aveva liberato l’anno prima la Lombardia dagli Austriaci. Mio padre però come tutti gli altri italiani era rimasto deluso. L’alleato Napoleone III aveva interrotto la guerra e così proprio il Veneto, la nostra regione, era rimasto sotto gli Austriaci. Gli Italiani compresero che avrebbero dovuto unificare l’Italia con le loro forze. Insorsero quindi la Toscana, l’Emilia, l’Umbria e le Marche che si unirono al Regno Sabaudo. Garibaldi capì allora che il momento era propizio per liberare il Meridione dalla tirannia dei Borboni. Mio padre come seppe della spedizione, non ebbe dubbi, partì per raggiungere Garibaldi a Genova.
Invano i miei nonni cercarono di fermarlo. Piangendo mio nonno gli disse <Garibaldi sta preparando una rischiosissima impresa. Ho paura che tu venga ucciso, hai appena 20 anni! In una spedizione simile 300 giovani guidati da Pisacane sono morti a Sapri 3 anni fa. Credevano di trovare l’appoggio della popolazione e invece nessuno ha collaborato e sono stati tutti uccisi dall’esercito borbonico >
La maestra con la voce tremante per l’emozione riferì l’ eroica risposta di suo padre
< Preferirei morire piuttosto di vivere il resto della mia vita da vigliacco nella mia Patria dominata dallo straniero. Questa situazione dura da secoli, ora è giunto il momento di creare una grande nazione libera e indipendente dalle Alpi alla Sicilia. Ora o mai più —
La maestra si infiammava sempre più
— Cari bambini, mio papà non aveva paura di morire. Quel periodo passato con Garibaldi fu il periodo più felice ed esaltante della sua vita. Raggiunta Genova, fece subito amicizia con gli altri patrioti e pieni di entusiasmo si imbarcarono, diretti in Sicilia, su due velieri: Il Piemonte e il Lombardo. Erano poco più di mille e venivano da tutte le regioni d’Italia: dal Veneto erano un centinaio. I Garibaldini non parlavano tutti l’Italiano e si esprimevano ognuno nei propri dialetti, ma si capivano benissimo tra loro. Unico era lo scopo, unica era la passione che ardeva nei loro cuori: fare l’Italia tutta libera e unita—
— Cari scolari— ci disse il giorno dopo— mentre vi spiego la storia imparate anche la geografia —
Indicò con la bacchetta un punto su una grande carta geografica d’Italia
— Questa regione si chiama Liguria e in questo punto c’è Genova, il capoluogo della regione. Da un suo sobborgo, chiamato Quarto, partì la spedizione dei Mille —
Tracciò una lunga linea attraverso tutto l’azzurro della carta geografica, che rappresentava il mar Tirreno, fino ad arrivare a Marsala in Sicilia.
Il racconto della spedizione dei Garibaldini durò molti giorni e fu entusiasmante. Rimanemmo affascinati di questo grande condottiero e con la fantasia lo vedevamo combattere sempre alla testa dei suoi soldati, impavido e sprezzante del pericolo. Peccato che la narrazione sistematicamente veniva sul più bello interrotta per le altre materie scolastiche.
— Uffa! — protestavamo in coro — maestra vada avanti ancora un po’ con la storia di Garibaldi —
Ma lei era inflessibile e dovevamo aspettare il giorno dopo per sentire il seguito.
— Garibaldi aveva un fascino irresistibile e riuscì a suscitare entusiasmo e amor patrio nei meridionali che si unirono a lui nella lotta ai Borboni. Passò così di vittoria in vittoria fino a conquistare l’intero regno di Napoli che consegnò al re Vittorio Emanuele II. Fu proclamato il Regno d’Italia e i Garibaldini furono smobilitati.
Garibaldi e tutti i suoi seguaci furono molto scontenti perché rimanevano da liberare ancora il Triveneto e il Lazio.
Mio padre ritornò così a coltivare i campi, ma nel 1866, scoppiò la III guerra d’indipendenza. Allora di nuovo, nonostante le suppliche dei genitori, lasciò tutto e tutti per raggiungere Garibaldi e combattere al suo fianco. Oltretutto si trattava di liberare proprio la sua terra : il Veneto —.
La guerra finì troppo presto e Garibaldi dovette fermarsi a Bezzecca con i suoi volontari “i Cacciatori delle Alpi” mentre stava liberando il Trentino. Dopo altre sfortunate battaglie condotte da Garibaldi finalmente nel 1870 fu liberata Roma. L’Italia aveva la sua capitale naturale e l’unità d’Italia si poteva considerare conclusa.
— Mio padre si mise finalmente il cuore in pace e sposò una brava ragazza del suo paese. Interpretò a modo suo la famosa frase di Massimo D’Azeglio “ Fatta l’Italia, ora bisogna fare gli Italiani” Disse a mia madre “Dobbiamo fare tanti italiani, dobbiamo avere minimo 7-8 figli che vivranno in una grande e nobile nazione. Purtroppo per molto tempo figli non ne vennero—
A questo punto la maestra fece un sorriso radioso
—Nel 1885, perse quasi le speranze, successe quasi un miracolo: nacqui io. Papà fu un po’ deluso perché sognava un figlio maschio, ma poi fu contento e mi fece studiare maestra per insegnare ai bambini l’amore per l’Italia. Vediamo se ci sto riuscendo—
Puntò il dito verso di me e disse
— Rispondi: sei orgoglioso di essere italiano? —
— Beh… insomma! …— risposi un po’ imbarazzato
— Come insomma!!! — urlò la maestra delusa — allora spiegami il perché —
Risposi tutto d’un fiato
— Abbiamo appena perso la guerra, la mia casa è stata bombardata come quasi tutto il paese e ci sono stati molti morti e dispersi —
Mi fece eco un compagno
— E’ vero, io ho perso mio papà nella campagna di Russia —
La maestra allora accarezzò il mio amico rimasto orfano e ci spiegò
— Cari bambini, la guerra è stata una cosa bruttissima che ha voluta fare il duce contro la volontà degli Italiani. Era un cattivo dittatore: pensava di far diventare l’Italia più grande e gloriosa con il colonialismo, cioè rubando le terre ad altri popoli. La dura sconfitta ci ha insegnato che la vera grandezza di una nazione non sta nella estensione del suo territorio, ma nella sua civiltà, nella sua arte, nella giustizia sociale, nella fratellanza di tutti i cittadini, nella laboriosità e nel benessere dei suoi abitanti. Infine nella pace in modo che non succeda più che un bambino pianga per la morte in guerra del suo papà.—
Insistette con questi argomenti per tutti gli anni delle elementari inculcando in me i sani principi del buon cittadino e l’amore per l’Italia.
Adesso che sono un vecchio nonno, tutto è cambiato. Se per ipotesi fosse ancora in vita la mia maestra garibaldina e mi chiedesse se sono ora orgoglioso di essere italiano, cosa risponderei?
Mi verrebbe da dire di nuovo “Insomma” perché l’Italia di oggi ha molti problemi dei quali c’è poco da essere fieri. Dilagano le mafie, il malgoverno, le caste, la precarietà nel lavoro e nelle famiglie, la diseguaglianza sociale e potrei continuare.
Ma la mia vecchia e saggia maestra non demorderebbe. Mi direbbe
— Il Male c’è sempre stato: in Italia e anche negli altri stati; è insito nella natura umana. La civiltà di una nazione si misura su quanto il Bene riesca a contrastare e ridurre ai minimi termini il Male. E’ vero, l’Italia sta passando un brutto periodo di crisi economica, sociale e morale ma non bisogna scoraggiarsi. Il popolo italiano è ancora un grande popolo, la maggioranza della gente è onesta, laboriosa e creativa e saprà reagire come ha fatto in situazioni peggiori.
Pensa alle innumerevoli associazioni di volontariato che si prodigano per il bene comune, ai magistrati che sono stati uccisi nella lotta alla mafia, ai missionari, ai medici senza frontiere e perfino ai politici onesti che lottano contro i colleghi per migliorare le cose. Mio padre e i patrioti del Risorgimento hanno rischiato la vita combattendo per fare l’Italia, ora voi dovete fare la vostra parte con l’impegno civile —
Ha proprio ragione la mia vecchia maestra!
Un evviva quindi all’Italia che quest’anno festeggia i suoi 150 anni di unità
Fine
Romano Zanon
FANTAISRAELE »
FANTAISRAELE
Il dono piovuto dal cielo
Quel giorno fatidico da più di due ore reggevo una pistola puntata alla mia tempia senza trovare la forza di premere il grilletto. Due forze uguali e contrarie paralizzavano il mio dito. L’istinto di sopravvivenza e la forza della disperazione lottavano per avere il sopravvento ma nessuna delle due riusciva a prevalere.
“Sono un vigliacco” pensavo “non ho il coraggio di farla finita. Ma cosa ci resto a fare in questo orribile mondo? Che senso ha la mia vita senza la mia Miriam?”
Come un lettore DVD impazzito il mio cervello continuava a farmi vedere in un replay senza fine le terribili immagini dell’avvenimento che aveva stravolto la mia vita. Io e Miriam eravamo appena usciti dalla sinagoga dopo la cerimonia nuziale e stavamo per metterci in posa con i parenti e gli amici per la foto di gruppo. Improvvisamente un uccello della morte colpì in pieno petto la mia sposa squarciandole il petto. Miriam crollò a terra in un lago di sangue. L’uccello della morte era l’ultima diabolica trovata dei terroristi palestinesi per mietere vittime tra la popolazione israeliana. Erano delle piccole bombe volanti, grandi come un uccello, terribilmente intelligenti e difficilmente intercettabili. Alimentate da una pila elettrica volavano silenziose in cielo e quando i loro sensori individuavano una massa di 60-90Kg, in movimento e alla temperatura di 37 gradi scendevano in picchiata e quasi sempre l’obiettivo colpito era una persona.
Vidi in un solo terribile istante la mia vita fatta in mille pezzi. Maledetti palestinesi! Che Dio stramaledica per l’eternità una razza così malvagia! Anche i miei genitori nel 2010 erano morti in un attentato terroristico quando io ero un ragazzino di 10 anni. Eravamo in un autobus e stavamo andando in centro a far la spesa quando un kamikaze imbottito di tritolo si fece esplodere riducendo i miei genitori e altri 12 passeggeri in un ammasso di brandelli di carne sanguinolenta. Io mi ero salvato per miracolo. Ma l’orrore di quella scena mi aveva accompagnato per tutta la vita. Avevo trovato un po’ di serenità solo quando avevo conosciuto Miriam. L’avevo incontrata in mezzo al deserto del Negev, dove ora avrebbe avuto termine la mia vita, solo se avessi trovato la forza di premere quel grilletto.
Stavo seduto su un masso. Proprio su quella pietra stava seduta Miriam quando l’avevo vista per la prima volta. Era sola e in difficoltà per un guasto alla sua auto. Fui subito colpito dalla sua bellezza e dalla sua grazia. Naturalmente fui ben felice di darle un passaggio alla ricerca di un meccanico. Fu amore a prima vista per entrambi e dopo pochi mesi avevamo già fissato la data di nozze. E venne infine il giorno del matrimonio, quello che avrebbe dovuto essere il più bel giorno della nostra vita. Invece quei maledetti terroristi con quella bomba avevano trasformato quel giorno in un’orribile tragedia. La mia vita non aveva più senso senza Miriam. Il dolore per la sua perdita era insopportabile, meglio farla finita una volta per tutte.
Però il dito si rifiutava di premere il grilletto, ormai avevo il braccio indolenzito a forza di tenerlo alzato.
Posai quindi la pistola e feci riposare il braccio. Poi alla fine mi decisi.
“Non posso rimanere tutto il giorno in questo stallo, conterò fino a 10, alla fine del conteggio o troverò il coraggio di sparare o me ne ritornerò a casa”
Mi puntai di nuovo la pistola alla tempia e iniziai a contare.
“…2…3…oh mia adorata Miriam, ancora qualche secondo e ti raggiungerò, 4…5…6….7…”
Un sibilo acutissimo interruppe il mio tragico conteggio alla rovescia. Proveniva dall’alto. Istintivamente alzai la testa per scrutare il cielo per vedere cosa stava accadendo. Vidi uno strano veicolo che stava precipitando e stava cadendo proprio sopra di me. Pensai “ Ecco, stentavo a trovare il coraggio di farla finita e ora ci penserà questo apparecchio “ Appena finito di formulare questo pensiero vidi un lampo e immediatamente dopo sentii un boato e subito dopo un’onda d’urto mi scaraventò per terra. Seguì una pioggia di rottami che caddero tutto intorno a me senza però colpirmi.
“ Che sfortuna! sono rimasto illeso, è destino che debba vivere !!!“
Fu il primo pensiero che ebbi dopo che mi resi conto che mi ero salvato. Osservai quindi i rottami, questi erano molto piccoli e non riuscivo a capire che tipo di velivolo fosse precipitato. Ad un tratto notai una strana sfera traslucida che mi incuriosì, mi avvicinai quindi a questa per osservarla meglio. Aveva un diametro di circa un metro e vista da vicino assomigliava a un’enorme bolla di sapone. Era trasparente e si vedeva anche qualcosa all’interno. Uno strano apparecchio stava sollevato al centro della sfera senza nessun appoggio.
Toccai cautamente la superficie della bolla, mi aspettavo quasi che questa svanisse come una bolla di sapone. Invece la superficie era ben solida e molto liscia. Feci forza con la mano per valutarne la consistenza. Questa era dura e non riuscii né a penetrare in essa né a spostare la sfera neanche di un millimetro. Mai vista una cosa del genere! Che diavolo era quella cosa? Dopo un po’ che la osservavo notai che la sfera si stava rapidamente riducendo di diametro finché improvvisamente scomparve lasciando a nudo il suo contenuto che cadde a terra. Sempre più incuriosito osservai il dispositivo che era al centro della sfera. Sono uno scienziato e avevo dimestichezza con i dispositivi tecnici ma quella cosa non assomigliava a nulla che avessi mai visto. Aveva un nucleo ricoperto di tubi a forma di spirale e congegni mai visti e dei quali era impossibile intuirne la funzione.
Dopo alcuni minuti che osservavo con grande interesse questo strano macchinario un pensiero mi folgorò. Realizzai che la curiosità per quel che era appena successo mi aveva distolto dal pensiero ossessivo della morte di Miriam. Erano 10 giorni che soffrivo come un animale che sta per essere sgozzato e ora per la prima volta questo dolore atroce aveva allentato la presa.
Bene!, avrei portato a casa mia questo apparecchio e lo avrei studiato a fondo. Visto che non avevo trovato il coraggio di uccidermi, questo oggetto misterioso sarebbe servito a distrarmi la mente e a soffrire un po’ meno. Afferrai questo congegno, era molto pesante, almeno 60 o 70 chili, e con molta fatica lo sollevai e lo misi nel portabagagli della mia auto. La carrozzeria era danneggiata dalla caduta di alcuni piccoli rottami però le gomme erano integre. Restava da verificare se non erano stati danneggiati il motore e il computer di bordo. Inserii la chiave di accensione e verificai sul monitor lo stato del motore. Per fortuna tutto era a posto. Inserii allora la guida automatica, reclinai lo schienale del sedile e mi misi comodo. Prima di partire diedi uno sguardo al cielo e mormorai
< Oh Miriam perdonami se non ti raggiungo subito, ho ricevuto un segno che debbo continuare a vivere. Ci riuniremo alla fine naturale della mia vita. Sono certo che mi aspetterai, Addio! >
Detto questo diedi ordine al computer di bordo di riportarmi a casa, l’auto si mise subito in moto. Erano giorni e giorni che non dormivo e appena ebbi chiuso gli occhi mi addormentai di colpo.
Il mio sonno fu però interrotto ben presto. Il computer mi svegliò informandomi che la strada era sbarrata. Infatti due camionette militari si erano messe di traverso alla strada formando un posto di blocco. Udii anche il rombo dei motori che provenivano da elicotteri che si stavano dirigendo verso il luogo dove era precipitato lo strano velivolo. Dovetti fermarmi e subito fui avvicinato da un militare che mi chiese di fargli vedere i documenti. Gli porsi la patente auto che fu prima attentamente esaminata e poi scannerizzata dal suo portatile che trasmise i dati alla centrale. Infine il militare mi chiese
< Signor Daniel Ben Daron, vedo che avete il cognome come il nostro ministro della difesa, è vostro parente per caso? >
< Si, certo, è mio zio e mio padre adottivo >
< Adesso controllo > e digitò velocemente dei dati sullo schermo del suo tablet pc.
Dopo un po’ mi disse
< La centrale mi conferma la vostra identità. Bene! vedo che venite dalla zona dove è precipitato un oggetto volante non identificato, avete visto qualcosa? >
< Si, ho visto un velivolo che è esploso prima di toccare terra e una pioggia di rottami è caduta tutto intorno a me. Sono vivo per miracolo! >
< Caspita! Siete un testimone prezioso. Aspettate un momento che chiamo il mio capo >
Subito dopo venne un ufficiale che proseguì l’interrogatorio registrando la conversazione col suo cellulare.
< Bene signor Ben Daron, siamo fortunati che abbiamo un testimone oculare. Il satellite ci ha segnalato che un grosso oggetto volante mezz’ora fa è precipitato a 20 km da qui. Cosa avete visto di preciso?>
< Ho sentito un sibilo acutissimo, ho alzato gli occhi al cielo e ho visto uno strano velivolo precipitare >
< Uno strano velivolo! potreste descriverlo? >
< E’ difficile descriverlo, l’ho visto solo un attimo poiché subito dopo è esploso. >
< La prego si sforzi di farne una descrizione, è molto importante! >
< Non era un aereo e neanche un missile poiché non aveva una forma aerodinamica. Non ho mai visto niente di simile, aveva una struttura molto complessa come una astronave dello spazio profondo dei film di fantascienza>
< Incredibile!…. E dopo l’esplosione avete osservato i rottami? >
< Si, ma non si capisce molto a che struttura appartengano perché i rottami sono molto piccoli >
< Ne avete toccato qualcuno? >
< No! Temevo che fossero radioattivi e me ne sono subito venuto via per tornarmene a casa. Ora scusate, sono stanchissimo e avrei bisogno di riposare >
< Vi lascio andare, però dovete tenervi a disposizione, sicuramente al più presto verrete interrogato da qualche mio superiore, buon giorno signor Ben Daron >
Mi rimisi subito in marcia contento che avessero creduto alla mia versione dei fatti. Che vantaggio essere il nipote del ministro della difesa! Mi hanno creduto sulla parola. Se non fosse stato così mi avrebbero perquisito la macchina e avrebbero scoperto che stavo sottraendo l’unica parte di quell’astronave rimasta illesa e allora addio a quell’unica cosa al mondo che mi permetteva di poter distrarmi e di alleviare il dolore per la perdita di Miriam.
Mi addormentai di nuovo e il successivo risveglio fu nel garage di casa mia.
Ero così in arretrato di sonno che appena sceso dall’auto andai nella mia camera da letto per riprendere a dormire. Finalmente dopo 10 notti insonni dormii profondamente per tutta la serata e la notte. Al mattino feci un’abbondante colazione, spensi il telefono per non essere disturbato e finalmente potei dedicarmi a studiare lo strano oggetto precipitato dal cielo.
Passai tutta la giornata a studiare e a far prove sulla cosa. Verso sera sentì suonare il campanello. Era lo zio Isaac che appena entrato disse
< Oh mio povero Daniel, come stai? >
< Come vuoi che stia! Non riesco a rassegnarmi alla perdita di Miriam! >
< Figlio mio ci vuole tempo. Perché hai bloccato ogni comunicazione? mi hai fatto stare in pensiero, è tutto il giorno che tento di telefonarti! >
< Scusami zio, ho trovato qualcosa da fare che mi distrae dai miei guai e non volevo essere disturbato. Mi sembri eccitato zio, hai qualche novità da dirmi ? >
< Altroché, senti che notizia! Mi hanno riferito che eri nella zona dove è precipitato un oggetto non identificato. Ebbene, tienti forte, quello era nientemeno che un’astronave aliena! >
< L’avevo immaginato! >
< Ah caspita e non mi hai detto niente! >
< Te lo avrei detto fra poco, ho giusto terminato di fare degli esperimenti! >
< Quali esperimenti? >
< Ti dirò tutto però prima beviamo un tè > e misi il bollitore sul fuoco.
< Fin che l’acqua bolle spondi alle mie domande, sono impaziente di sentire bene cosa hai visto e che esperimenti hai fatto. Però prima dimmi: cosa eri andato a fare in mezzo al deserto? >
< Oh zio, perdonami, ieri avevo raggiunto il culmine della disperazione, avevo deciso di farla finita. Sono andato nel deserto nel punto esatto dove ho incontrato per la prima volta Miriam. Là era iniziata la rinascita della mia vita e là avevo deciso che finisse >
< Oh mio povero Daniel, che brutta idea! Sia ringraziato Dio che ci hai ripensato! Cosa ti ha fatto cambiare idea? >
< Non ero deciso al 100%. Ho passato parecchie ore senza trovare il coraggio di spararmi poi ho deciso di contare fino a 10. Al termine del conteggio avrei premuto il grilletto e se invece non ne avessi trovato il coraggio di farlo mi sarei rassegnato a continuare a vivere in questo inferno. Ebbene stavo per terminare il conteggio quando è apparsa quell’astronave nel cielo. Ho lasciato perdere la pistola e ho cercato di osservare attentamente quello strano velivolo. Non ho fatto in tempo ad osservarlo bene perché è esploso subito dopo >
< Incredibile! E’ successa una cosa doppiamente incredibile. Non solo l’astronave è apparsa giusto in tempo per impedirti di mettere in atto il tuo insano proposito ma anche sei sopravvissuto alla pioggia di rottami. Non può essere una coincidenza. Questo è un chiaro segno di Dio! >
< Non so, sai che credo poco a queste cose, io non sono molto religioso! >
< Dopo questo fatto dovrai ricrederti >
< Può darsi > risposi, non volevo deludere lo zio poi chiesi < Perché siete così sicuri che si tratti di un’astronave aliena? >
< Perché sono stati trovati dei resti organici. E’ stato analizzato il DNA e questo sicuramente non appartiene a nessuna specie terrestre >
< Oh! è una cosa fantastica, questo è il primo vero contatto con una specie intelligente extraterrestre. Caro zio ora però tocca a me rivelarti una cosa strabiliante, ma prima beviamo il tè, ormai è pronto! >
< Lascia stare il tè, dimmi subito quella cosa che dovrebbe stupirmi >
< Vieni giù nel mio laboratorio personale. Ti farò strabuzzare gli occhi >
Scendemmo a passo veloce le scale, ero impaziente di stupire lo zio e questi era impaziente di vedere che sorpresa gli stavo mostrando.
Raggiunto il laboratorio dissi
< Ecco zio Isaac, guarda questo oggetto, cosa ti sembra? >
Mio zio lo esaminò a lungo senza stupirsi più di tanto.
< E’ un macchinario che non capisco cosa sia, che cosa ha di speciale? >
< Aspetta un attimo e vedrai >
Il congegno extraterrestre era ora collegato con due cavi a una grossa batteria da camion, altre batterie giacevano a fianco non collegate. Chiusi un interruttore e improvvisamente il congegno si sollevò da terra circondato da una bolla iridescente.
< Allora che ne dici zio? >
< Oh Daniel mi stai veramente stupendo! Come fa quel marchingegno a stare sollevato per aria e che cosa è quell’alone luminoso? >
< E’ un campo di forza repulsivo che protegge il generatore di campo >
Isaac stentava a raccapezzarsi
< Un campo di forza? Spiegami bene io non sono un fisico teorico come te! >
< E’ uno scudo, prova a toccarlo non è pericoloso >
Mio zio palpò la sfera che circondava il generatore e disse
< Sembra una palla di vetro! >
< Sembra, ma è molto più dura, prova a spaccarla con questa mazza > e gli porsi l’attrezzo.
Lo zio sferrò un colpo con tutte le sue forze ma la mazza rimbalzò e quasi si fece male.
< Ora zio prova a sparare con questa rivoltella, però ripariamoci dietro questo sipario. La pallottola rimbalzerà e potrebbe colpirci. >
Sparò e come avevo già sperimentato la pallottola colpì lo scudo protettivo e rimbalzò indietro. Zio Isaac si avvicinò per osservare attentamente la superficie della sfera
< Straordinario, neanche la più piccola ammaccatura, ma di cosa è fatta questa sfera così resistente? >
< Non è una superficie materiale, è il limite esterno del campo di forza. Ora guarda >
Presi l’interruttore e staccai la corrente. Immediatamente la sfera iridescente svanì e il congegno cadde a terra >
Isaac era stupefatto
< Mi hai proprio stupito, sento la gola secca. Andiamo su a bere il tè e raccontami bene cosa significa tutto questo. >
Poco dopo seduti sul divano sorseggiammo il tè. Dopo di che mi decisi a spiegare tutto quello che era successo
Fui però anticipato dallo zio
< Scommetto che quel coso l’hai sottratto dai rottami dell’astronave! >
< Bravo zio, cominci a capire, su tutta la Terra non esiste tecnologia per costruire una cosa del genere. Quello è un generatore di campo di forza e probabilmente serviva come scudo di protezione per l’astronave e la proteggeva, durante i suoi viaggi nello spazio, dall’impatto di meteoriti o da qualsiasi altro corpo estraneo. Evidentemente l’astronave era in orbita terrestre per spiarci ma è successo un guasto che l’ha fatta precipitare>
Lo zio annuì < Deve essere andata così. Però non capisco una cosa: l’astronave si è frantumata in migliaia di piccoli pezzi e sarà difficile ricavarne qualche nozione di tecnologia aliena. Quel generatore invece sembra intatto. Come mai?>
< Quando l’ho trovato era circondato da un campo protettivo che l’ha salvato dalla distruzione. Evidentemente era rimasta al suo interno un po’ di energia che lo faceva funzionare. Dopo un po’ che lo osservavo il campo sparì. Sicuramente l’energia che lo alimentava era finita del tutto. >
< Straordinario, veramente straordinario! Sto pensando a qualche applicazione difensiva. Sei in grado di aumentare il raggio d’azione del generatore? >
< Si, ci avevo già pensato, scendiamo di nuovo nel laboratorio, ti farò vedere >
Collegai un’altra batteria a quella già connessa raddoppiando così il voltaggio e azionai di nuovo l’interruttore. Subito dopo apparve una sfera più grande di quella di prima. Ne collegai un’altra ancora e il campo di forza aumentò ancora.
<Visto zio? >
Isaac era ammutolito dalla sorpresa
< Sei veloce Daniel, in una giornata sei riuscito a far funzionare un oggetto sconosciuto e complicato come questo >
< Non ho certo capito su che principio fisico funziona ma renderlo attivo è stato facilissimo> mi schermii. Tolsi la corrente e mostrai allo zio due sbarre di platino che sporgevano leggermente dall’intrico di tubi del generatore extraterrestre.
< Vedi zio, ho pensato che qualsiasi cosa ha bisogno di energia per funzionare e queste due barre qui avevano tutta l’aria di essere due elettrodi. Sono fatte del miglior materiale conduttore di corrente elettrica e sono circondate di materiale isolante escluse le estremità, sono identiche a parte questi due segni che devono indicare le polarità. Ho provato a collegarle a una batteria e il risultato è quello che hai visto. >
< Per me non è così semplice, ti deve aver illuminato Dio. Ora dimmi, secondo te quale sarà il raggio d’azione massimo di questo generatore ? >
< E’ difficile dirlo così su due piedi, dalle poche prove che ho fatto e che ti ho fatto vedere, l’estensione del campo di forza è direttamente proporzionale, secondo un certo coefficiente, al voltaggio della corrente elettrica che si pompa dentro, sicuramente si può estenderlo di qualche chilometro dal momento che proteggeva un’astronave. Per trovarne il limite bisognerebbe fare degli esperimenti, qui non posso, non ho una sorgente adeguata di energia elettrica >
< Bene, allora domani cominceremo subito gli esperimenti. Ti farò lavorare in un centro militare segreto per lo studio delle nuove armi. Questo coso extraterrestre è chiaramente un dono di Dio per aiutare Israele. Infatti mi stanno già venendo in mente delle applicazioni per la nostra difesa contro gli arabi >
DISCUSSIONE AL PARLAMENTO
Due mesi dopo io e mio zio Isaac entrammo nel parlamento israeliano assieme a due inservienti che portavano il generatore di campo e le batterie. I nostri cuori battevano tumultuosamente. Era arrivata la giornata decisiva per i nostri progetti. Tutti i parlamentari erano già riuniti e stavano aspettando solo noi.
Prese subito la parola il capo del governo
< Onorevoli colleghi parlamentari vi ho riuniti in questa assemblea straordinaria per discutere una mozione della massima importanza. Questa seduta si svolgerà a porte chiuse, senza la presenza di nessun altro che non sia un parlamentare. Discuteremo e decideremo un piano per la salvezza di Israele e nessun altro dovrà venire a conoscenza di quanto verrà detto qui. Sia che il piano venga approvato oppure no, per ragioni di sicurezza nazionale nessun estraneo ne deve venire a conoscenza, neanche i nostri più intimi familiari. Il piano è stato redatto dal nostro ministro della difesa Isaac Ben Daron a cui fra poco cederò la parola. Prima però, onorevoli colleghi, mettetevi in fila indiana e uno a uno sfilate davanti a me e giurate sulla Bibbia che manterrete il segreto su quanto verrà discusso oggi.>
Un lungo mormorio accolse queste parole, una procedura così non era mai stata adottata in tutta la storia parlamentare di Israele. Comunque i deputati non protestarono e fecero quanto venne richiesto, velocemente perché impazienti di sentire cosa stava succedendo.
Terminati i giuramenti prese la parola mio zio
< Onorevoli colleghi, ho chiesto di riunire questa assemblea al capo dello stato perché ho elaborato un piano per la salvezza di Israele. Non è un progetto come tanti altri. E’ un piano grandioso che costituirà una svolta storica come non se ne è mai vista. E’ un piano molto drastico che scombussolerà per decenni il mondo intero. E’ un piano che ha avuto origine da una circostanza straordinaria. E’ un segreto militare ma a voi verrà reso noto. Due mesi fa nel deserto del Negev è precipitata un’astronave aliena che è andata completamente distrutta. Miracolosamente è rimasta integra un’unica cosa. Un macchinario che alimentato da corrente elettrica genera uno scudo difensivo impenetrabile. Questo generatore di campo di forza è caduto vicino a mio nipote e figlio adottivo Daniel. >
Qui Ben Daron fece una piccola pausa e indicò me e così fui subito al centro dell’attenzione, quindi riprese
< Daniel è rimasto orfano all’età di 10 anni quando i suoi genitori furono massacrati nel 2010 da un kamikaze palestinese. 2 mesi fa la malvagità araba ha stravolto di nuovo la sua vita. Un uccello della morte ha ucciso la sua sposa proprio nel giorno delle nozze. Disperato voleva uccidersi sparandosi un colpo in testa nel deserto del Negev dove aveva conosciuto la sua sposa. Ma Dio ha fermato la sua mano come fece con Abramo quando voleva sacrificare Isacco. Proprio in quel momento è precipitata la nave aliena lasciando mio nipote perfettamente illeso in quella pioggia di rottami e depositando vicino a lui questa macchina straordinaria. Daniel è uno scienziato e ha deciso di continuare a vivere per studiare questo apparecchio. E’ riuscito a capire a cosa serve e a farlo funzionare. Come ho già detto questo è un generatore che produce uno scudo difensivo. La cosa fantastica è che il suo raggio d’azione si può estendere per centinaia di chilometri purché venga adeguatamente rifornito di energia elettrica. Cioè crea una specie di cupola elettromagnetica che proteggere l’intero stato di Israele. Questo chiaramente è un dono del Signore fatto al nostro martoriato popolo. Potremo finalmente vivere pacificamente nella nostra terra perfettamente al sicuro da qualsiasi attacco nemico.
C’è però un problema: il campo di forza protettivo è sferico e non è modificabile nella forma. Ne consegue che i confini di Israele dovranno essere sulla linea di un cerchio. E noi vivremo come sotto una gigantesca cupola. Per debellare una volta per tutte il terrorismo dovremo però espellere tutti gli arabi non solo da Israele, dalla Cisgiordania e dalla striscia di Gaza ma anche dai territori degli stati confinanti che saranno all’interno di questo cerchio e dovremo incorporare questi territori nel nostro stato >
A quest’ultima affermazione ci fu un gran rumoreggiare dai banchi dell’opposizione mentre urla di gioia e applausi giungevano dai deputati dei partiti al governo e soprattutto da quello ultrareligioso.
< Ora vi illustrerò i dettagli del mio piano… > Ma Il ministro della difesa non poteva parlare perché la sua voce era coperta dalle urla concitate dei deputati. Intervenne il presidente dell’assemblea che con molta fatica a forza di scampanellate riuscì a zittire i deputati.
< Onorevoli colleghi, lasciate terminare di esporre il suo piano a Ben Daron, poi parlando uno alla volta esporrete le vostre obiezioni e alla fine democraticamente voteremo questo piano. Verrà fatto come sempre quello che la maggioranza deciderà. >
I rumori diminuirono di intensità e quando fu di nuovo silenzio Isaac Ben Daron riprese la parola
< Capisco che il mio piano ha gettato scompiglio in questa assemblea e non poteva essere altrimenti. E’ un piano molto drastico, dovremo cacciare a viva forza milioni di persone fuori da un vastissimo territorio e avremo il mondo intero contro. Ma che alternativa abbiamo? Siamo nel 2030, lo stato di Israele è stato fondato nel 1947 sono passati quindi 83 anni. Vogliamo fare un bilancio di questi anni? All’inizio pur essendo in pochi, appena 1 milione, eravamo pieni di entusiasmo abbiamo combattuto eroicamente e sconfitto gli arabi che ci volevano ributtare a mare e abbiamo trasformato questa nostra terra, che era in completo stato di abbandono da secoli in un rigoglioso paese. Abbiamo fatto rifiorire il deserto, abbiamo costruito strade , ponti, fattorie, fabbriche e magnifiche città moderne. Ma i nostri nemici non ci hanno mai dato tregua. Prima di Maometto il popolo arabo e noi eravamo due popoli più o meno della stessa grandezza. Dopo è cambiato tutto, questo falso profeta ha introdotto una falsa religione, ha riunito e fanatizzato il suo popolo e con la violenza ha conquistato tutti i territori che ben sappiamo. Esistono ora ben 22 stati arabi, diffusi in Africa e Asia su territori enormi ed esiste invece un solo stato abitato da israeliani su un angusto territorio quale è il nostro. Ebbene da quando è nato lo stato d’Israele abbiamo sempre dovuto lottare contro gli arabi che lo vogliono distruggere. Vogliono tutto il territorio d’Israele per loro. Abbiamo combattuto 4 guerre vittoriose ma nonostante ciò non abbiamo ancora uno stato accettato da tutti. E’ un caso unico in tutto il mondo e in tutta la storia. Tutti i popoli del mondo all’origine si sono conquistati il loro territorio con guerre di conquista. Gli arabi in prima fila e in epoca recente gli europei hanno costruito i loro stati nelle Americhe a spese degli abitanti originari. A noi questo è stato negato perché gli arabi hanno avuto sempre l’appoggio del mondo intero.
Siamo ora stanchi e sfiduciati. Osservate ora sullo schermo gli ultimi dati statistici sulla nostra popolazione e la previsione per i prossimi 10 anni. >
Fu messo in azione un proiettore che visualizzò un grafico, Ben Daron prese una bacchetta e indicò una linea blu discendente su un grafico
< Questo è l’andamento della popolazione di Israele negli ultimi 10 anni, in questo periodo di tempo siamo diminuiti di numero. Stanchi e sfiduciati per le continue stragi molti se ne sono andati e chi resta fa pochi figli. Questa linea rossa in salita è invece l’andamento della popolazione palestinese. I palestinesi pur non esercitando importanti attività economiche grazie ai sussidi dei paesi arabi e agli aiuti dell’ONU proliferano a più non posso. Le linee tratteggiate rappresentano l’andamento che si prevede per i prossimi anni se perdura l’attuale situazione. Da come si vede dal grafico fra 10 anni le linee si incroceranno cioè i palestinesi diventeranno maggioranza. Con le leggi democratiche che abbiamo in vigore saranno loro a governare, avranno in mano l’esercito e la polizia e a questo punto sarà l’inizio della fine. Vorranno riunirsi ai palestinesi della Cisgiordania e di Gaza e così diverranno maggioranza schiacciante e inizieranno le persecuzioni nei nostri confronti. Si ripeterà per la ennesima volta l’esodo di noi ebrei da questa terra e sicuramente questa sarebbe l’ultima volta. Avremo perso per sempre la nostra terra promessa e saremo per sempre un popolo senza patria, sparso per tutta la Terra >
Isaac fece una breve pausa, l’assemblea era ammutolita e tutti pendevano dalle sue labbra. Riprese
<Vogliamo lasciare andare le cose così o vogliamo reagire usando il meraviglioso dono che Dio ci ha mandato? Dobbiamo deciderci! il nostro è un piano molto duro nei confronti degli arabi. Dovremo scacciare milioni di arabi dalle loro terre e occupare anche vasti territori circostanti, l’operazione sarà disapprovata da tutto il mondo e scorrerà molto sangue. Dalle urla di disapprovazione che ho sentito molti hanno già bocciato questo piano definendolo disumano, razzista, pazzesco e pericoloso ma che altro possiamo fare? O noi o loro, non c’è via di mezzo.
Onorevoli colleghi, prima di votare si o no a questa mia proposta pensateci molto bene. Intanto vi farò una piccola dimostrazione della nostra arma segreta.>
Ben Daron ripetè la dimostrazione che due mesi prima avevo effettuato io facendo picchiare con una mazza la sfera a un parlamentare e poi sparando ad essa. Proiettò inoltre un filmato da dove si vedeva il campo di forza avvolgere un carro armato e respingere con estrema facilità dei missili lanciati contro di esso.
< Vedete > diceva trionfante Ben Darion < Nessuno potrà più colpirci, questo scudo resiste anche alle bombe atomiche e l’abbiamo solo noi. Potremo fare tutto quello che vogliamo e nessuno potrà fare la minima ritorsione >
Poi riprese
< Servono 6 mesi di preparativi, il tempo di costruire una centrale elettrica al centro di Israele per alimentar il nostro generatore e questo tempo ci servirà anche per approvvigionarci di tutti i materiali strategici che ci serviranno negli anni futuri. Saremo al sicuro sotto questa cupola protettiva ma saremo anche isolati dal mondo.
Servirà una coesione e una partecipazione eccezionale di tutto il nostro popolo. Dovremo galvanizzare la popolazione con la propaganda e a tal scopo fabbricheremo un profeta e fantastici finti ritrovamenti archeologici che riguardano episodi biblici. Verrà imposta la censura e nessuno dovrà criticare o mettere in dubbio tutto quello che il governo farà e a questo scopo radio, televisione, Internet, libri e giornali saranno asserviti al governo. Chi si opporrà verrà considerato un traditore e ne subirà le conseguenze. Per fare tutto ciò, se approverete questo piano, già da oggi dovremo instaurare un governo di emergenza e di unità nazionale e il capo del governo dovrà assumere i pieni poteri. In altre parole ci governerà per qualche anno un dittatore. A molti non piacerà tutto questo ma a mali estremi, estremi rimedi. Per giustificare questa dittatura senza rivelare il nostro piano, diremo alla popolazione che i terroristi palestinesi stanno preparando un attacco atomico e batteriologico che ci costringe a queste misure. Signori a grandi linee questo è il mio piano, ora chiedete pure chiarimenti e apriamo la discussione e che Dio ci illumini per il meglio>
Seguirono due ore di animatissima discussione e alla fine a larga maggioranza fu approvato il piano di Ben Daron. Il capo di governo che era molto anziano non se la sentì di assumere i pieni poteri e propose di passare il potere all’ideatore del piano, il ministro della difesa mio zio Ben Daron che accettò.
Terminata la riunione del parlamento zio Isaac fece un accorato discorso alla nazione, trasmesso su tutte le reti televisive nazionali, per informare la popolazione che aveva assunto i pieni poteri. Una misura necessaria per far fronte ai gravissimi pericoli che stava correndo il paese a causa di attentati terroristici a base di bombe atomiche che i nemici di Israele stavano preparando.
IL NUOVO PROFETA DI ISRAELE
<Mio caro Daniel > mi disse lo zio dopo il discorso alla nazione < Il dado è stato tratto e ora dobbiamo ballare. Tu mi devi aiutare, sarai il mio più stretto collaboratore, solo di te mi posso fidare >
Cercai di protestare
< Ma zio Isaac, non posso esserti granché di aiuto, non so nulla di politica e di amministrazione… >
< Poche storie > Tagliò corto < D’ora in poi sarò impegnatissimo, non posso fare tutto da solo, ho bisogno del tuo aiuto. Non dovrai fare cose burocratiche di ordinaria amministrazione, ti assegnerò compiti speciali e importantissimi ma che sono sicuro che saprai svolgere egregiamente. Dovrai venire ad abitare a casa mia, così saremo sempre in strettissimo contatto e avrai anche la protezione adeguata. >
< Va bene zio, ce la metterò tutta, hai già in mente qualcosa per me? >
< Sì, dovrai creare il nuovo profeta di Israele che sarà la guida spirituale del paese. Ne abbiamo estremo bisogno, la gente è stanca e rassegnata, i prossimi anni saranno durissimi e in questo stato d’animo non possiamo vincere. Servono avvenimenti mirabolanti per dare al popolo una forte scossa e dare un nuovo slancio alla nostra fede. Solo se il popolo di Israele sarà compatto e risoluto ce la potremo fare >
< Ho capito, zio, ma dove lo trovo un profeta in grado di galvanizzare la popolazione ? >
< Non hai ancora capito, non c’è da scovare un religioso che faccia da profeta. Il nuovo profeta bisogna fabbricarlo, sarà un prodotto mediatico artefatto. Dovrai cercare un bravo attore che però sia agli esordi e quindi sconosciuto al grande pubblico. Cercherai un regista che gli dirà in ogni momento cosa fare. Organizzerai inoltre una squadra di biblisti che in ogni momento e in ogni circostanza gli diranno cosa dire e cosa fare. Infine organizzerai una equipe medica che guarirà degli ammalati e che ne attribuirà il merito al profeta spacciandoli per miracoli >
< Oh zio, sei proprio astuto ! >
< Dobbiamo esserlo se vogliamo vincere. Sono sicuro che svolgerai questo compito al meglio. Te ne occuperai già da domani. Io sarò occupatissimo a riorganizzare e militarizzare tutto l’apparato dello stato. >
Nei giorni successivi mi dedicai alla ricerca di un attore che facesse da profeta. Mandai a dire a tutte le scuole di recitazione e ad attori esordienti che cercava un attore per interpretare un film sulla vita del profeta Ezechiele. A tal scopo avrei fatto fare un provino a tutti gli aspiranti a questo ruolo. Il provino consisteva semplicemente nella declamazione di alcuni salmi della bibbia.
Mi sistemai su un teatro e sul palco fece sfilare parecchi attori, tutti recitavano abbastanza bene ma non c’era nessuno che mi entusiasmasse. Quando ormai ero quasi alla fine delle audizioni e disperavo di trovare la persona adatta si presentò un tipo che mi fece sussultare il cuore. Come aspetto era proprio il tipo adatto. Alto e magro, faccia austera con due occhi scuri, grandi e dolcissimi. capelli nerissimi, lunghi ondulati e barba e baffi. Era vestito semplicemente con dei jeans lisi ma puliti, una maglietta di cotone a tinta unita dove risaltava una collana di conchiglie con una grossa stella di David. Calzava dei sandali di cuoio. Cercai di frenare gli entusiasmi, chissà se sapeva recitare!
Quando il regista gli fece cenno di iniziare questo attore alzò gli occhi al cielo giunse le mani e iniziò a recitare i salmi. La voce era accorata e piena di calore. A seconda dei casi, implorante nelle suppliche al Signore, estasiata nelle lodi a Dio. Divenne poi dura e forte quando recitò i versetti di rimprovero al popolo di Israele per i peccati commessi. Tutti i presenti erano estasiati, nessuno gli fece cenno di smettere e l’attore continuò ad andare avanti sempre perfetto, sempre con voce appropiata senza mai scendere di tono. Continuò per molto tempo, aveva una memoria prodigiosa. I salmi sono delle preghiere ma anche sublime poesia e recitati da quell’attore sconosciuto i versi toccavano il cuore di tutti i presenti. Quando si adirava sembrava uscisse il fuoco dagli occhi
Quando il regista gli fece segno di fermarsi scoppiò un grande applauso. Lo convocai subito in ufficio.
< Complimenti, reciti proprio bene, penso di affidarti la parte >
< Grazie signore! >
< Come ti chiami? >
< Levy Adam>
< Bene Adam, io sono Daniel il nipote del capo dello stato e sono stato incaricato
di cercare una persona per un compito importantissimo >
< Credevo di dover recitare la parte di un antico profeta! >
< Reciterai la parte di un profeta ma non in un film. Prima però di dirti esattamente di cosa si tratta mi devi giurare sulla Bibbia che mai farai cenno a qualcuno del contenuto di questo colloquio >
< Va bene, non c’è problema sarò muto come un pesce >
< Bene, allora giura su questa Bibbia > posi sulla scrivania la Bibbia e Adam vi posò sopra la mano dicendo < Giuro! >
<Bene, prima di andare avanti ti faccio presente che se non rispetterai questo giuramento sarai considerato un traditore della patria e verrai severamente punito! >
< Ripeto non c’è problema, so mantenere fede ai patti >
< Bene, scusami se ho insistito sulla segretezza di questo colloquio ma ho i miei validi motivi. Per illustrarti il tuo compito ti devo rivelare cose segretissime riguardanti la sicurezza dello stato. Devi sapere che fra meno di 6 mesi ci sarà una guerra con tutti i paesi circostanti Israele. >
<Oh Dio è terribile!…. ma io cosa c’entro? >
< Combatteremo questa guerra su tutti i fronti, se perderemo sarà la fine per sempre del popolo di Israele. Ma se vinceremo sarà una vittoria anche per tutti i secoli futuri e mai più nessuno potrà farci del male. La battaglia sarà molto dura e per questo ci serve che il popolo d’Israele la combatta al meglio delle sue possibilità. Dovremo fare cose terribili contro i nostri nemici e il popolo deve credere ciecamente che abbiamo Dio dalla nostra parte e quindi credere nella vittoria finale. Dovrà essere unito e compatto come non mai e per questo ci serve un profeta che galvanizzi e trascini la gente verso questo nostro sublime scopo, la vittoria finale di Israele. >
Mentre il mio viso diventava sempre più rosso dalla foga nell’illustrare questo compito, il viso di Adam diveniva sempre più pallido finché sbottò
<Mi perdoni signor Daniel, ma… ma,… sono spaventato da questo compito, sicuramente non sono adatto,… io sono solo un attore agli esordi, come potrei fare da profeta? >
< Ti daremo tutti i mezzi necessari per interpretarlo, tu dovrai solo recitare per le strade e piazze del paese le parti che ti assegneremo >
< Mi sembra tutto così assurdo, fare il profeta per le strade ai giorni nostri! non è più il tempo per fare queste cose. Nessuno si accorgerebbe di me, quei pochi che mi ascolterebbero mi darebbero del pazzo. Ora i personaggi si creano nel cinema e in TV >
< E tu credi che non abbiamo pensato a questo? Una equipe di cineoperatori mimetizzati nella folla riprenderanno ogni tuo discorso, ogni tua mossa e poi dopo il montaggio sarai mostrato in tutti i canali televisivi. Fra pochi giorni tu sarai il personaggio più popolare di Israele >
< Ma come è possibile? Un pazzo che predica per le strade come farà a meritare tutto questo interessamento da parte della Tv? >
< Dovresti sapere che ora c’è un governo di emergenza e tutto quello che verrà fatto sarà deciso da noi. Noi controlliamo tutti i mezzi di informazione e quindi giornali e TV parleranno molto di te e dei tuoi miracoli >
< Miracoli? Quali miracoli? >
< Per dare credibilità e carisma alla tua predicazione stiamo organizzando dei falsi miracoli. Sembreranno dei miracoli veri e comunque nessun mezzo di informazione potrà mettere in dubbio l’autenticità di tutto quello che farai >
< Avete pensato a tutto, però non me la sento di prendere questo incarico, è meglio che scegliate qualcun altro, vi posso suggerire un mio amico che non è venuto a questa selezione e che è molto più bravo di me >
< Perché non vuoi accettare l’incarico? >
< Non me la sento di fare il profeta non sono il tipo adatto! >
< Perché ? spiegati meglio >
< Intanto sono ateo ed è ridicolo che proprio io faccia il profeta >
< Non mi interessa, non abbiamo bisogno di un buon religioso per questo compito ma di un buon attore >
< Appunto, è da quando ero piccolo che desidero fare l’attore e non mi interessa fare qualsiasi altra cosa >
< Ma non hai un po’ di amore di patria? Quello che ti propongo è un compito molto utile alla causa di Israele >
< Sicuramente, ma questo compito lo potrebbe fare benissimo qualcun altro, per esempio il mio amico..>
< Uffa lascia perdere il tuo amico, tu sei la persona adatta, oltre tutto per questo incarico ti daremo un sacco di soldi >
< I soldi mi interessano fino ad un certo punto, tutto quello che desidero è fare l’attore vero e vivere la mia vita a modo mio. Se facessi il profeta sicuramente dovrei fare anche una vita austera senza vizi e divertimenti e chissà per quanto tempo >
< Certo! questo incarico durerà parecchi anni ma comunque solo la tua vita pubblica dovrebbe essere moralmente ineccepibile ma in privato nessuna telecamera ti osserverà e potrai fare tutto quello che vorrai >
Adam però non si lasciava ancora convincere e insisteva a rifiutare
Non mi scoraggiai perchè mi venne l’idea giusta per convincerlo
< Ho capito che la tua massima aspirazione è quella di fare l’attore e a questo non vuoi rinunciare per nessun motivo al mondo, ma sei molto giovane e alla fine del tuo incarico ti daremo la possibilità di realizzare questo tuo sogno. A missione compiuta ti faremo una leggera plastica facciale, cambieremo il colore dei tuoi occhi e dei capelli. Come profeta sparirai e potrai finalmente con un altro look fare l’attore. Ti daremo così tanti soldi che potrai comperarti una casa cinematografica e fare da protagonista tutti i film che vorrai >
Finalmente la testa di Adam smise di muoversi in segno di diniego e il suo viso divenne sorridente, come avevo previsto quest’ultimo argomento fece il miracolo.
< Bene ti sei convinto, ora però devo dirti altre cose. Per svolgere bene il tuo compito non serviranno copioni. Una equipe specializzata ti dirà in ogni momento cosa devi dire e cosa devi fare. Dovrai accettare un impianto sottopelle di un chip che collegato ai nervi acustici via radio ti dirà cosa devi fare. Una telecamera miniaturizzata verrà posta sulla tua collana e trasmetterà alla regia tutto quello che vedrai. Accetti di sottoporti a questo intervento ? >
< Ma alla fine dell’incarico potrò togliermi questo impianto senza subire danni? >
< Certo è ovvio…. allora penso che siamo d’accordo su tutto. Ora verrà un mio aiutante per farti firmare il contratto e oggi stesso subirai l’intervento. Fra due giorni inizierai la tua missione >
Due giorni dopo, all’ora stabilita, io e lo zio Isaac con grande emozione ci mettemmo comodi su un divano a guardare sulla TV l’esordio di Levy Adam il nuovo profeta di Israele. Lo speaker aveva preannunziato
< Signori ascoltatori, uno strano personaggio che dice di essere un nuovo profeta sta predicando con grande efficacia per le vie di Gerusalemme. E’ un pazzo o c’è qualcosa di vero nelle sue affermazioni? Per saperne di più la redazione ha deciso di trasmettere le sue predicazioni e di lasciare il giudizio a voi telespettatori. > Detto questo sullo schermo si vide Adam salire su un masso davanti al muro del pianto di Gerusalemme ed esordire con voce forte e sicura
< Popolo d’Israele… popolo d’Israele, ascoltate la voce del Signore, devo darvi grandi notizie… >
Subito un gruppo di agenti vestiti da pellegrini fecero cerchio attorno a lui e per effetto imitativo ben presto molta altra gente si mise attorno a lui ad ascoltarlo.
Adam proseguì
< Popolo d’Israele, gioite. Gioite con me, il signore Dio nostro ha deciso di rivolgere verso di noi tutta la sua benevolenza. Ormai abbiamo espiato tutti i peccati. Dopo secoli e secoli di persecuzioni è giunta l’ora che le nostre sofferenze cessino. Così mi ha detto Dio, rendiamo lode e ringraziamento.>
Adam svolgeva magnificamente il suo compito, parlava lentamente e con voce solenne, faceva piccole pause alzando le braccia e gli occhi al cielo come per avere ispirazione dall’alto e ripeteva più volte le frasi più significative per dare modo ai nuovi venuti di sentire tutto il messaggio. Più la folla attorno a lui aumentava e più ne attirava per effetto di curiosità. Ben presto tutte le numerose persone che erano presenti nella grande piazza davanti al muro del pianto erano attorno a lui e lo ascoltavano.
Adam con fare invasato proseguì
< Popolo di Israele ascoltate, ho grandi notizie da darvi, il Signore ha scelto la mia umile persona per comunicarvi che sta per giungere l’ora della fine delle nostre sofferenze. Fra poco non scorrerà mai più una sola goccia di sangue del nostro popolo a causa della malvagità dei nostri nemici. Dio ci proteggerà e punirà tutti quelli che vorranno farci del male. Ringraziamo il Signore e osserviamo i suoi comandamenti per essere degni della sua benevolenza. Ora recitate con me i salmi di ringraziamento al Signore >
Adam iniziò a declamare i salmi e moltissima gente si inginocchiò e si unì a lui nella preghiera. Dopo le preghiere Adam riprese a predicare e concluse così il suo primo discorso
< Prima di lasciarvi annuncio il primo grande segno che Dio mi ha dato per dimostrare la sua benevolenza al popolo d’Israele e anche per convincere i cuori duri e increduli che tutto quello che dico proviene da Dio. Il Signore ha deciso che è giunta l’ora che ritorni alla luce l’arca dell’alleanza. Questa è stata nascosta dai nostri avi per sottrarla alla profanazione da parte dei romani quando questi empi 2000 anni fa hanno distrutto il nostro tempio. Dio mi ha indicato il punto preciso dove questa è stata sepolta e che indicherò agli archeologi in modo che possano recuperarla.
Ora vi lascio per andare in altre piazze della nostra sacra città ad annunciare quanto ho appena detto a voi. Sia lodato il nostro vero e unico Dio!>
Dopo questa affermazione Adam scese dal piedistallo e a piedi si recò in una piazza vicina seguito da parecchia gente per ripetere il suo messaggio. Predicò per tutto il giorno in tutte le piazze principali di Gerusalemme sempre con grande seguito.
Tutto stava funzionando come previsto. I giornale e la televisione, controllati dal governo, diedero molto risalto a questa prima manifestazione pubblica di Adam.
I commenti dei media erano tutti più o meno così < Un sedicente profeta sta predicando per le vie di Gerusalemme. Trattasi di un mitomane, un impostore o di un nuovo vero profeta? Una prima risposta potrebbe venire se si potesse controllare la sua affermazione che dice di sapere dove è nascosta l’Arca dell’Alleanza.>
Il ministro dei beni culturali si affrettò a dire che avrebbe incaricato subito una squadra di archeologi per cercare l’arca seguendo le indicazioni di Levy. L’esito degli scavi sarebbero stati seguiti in diretta da una troupe televisiva.
Dopo 2 giorni iniziarono gli scavi partendo da un angolo del muro del pianto. Milioni di israeliani e anche persone di altre nazionalità di tutto il mondo seguirono in diretta alla TV o con i cellulari gli scavi. Scavati 3 metri di roccia fu trovato un antico cunicolo che portava a diverse biforcazioni. Adam indicò la via da seguire finché si giunse a una cripta murata. Fu abbattuto con estrema cautela il muro divisorio e sepolta da una polvere millenaria emerse l’arca dell’alleanza. I servizi segreti israeliani avevano fatto un ottimo lavoro. A tempo di record i migliori falsari in circolazione avevano costruito l’arca secondo la descrizione delle antiche scritture e l’avevano posta dove doveva essere trovata usando un altro cunicolo noto solo a pochi specialisti e poi opportunamente occultato.
L’emozione e l’entusiasmo della gente fu enorme, l’arca dell’alleanza è il simbolo più sacro della religione ebraica, è infatti il simbolo dell’alleanza tra Dio e il popolo ebraico. L’arca è stata cercata invano per secoli e sono fiorite moltissime leggende su di essa. Sembra che i templari l’avessero ritrovata ai tempi dei crociati e che l’avessero sempre tenuta occultata ma di sicuro non se ne è mai saputo nulla.
Esperti del governo ripulirono l’arca e ne proclamarono l’autenticità. Fu quindi sistemata nella più grande sinagoga di Gerusalemme e oggetto di un flusso ininterrotto di pellegrini.
Levy Adam divenne popolarissimo e le sue prediche e preghiere attiravano folle enormi di fedeli e veniva ora invocato e acclamato come profeta. Ma non bisognava riposarsi sugli allori. Dopo una settimana da questo spettacolare ritrovamento, come programmato, giunse il tempo del suo primo miracolo.
Maddalena Netan era una bambina di 6 anni molto graziosa e vivace. Dieci giorni prima aveva fatto una brutta caduta dall’altalena. Al pronto soccorso in Ospedale i medici riscontrarono una lieve contusione alla colonna vertebrale. Dopo le cure non fu dimessa. Essa venne scelta come prima miracolata. I medici mostrando false radiografie dissero ai genitori che la bambina aveva subito un danno permanente alla colonna vertebrale e che sarebbe rimasta paralizzata. Venne trattenuta in ospedale per una terapia antidolorifica e in realtà dei farmaci indolenzivano la schiena e impediva a questa bambina di reggersi in piedi. Dopo qualche giorno una psicologa suggerì ai disperati genitori di portarla dal nuovo profeta. La TV nei suoi programmi parlò del caso di questa povera bambina e riprese in diretta l’incontro dei genitori con il profeta. La scena era commovente. La mamma portava in braccio la piccola singhiozzante e la folla impietosita dalla tragedia di questa bambina si apriva per farla passare. Arrivata davanti ad Adam la madre si inginocchiò e piangendo supplicò il profeta di pregare Dio per la guarigione della piccola. Adam la prese in braccio la cullò dolcemente e rivolto alla folla disse
< Io non ho il potere di guarire gli ammalati, solo Dio può farlo. Proviamo comunque a pregare e supplicare il Signore tutti insieme. Chissà che Dio sentendo la voce implorante di tanti cuori pii non possa fare qualcosa per questa piccola. >
Adam inizio a pregare con la sua magnifica voce struggente. Tutta la folla si inginocchiò e recitò le preghiere che il profeta impostava. Le preghiere durarono più di un’ora. Nel frattempo Adam senza farsi notare iniettò una sostanza rivitalizzante che sciolse il blocco alla schiena della bambina. Terminate le preghiere sciolse il corpetto che la piccola Maddalena indossava per sostenere la schiena, la posò dolcemente per terra e le disse alzando gli occhi e le braccia al cielo
< Corri dai tuoi genitori > La piccola sgambettò agilmente e si precipitò in braccio alla mamma.
Tutta la folla si alzò in piedi gridando al miracolo. Adam intonò un canto di ringraziamento a Dio mandando in delirio la folla.
Dopo questo miracolo la popolarità di Levy Adam andò alle stelle. Lasciò quindi Gerusalemme per girare in lungo e in largo per le strade di tutte le città più importanti di Israele predicando, pregando e facendo altri miracoli. Dappertutto accorrevano folle enormi che lo proclamavano grande profeta di Israele.
Cinque mesi dopo, come tutte le sere io e lo zio Isaac cenavano assieme e mentre mangiavamo facevamo il punto della situazione. Lo zio era molto soddisfatto
< Caro nipote, hai fatto un ottimo lavoro con il profeta. Grazie a lui la gente ha ripreso a frequentare le sinagoghe, la gente ora è uscita dall’apatia e dalla rassegnazione di un declino del nostro stato giudicato pochi mesi fa inarrestabile. Il popolo di Israele ora ha ripreso fiducia in se stesso e nell’avvenire della nostra nazione. Ora è giunto il momento di far fare al nostro profeta un discorso incendiario, il discorso della ricostruzione del tempio. E’ quasi tutto pronto per il grande giorno, aspetto solo che tu mi dica che lo scudo è operativo >
< Te lo stavo per dire, proprio oggi ho eseguito il collaudo finale, lo scudo funziona che è una meraviglia, esteso quanto vogliamo e assolutamente impenetrabile >
< Questa è una magnifica notizia, dobbiamo allora agire subito. I nostri preparativi nonostante che abbiamo cercato di fare tutto in gran segretezza hanno messo in allarme tutti i nostri confinanti. D’altronde era impossibile non far trapelare nulla. Abbiamo importato un sacco di materie prime e materiali strategici tanto che abbiamo dato fondo a tutte le nostre riserve e anzi siamo indebitati fino al collo. Ma soprattutto non poteva passare inosservato il fatto che abbiamo militarizzato tutta la popolazione valida dai 18 anni fino ai sessanta. I nostri nemici hanno capito che stiamo preparando la guerra e anche loro la stanno preparando. Ogni giorno migliaia di fanatici vanno nelle loro caserme ad arruolarsi come volontari e tutti i capi religiosi incitano alla guerra santa. I nostri satelliti ci segnalano che stanno concentrando le truppe verso i nostri confini. La guerra ormai potrebbe scoppiare da un momento all’altro, basta una minima scintilla, ma dobbiamo condurre noi il gioco. La guerra deve scoppiare apparentemente per colpa loro ma dovremo noi fare le prime mosse. Dobbiamo agire subito, domani stesso il nostro profeta pronuncerà il discorso del tempio >
Il giorno dopo, come programmato, Adam Levy a Gerusalemme si recò davanti al muro del pianto, salì sul solito masso e iniziò il suo decisivo sermone. Era molto eccitato al pensiero di ciò che stava per dire. Adam ormai si era talmente immedesimato nel suo ruolo che si sentiva un vero profeta portatore della voce di Dio. Alzò le braccia al cielo e iniziò
< Popolo di Israele, rallegratevi e gioite con me. Ho un grande annuncio da fare. Vi sto comunicando una grande profezia. Ascoltate quindi con attenzione, è Dio che vi parla, per mezzo della mia umile persona. Dio dice che non terminerà questo anno che il tempio di Gerusalemme inizierà ad essere ricostruito. Dio rivuole il suo tempio per essere adorato e glorificato proprio qui, a Gerusalemme, dove deve stare. Proprio qui Dio vuole il suo tempio proprio dove è stato costruito da Salomone e dove è stato ricostruito da Erode il grande. Proprio qui > e così dicendo Adam continuava ad indicare la sommità del muro del pianto < proprio qui lo vuole il Signore Dio nostro, nel punto più alto di Gerusalemme, nel punto più sacro di Israele, nel punto più sacro del mondo intero. La pazienza di Dio è grande ma non infinita, e forse questa è l’unica cosa di Dio che non è infinita. E dunque Dio è stanco di stare senza il suo tempio e vedere che al posto del suo tempio ora ci sono due moschee in onore del falso profeta Maometto. Questo sacrilegio dura ormai da più di millequattrocento anni e ormai Dio non lo può più tollerare. Qui dovrà venire ricostruito il tempio di Gerusalemme, un tempio per il vero e unico Dio, il Dio di Israele e questa volta Dio promette che questo nuovo tempio non verrà mai più distrutto e che rimarrà nei secoli a venire a onore e gloria di Dio e del suo popolo prediletto, il popolo di Israele >
A questo annunciò la folla andò in delirio e non solo la folla presente ma anche tutta la gente in casa, negli uffici e nelle fabbriche che seguiva tutti i discorsi di Adam per televisione.
Anch’io e lo zio avevamo visto in TV questa profezia. Isaac proruppe
< Ormai il dado è tratto, gli arabi come sentiranno questo discorso ci dichiareranno guerra, ma noi siamo pronti, tutta la popolazione di Israele è come una molla compressa tesa e pronta a scattare. Prima però ci sarà un’ultima nostra mossa propagandistica >
< Cosa hai in mente zio? >
< Ho preparato un ultimo miracolo. In questi ultimi tempi molti arabi hanno attentato alla vita di Adam però li abbiamo intercettati facilmente. Ora però ne lascerò passare uno in modo che faccia il suo attentato. Ciò indignerà moltissimo tutti e saranno più determinati a fare quello che dovranno fare quando scoppierà la guerra >
< Ma zio, sei ammattito, vuoi fare morire il nostro profeta? >
< No di certo, l’attentato fallirà e darà altro prestigio a Levy Adam. Lascia fare a me e vedrai >
Squillò un telefono, era il segretario di Isaac
< Signor presidente ho in linea il capo del governo della Siria e vuole parlare urgentemente con lei >
< Va bene me lo passi >
Una voce rabbiosa si fece sentire sulla cornetta
< Signor presidente di Israele, ha sentito il delirante discorso del suo sedicente profeta? >
< Si >
< E allora lei permette che un pazzo faccia discorsi del genere, si rende conto? >
< Questo è un paese libero e ognuno può dire quello che vuole >
< Ah si? A nome di tutti i paesi della lega araba le diamo 24 ore di tempo per arrestare questo falso profeta >
< E se non lo faccio? >
< Allora si consideri in stato di guerra con tutti i paesi arabi >
< Va bene, sentirò i miei consiglieri e fra 24 ore vi daremo una risposta > Detto questo Isaac chiuse la conversazione. Poi rivolto a me
< Era il presidente della Siria che ci intima di arrestare Adam, altrimenti è la guerra. Abbiamo 24 ore di tempo per l’ora x. Ho chiuso subito la conversazione per non ridergli in faccia, ah..ah non sanno cosa li aspetta >
Adam dopo l’annuncio della ricostruzione imminente del tempio con l’implicita conseguente distruzione delle moschee fu richiamato dai servizi segreti israeliani, gli fu fatta indossare una tuta antiproiettile di fibra di titanio nascosta però dai suoi vestiti. Furono sistemate anche delle sacche di vernice rossa del tipo che si usano nei film. Si recò quindi in altre piazze di Gerusalemme a ripetere il discorso fatto davanti al muro del pianto. Tutti gli islamici erano in ebollizione e moltissimi pensarono che quel falso profeta era da eliminare subito. Furono tutti intercettati tranne uno, il più esagitato che armato di coltello credette di aver eluso la sorveglianza. Fingeva di essere un pellegrino bisognoso. Si avvicinò al profeta facendosi strada in mezzo alla folla aiutato dagli agenti in borghese. Avanzava implorando aiuto e singhiozzando. Quando fu solo davanti ad Adam, si chinò e gli prese la mano per baciargliela, poi invece estrasse dalla manica il pugnale e colpì in pieno petto il profeta che stramazzò a terra su un lago di finto sangue. Scattarono subito gli agenti che immobilizzarono l’attentatore mentre in pochi secondi arrivò un elicottero che prelevò Adam per portarlo in ospedale.
Un’ora dopo i medici emisero il bollettino medico. Tutta la popolazione di Israele era con il fiato sospeso per le condizioni del profeta e stava incollata alla TV per avere notizie.
I medici dissero che Adam Levy era in fin di vita, la pugnalata gli aveva squarciato il petto e leso anche un polmone.
Mio zio Isaac parlò alla televisione
< Cittadini di Israele in questa ora gravissima per la nostra patria invito tutti alla calma, non fate nulla contro gli arabi. Per ora sfiliamo pacificamente per le strade per mostrare al mondo intero la nostra indignazione per questo vile attentato e soprattutto per pregare. Dobbiamo pregare tutti insieme, cittadini israeliani scendiamo tutti per le strade, le nostre occupazioni quotidiane possono aspettare, ora è importante sentirsi tutti uniti e pregare insieme Dio che salvi la vita al nostro amato profeta Levy Adam >
Dopo questo annuncio le strade di tutte le città di Israele si riempirono di gente e in processione per ore e ore tutti pregarono Dio e recitarono i salmi.
Nel tardo pomeriggio di quello stesso giorno apparve a sorpresa in televisione Adam Levy. Stava in piedi in una camera di ospedale, indossava i pantaloni di un pigiama e il petto era nudo e vistosamente fasciato, il volto sofferente ma radioso.
< Popolo di Israele, come vedete mi sono già ripreso. Dio nella sua infinita misericordia mi ha voluto guarire e mi ha assicurato che ben presto avrò la gioia di veder ricostruire il tempio di Gerusalemme . Rendiamo lode a Dio. >
Un urlo di gioia si sentì per tutte le vie e tutte le case di Israele. Dio era misericordioso e benevolo nei confronti di Israele. Dio era con Israele. Con Dio dalla propria parte non bisognava avere più paura di nulla.
Quella sera nessuno in Israele andò a dormire, oltre per l’eccitazione per gli avvenimenti della giornata anche perché era arrivato in tutte le case la comunicazione che in quella stessa notte sarebbe scoccata l’ora X. Bisognava vegliare, impugnare le armi, guardare la TV e tenersi pronti a scattare all’arrivo dell’apposito segnale.
Erano le una di notte. Io e zio Isaac eravamo insieme nella stanza dei bottoni. C’erano molti monitor accesi. Alcuni mostravano le principali TV arabe, un monitor, il più grande mostrava la spianata delle moschee, sulla parte bassa dello schermo dei numeri stavano scalando, era il conteggio alla rovescia. C’erano molti poliziotti palestinesi che controllavano che nessuno si avvicinasse alle moschee per fare loro danno. Per motivi di sicurezza solo i più fidati esponenti palestinesi potevano recarsi nelle moschee perché qualche ebreo avrebbe potuto fingersi musulmano e fare un attentato. Uno dei più influenti iman musulmani stava parlando. Noi conoscevamo l’arabo e potevamo capire cosa stava dicendo.
< I perfidi ebrei nella loro infinita presunzione stanno seguendo una politica suicida. Permettono che un esaltato bestemmi il nome di Maometto e che questi osi dire che verrà ricostruito il tempio di Gerusalemme là dove ci sono le nostre più sacre moschee. Non osino toccare le nostre moschee, firmerebbero la loro condanna a morte. Non si rendono conto che un miliardo e mezzo di musulmani sono pronti a difendere le nostre sacre moschee e annientare una volta per sempre gli infedeli nemici dell’Islam. Mancano poche ore allo scadere dell’ultimatum, se il falso profeta non verrà arrestato e giustiziato ci penseranno i nostri eserciti a farlo. Allah è grande! >
Isaac abbassò il volume e fece tacere l’iman. Gli rivolse un sorriso di scherno
< Bello mio è giunta l’ora X, tu e i tuoi state per avere una grandissima sorpresa >
Appoggiò il pollice sopra un grosso pulsante rosso che lesse le impronte digitali e iniziò a lampeggiare. Ora bisognava solo premere, però Isaac esitava
< Che succede zio? L’ora è già passata da alcuni secondi, dai premi quel pulsante! >
< Tutta questa responsabilità mi schiaccia, con questo gesto scatenerò l’inferno, dividi con me questa responsabilità… premiamo insieme il pulsante >
Posai immediatamente il mio pollice su quello dello zio che disse
< Conterò fino a tre e quindi premeremo il pulsante. Uno….due… e tre, via >
I nostri due pollici premettero in sincronia il pulsante che inviò un radiocomando.
Dalla TV che mostrava le mosche si udì una serie di boati, le moschee iniziarono a sussultare finché una scossa più forte le fece crollare miseramente a terra.
<Bene > esultammo e lo zio urlò soddisfatto
< Moschee maledette! siete crollate e non risorgerete mai più. E questo è solo l’inizio, mai più una sola moschea insozzerà il sacro suolo di Israele. I nostri artificieri hanno fatto un ottimo lavoro, hanno scavato alla perfezione dei tunnel sotto le moschee senza farsi notare da nessuno, hanno calibrato bene le cariche esplosive e loro scemi si aspettavano una distruzione dall’esterno >
Dopo qualche minuto andò in onda su tutti i canali di Israele un’edizione speciale del telegiornale. Lo speaker col volto visibilmente emozionato disse
< Ho un annuncio importantissimo da fare…. anzi no cedo la parola al nostro presidente Isaac Ben Daron che vi parlerà personalmente
Apparve il volto di zio Isaac
< Cari concittadini d’Israele, pochi minuti fa un terremoto del terzo grado della scala Richter con epicentro il centro storico di Gerusalemme ha fatto crollare la moschea
Di Aqswa e quella della roccia. Gli avvenimenti stanno precipitando, probabilmente gli arabi diranno che siamo stati noi a far crollare le moschee e quindi ci attaccheranno. Se questo succederà noi siamo pronti a difenderci. Che Dio ci aiuti. Cedo ora la parola al nostro profeta Levy Adam. >
Il volto di Adam era raggiante
< Il mio cuore è pieno di gioia, le sacrileghe moschee sono ridotte a un cumulo di macerie. Per 1400 anni hanno impedito che venisse ricostruito il nostro tempio, il vero e unico sacro tempio di Gerusalemme. Ora è finalmente giunta la fine di questo abominio, Dio stesso con un terremoto ha voluto distruggerle. Ringraziamo Dio per questo e non dobbiamo aver timore della reazione dei musulmani. Dio ci proteggerà con uno scudo invincibile> Adam intonò un canto di ringraziamento e mentre il suo volto si dissolveva lo schermo mostrò il filmato delle moschee che crollavano.
A questa vista un urlo di gioia coprì tutta Israele.
Intanto Isaac aveva inviato il segnale all’esercito e a tutta la popolazione mobilitata perché agissero secondo le istruzioni impartite. Tutta la popolazione civile arruolata prese le armi e salì su tutti i mezzi di trasporto privati e pubblici disponibili. Camion, autobus, pulmann e automobili. Con i motori accesi stettero fermi in attesa di un ultimo segnale.
Quando i satelliti rilevarono che dei missili erano stati lanciati dai paesi arabi contro Israele, Isaac proclamò che la guerra era ufficialmente iniziata e che ora bisognava agire. Tutti gli automezzi si misero in moto e si diressero verso le abitazione degli arabi.
Premetti il pulsante che metteva in funzione lo scudo. La centrale elettrica riversò un fiume di energia sul generatore alieno e subito una cupola invisibile, immateriale ma più dura dell’acciaio si erse a difesa del territorio israeliano. Il campo di forza era di forma sferica e aveva un diametro di 400 chilometri che aveva come asse l’estremo lembo Nord di Israele e arrivava fino al golfo di Aqaba, all’estremo sud. Sfortunatamente per gli arabi lo scudo di forma sferica oltre a proteggere Israele inglobava per forza di cose molti territori degli stati arabi confinanti. Il territorio di Israele ha una forma stretta e allungata e i nuovi confini dovevano avere una forma circolare. Il grande Israele avrebbe compreso a Nord un lembo del Libano e della Siria. A Est una grande fetta della Giordania e a Sud quasi metà della penisola del Sinai appartenente all’Egitto. Ad ovest non c’erano problemi perché lo scudo si estendeva sul mar Mediterraneo.
Dopo un’ora lo scudo dimostrò tutta sua efficacia. Arrivarono i missili che esplosero ad alta quota non appena si scontrarono con il campo di forza. Anche alcuni aerei arabi mandati a bombardare Israele fecero la stessa fine.
Io e lo zio Isaac dal giorno prima ci eravamo trasferiti in una fortezza militare per seguire e dirigere al sicuro la guerra. Stavamo quasi tutto il giorno nella stanza dei bottoni resa sicura da ogni tipo di intercettazioni delle comunicazioni da espertissimi informatici. Ora incollati agli schermi osservavano soddisfatti il buon funzionamento dello scudo. Un satellite israeliano geostazionario monitorava tutto il medio oriente e mostrava con delle piccole luci le esplosioni. Ad ogni scoppio come dei bambini esultavamo urlando Buum con la voce poiché dal monitor non proveniva alcun suono.
< Sta andando tutto come previsto > disse Isaac < …Oh guarda sta parlando quel fanatico iman, sentiamo cosa dice>
Alzammo il volume della stazione TV Al Jazeera e ci mettemmo in ascolto
< I perfidi ebrei hanno oltrepassato ogni limite. Mai nella storia si è vista una simile infamia. Come hanno potuto osare distruggere le sacre moschee di Gerusalemme!
Queste moschee assieme a quelle della Mecca e di Medina sono le più sacre e care ad Allah. Qui a Gerusalemme tutti gli islamici venerano la roccia dove Abramo fece il sacrificio di Isacco, sempre in questo posto sacro Maometto partì in sella a una cavalla bianca per visitare il paradiso. Perché Allah ha tollerato che gli ebrei distruggessero queste due sacre moschee? La risposta è semplice. Ha permesso tutto questo per dare una scossa a tutti i musulmani perché trovino finalmente il coraggio di combattere gli ebrei e di liberare della loro iniqua presenza questa sacra terra islamica. Finora governi corrotti e filo occidentali hanno impedito tutto questo ma ora davanti a questo sacrilegio tutti i popoli arabi compatti hanno dichiarato guerra a Israele e anche altri stati non arabi ma musulmani ci stanno affiancando in questa guerra santa. Israele ha le ore contate, non potrà resistere per molto tempo davanti alla valanga di un miliardo e mezzo di islamici decisi a liberare la sacra terra di Palestina. Israele sparirà dalla carta geografica, saranno distrutte tutte le sinagoghe e anche le chiese cristiane. Dovrà sparire ogni traccia degli infedeli. Ricostruiremo le sacre moschee di AL Acqswa e la Palestina sarà come L’Arabia Saudita. Una terra santa e sacra dove sarà proibita ogni traccia di altri culti…>
A questo punto ne ebbi abbastanza e spensi l’audio poi rivolto allo zio dissi
< Poveri illusi, non hanno ancora capito che siamo invincibili e che a sparire sanno tutte le loro maledette moschee. > A questo punto Isaac dovette rispondere al telefono. In linea c’era il presidente degli Stati Uniti. Questi appena fu messo in contatto, senza tanti preamboli, con voce irata disse
< Ma che casino state combinando ? Ho appena visto crollare le moschee di Gerusalemme>
< Eh… purtroppo un terremoto… >
< Ma che terremoto!!! state facendo una politica suicida. Trattate subito con gli arabi promettendo loro di ricostruire le moschee >
< Non ci penso nemmeno, se Dio le ha distrutte significa che bisogna ricostruire il sacro tempio di Gerusalemme >
< Vedo che non ragionate, Vi abbiamo sempre aiutato ma sappiate che in questa guerra non vi daremo il minimo aiuto. >
Lo zio replicò prontamente
< Non importa, sappiamo difenderci da soli. Mi scusi, signor presidente, ma ora debbo interrompere la comunicazione perché ho da fare ! >
Messa giù la cornetta il telefono riprese a squillare. Il centralinista informava che c’era ora il presidente della Cina, quello dell’Unione Europea e il segretario generale dell’Onu che volevano parlargli. Isaac disse
<Al diavolo tutti, mi passi solo le telefonate dei miei capi militari, io sono impegnato a vedere come procedono le operazioni militari>
In collegamento continuo con i nostri generali continuammo a seguire lo svolgersi di questa importantissima prima fase della guerra.
I civili arruolati avevano iniziato l’operazione “ Evacuazione “. Con le armi in pugno casa per casa facevano uscire tutti gli abitanti arabi, uomini, donne e bambini, nessuno escluso e li costringevano a salire sui mezzi di trasporto. Chi si ribellava veniva narcotizzato per mezzo di apposite pistole fatte costruire appositamente per questa operazione. Dove c’era una ribellione armata si combatteva con le armi tradizionali e i resistenti venivano uccisi. Una volta saliti sui mezzi i civili arabi venivano trasportati in prossimità del limite interno del nuovo confine circolare di Israele e scaricati a terra. Alcuni israeliani rimanevano lì per sorvegliarli e gli altri facevano un altro giro per portare altri arabi.
L’esercito vero e proprio era impegnato su un altro fronte. Sotto la cupola c’erano le avanguardie degli eserciti dei paesi confinanti. In Giordania c’era quasi tutto l’esercito giordano e l’esercito israeliano fu impegnato in aspri combattimenti.
Dopo 2 giorni i combattimenti cessarono, gli arabi furono sopraffatti e quelli rimasti vivi si arresero. Anche l’evacuazione era terminata, ben 5 milioni di persone erano state traslocate a viva forza dalle loro case ai bordi estremi del campo di forza. A questo punto disattivai lo scudo e lo riaccesi subito dopo con un raggio d’azione inferiore di 1 chilometro in modo che tutti gli sfollati si ritrovarono ora all’esterno del campo di forza. All’interno del nuovo stato di Israele ora non c’era più neanche un mussulmano.
Si era svolta con successo per gli israeliani la più gigantesca operazione di epurazione della storia. Le perdite israeliane furono molto lievi. L’effetto sorpresa e il buon addestramento era stato determinante. La guerra solo dopo due giorni era finita e Israele trionfava.
Nel resto del mondo scoppiò il finimondo. Le immagini del crollo delle moschee venivano continuamente fatte vedere da tutte le TV del mondo come ai tempi del crollo delle torri gemelle nel 2001 a New York. Tutti gli iman dai loro minareti facevano discorsi infuocati esortando alla guerra santa. Non si erano ancora ripresi dallo sbigottimento per le moschee crollate quando giunsero poi le notizie della deportazione degli abitanti arabi nelle zone periferiche di Israele. Una ondata di indignazione avvolse tutto il pianeta, Israele stava superando ogni limite. Tutti i musulmani del mondo scesero nelle piazze gridando ”morte a Israele” Milioni di musulmani riempirono aerei e ogni altro mezzo di trasporto per recarsi negli stati confinanti di Israele per arruolarsi e combattere Israele. Le borse di tutto il mondo ebbero un crollo record, soprattutto i titoli energetici e quelli delle industrie dell’auto.
Una pioggia di missili si riversò su Israele e anche molti aerei cercarono di fare la loro parte senza riuscire a fare il minimo danno, annientati dallo scudo. I capi militari arabi si resero conto che non era tanto facile combattere contro Israele. Gli israeliani dovevano avere inventato un perfetto sistema di intercettazione di qualsiasi cosa che volava e si dirigeva verso di loro. Avanzarono quindi con le forze terrestri, mezzi blindati e anche semplici soldati e volontari a piedi che smaniavano di distruggere gli ebrei e ai quali non importava nulla di rischiare la vita. Arrivati ai limiti dello scudo si resero conto che un muro invisibile e invalicabile impediva loro di procedere oltre. Capirono così che Israele era come una fortezza inespugnabile protetta da un campo di forza di natura ignota. La rabbia degli islamici fu immensa, se la presero allora con tutti gli ebrei residenti nei territori musulmani, ma ne trovarono molto pochi e questi fecero una brutta fine. Tutti gli altri alla chetichella avevano abbandonato i loro paesi poiché erano stati avvertiti dagli israeliani sei mesi prima. dello sconvolgimento che sarebbe successo. Questi erano emigrati in Israele con la promessa di una casa, terreno e lavoro. Non trovando un capo espiatorio gli arabi se la presero con gli USA. Dissero che lo scudo che proteggeva Israele non poteva che essere frutto di una tecnologia avanzatissima che solo gli americani potevano mettere a punto. Intimarono quindi agli americani di fornire loro i mezzi per abbattere lo scudo altrimenti avrebbero bloccato tutte le esportazioni di petrolio verso l’occidente intero. Inutilmente gli americani dichiararono che non erano stati loro ad aiutare Israele, gli arabi non desistettero dal loro ultimatum. Non credevano all’innocenza degli Stati Uniti e in ogni modo se non erano stati loro dovevano trovare il sistema di scardinare lo scudo israeliano, loro erano il paese tecnologicamente più avanzato del mondo e solo loro potevano risolvere questo problema.
Ci fu un nuovo crollo nelle borse di tutto il mondo e si profilò una crisi economica ben peggiore di quelle del 1929 e del 2008.
Gli israeliani guardavano tutto questo sconquasso con indifferenza, loro proseguirono sulla loro strada. Una volta completato lo sgombero degli arabi gli israeliani si dedicarono a ripulire tutto il loro territorio e quello conquistato da ogni traccia di presenza islamica. Dinamite e buldozer lavorano a pieno ritmo 24 ore al giorno a distruggere tutti gli edifici arabi. Per prime furono demolite le moschee, poi tutte le abitazioni e gli edifici pubblici arabi. E tutto veniva mostrato con grande soddisfazione dalle TV israeliane. Il nuovo territorio sarebbe stato per sempre solo ebraico e questo dovevano metterselo bene in testa gli arabi. L’indignazione del mondo salì alle stelle. Le Tv di tutto il mondo non facevano che mostrare la tragedia degli arabi scacciati dagli israeliani. Milioni di profughi giacevano ammassati nel nudo terreno tutto attorno ai territori conquistati da Israele. Non avevano nulla, nè acqua nè cibo. Si mobilitarono la croce rossa internazionale e anche tutte le altre associazioni benefiche degli arabi e del resto del mondo. Prima che i soccorsi fossero completamente operativi molti anziani e ammalati morirono di fame e di stenti. Poi furono allestite immense tendopoli e la situazione migliorò. Altra benzina sul fuoco era vedere alla TV distruggere tutti gli edifici arabi non solo nel territorio israeliano ma anche nei territori conquistati soprattutto in Giordania che pagava il prezzo più alto. Seguirono attentati agli ebrei che vivevano nei paesi occidentali, ma anche qui gli ebrei avevano provveduto a trasferirsi. Molti erano emigrati in Israele o avevano cambiato identità e si erano trasferiti in zone tranquille. Negli Usa, dove vivevano molti ebrei, i più ricchi si erano trasferiti nei paradisi fiscali assieme ai loro soldi, gli altri si erano mimetizzati in attesa di tempi migliori.
Non solo i musulmani ma anche il resto del mondo avrebbe voluto punire gli ebrei per il loro malvagio comportamento. Avevano generato uno sconquasso e una crisi economica mai visti prima nella storia. Si mobilitarono tutti gli scienziati del mondo per capire la natura del campo di forza che proteggeva Israele, ma tutti brancolarono nel buio. Gli arabi mantennero il loro blocco alle esportazioni di petrolio e i paesi occidentali per i primi mesi dovettero attingere alle loro scorte sperando che prima o poi succedesse qualcosa che sbloccasse la situazione.
Ma non successe nulla che convincesse gli arabi a riprendere le loro esportazioni di petrolio, l’unico petrolio disponibile era quello che proveniva dai paesi non musulmani che era largamente insufficiente alla richiesta mondiale. Il prezzo del petrolio nel giro di due mesi aumentò di 10 volte aggravando la crisi economica. In tutte le nazioni sviluppate chiusero moltissime aziende e per le strade ogni giorno sfilavano milioni di disoccupati che manifestavano ed esortavano i loro governi a fare qualcosa per far cessare la crisi. Quando gli occidentali e gli asiatici si resero conto che le loro scorte stavano finendo e che non c’era speranza che gli arabi desistessero dal loro blocco decisero l’opzione militare. Gli Stati Uniti e i loro alleati europei della Nato, la Cina e l’India attaccarono i paesi arabi produttori di petrolio occupando tutte le principali zone petrolifere del Medio Oriente. La guerra però non risolse il problema, gli arabi prima di ritirarsi incendiarono o distrussero gran parte dei pozzi petroliferi e la guerriglia sabotò gli oleodotti per impedire che transitasse il petrolio dai pochi pozzi rimasti in funzione.
Io e lo zio Isaac ogni mattina prima di occuparci degli affari interni di Israele guardavamo i principali telegiornali internazionali satellitari per vedere cosa succedeva fuori da Israele.
Man mano che passava il tempo la crisi mondiale peggiorava sempre più. Tutti i giorni i cortei di disoccupati, che manifestavano per le vie di tutte le città del mondo, aumentavano sempre più e ben presto scoppiarono le prime sommosse con morti e feriti. Vedevo tutto questo in TV sempre con maggior sgomento. Quando vidi lo zio esclamai
< Oh zio, nel resto del mondo sta succedendo il finimondo, chissà se abbiamo fatto bene ad imbarcarci in questa avventura, guarda che casino sta succedendo! >
< Certo che abbiamo fatto bene, sono millenni che noi ebrei siamo perseguitati solo perché abbiamo avuto fede nell’unico e vero Dio. Era ora che noi reagissimo. Quando gli arabi erano potenti sotto la spinta della predicazione di Maometto non si sono fatti il minimo scrupolo di conquistare mezzo mondo massacrando o sottomettendo tutti gli abitanti che si opponevano. Se non avessimo reagito saremmo scomparsi come nazione e come popolo. Sarebbe stato giusto? Ora tutto il mondo ci condanna perché ci siamo presi un po’ di territorio arabo. Ma noi ce ne freghiamo, nessuno ci potrà far nulla grazie allo scudo che abbiamo. Comunque quello che stiamo osservando sarebbe successo tra pochi anni. Arabi o no il petrolio sta per finire e il mondo non si è mai dedicato con tutte le sue energie a sviluppare a sufficenza le fonti alternative. E’ sempre prevalso l’interesse immediato. Nessuno vuole rinunciare a nulla. Con assurda incoscienza il mondo ha perseguito un consumismo sfrenato dissipando tutte le fonti energetiche, inquinando e rovinando gran parte dell’ambiente terrestre. Questa gravissima crisi sarà molto dolorosa perché farà morire milioni di persone ma avrà anche effetti positivi. Tutti i popoli del mondo dovranno fare un passo indietro, cosa che nessun governo avrebbe potuto imporre. Si dovrà vivere in modo molto più austero, rispettare di più l’ambiente e adeguare lo sviluppo economico alle risorse energetiche disponibili. Anche noi dovremo far così, anzi lo stiamo già facendo. Abbiamo scorte di petrolio solo per 5 anni, nel frattempo dovremo sviluppare le fonti alternative altrimenti saranno guai anche per noi. >
< Hai ragione zio Isaac, come sempre tu guardi lontano. Anzi stavo pensando che ormai non hai più bisogno di me, io potrei tornare a lavorare nelle ricerche proprio nel settore dello sviluppo delle fonti energetiche alternative >
< No, questi studi li stanno già facendo i tuoi colleghi, ho bisogno del tuo aiuto per la fase 2 >
<Fase 2? Di cosa stai parlando zio? >
< Fase 2 di questa guerra. >
< Ma non è finita! Ora siamo al sicuro che cosa altro c’è da fare? >
< Come dicevi tu io guardo avanti. Non possiamo vivere per sempre isolati dal resto del mondo. Lo scopo finale di questa guerra deve essere quello di avere un nostro stato con un certo territorio non troppo ristretto, uno stato normale come tutti gli altri stati del mondo . Uno stato non contestato. Uno stato riconosciuto da tutti che vive e commercia liberamente col resto del mondo, non ti pare? >
< Oh zio, mi sa che pretendi troppo. Dopo quello che abbiamo fatto agli arabi non ci accetteranno mai e saranno sempre nostri nemici >
< Credo di no, la radice di tutto questo odio verso di noi è la loro funesta religione. Dobbiamo distruggere l’Islam >
< Distruggere l’Islam? Cosa intendi zio? Non credo che tu voglia uccidere un miliardo e mezzo di musulmani >
< No di certo. Dobbiamo distruggere l’Islam come religione. Non dovrebbe essere un’impresa impossibile. Se si usa la ragione e un po’ di buon senso si vede che la religione islamica e Maometto sono molto discutibili. Finora nessuno ha osato criticare la fede islamica perché i pochi che lo fanno vengono barbaramente assassinati, ma noi siamo invulnerabili e lo possiamo fare. >
< Non mi sembra facile sradicare in due e due quattro una religione così diffusa e radicata. Hai già in mente qualcosa? >
< Certo! ci sto pensando da mesi. Agiremo su due fronti. Sul piano pratico distruggeremo tutti i luoghi più santi dell’Islam, come abbiamo fatto con le due moschee di Gerusalemme. Bombarderemo le moschee della Mecca e di Medina. Te l’immagine l’effetto? Sono sicuro che questo creerà una forte crisi nelle coscienze arabe. I musulmani sono molto fatalisti, secondo loro ogni cosa avviene per volontà di Allah. Come faranno a credere ancora in un Dio che permette la distruzione di tutti i suoi luoghi santi? Un pilastro della loro fede è il pellegrinaggio alla Mecca, quando la moschea più sacra dell’Islam compresa la famosa pietra nera saranno ridotte a un cumulo di macerie cosa adoreranno gli islamici? >
< Oh zio sei tremendo, ma come faremo a bombardare questi luoghi senza essere intercettati dai loro missili e dai loro aerei? >
< Non hai fantasia caro nipote! Useremo lo scudo alieno. Caricheremo su un aereo da bombardamento il generatore di forza che creerà uno scudo grande quanto l’aereo che così sarà invulnerabile. Durante questa missione Israele sarà sguarnita, ma ci difenderemo con i mezzi convenzionali. Comunque la missione sarà fatta di notte e durerà poche ore, dopodiché sarà ripristinato lo scudo protettivo su Israele. Non credo che ci siano problemi. >
< Hai ragione zio e poi cosa pensi di fare? >
< Lavoreremo anche sul piano teorico. Faremo un film sulla vita di Maometto. Non è stato mai fatto perché fare immagini del profeta è considerata da loro cosa sacrilega. Figurarsi un film! Nel film racconteremo tutti fatti veri però mettendo in luce tutti gli aspetti negativi della sua vita e della sua predicazione. I fondatori di religioni come Gesù Cristo o Budda sono stati dei non violenti e sono vissuti in povertà e hanno predicato la pace e la solidarietà tra gli uomini. Maometto invece è stato un violento e ha diffuso la sua religione con la violenza>
<Lo so, ma è molto difficile far ragionare i fanatici credenti! >
<Cercheremo anche di demolire il corano. Questo libro è considerato dagli islamici un libro perfetto perché dettato direttamente da Allah. E’ un libro che per loro va preso alla lettera e non va interpretato e adattato ai tempi moderni perché è considerato la voce diretta e immutabile di Dio. Però il corano è pieno di errori e di contraddizioni. All’inizio della sua predicazione Maometto considerava i cristiani e gli ebrei dei fratelli perché questi credevano in un unico Dio e la sue invettive erano riservate ai politeisti. Maometto pensava di essere l’ultimo profeta della tradizione giudaico-cristiana e di avere il compito di perfezionare con l’Islam gli insegnamenti di questa tradizione. Nel corano ci sono quindi molti versetti che parlano bene degli ebrei e dei cristiani e invita i propri seguaci a una reciproca e benevola convivenza. Poi però quando sconfisse i politeisti e divenne il padrone assoluto di tutta l’Arabia se la prese con gli ebrei e i cristiani chiamandoli infedeli. Contro di questi era lecito qualsiasi azione aggressiva pur di diffondere l’Islam su tutto il mondo. I versetti del corano di questo periodo sono pieni di esortazioni alla guerra santa contro gli infedeli. Come mettere d’accordo tutti i versetti del corano? Ha ragione quando afferma che gli ebrei e i cristiani sono loro fratelli con cui convivere pacificamente o ha ragione quando invece afferma che siamo nemici infedeli da combattere e sottomettere? Ora gli islamici moderati seguono la prima interpretazione mentre i fondamentalisti fanno riferimento ai versetti aggressivi del corano e pensano di andare in paradiso facendo i kamikaze e provocando stragi orrende>
< Lo so zio che l’Islam è tutta una contraddizione e non può convivere con la mentalità moderna. Basti pensare alla condizione della donna codificata dal corano, però la gente non si comporta in modo razionale e sarà molto difficile sradicare una religione che ormai è professata da quasi millecinquecento anni. >
< E’ per questo che bisogna agire con casi eclatanti e concreti come quello di distruggere le moschee sante dell’Islam. Poi faremo molta propaganda. >
< Molta propaganda? Ma come farai? Nessuno seguirà trasmissioni o leggerà libri che contestano la religione islamica >
< Inizieremo con il film sulla vita di Maometto e …>
<Ma zio, come farai a produrre un film del genere? Nessun attore vorrà interpretare la parte di Maometto. Prima o poi verrebbe fatto a pezzi. >
< Ho pensato anche a questo, useremo la computer grafica e quindi tutti gli attori saranno virtuali >
< Buona idea, ma poi come farai a diffonderlo? Nessuna sala cinematografica del mondo, escluso Israele, accetterà di proiettarlo. >
< Pensavo di diffondere il film per televisione >
< Continuo a non capire, nessuna emittente televisiva vorrà mettere in onda questo film >
< Lo so, ma ho risolto anche questo problema. Manderemo in onda questo film in tutti i canali del mondo contro la volontà delle stazioni TV >
< Ma zio spiegati meglio, >
< Al giorno d’oggi tutti i canali TV vengono diffusi da una unica rete satellitare mondiale. Basterà intrufolarsi nei comandi per trasmettere quello che vogliamo noi. Basterà carpire il controllo della rete satellitare per 2 ore, il tempo di trasmettere il film >
< Ma come farai a forzare i comandi della rete satellitare?>
< Questo me lo devi dire tu, sei tu lo scienziato. Io sono solo un politico >
< Ma io non saprei come fare, è impossibile aggirare i comandi. Bisognerebbe conoscere migliaia di codici >
< Niente è impossibile al Signore >
< Si! ma io non sono il Signore! >
< Ma abbiamo l’aiuto del Signore. Adesso, caro nipote, basta obiezioni. Hai troppo poca fede. Serviranno circa tre mesi per realizzare il film sulla vita di Maometto. In questo lasso di tempo, hai tutto il tempo per risolvere questo problema tecnico >
< Ma io non sono un informatico, questa cosa forse la potrebbero fare degli hacker, ma non degli hacker qualunque, ma i migliori del mondo. Forse solo 2 o 3 persone. E chissà quanti soldi vorrebbero.>
< Oh bene, caro Daniel, vedo che hai già impostato la soluzione del problema. Per i soldi non preoccuparti, a questi provvederò io >
< Credevo che avessimo esaurito le scorte di valuta estera e non credo che l’hacker accetterebbe soldi israeliani. Fuori dai nostri confini sono carta straccia. >
< E’ vero, le casse dello stato sono vuote ma all’estero nei paradisi fiscali ci sono molti nostri confratelli pieni di soldi che saranno felici di spenderli per sostenere la causa di Israele. E non è finita. Dal momento che avrai assoldati i migliori haker del mondo tramite questi trasmetteremo il film anche via Internet. Immetteremo un virus che costringerà chi vuole usare il computer a vedere prima il film. >
A questo punto non feci più obiezioni e mi misi subito al lavoro.
Tre mesi dopo il film era pronto come pure vennero eseguite da teologi ebrei analisi dettagliate del corano che mettevano in luce tutte le sue incongruenze. Anche gli hacker erano pronti. Bisognava agire tempestivamente. I musulmani erano sempre più scatenati e facevano attentati in tutti i paesi del mondo contro gli occidentali colpevoli secondo loro di aver favorito Israele. Per reazione nel mondo si fecero strada governi dittatoriali per fronteggiare la crisi economica, combattere il terrorismo islamico e per gestire la scarsità di petrolio.
In questi tre mesi il nuovo profeta israeliano si rimise al lavoro e preparò il terreno a questo nuovo attacco alla religione islamica facendo discorsi infuocati contro i musulmani e profetizzando che Dio, stanco del falso profeta Maometto, avrebbe distrutto tutti i simboli di questa falsa religione.
Gli islamici schiumavano di rabbia nel sentire questi discorsi temendo un’altra distruzione del tipo di quella avvenuta per le moschee di Gerusalemme.
ATTACCO ALL’ISLAM
Quando tutto fu pronto io e lo zio Isaac ci riunimmo, come al solito, nella stanza fortificata per dirigere l’attacco alla religione musulmana. Erano le una di notte e l’atmosfera era quella dell’altro attacco sferrato 6 mesi prima. Eravamo estremamente tesi e ci fissavamo negli occhi senza dir nulla consci della gravità del momento. L’attacco sarebbe stato estremamente duro e avrebbe dato un altro forte scossone al mondo arabo e al pianeta intero. Suonò un telefono che ruppe quel pesante silenzio. Era un generale che informava il presidente che era arrivata l’ora di procedere. Lo zio diede l’ultima approvazione all’attacco e quindi ci sedemmo ad osservare i monitor per controllare lo svolgersi dell’azione israeliana.
Si alzò in volo un grosso aereo stracarico di un potente esplosivo diretto verso l’Arabia.
A bordo dell’aereo era stato installato uno speciale sistema olografico che creava una immagine che avvolgeva il velivolo e lo faceva apparire come un gigantesco angelo: l’angelo della morte di biblica memoria. A bordo c’era anche il generatore di campo che rendeva invulnerabile l’aereo. Israele era senza difesa dello scudo ma radar e satelliti controllavano i confini e l’aviazione era pronta ad intervenire in caso di necessità.
In pochi minuti l’aereo uscì dai nuovi confini di Israele e iniziò a sorvolare quel che restava del territorio della Giordania. Gli arabi intanto con i loro sistemi di sorveglianza individuarono subito l’aereo e con sgomento videro che si dirigeva verso La Mecca. Dopo pochi minuti si alzarono in volo dei veloci caccia per abbattere questo pericoloso aereo israeliano. Una volta che i radar segnalarono che questo intruso era a portata di tiro, partì un nugolo di missili a guida laser che avrebbe dovuto colpire inesorabilmente l’aereo israeliano. I missili esplosero quando si scontrarono con lo scudo e gli arabi videro con sgomento emergere dalla nube di fuoco quello che i radar indicavano come un aereo bombardiere e che invece i loro occhi ingannati dall’immagine olografica vedevano come l’angelo della morte. Man mano che l’aereo procedeva verso la Mecca veniva continuamente attaccato da altri aerei e da altri missili lanciati da terra ma tutti esplodevano a vuoto nel cielo. Il bombardiere israeliano era anche dotato di una telecamera che trasmetteva le riprese in Israele in modo che noi potevamo osservavano dal vivo sullo schermo lo svolgersi della missione.
Nei pressi della Mecca l’aereo israeliano rallentò la velocità e abbassò moltissimo la quota di volo quasi a rasentare i tetti degli edifici più alti. Giunto sopra la Mecca, sopra la Moschea più santa dell’Islam, fu spento per qualche secondo lo scudo per permettere di uscirne il suo carico di distruzione. Tonnellate di esplosivo investirono con estrema precisione la moschea e la pietra nera che furono ridotte in un attimo a un cumulo di macerie. Soddisfatti i piloti virarono e si diressero verso La Medina che aveva la seconda moschea più sacra dell’Islam. Anche questa fu ridotta in briciole senza che gli arabi attoniti potessero far nulla per impedirlo. Terminata la sua missione l’aereo israeliano virò, alzò la sua quota di volo e si diresse indisturbato verso Israele. Nel frattempo gli arabi vicini ai confini di Israele si accorsero che non esisteva più lo scudo. Si alzarono in volo alcuni aerei per fare incursioni sul territorio israeliano. Gli israeliani però vigilavano e ben presto si alzarono in volo i caccia intercettori. Sui cieli d’Israele si svolse una furibonda battaglia aerea. Dopo un’ora di combattimento gli aerei israeliani pur subendo delle perdite riuscirono ad abbattere molti aerei nemici e a scacciare i pochi aerei rimasti. Intanto si avvicinarono al confine delle truppe terrestri arabe e altri aerei presero il volo per dare man forte agli aerei musulmani superstiti. Fu tutto inutile. L’aereo israeliano nel frattempo era rientrato alla base e il generatore di campo fu di nuovo messo al suo posto. Si riformò lo scudo protettivo che bloccò le forze arabe.
Noi non stavamo più nella pelle dalla gioia. Era andato tutto come programmato senza imprevisti. Continuavamo a guardare per un bel po’ con enorme soddisfazione i filmati della distruzione della Mecca e della Medina e degli inutili tentativi delle forze arabe di contrastare la missione dell’aereo dell’angelo della morte.
Poi Isaac fermò la registrazione
< Caro Daniel, la missione ha avuto completo successo, adesso è giunta l’ora di iniziare la campagna propagandista antislamica >
Prese il telefono e impartì rapidamente degli ordini al responsabile della propaganda. Poi rivolto a ma disse
< Adesso la Tv israeliana mostrerà al mondo intero le immagini del crollo delle moschee della Mecca e di Medina. Questa notte non dormiremo, dobbiamo vedere le reazioni dei musulmani >
Anche se era piena notte, la notizia dell’incursione israeliana si diffuse rapidamente in tutto il mondo islamico. I sonnambuli che videro per primi alla TV durante la notte le terrificanti immagini della distruzione delle moschee svegliarono i propri parenti e vicini di casa per dare la notizia. In un baleno le strade di tutti i paesi musulmani si riempirono di gente urlante la loro rabbia per il sacrilegio compiuto dagli israeliani. Tutti urlavano a morte Israele e ai loro alleati americani e le ambasciate USA furono prese d’assalto. Ma ciò non bastava. La gente per sfogare la sua rabbia e la sua frustrazione mise a ferro e fuoco tutte le proprietà degli occidentali. Bruciarono case, locali e auto e gli occidentali dovettero nascondersi per non essere linciati.
Intanto gli haker ingaggiati dagli israeliani entrarono in azione. Con un geniale programma da loro ideato si impadronirono dell’intero sistema mondiale satellitare di diffusione radio-tv. Tutte le tv e radio del pianeta furono messe a tacere e al loro posto si diffuse un unico programma, il programma propagandistico preparato dagli israeliani in tutte le lingue del mondo in modo che fosse ben chiaro a tutti il messaggio ebraico.
Il programma iniziava con un discorso del profeta israeliano Levy Adam.
< Fedeli di tutto il mondo che professate la religione islamica abbandonate questa falsa religione. Dio ormai è stanco che venga onorato il falso profeta Maometto, Dio è stanco di questa falsa religione che come la gramigna si diffonde sempre più. E’ evidente che la vostra è una falsa religione. Se Maometto fosse un vero profeta Allah non avrebbe mai permesso che venissero distrutte le più sacre moschee dell’Islam. E ora non osate tentare di ricostruirle, l’angelo della morte le distruggerebbe di nuovo. > Dopo questa premessa l’immagine del profeta si rimpicciolì e diventò un’icona, ma continuò a parlare su questo tono mentre sello schermo apparvero le immagini delle moschee distrutte. Dopo alcune ore la nuvola di polvere si era dissipata e ora si potevano vedere chiaramente i cumuli di macerie che fino a poche ore prima erano state le moschee più sacre e venerate del mondo islamico. La famosa pietra nera era ridotta in mille pezzi e non sarebbe più stata venerata dai fedeli.
Adam continuò a denigrare l’Islam mettendo bene in risalto tutti i difetti di questa religione e ripetendosi continuamente in modo che chi si metteva in ascolto potesse sentire tutto. Ad un certo punto annunziò
< Ora verrà trasmesso un film sulla vita di Maometto, quello che vedrete non è opera di fantasia ma è tutto vero, documentato da moltissimi e autorevolissimi libri storici.>
Iniziò il film
Maometto aveva le sembianze che richiamava alla memoria il famoso terrorista islamico dei primi anni duemila Bin Laden. Occhi grandi e spiritati, viso magro con zigomi sporgenti, baffi e barba molto lunga e espressione sempre cattiva. Fu dato molto risalto alle sue azioni di assalto alle carovane fatte all’inizio della sua predicazione. Per giustificare queste rapine, che servivano a finanziarsi, Maometto diceva che gli idolatri non meritavano nulla e contro questi tutto era lecito e chi moriva per promuovere l’Islam sarebbe andato direttamente in paradiso e avrebbe goduto di 77 vergini a testa. Nel Corano non si specifica mai il premio riservato alle donne in paradiso e neanche se esse ci possono andare. Con gli ebrei e i cristiani invece teneva un atteggiamento benevolo, li chiamava fratelli del libro, poiché credevano anche loro in un unico Dio e nella vera religione che lui però doveva perfezionare. Una volta preso il potere con la conquista della Mecca Maometto ben presto estese il suo potere all’intera Arabia diventando un re assoluto e il capo supremo dell’Islam. Cambiò atteggiamento nei confronti dei cristiani e degli ebrei che massacrò o ridusse in schiavitù tanto che pochi anni dopo poté vantarsi che nel sacro suolo dell’Arabia non c’era più nemmeno un infedele. Si fece costruire alla Mecca una bella reggia con un harem di una ventina di mogli. Il film insistette sull’ultimo matrimonio quando Maometto aveva ormai 60 anni. Aveva sposato una bambina di appena sei anni e “consumò” il matrimonio quando questa povera piccola ne ebbe 9. Nel film si vedeva che la bambina piangeva mentre Maometto la trascinava con un ghigno nella sua camera da letto e riempiva di orrore gli spettatori anche se il film non faceva vedere nulla di scabroso ma solo faceva intuire dai lamenti della bambina quello che stava succedendo. Maometto nonostante tutte le sue mogli ebbe parecchie figlie ma solo due figli maschi che però morirono in tenera età. Come mai Maometto, se era un vero profeta, non ebbe la benedizione di Dio sulla sua prole? Dopo la morte di Maometto ci fu subito una lotta per la successione che diede origine a uno scisma. Gli sciiti riconobbero come successore di Maometto il suo genero, i sunniti invece riconobbero a questa carica un suo nipote. Su questo inizio contraddittorio dell’Islam finiva il film.
Poiché i tecnici non erano ancora riusciti a ripristinare il controllo della rete mondiale lo zio fece ripetere il programma antimusulmano appena trasmesso in modo che fosse visto dal maggior numero di persone possibile. Gli haker avevano fatto un ottimo lavoro, si erano impadroniti anche del web, qualsiasi persona tentasse di navigare nella rete vedeva solamente la propaganda israeliana e il film sulla vita di Maometto. Anche i videotelefoni subirono l’invasione mediatica israeliana, chiunque tentasse di telefonare vedeva sul piccolo schermo il film di Maometto. I tecnici addetti alla rete mondiale si fecero aiutare dai migliori informatici del mondo per bloccare i programmi israeliani e far ritornare alla normalità il mondo delle telecomunicazioni. Ma il compito non era facile, era difficilissimo lavorare, tutto era bloccato dai virus degli haker e solo gli israeliani spadroneggiavano sull’intera rete mondiale. Dopo 25-26 ore di duro lavoro i tecnici riuscirono a neutralizzare il controllo degli israeliani e a ristabilire la normalità sulle telecomunicazioni. Intanto però lo scopo degli ebrei era stato raggiunto. Praticamente tutti gli abitanti del pianeta avevano sentito la propaganda antislamica e avevano visto il film sulla vita di Maometto.
Nei paesi occidentali ci furono moltissimi atti di vandalismo da parte dei musulmani. Gli islamici bruciarono soprattutto le auto per le strade e immensi roghi si levarono per le città di tutti i paesi occidentali dove c’erano delle forti minoranze islamiche. Dovette intervenire l’esercito per contrastare questi atti di vandalismo e per prevenire gli attentati furono varate leggi molto dure e i governi divennero molto più autoritari di prima.
L’odio contro gli israeliani che erano stati la causa di tutto questo pandemonio salì alle stelle. Tutti i governi del mondo decisero di punire Israele e stanziarono somme enormi per studiare lo scudo e trovare il sistema di abbatterlo. Tutto attorno ai confini di Israele in prossimità dello scudo furono creati dei laboratori con centinaia di scienziati che con sofisticatissimi strumenti studiavano questo strano e sconosciuto campo di forza.
Dopo alcuni mesi di furore e rabbia per tutti i sacrilegi compiuti dagli israeliani i fedeli musulmani iniziarono a entrarono in crisi. In genere la parola più diffusa tra gli islamici è insciallah! Che vuol dire “se Dio lo vuole” Come mai Allah aveva permesso che succedesse tutto questo se Maometto è stato il vero suo profeta? Forse Maometto non è stato un vero profeta e questo sconvolgeva le menti di milioni di persone. L’Islam era stato colpito al cuore. Uno dei cinque pilastri di questa religione è il pellegrinaggio alla Mecca, ma ora come si poteva fare il pellegrinaggio se la Moschea della Mecca non esisteva più?
I primi effetti di questa crisi non tardarono a manifestarsi. Tutti quegli islamici che in realtà non erano credenti ma per quieto vivere si erano sempre uniformati agli usi e costumi religiosi iniziarono a disertare le moschee, a non alzarsi di notte per pregare e a pretendere che non comandassero più i religiosi islamici. Le moschee ora non erano più affollate e i fedeli diminuivano sempre di più man mano che passava il tempo. Le donne iniziarono a buttare alle ortiche i veli e i burka e a pretendere la parità con l’uomo. Successivamente i governi teocratici furono abbattuti per lasciar posto a governi laici. I fanatici religiosi che predicavano la fedeltà all’Islam e la lotta ad oltranza furono isolati e messi in condizione di non nuocere.
Il successo dell’azione israeliana fu pieno e completo, anche se in tutto il mondo l’odio verso gli ebrei rimase intatto. Agli israeliani però non importava, protetti come erano dal loro invincibile scudo e andarono avanti per la loro strada.
Subito dopo il crollo delle moschee di Gerusalemme si erano messi al lavoro tutti i migliori architetti di Israele e anche quelli che vivevano sparsi per il mondo per progettare il nuovo tempio. Tra tutti i progetti presentati il governo scelse il progetto più grandioso e i lavori iniziarono subito dopo. Il tempio fu quindi costruito a tempo di record, dopo un anno dalla posa della prima pietra..
Era una costruzione colossale, un edificio che occupava quasi tutta la vastissima ex spianata delle moschee, sopra la collina più alta di Gerusalemme, dove prima della distruzione da parte dei romani sorgeva il grandioso tempio ebraico di Gerusalemme. Ora era l’edificio religioso più grande del mondo, più grande della basilica di San Pietro di Roma. La parte più ragguardevole, la cupola, altissima e ricoperta con lamine d’oro, svettava imponente sulla città ed era visibile da ogni punto di Gerusalemme. Ben Daron aveva voluto ripercorrere i fasti dell’antichità quando il tempio di Gerusalemme era una delle 8 meraviglie del mondo antico. Dopo quasi 2000 anni i figli di Israele avevano di nuovo il loro tempio e situato dove doveva essere, sul posto più sacro della Terra, là dove l’aveva costruito Salomone
Quando fu inaugurato tutti gli ebrei del mondo assistettero di persona o via etere, con le lacrime agli occhi per la commozione, alle solenni cerimonie religiose celebrate dal gran rabbino di Gerusalemme e dal profeta Adam.
Furono proclamati tre giorni di festa nazionale e per tre giorni gli israeliani ballarono e cantarono per le strade ebbri di felicità.
Israele trionfava e l’Islam sprofondava. Sprofondava però anche il mio animo. Per due anni avevo lenito il dolore per la perdita della moglie tenendo sempre la mente occupata nell’aiutare lo zio a far trionfare Israele, ora che lo scopo era stato raggiunto la ferita si riaprì. Erano 2 anni esatti che Miriam era morta, dilaniata dalle terribili bombe che i palestinesi gettavano sulla popolazione civile israeliana. Il quel giorno di tragico anniversario non riuscivo a lavorare. Tutta l’allegria che c’era in giro strideva con la tristezza che regnava nel mio cuore. Presi allora l’auto e a tutta velocità andai nel deserto nel punto esatto dove avevo conosciuto Miriam. Arrivato al sasso, sul quale lei era seduta quando l’aveva vista per la prima volta, fermai l’auto e mi sedette sopra il masso. Accarezzai la pistola che tenevo in tasca. Due anni fa volevo farla finita ma poi l’astronave aliena precipitata mi aveva fatto desistere dandomi uno scopo. Ora scopi non ne avevo più, Israele non aveva più bisogno di me, perché continuare a soffrire? mi puntai la pistola alla tempia ma anche questa volta mi accorsi che ero ben lontano dal trovare la forza di spararmi. Rimisi in tasca l’arma e per scaricare la tensione mi misi a camminare a passo veloce in mezzo alle dune. Immerso nei miei tristi pensieri camminai per ore senza scopo e senza meta seguendo istintivamente una esilissima pista.
Ad un tratto sentii impellente il bisogno di bere, con me non avevo niente e mi accorsi inoltre che mi ero perso in mezzo al deserto. Che fare? Tornare indietro alla mia auto ci sarebbe voluto parecchio tempo e avrei sofferto la sete per molte ore. Forse era meglio cercare qualche sorgente nei dintorni. Mi guardai intorno, verso sud intravidi, tra due alture, delle palme. Quella doveva essere una piccola oasi. Meno male! la prospettiva di marciare ore e ore sotto il sole cocente di mezzogiorno mi atterriva. Procedetti di buon passo, avvicinandomi vidi delle capre pascolare i pochi arbusti che iniziavano a comparire poi vidi un casolare. Bene, fra poco mi sarei dissetato. Arrivato davanti alla capanna mi guardai intorno, non c’era nessuno, la porta era aperta, allora entrai dicendo
<C’è qualcuno? >
Sentii un grido e, immediatamente dopo, vidi una donna rialzarsi dal tappetino sul quale stava pregando. Questa prese quindi un velo e se lo mise davanti al volto in modo che rimanessero visibili solo gli occhi. Sbalordito esclamai
< Ancora dei maledetti islamici qui in Israele? >
La donna urlò
< Vattene! >
Fui preso dall’ira e mi avvicinai alla donna e le strappai il velo dicendo
< Via questo straccio, voglio vedere il tuo muso >
La donna si nascose il volto con una mano, arretrò e con mossa fulminea estrasse un coltello da cucina dal cassetto della credenza.
Le risi in faccia
< Cosa credi di fare con quel coltello? >
Estrassi dalla tasca la mia rivoltella e gliela puntai contro
< Ora metti giù quel coltello o… >
La donna reagì in modo inaspettato, sferrò una coltellata contro se stessa, si colpì in pieno petto e stramazzò a terra. Buttai allora l’arma e mi chinai su di lei. Chissà se era morta, stava sgorgando molto sangue dalla ferita. Accidenti mi ero comportato molto male, non dovevo spaventare quella donna sola facendo irruzione in casa sua e strapparle poi il velo. Le tastai il polso, batteva ancora anche se molto debolmente. Bisognava fare subito qualcosa. Estrassi di tasca il cellulare e telefonai a zio Isaac.
< Zio, manda subito un elicottero della croce rossa, qui con me c’è una ragazza ferita che sta perdendo molto sangue >
< Provvedo subito, dove sei? >
< In mezzo al deserto del Neghev vicino al luogo dove è precipitata l’astronave aliena, terrò il cellulare acceso così l’elicottero potrà individuare con precisione dove sono, ma fai presto, ti prego, la ragazza rischia di morire >
< Ti spedisco subito un elicottero ambulanza, poi mi dirai cosa è successo. A presto >
Finita la telefonata mi occupai della donna. La distesi sul suo giaciglio e le denudai il torace, la ferita era molto estesa e sanguinava abbondantemente. Stracciai la sua veste e ne ricavai delle bende con le quali le fasciai strettamente il dorso. Come fasciatura non era un gran che ma almeno rallentava il flusso del sangue. I minuti passavano con una lentezza esasperante. Povera ragazza, era sempre più pallida, chissà se i soccorsi sarebbero arrivati in tempo. Sarebbe stato un delitto se fosse morta, povera ragazza, era così giovane e anche bella, e io ne sarei stato la causa indiretta. Maledizione, ma quanto ci stava mettendo l’elicottero ad arrivare? Chissà cosa ci faceva quella ragazza palestinese sola in quel misero casolare in mezzo al deserto. Evidentemente viveva lì e perché tutta sola? Guardandomi intorno era evidente che viveva sola, c’era solo un giaciglio per dormire.
Dopo mezz’ora sentii un rombo, era l’elicottero che stava arrivando. Finalmente! Tastai il polso della ragazza, era ancora viva anche se il cuore batteva molto lentamente. Mi precipitai fuori incontro ai soccorritori che prontamente discesero dall’elicottero con una barella.
< Di qua, fate presto, vi supplico, la donna sta perdendo molto sangue! > Urlai
< Stia tranquillo > risposero < Sappiamo fare il nostro mestiere >
I due infermieri entrati in casa deposero delicatamente la ragazza sulla barella e la issarono a bordo. L’elicottero decollò immediatamente mentre un medico si occupò della ragazza. Per prima cosa le iniettò una sostanza anticoagulante, poi un antibiotico, adrenalina e infine analizzò il gruppo sanguigno. Tipo AB Rh positivo. Un tipo comune. Prese una sacca di sangue e iniziò la trasfusione. Il medico si rivolse quindi a me
< Le ho prestato i primissimi soccorsi ma la ferita è molto profonda, deve essere operata al più presto, ora non rimane altro che pregare sperando che arrivi viva in ospedale >
Mi sedetti accanto a lei e la osservai con attenzione, come era pallida! Immobile sembrava morta. Solo il segnale sul monitor dell’encefalogramma diceva che era ancora viva.
L’elicottero raggiunse velocemente un ospedale alla periferia di Gerusalemme.
Il dottore vedendo la mia faccia traumatizzata disse
< Forza, coraggio! La ragazza è ancora viva. Siamo arrivati, stiamo per atterrare sul tetto dell’ospedale Ariel Sharon, il migliore che esista in Israele per questo genere di problemi. Qui abbiamo salvato moltissime vite di israeliani straziati dalle esplosioni degli attentati palestinesi e abbiamo buone probabilità di salvare anche questa ragazza>
Fu portata subito in camera operatoria e per me iniziò la lunga attesa.
Camminavo avanti e indietro come un leone in gabbia e continuavo a maledirmi per aver spaventato la ragazza. Pregavo Dio che si salvasse, il medico aveva detto che aveva buone probabilità ma forse l’aveva detto per tenermi calmo e poi le buone probabilità non sono certezza. Una infermiera mi rivolse la parola
< Vedo che è molto agitato, le porto un calmante? >
< No grazie, ci vuole ben altro per calmarmi >
< E’ la sua fidanzata? >
< No, non so neanche chi sia >
< Allora perché tutta questa agitazione? >
< Si è spaventata per causa mia e probabilmente pensando che volessi farle del male si è data una coltellata. Mi è insopportabile il pensiero che possa morire per colpa mia. >
< Non sarebbe colpa sua, in ogni caso stia tranquillo. Lei deve essere un pezzo grosso la sta operando il primario con i migliori assistenti >
< Fin che l’operazione non sarà finita non starò tranquillo e ora per favore mi lasci in pace! >
Dopo due interminabili ore, finalmente un dottore col volto sorridente uscì dalla camera operatoria. Mi sentii sollevato, sicuramente l’operazione era riuscita e infatti il dottore confermò che la ragazza stava bene e che salvo complicazioni era fuori pericolo.
Subito dopo uscì la barella con la ragazza. Fu portata in una stanza singola. Una infermiera mi disse
< Vedo che non ci sono parenti, se vuole la può assistere lei >
< Si certo, al risveglio le debbo assolutamente parlare >
La ragazza fu sistemata sul letto e le furono applicati alcuni sensori per monitorare i suoi parametri vitali.
Mi sedetti su una poltroncina a fianco del letto e mi apprestai a vegliarla per tutta la notte. Dopo due ore di assoluta tranquillità mi addormentai. Mi risvegliai all’alba. La ragazza non aveva ancora ripreso conoscenza. La osservai a lungo. Il suo volto aveva ripreso un po’ di colore, aveva lineamenti molto fini era decisamente molto bella. Chissà come mai viveva tutta sola in quello sperduto angolo di deserto? Ad un tratto la ragazza iniziò a sbattere le ciglia, la ragazza si stava risvegliando. Emise un flebile lamento poi mi vide ma non mi riconobbe. Mormorò con un filo di voce
< Dove sono? >
< Sei in ospedale, sei stata operata ma ora sei fuori pericolo! >
< Oh pensavo di risvegliarmi in paradiso! >
< Per quello non è ancora giunta l’ora, non c’è fretta >
< Mi fa tanto male il petto ma tu chi sei? > poi senza che avessi il tempo di risponderle mi guardò con attenzione e mi riconobbe. Emise un grido
< Maledetto, tu sei quello che mi ha aggredito! >
< Non agitarti, sei molto debole. Perdonami per la mia irruzione in casa tua ma non avevo cattive intenzioni >
< Ma se mi hai aggredita!… Hai iniziato a spogliarmi…. tu volevi violentarmi….>
< No, no! non è così. Perdonami, ti ho strappato il velo, è vero, ma volevo solo vederti in faccia. Odio voi palestinesi, ma non sono un bruto e non ti avrei fatto niente di male >
Entrò un dottore, guardò la ragazza e mi disse con tono di rimprovero
< Signor Ben Daron vedo che la ragazza ha ripreso conoscenza ma che è tutta agitata. Non deve farla parlare e soprattutto fare delle discussioni. E’ molto debole e deve riposare. Ora la prego di uscire che la devo visitare e medicare >
Dopo che il dottore ebbe finito il suo lavoro rientrai, la ragazza aveva ripreso a dormire. Dormii anh’io per qualche ora, poi quando la ragazza si risvegliò mi fissò a lungo e disse
< Chi sei? Non ti capisco, prima mi aggredisci e poi mi assisti >
< Ti chiedo ancora perdono per averti strappato il velo ma volevo solo vederti in faccia, credimi! >
< In effetti non hai la faccia di un bruto… io però ho pensato che tu volessi abusare di me e ho pensato che era meglio morire piuttosto di subire violenza! >
< Mi dispiace molto, meno male che non sei morta, avrei vissuto tutto il resto della vita con questo rimorso. Invece il dottore ha detto che ora stai meglio e che ti riprenderai presto. Come ti chiami? >
< Fatima, e tu? >
< Io mi chiamo Daniel. Ora dimmi come mai vivevi tutta sola in quella misera capanna? >
< Un tempo l’avevo una casa dignitosa ma voi israeliani me l’avete rasa al suolo >
< Ci sarà stato un motivo >
< Un mio fratello si è sacrificato per la nostra causa e come punizione voi ci avete distrutto la casa >
< Cosa significa che si è sacrificato? >
Fatima esitava a rispondere allora le dissi
<… ah ho capito, ha fatto un attentato come kamikaze, tuo fratello è stato un assassino, non è così? >
Fatima mi lanciò uno sguardo pieno di odio
< Mio fratello non è un assassino, è un martire della causa palestinese, anche se io non condivido questo genere di lotta. In ogni modo quando è successo io ero una ragazzina, mi sono trovata con un fratello morto, un altro fratello e mio padre imprigionati e la casa distrutta. Io e mia madre siamo andati a vivere dal nonno che viveva dove mi hai trovato. Mia madre poi è morta di crepacuore dopo pochi mesi quando venne a sapere che anche l’altro mio fratello e mio padre erano morti nel corso di un tentativo di fuga dal carcere. Voi israeliani siete spietati, li avete ammazzati come cani rabbiosi. Mio nonno infine è morto l’anno scorso e così sono rimasta sola >
< E’ una storia terribile, ma anche io ho subito lutti terribili a causa della ferocia di voi palestinesi. Ho perso i miei genitori, morti sotto i miei occhi quando avevo 10 anni dilaniati da un kamikaze imbottito di esplosivo, un uomo che tu consideri un martire. E non è finita, due anni fa dopo molti anni di sofferenza avevo trovato un po’ di felicità mettendomi con una ragazza meravigliosa. Ebbene è stata assassinata da una bomba palestinese proprio nel giorno delle nozze. Sono due anni che soffro come un cane e ieri era l’anniversario del nostro primo incontro. Mi sono recato nel deserto nel punto in cui l’avevo vista la prima volta con una grande tentazione di farla finita, ma sono un vigliacco e non ho avuto il coraggio di spararmi. Per calmarmi mi sono messo a camminare perdendomi nel deserto. Ero assetato e sono entrato in casa tua per chiedere dell’acqua, poi è successo quello che sai >
< E’ una storia terribile anche la tua, mi dispiace, ma la colpa di tutti questi lutti è di voi israeliani, voi occupate la nostra terra e il terrorismo è l’unica nostra arma per cercare di riconquistarla >
< Non condivido per niente quello che dici ma non voglio discutere, non devi agitarti anzi ti ho affaticato anche troppo sarà meglio ora che ti riposi. >
Il giorno dopo la ragazza era migliorata tanto che poteva parlare senza affaticarsi troppo. Al risveglio esordì
< Potresti farmi un favore Daniel? >
< Si, certo, dimmi! >
< Vorrei mettermi in contatto con gli unici parenti che mi sono rimasti. Due zii e tre cugini. Fino a due anni fa ogni tanto qualcuno di questi veniva a trovarci poi però non è venuto più nessuno. Vorrei sapere come mai >
< Non hai più notizie di quello che è successo nel mondo nei due ultimi anni?>
< Si, sono molto povera e non ho nemmeno una radio. >
< Ti aggiorno allora, purtroppo non ho buone notizie per il tuo popolo >
< Taglia corto, cosa è successo? >
< La Palestina non esiste più. C’è solo il grande Israele. Tutta la popolazione palestinese è stata evacuata da Israele e dai territori limitrofi >
< Assurdo! Impossibile! Tu menti, non credo a una sola parola di quello che dici! >
< Mi dispiace per te ma è così! I tuoi parenti saranno in qualche campo profughi chissà dove >
< No, non ti credo. E’ impossibile che abbiate cacciato noi palestinesi dalle nostre terre. Ci saremmo opposti con tutte le nostre forze e con l’appoggio di tutto il mondo arabo>
< In condizioni normali avresti ragione ma Dio ci ha dato uno strumento che ci ha permesso di conquistare tutta la terra promessa senza dover subire la reazione del mondo arabo >
< Non è possibile, sei un maledetto bastardo, continui a mentire >
< Eppure è così. Dio ci ha fornito un sistema di difesa invulnerabile. Uno scudo spaziale grande quanto tutto Israele che ci protegge da qualsiasi attacco, anche atomico. >
< Maledetti! Di certo non sarà stato Allah a fornirvi di questo scudo, sarà una diabolica invenzione dei vostri alleati americani! >
< No, gli americani non c’entrano. >
< Se è vero quello che mi dici è mostruoso, come avete potuto cacciare dalle proprie case milioni di persone ?….e dove le avete sistemate? >
< Ci siamo organizzati, il giorno x, come un sol uomo, tutta la popolazione di Israele armata di tutto punto ha prelevato tutti i palestinesi dalle loro case e li ha costretti a salire su camion e auto e li ha trasportati fuori da Israele. Chi si ribellava veniva narcotizzato. Chi combatteva veniva ucciso. >
< Sempre più mostruoso! E dove è stata trasportata tutta questa gente? >
< Te l’ho detto, all’esterno dei nuovi confini di Israele. In loro soccorso si sono mobilitate tutte le associazioni umanitarie del mondo e ovviamente i governi arabi. Ora vivono tutti in baraccopoli con i sussidi dell’Onu. Alcuni hanno capito che non sarebbero ritornati mai più e sono emigrati >
Nel sentire queste notizie la faccia di Fatima divenne livida
< Maledetto ebreo! Ti odio! >
< Non devi odiarmi. Niente di personale. Questo è l’epilogo di una lunghissima guerra di due popoli che si sono contesi la stessa terra. Se voi palestinesi avreste avuto un’arma assoluta non l’avreste usata senza tanti scrupoli per scacciarci dal primo all’ultimo? >
< Certo ma sarebbe stata una cosa giusta. Questa terra appartiene a noi da moltissimi secoli. Poi siete arrivati voi usurpatori >
< E’ tutto da discutere, 2000 anni fa, tutta la Palestina era abitata da noi. Ai nostri giorni ci potevano essere almeno altre due soluzioni meno traumatiche. La convivenza pacifica dei nostri due popoli sull’intera Palestina. Ma voi avete sempre rifiutato questa soluzione >
< Per forza, in questo stato tutte le leve del potere sarebbero state nelle vostre mani e noi palestinesi saremmo stati dei cittadini di serie B >
< Si poteva anche dividere il territorio in due stati. Ma tutte le trattative con voi sono sempre fallite >
< E’ logico che non si sia mai trovato un accordo. In questa spartizione voi avreste fatto la parte del leone. Vi sareste tenuta tutta Gerusalemme e ben il 70% del territorio >
< Senti, è inutile continuare a discutere. Le cose sono andate così. Non avevamo scelta. La popolazione di Israele, stanca di attentati e di vivere nell’insicurezza, aveva cominciato ad andarsene da Israele. Nel giro di pochi anni saremmo stati così pochi che non avremmo più potuto difenderci. Però Dio ci ha mandato questo scudo che ha impedito la distruzione di Israele. >
< No non può essere stato Allah, ma ora lasciami in pace, sono stanca, lasciami riposare >
Dopo tre giorni la ragazza si era ripresa abbastanza da non avere più bisogno delle cure dell’ospedale. Sarebbe bastato un controllo a casa per la medicazione della ferita.
Dal momento che ero stato la causa del suo ferimento decisi di occuparmi della convalescenza di Fatima. Telefonai quindo allo zio
< Zio Isaac…. domani verrà dimessa Fatima, deve trascorrere la convalescenza da qualche parte ma è sola al mondo e… >
< Ma Daniel! con tutti i problemi che ho mi devo preoccupare di questa ragazza araba! >
< Ho pensato di occuparmene io fin che non si sarà ristabilita completamente >
< Cosa! non vorrai portarmi a casa un nemico! >
< Ma dai zio! È solo una povera ragazza sola e bisognosa di cure >
< Attento Daniel, quella proviene da una famiglia di terroristi e poi mi sembra strano tutto questo tuo interessamento per questa ragazza! >
< Mi sento responsabile di quello che le è successo >
< Mah! In fin dei conti si è ferita da sola e poi tu le hai salvato la vita. Non devi sentirti in debito con lei. O forse ti senti attratto da lei? >
<Ma che dici zio? Figurati se mi interessa una ragazza che potrebbe essere la sorella del terrorista che ha ucciso i miei genitori! >
< Beh, non è stato suo fratello. Resta però sempre una ragazza di una famiglia veramente pericolosa. Ho esaminato il suo dossier, suo fratello è morto a un posto di blocco mentre tentava di fare un attentato. Si è fatto esplodere e ha ucciso 2 soldati dei nostri. Un altro suo fratello e suo padre sono stati uccisi durante un tentativo di fuga dal carcere dopo che avevano ammazzato una guardia. >
< Però la ragazza all’epoca dei fatti era molto piccola e non può essere ritenuta responsabile di alcunché. Poi è vissuta isolata nel deserto da suo nonno. Ad ogni modo non te la porterò in casa. Pensavo di ospitarla a casa mia >
< Ma tu ormai da due anni vivi a casa mia, non puoi lasciarmi solo, tu sei l’unico parente che io abbia >
< Oh zio, sarà solo per poco tempo, il tempo che ci vuole perché si rimetta, poi tornerò da te! >
< Va bene, sei adulto e sei libero di fare ciò che vuoi, ma sta attento! >
< Un’ultima cosa zio, trasferirò il mio ufficio a casa mia. Il lavoro non ne risentirà, al giorno d’oggi si fa quasi tutto per via telematica >
Avuto il consenso dello zio, affrontai con Fatima l’argomento di cosa volesse fare del suo futuro e le dissi
< Domani verrai dimessa dall’ospedale, non potrai ritornare a casa tua, avrai ancora bisogno di cure ambulatoriali e dovrai anche stare a riposo per tutta la convalescenza>
< Oh Allah misericordioso! dove andrò? >
< Se per te va bene ti ospiterò a casa mia. Sono in debito con te e così potrò sdebitarmi >
< Non è possibile, io vivere a casa tua? Sola con un uomo? >
< Noi israeliani non siamo dei barbari come tu pensi. Anche noi consideriamo sacra l’ospitalità, sarai rispettata e non avrai nulla da temere! >
Fatima esitò a lungo poi con un filo di voce disse
< Va bene non ho alternative >
Fatima fu dimessa dall’ospedale e io l’accompagnai in quella casa che avrebbe dovuto essere il mio nido d’amore con Miriam. Sentii quasi di fare un sacrilegio nel fare entrare in casa Fatima, ma sentivo anche che quella era la cosa giusta da fare. Rivolsi un pensiero a Miriam e quasi scusandomi mormorai a bassa voce
<Perdonami oh mia adorata Miriam, ma devo fare il mio dovere fino in fondo >
Poi mi occupai della ragazza.
<Come vedi ho una casa molto grande, pensavo di avere molti figli e invece…successe quello che ti ho detto. Dormirai nella camera degli ospiti. Mi hai detto che amavi molto lo studio ma che hai dovuto lasciare la scuola quando ti sei trasferita da tuo nonno. Qui c’è un tablet pc collegato a Internet. Potrai leggere tutto quello che vorrai, tutte le biblioteche del mondo sono a tua disposizione. >
Fatima mi rivolse un sorriso, era la prima volta che capitava
< Grazie Daniel, sei molto gentile con me, gradisco molto questo portatile, adoro leggere e non l’ho potuto fare per molti anni. Mi dispiace per tua moglie…>
< Lasciamo stare… Ora pensa a riposarti e a guarire>
La feci stendere sul letto poi le dissi
< Ora pensiamo al pranzo. Vivevo da due anni da mio zio e qui il frigorifero è completamente vuoto, ordinerò un pasto pronto. Hai qualche preferenza? >
< Sono anni che mangio latte e formaggio di capra e un po’ di verdura. Qualsiasi altra cosa andrà bene ad eccezione della carne di maiale>
< D’accordo. Farò venire due pizze. Qui vicino c’è una pizzeria che le fa molto buone. Questa sera invece cucinerò io, oggi pomeriggio andrò a fare provviste!>
Mi accorsi che mi piaceva molto occuparmi di Fatima. Da due anni la mia vita era stata tutta lavoro svolto con l’animo pieno di odio per i palestinesi. Ora invece mi sentivo sereno come non lo era mai stato. Peccato, pensai che la sua permanenza in casa sua sarebbe durata neanche un mese, giusto il tempo di riprendersi completamente.
Nel pomeriggio uscii di casa per andare al supermercato. Dovetti anche andare in ufficio per alcune pratiche urgenti.
Quando ebbe finito mi accorsi che era molto tardi. Telefonai a casa per sentire come stava Fatima. Il telefono squillò a lungo senza risposta. Accidenti! non sarà successo qualcosa? Mi precipitai a casa correndo come un pazzo e passando con i semafori rossi. Non mi importava nulla delle multe che le telecamere avrebbero diligentemente inviato.
Quando arrivai davanti al giardino di casa scorsi Fatima distesa per terra sull’uscio di casa. Notai anche con raccapriccio una pozza di sangue.
Chiamai un’ambulanza poi mi feci coraggio e presi il corpo di Fatima che era disteso bocconi e delicatamente lo girai. Era svenuta o forse morta. Le tastai il polso.
No, non era morta, il polso sia pur debolmente batteva ancora.
Quando arrivò l’ambulanza la feci portare nello stesso ospedale dove era stata operata. Passai un’ora di inferno poi dai volti sorridenti dei dottori che uscivano dalla sala operatoria capii che Fatima era scampata un’altra volta dalla morte.
Il chirurgo disse
< Le abbiamo fatto una nuova trasfusione di sangue, la ragazza si riprenderà presto> poi con tono bonario proseguì < Signor Ben Daron anche se è nipote del capo del governo le devo tirare le orecchie. Lei doveva vegliare Fatima in modo che non si sforzasse. Invece si è alzata, ha fatto anche delle scale e lei l’ha fatta anche molto agitare. La ferita si è riaperta e ha perso molto sangue. >
< Ma dovevo assolutamente uscire di casa. L’ho messa a letto e le ho raccomandato di non muoversi e in caso di necessità di telefonarmi e… >
< Non deve giustificarsi con me, ma faccia più attenzione oppure la affidi a qualche istituto >
< No, no, me ne occuperò io. Non la lascerò più sola nemmeno per un istante. Vado subito al suo capezzale >
Fatima appena mi vide arrivare volse la faccia dall’altra parte e si chiuse in un ostinato mutismo. La vegliai per tutta la notte chiedendomi dove avevo sbagliato questa volta. Il giorno dopo Fatima fu di nuovo dimessa e la riportai di nuovo a casa mia.
Fatima continuò a guardarmi male e a non rivolgermi la parola. Mi rassegnai per il momento al suo mutismo. Non era il caso di farla agitare con nuove discussioni. Mi limitai a provvedere a tutte le sue necessità senza mai intavolare un discorso. Anche Fatima non prese mai l’iniziativa di dire qualcosa.
Dopo alcuni giorni giudicai che Fatima si fosse ripresa abbastanza per affrontare un chiarimento ed eventualmente una discussione, mi pesava moltissimo vederla sempre col volto corrucciato senza neanche saperne il motivo.
Esordii quindi parlando con il tono di voce il più gentile possibile
< Scusami Fatima se quel giorno ti ho lasciata sola, ma cosa è successo per farti inquietare così tanto da decidere di andartene? >
Fatima mi guardò a lungo senza rispondere poi con una smorfia di disprezzo disse
< Maledetti ebrei, prima o poi Allah vi punirà severamente per tutti i sacrilegi che avete commesso! >
< A cosa ti riferisci in particolare? >
< All’infame film sulla vita del profeta Maometto! Ho visto il DVD e ho avuto l’infelice idea di guardarlo. Come avete potuto fare una cosa del genere? Dissacrare così con un mucchio di menzogne il santo profeta Maometto! >
< Accidenti! Perdonami Fatima non avrei dovuto lasciare in giro quel DVD. Non era certo adesso il momento per vederlo >
< Non è questo il problema, navigando nel web ogni giorno scopro sempre di più quante malvagità avete compiuto contro noi palestinesi e contro l’Islam >
< Hai ragione, non dovevo lasciarti libero accesso a Internet, nelle tue condizioni non sei pronta dopo tanti anni di isolamento a recepire tutto quello che è successo>
< Non crederò mai alle vostre bugie contro l’Islam, non vedo l’ora di essere in grado di reggermi in piedi per andarmene. Raggiungerò i miei parenti fuori da Israele e con loro lotterò con tutte le mie forze contro Israele >
< Purtroppo apparteniamo a due popoli in lotta per la stessa terra ma io non ho nulla contro di te. Il governo di Israele desidera la pace e la convivenza con tutti i popoli del mondo ma ritiene che non ci sarà mai pace tra noi e voi musulmani a causa della vostra religione e di conseguenza il nostro governo sta cercando di demolirla con la propaganda >
< Non raggiungerete mai il vostro scopo calpestando la verità, la nostra religione è l’unica vera e prima o poi trionferà >
< Tutte le religioni ritengono se stesse essere quella vera. Ma certamente non è quella vera la religione islamica. Una religione rozza, adatta ai beduini del deserto al tempo del basso medioevo, che considera le donne inferiori all’uomo e non conforme alla carta dei diritti umani sancita dall’ONU. Il film di Maometto ha certamente scopi propagandistici e quindi mette in risalto gli aspetti più negativi della vita di Maometto tralasciando quelli buoni però tutto quello che hai visto corrisponde alla verità >
Il viso di Fatima era tutto contratto dall’ira e stentava a parlare
< Sei un maledetto bastardo, con le tue bugie stai calpestando tutti i miei più sacri sentimenti religiosi e non te ne rendi conto >
< Mi dispiace ma purtroppo questo argomento va affrontato, tu sei una ragazza intelligente e amante della cultura. Vedo che hai passato tutti questi giorni leggendo libri e navigando in internet. Studia la vita di Maometto consultando anche le fonti arabe e poi dimmi se non è vero che Maometto ha avuto molte mogli e concubine e che l’ultima moglie era una bambina di 6 anni. Verifica anche se è vero che ha ingannato le tribù pacifiche ebree che vivevano in Arabia e poi le ha massacrate. Se verificherai che tutto questo è vero, dovrai pure riconsiderare tutta la tua ammirazione per questo profeta >
< Lo farò e ti dimostrerò che queste sono tutte calunnie e ora lasciami in pace >
Nei giorni successivi Fatima riprese il suo mutismo e rimase tutto il tempo incollata al computer smettendo solo per mangiare e dormire. A Daniel sembrò che ad un certo punto Fatima lo trattasse con meno odio e decise di parlarle.
<Come vanno le tue ricerche sulla vita di Maometto? >
< In effetti la sua vita è molto discutibile e sto perdendo la fede. Ma sto molto male, sento un gran vuoto dentro di me. Non posso vivere senza un sentimento religioso. L’ateismo mi fa orrore. Che senso avrebbe la vita senza credere nell’esistenza di un essere supremo che abbia creato noi e tutto il resto dell’universo e che ci ama e che si prenda cura di noi ? Che senso avrebbe vivere senza credere a un essere superiore che ci detti regole morali di buon comportamento e che un giorno ti giudichi per come ti sei comportato e che premi chi ha compiuto buone azioni e che punisca invece i malvagi? >
< Non voglio convincerti a diventare atea, oltre alla religione islamica ci sono tante altre religioni… >
< Non mi convertirò di certo all’ebraismo, come si fa a credere a una religione secondo la quale Dio predilige solo un popolo? il popolo ebraico che crede di essere il popolo eletto e che per diritto divino si appropria di un territorio, la cosiddetta Terra promessa, a spese di chi ci abitava. Da millenni poi aspettate un messia che però mai non arriva e…>
< Basta così, se non ti va l’ebraismo c’è il cristianesimo, il buddismo e tante altre religioni >
< Beh cambiare religione non è così semplice, studierò tutte le principali religioni e poi vedrò se ne esiste una che mi convinca >
I giorni seguenti Fatima li passò studiando i libri sacri di tutte le religioni del mondo e smise di trattarmi in modo astioso come aveva fatto finora. Fatima si stava riprendendo rapidamente e avvicinandosi la completa guarigione affrontai il problema del suo futuro.
< Fatima fra pochi giorni sarai guarita completamente. Se vuoi restare in Israele dovrai esercitare una professione. C’è molta scarsità di manodopera e tutti sono obbligati per legge a lavorare secondo le proprie possibilità. Tu però sei palestinese e per restare dovrai fare pubblica abiura della religione islamica e giurare fedeltà allo stato israeliano. Se non farai questo dovrai essere espulsa da Israele>
< Non ho difficoltà ad abiurare l’Islam, ormai la ritengo una religione falsa ma non posso giurare fedeltà a questo governo, mi sentirei di tradire la mia gente. E poi cosa ci farei qui unica palestinese in mezzo a voi? >
< Pensaci bene, la vita nei campi profughi palestinesi è ben misera e poi non saresti l’unica palestinese a vivere qui in Israele. Non siete stati espulsi tutti. Sono rimaste alcune migliaia di persone che erano di religione cristiana e che hanno accettato il nostro stato >
< Sono dei traditori, non farò come loro, andrò nei campi profughi e mi metterò alla ricerca dei miei parenti. Se non li avete uccisi dovrei avere ancora 3 cugini e 4 zie.>
Il tono di Fatima era così deciso che non dissi più nulla. Nei giorni successivi mi sentii sempre più depresso all’idea che Fatima se ne sarebbe andata dalla mia casa.
Una sera io e Fatima eravamo seduti sullo stesso divano e stavamo guardando un film alla televisione. Notai che contrariamente al solito non si era seduta all’estremità del divano ma quasi in mezzo per cui io stavo seduto molto vicino a lei. Mi ricordai che avevo letto da qualche parte che la distanza con cui una persona si pone rispetto ad un’altra denota i suoi sentimenti benevoli o no rispetto a questa. Questo pensiero mi turbò profondamente. Provava qualcosa anche lei nei miei confronti? Non riuscivo più a concentrarmi sul film e continuavo a guardarla. Quanto era bella! Mi sentivo attratto da lei come una calamita. Mi avvicinai a lei fino quasi a sfiorarla. Lei non si mosse. Interpretai questo come un incoraggiamento. Allora misi un braccio sulle sue spalle. Allora lei si girò e mi sorrise. La guardai negli occhi, occhi dolci e amorevoli, subito dopole nostre labbra si unirono in un lunghissimo bacio. Seguì una notte di infuocata passione. Dopo tanti anni di odio non eravamo mai sazi di baci e di carezze. All’alba sfiniti ma felici ci addormentarono abbracciati l’un l’altro.
Al risveglio le disse
< Fatima, amore mio, spero che tu non sia pentita di quello che è successo >
< No, sono felice di amarti >
< Magnifico! allora non te ne andrai vero? >
< Penso di no >
< Come penso di no! non ne sei sicura? >
< Sono sicura di amarti ma se dobbiamo stare insieme lo farò ad alcune condizioni >
< Per te farei qualsiasi cosa, dimmi le tue condizioni >
< Non devi odiare più i palestinesi! >
< Condizione facile da accettare, come potrei odiare ancora i palestinesi che sono la tua gente e che un domani potrebbe essere anche la gente dei nostri figli… almeno per metà >
< Bene, ti chiedo inoltre qualcosa di più. Dovrai darti da fare per riappacificare i nostri due popoli e in questo compito io sarò con te >
< Accetto anche questo anche se a essere sincero devo dire che è una cosa teorica. Infatti all’atto pratico cosa posso fare io per colmare l’enorme fossato di odio che divide da secoli gli arabi dagli ebrei? io sono solo uno scienziato e non ho di certo la bacchetta magica!>
< Qualcosa si può fare ma ne riparleremo, ora baciami che da quando ti sei svegliato non l’hai ancora fatto! >
Lo scudo va in crisi
Avviai subito le pratiche per il matrimonio, lo zio Isaac non fu molto soddisfatto della mia scelta per il fatto che Fatima era palestinese ma accettò la mia decisione. In fin dei conti era contento che io avessi di nuova una compagna con la quale rifarmi una vita. Trascorsi alcuni giorni pieni di felicità tanto che mi sembrava impossibile che la mia vita fosse cambiata così radicalmente e temevo che succedesse qualcosa che rovinasse tutto. Qualcosa infatti successe.
Pochi giorni dopo il matrimonio fui chiamato d’urgenza presso la postazione del generatore dello scudo che proteggeva Israele. C’era un problema tecnico. Con voce esterrefatta il capo della manutenzione mi disse
< Dottor Ben Daron, è successo qualcosa di strano allo scudo, mezz’ora fa abbiamo intercettato un missile. I nostri nemici ogni tanto tentano un’incursione con aerei robotizzati o con dei missili. Evidentemente lo fanno per controllare se il nostro scudo è sempre efficiente oppure per studiarlo. >
< Beh e allora? >
< Allora abbiamo notato che si è ristretto di un chilometro circa il raggio d’azione dello scudo >
Sentii come un pugno nello stomaco
< Accidenti ma è una cosa gravissima, come mai questo cambiamento? >
< Non lo sappiamo, guardi anche lei tutti i parametri su questo monitor, tutti i dati sono a posto >
Studiai a lungo tutti i tabulati poi dissi
< Tutte le impostazioni sono esatte, la corrente erogata, il voltaggio ecc. sembra però che sia diminuita l’efficienza del convertitore. Proviamo a erogare maggior potenza al generatore alzando il voltaggio >
Il tecnico senza rispondere manovrò i comandi dei turboalternatori della centrale elettrica e alzò piano piano il voltaggio. I sensori segnalarono subito che il raggio d’azione dello scudo si stava estendendo. Il tecnico alzò ancora un po’ finché lo scudo tornò a proteggere l’area prestabilita secondo i nuovi confini del Grande Israele>
Il tecnico esultò
< Abbiamo risolto il problema! >
Io invece rimasi molto preoccupato
< Per il momento si, abbiamo risolto il problema ma questa storia non mi piace, se con il passare del tempo ci fossero delle altre riduzioni del raggio d’azione dello scudo non potremmo continuare ad intervenire aumentando il voltaggio. La centrale elettrica andrebbe in crisi, siamo vicini al limite massimo della sua portata. Vediamo cosa succederà nei prossimi giorni. Per il momento niente allarmismi, questa piccola crisi del generatore deve rimanere top secret, d’accordo? >
Nei giorni seguenti i miei timori si avverarono, lo scudo riprese a diminuire sia pur impercettibilmente la sua portata e per il momento si rimediò aumentando di nuovo la potenza erogata fino a raggiungere i limiti della centrale elettrica.
Ormai si era in piena crisi e mi recai dallo zio per informarlo del problema
< Zio Isaac vengo dalla postazione del generatore dello scudo. Abbiamo un grosso problema >
< Oh Dio cosa succede? >
< Succede che il generatore di campo si sta indebolendo, cioè a parità di energia erogata il campo d’azione si restringe >
Il viso di Isaac sbiancò di colpo
< Ma è una cosa terribile, come mai questo indebolimento? >
< Non lo sappiamo, tieni conto che stiamo facendo funzionare un coso alieno piovuto dallo spazio e di cui non sappiamo nulla. Sappiamo solo che alimentandolo con corrente elettrica forma uno scudo.>
< Ma si potrà far qualcosa, per esempio, aumentiamo l’erogazione dell’energia elettrica >
< E’ quello che abbiamo fatto in questi giorni, ma ora la centrale elettrica ha raggiunto i suoi limiti >
< Ricorriamo ad altre centrali elettriche! >
< Oh zio, non è così semplice. Sembra che l’impedenza del generatore alieno sia aumentata, questo significa che bisogna aumentare il voltaggio per avere la stessa corrente erogata. Ma non si può aumentare più di tanto il voltaggio. I turboalternatori si romperebbero, gli isolanti si brucerebbero >
< Si possono costruire altri generatori con caratteristiche aumentate e con cavi con più alto isolamento >
< Si certo, ma quanto tempo servirebbe? E poi se continua la perdita di efficienza del generatore alieno non si può continuare all’infinito ad aumentare la potenza elettrica e gli isolanti. La nostra tecnologia non lo consentirebbe >
< Allora tu cosa proponi? >
< Bisogna cominciare a pensare di risolvere il problema della sicurezza di Israele con altri mezzi >
< Altri mezzi!?… E quali?…. Siamo rovinati!…. È una catastrofe, siamo circondati da una massa di un miliardo e mezzo di persone che ci odiano a morte, appena sapranno che lo scudo non funziona più si riverseranno nei nostri territori come una marea inarrestabile e per noi sarà la fine! >
< Oh zio non essere così catastrofico, è una sfida difficile ma dobbiamo trovare una soluzione >
< Si certo, ma ci vuole tempo. A proposito quanto tempo passerà prima che si esaurisca completamente il generatore alieno? >
< Non lo so è difficile dirlo adesso >
< Ma più o meno si tratta di giorni, di mesi o di anni? >
< Non so neanche se l’indebolimento del generatore è lineare, esponenziale o addirittura discontinuo. Forse fra una settimana avrò dati sufficienti per fare qualche previsione. Comunque se l’indebolimento fosse lineare prevedo l’esaurimento totale entro un lasso di tempo che va da un minimo di 2 mesi a un massimo di 4-5 anni >
< Oh Daniel, é una previsione vaga e comunque tragica, in ogni caso abbiamo pochissimo tempo. Noi abbiamo fatto funzionare il generatore alieno senza comprenderne i principi fisici su cui si basa. Ora dimmi, secondo te, si può aprirlo e cercare di capire come funziona e poi ripararlo? >
< Lo faremo quando saremo all’ultima spiaggia. Temo che se lo smontiamo adesso potremmo danneggiarlo in modo irreparabile. Sarebbe anche molto probabilmente inutile. Questo generatore è stato costruito da esseri avanti a noi molti secoli dal momento che chi ha costruito questo generatore ha la tecnologia per fare i voli interstellari. Mi sento come un uomo delle caverne che volesse riparare un televisore a pile quando queste sono scariche. >
Zio Isaac sbottò molto contrariato
< Insomma bisogna far subito qualcosa, dài Daniel tu hai avuto qualche giorno di tempo per pensarci, io invece l’ho saputo adesso. Sono sotto choc e non mi viene in mente niente, forza! tu cosa suggerisci? >
< Oh zio se avessi una soluzione te l’avrei già sottoposta. Come dici tu ci vuol tempo per trovare una soluzione ammesso che esista. Per il momento è ovvio che nessuno, soprattutto i nostri nemici, devono sapere che lo scudo si sta indebolendo. Se la notizia trapelasse i nostri nemici si rinfrancherebbero e si preparerebbero ad invaderci. I fanatici musulmani che ora sono ridotti al silenzio rialzerebbero la testa. Direbbero che ora Allah è di nuovo dalla loro parte e che si prepara a punirci per tutto quello che abbiamo fatto. Le masse ritornerebbero alla loro religione islamica e sarebbe un peccato proprio adesso che i credenti di questa maledetta religione stanno diminuendo di giorno in giorno >
< Questo è evidente, ma se la centrale elettrica non può essere potenziata come faremo a impedire che i nostri nemici non notino la diminuzione del raggio d’azione dello scudo? >
< Dobbiamo prendere atto che l’era della protezione del territorio d’Israele mediante uno scudo che forma una cupola grande come tutto il nostro stato è finita per sempre. Comunque la prima cosa che mi viene in mente é quella di portare il generatore a bordo di un aereo per proteggerlo e per far questo basta un raggio d’azione minimo. Quando i nostri rilevatori satellitari ci informeranno che qualche missile o aereo o qualsiasi altra cosa si dirige verso il nostro territorio il nostro aereo invulnerabile si alzerà in volo e distruggerà il nemico >
< Bene Daniel, è un’ottima idea. Prima che il raggio d’azione dello scudo si riduca a zero e che non protegga più il nostra aereo passerà come hai detto un periodo di tempo da 2 mesi a 4 anni così intanto noi potremo studiare qualche soluzione >
Quella sera stessa, rientrato a casa notai, vidi che Fatima era raggiante
< Ciao tesoro, ti vedo molto contenta, cosa è successo di bello per renderti così felice? >
< Oh Daniel ho scoperto quale è la vera religione! >
< Oh bene! E quale sarebbe? >
< Ma è ovvio! La vera religione non può altro che essere quella predicata da Gesù di Nazareth. Basta leggere i vangeli per rendersene conto. Nei giorni scorsi ho studiato il buddismo e l’induismo che non mi hanno convinto, oggi invece ho letto i vangeli, mi hanno subito conquistato, li ho letti tutti di un fiato. Ogni parola detta da Gesù mi ha riempito di commozione e di gioia. La scoperta di Gesù ha riempito il grande vuoto lasciato dall’abbandono della fede nell’Islam. Non ci sono dubbi, il cristianesimo è la vera religione e Gesù è il vero Messia e l’unico salvatore del mondo. Solo un essere divino può aver fatto e detto tutte le cose che sono descritte nei vangeli. Gesù è stato l’essere più sublime che mai abbia calpestato la Terra. Tutta la sua predicazione è stata un’esortazione all’amore e alla solidarietà tra tutti gli esseri umani in tempi in cui vigeva un mondo crudele, dove imperava la legge della giungla e cioè la legge del più forte…>
Fatima parlava come un fiume in piena senza mai fermarsi, non osavo interromperla poi approfittando di una breve pausa interloquii
< Oh Fatima, frena il tuo entusiasmo, non vorrei che poi venissi delusa >
< Impossibile! >
< Anche Maometto esortava all’amore per il prossimo tanto è vero che la carità è uno dei pilastri della religione islamica >
< Si però Maometto la solidarietà la concepiva solo tra musulmani. Gli altri erano infedeli e come tali erano da combattere. La religione islamica si è diffusa in pochi anni in una vastissima area perché gli arabi l’hanno imposta agli altri popoli con la forza. La parola di Gesù invece ha impiegato 3 secoli per diffondersi in tutta l’area mediterranea ma si è diffusa spontaneamente nonostante le persecuzioni dei romani.
La vita di Maometto nonostante le buone cose che ha fatto è molto criticabile per tante altre cose. La poligamia, la disuguaglianza per legge divina tra l’uomo e la donna, l’uso della violenza contro i nemici ecc, ecc mentre invece non una sola parola, non una sola azione di Gesù è criticabile. La sua vita è stata santa e perfetta, e un essere simile non può essere solo un uomo. Quest’uomo non può altro che essere che il figlio di Dio. >
< Scusami Fatima ma io non trovo tanto perfetto tutto quello che ha predicato Gesù . Riconosco che non ha fatto nulla di male e che anzi è stato l’uomo più buono che mai sia esistito però per me è solo un idealista con poco senso della realtà. Lui dice di amare il nemico e anzi di porgere l’altra guancia se questi ti dà uno schiaffo, come si fa a seguire questi insegnamenti? Se uno si comportasse veramente così verrebbe fatto a pezzi. >
< Ma non capisci che questo è un ideale di comportamento? e non è così assurdo. Se tutti facessero come dice Gesù tutti si amerebbero e non esisterebbero i nemici e non ci sarebbe mai il caso di dover porgere l’altra guancia! >
< Si ma non tutti sono buoni e se qualcuno ci minaccia cosa dobbiamo fare? >
< Certo in caso di minaccia il cristianesimo ammette la legittima difesa ma per questo non c’è bisogno che lo riaffermi un profeta, Gesù cercò di indicare strade che non erano mai state percorse. >
< Gesù non mi convince anche per altre cose, non può essere il messia. Durante la sua vita non ha alzato un dito per aiutare il popolo ebreo a liberarsi dall’oppressione dei romani >
< Ah! secondo te Gesù doveva incitare alla rivolta gli ebrei? Ma Gesù è il messia di tutti i popoli della Terra e non doveva occuparsi di problemi nazionali. Dopo 40 anni dalla sua morte gli ebrei si sono ribellati ai romani e con l’uso della forza cosa hanno ottenuto? Sono stati sconfitti, Gerusalemme è stata rasa al suolo compreso il tempio, la popolazione è stata massacrata e i superstiti sono stati deportati in tutto l’impero. Se invece gli ebrei avessero ascoltato le parole di Gesù non avrebbero fatto ricorso alla forza. Avrebbero sopportato la dominazione romana e dopo alcuni anni non se la sarebbero passata troppo male. Sarebbero vissuti pacificamente come tutti gli altri popoli dell’impero romano e sarebbe stato il male minore. Non ti pare?>
Non risposi, la mia testa era altrove e mi stavo stancando di parlare di religione.
< Ma Daniel, non mi ascolti? >
< Oh scusami cara, ma ho mille pensieri per la testa. Non è la serata adatta per parlare di religione >
< Ho notato infatti in questi ultimi giorni che sei molto preoccupato, mi vuoi dire che problemi hai? >
< Non posso dirtelo, è un segreto di stato >
< Ma Daniel, noi ci amiamo, siamo due corpi e un’anima sola, non possiamo aver segreti l’uno per l’altro >
Esitai poi dissi
< Israele è in pericolo, ma non chiedermi di più >
< Ma come! non ti fidi di me? Voglio sapere cosa sta succedendo, voglio condividere tutto di te, anche le tue preoccupazioni! >
< Va bene, ti dirò tutto. Mi fido di te come di me stesso. Lo scudo si sta indebolendo, non durerà per più di 2 o tre anni. Se lo venissero a sapere gli arabi si preparerebbero a farci fuori tutti >
< Santo cielo! è una cosa veramente grave, ma non preoccuparti più di tanto, vedrai che Dio ci proteggerà >
< Beata te che hai tutta questa fede, io invece non riesco a essere così ottimista! >
Il giorno dopo ero a rapporto dallo zio Isaac.
< Ho completato proprio questa mattina la previsione di durata dello scudo. L’indebolimento del campo di forza prosegue lento ma inesorabile. A parte piccole fluttuazioni casuali l’andamento del fenomeno è lineare e se l’indebolimento dello scudo proseguirà con questo ritmo tra un anno e mezzo sarà ridotto a zero. >
Il volto di Isaac sbiancò
< Abbiamo solo un anno e mezzo di tempo! Meno della tua prima previsione! È terribile! >
< Lo so e anch’io sono molto preoccupato ! >
< Daniel, tu sei un grande scienziato, possibile che non riesci a far funzionare questo apparecchio! >
< Te l’ho già detto un’infinità di volte. E’ un dispositivo alieno di cui non so nulla, come minimo per tentare di capirci qualcosa dovrei smontarlo ma se lo facessi ora rischierei di danneggiarlo irrimediabilmente e non avremmo neanche questo anno e mezzo di tempo per cercare di far la pace con i nostri vicini >
< Far la pace con i nostri vicini? Come ti è venuta in testa un’idea tanto assurda? Per far la pace bisogna essere in due a volerlo. I palestinesi ci odiavano a morte prima che li scacciassimo da Israele, figurarsi adesso ! >
< Eppure zio non vedo altre strade, lo dice anche Fatima >
< Cosa? Fatima è una adorabile fanciulla e capisco che tu ti sia innamorato di lei, ma che possa esprimere giudizi politici…è assurdo! Scusami ma cosa ne può capire di politica una pastorella ignorante come lei? >
< Non è poi tanto ignorante. Prima di finire confinata in quell’oasi a pascolare le capre ha frequentato il liceo. E’ una ragazza molto intelligente e dotata di molto buon senso e ha ripreso a studiare >
< Sarà… ma è pur sempre una musulmana e sai come ragionano quelli! >
< No zio, ha rigettato l’Islam e si è convertita al cristianesimo. E’ rimasta affascinata dalla mirabile figura di Gesù, l’uomo più sublime che mai sia esistito >
< Oh Dio! Ti sei convertito anche tu? >
< No, sai che io sono poco portato per la religione in generale, forse in futuro lo farò ma più che altro per accontentare Fatima >
< Bah lasciamo perdere, ora ti lascio che devo convocare i vertici militari per potenziare le nostre difese con i mezzi convenzionali >
Il giorno dopo di mattina presto squillò il telefono mentre ero ancora in casa mia. Sul monitor apparve il volto eccitato dello zio Isaac
< Daniel, spero di non averti svegliato ma ti prego di raggiungermi subito nel mio ufficio, ti devo parlare! >
< Va bene, il tempo di vestirmi e sono da te! >
Casa aveva da dirmi così urgentemente zio Isaac? Mi vestii più velocemente che potei, non mi rasi la barba per non perdere tempo e dopo pochi minuti ero nel suo ufficio.
< Caro Daniel, Dio mi ha illuminato e mi ha dato una grande idea. Non ho dormito tutta la notte per riflettere e più ci penso e più sono sicuro che questa idea è quella giusta ! ….> zio Isaac esitava a proseguire e dovetti spronarlo ad andare avanti
< Non ti ho mai visto così estasiato zio, sono tutto orecchi, muoio dalla curiosità forza dimmi >
< Sono stato folgorato da un’idea e lo spunto me l’hai dato proprio tu raccontandomi dalla conversione al cristianesimo di Fatima. Ho capito improvvisamente che noi ebrei per 2000 anni abbiamo sbagliato tutto. Abbiamo avuto il nostro messia e non l’abbiamo riconosciuto come tale. Per 2000 anni siamo stati perseguitati e abbiamo subito infiniti lutti e sofferenze per questa nostra eresia…. >
< Ma zio, vuoi dire che anche tu ti stai convertendo al cristianesimo? E’ assurdo un ebreo ortodosso come te! >
< E’ assurdo invece non credere alla predicazione di Gesù! Siamo stati stolti e ne abbiamo pagato a caro prezzo le conseguenze >
< Capisco sempre meno, siamo in grave pericolo, tu sei il capo del governo e dovresti cercare una soluzione e invece ti dai alle crisi mistiche e pensi di rinnegare la religione dei tuoi avi >
< Non rinnego la religione dei miei avi, il cristianesimo è un perfezionamento della religione ebraica. Leggi i vangeli, non c’è una sola parola di Gesù che sia in contrasto con l’insegnamento della Bibbia. >
< Ma zio, sai che sono allergico alle discussioni teologiche e comunque non è il momento. Ti ho detto ieri che lo scudo ha i giorni contati, cosa pensi di fare per la difesa di Israele? >
< Ieri ho discusso con i vertici militari, abbiamo deciso di potenziare il nostro arsenale di bombe atomiche e di allestire una nuova flotta di aerei agili e veloci per intercettare gli aerei e i missili nemici. Ma questa notte ho capito che non è questa la strada che ci porterà alla salvezza, questi mezzi servirebbero solo a vendere cara la pelle ma poi alla fine ci porterebbe alla completa nostra distruzione. Bisogna cercare un’altra via e Gesù me l’ha indicata >
< Ma zio, ti ha dato di volta il cervello? Che soluzione vuoi ricavare dagli insegnamenti di Gesù? Come pensi che possa essere utile alla nostra causa la tua conversione? >
< Non mi devo convertire solo io ed è questa la mia grande idea, si deve convertire al cristianesimo tutto il nostro popolo >
< Ma cosa dici zio! ti capisco sempre meno >
< Da 2000 anni tutti i popoli del mondo ce l’hanno con noi perché siamo ebrei e prendono come pretesto per perseguitarci e derubarci il fatto che siamo stati dei deicidi. E’ semplice, ci convertiamo al cristianesimo e diventeremo un popolo come tutti gli altri. Faremo parte dell’occidente al quale siamo sempre stati vicini come cultura e mentalità. Non ce la faremo mai da soli a difenderci dai nostri nemici, abbiamo bisogno dell’aiuto degli europei e degli americani >
< Ah adesso ho capito! ti stai convertendo per convenienza politica, oh zio non pensavo che tu fossi così cinico >
< Non mi sto convertendo per convenienza, sto abbracciando il cristianesimo per sincera convinzione anche se, da politico come sono, ne vedo subito i vantaggi >
< Mi dispiace deluderti ma non credo che sia una grande idea. I paesi occidentali sono molto arrabbiati con noi perché abbiamo provocato la grande crisi economica attuale e ora sono così immersi nei guai che quello di aiutarci, solo perché diventiamo cristiani, sarà l’ultimo dei loro pensieri >
< Dovranno aiutarci, non potranno restare indifferenti alla distruzione del nostro popolo, il sacro popolo di Gesù, proprio adesso che lo riconosciamo come il messia di tutta l’umanità e poi dobbiamo confidare nella provvidenza divina >
< Oh zio, temo che hai poco senso della realtà, forse tra qualche decennio gli occidentali cambieranno atteggiamento nei nostri confronti ma noi nei guai siamo adesso. E poi tu hai avuto una folgorazione e in una notte hai deciso di abbracciare Gesù ma come farai a convincere tutti gli ebrei a cambiare religione? >
< Ti ripeto il cristianesimo non è un’altra religione ma è la nostra vera religione. Gesù, gli apostoli, San Paolo e San Pietro, il primo papa, erano ebrei, come pure tutti i primi cristiani. I cristiani credono in un unico Dio, ritengono sacra la Bibbia, come legge morale hanno i 10 comandamenti dati da Dio a Mosè, insomma sono quasi come noi. >
<Oh zio tu semplifichi troppo, ci sono molte differenze, per esempio i cristiani hanno altri riti… >
< Oh i riti! questi sono modi diversi per adorare l’unico Dio al quale sia noi che i cristiani crediamo >
< Non sono solo i riti a essere diversi, abbiamo anche due teologie diverse. I cristiani credono alla trinità, quasi quasi non sono neanche dei monoteisti >
< Trinità non significa tre divinità ma tre aspetti dell’unico Dio. Ma queste sono sottigliezze teologiche e per queste sottigliezze noi siamo stati perseguitati da tempi immemorabili. Credi a me, è giunta l’ora di porre fine a tutte queste assurdità >
< Ma zio non sono sottigliezze teologiche e tutti i nostri rabbini te lo faranno ben presente se cercherai di convertirli. I cristiani credono che Dio si sia incarnato in un uomo, in Gesù e questo è inammissibile per l’ebraismo >
< Beh e non potrebbe essere vero? I cristiani che sono 2 miliardi di persone sparse in tutta la terra credono che Gesù sia veramente il figlio di Dio. L’unico popolo al mondo a non credere a questo siamo noi ebrei. Ma ti rendi conto che errore abbiamo commesso? Invece di essere orgogliosi che Dio si sia incarnato in uno di noi, noi cosa abbiamo fatto? Lo abbiamo ripudiato!!!>
< Mah, per me potrebbe anche andar bene ma come farai a convincere tutti a cambiare religione ?>
< Non tieni conto del potere e dei mezzi che abbiamo. Riuniremo tutti i rabbini in un concilio e esporremo loro la necessità di passare al cristianesimo per la salvezza della patria. Chi si opporrà verrà confinato in un campo di lavoro e non potrà far propaganda contraria. Tutte le sinagoghe diverranno chiese cristiane per decreto statale. Inizieremo subito una campagna di propaganda a favore della conversione al cristianesimo per mezzo di TV, stampa, cinema, giornali e Internet. La censura stroncherà sul nascere tutte le voci contrarie. Dobbiamo metterci subito al lavoro, non abbiamo tempo da perdere. Una volta divenuti cristiani vedrai che i paesi occidentali non ci abbandoneranno e ci difenderanno dai nostri nemici >
< Mi sembri troppo ottimista però collaborerò a questo progetto, spero molto nel tuo intuito politico >
la campagna per la conversione al cristianesimo iniziò con un discorso del profeta Levy Adam. Il discorso era stato accuratamente preparato dai migliori esegeti di Israele. Adam con le telecamere puntate addosso pronte a trasmettere la sua orazione in tutti i canali TV iniziò a parlare sul piazzale davanti al nuovo tempio di Gerusalemme. Tutti i mezzi di informazione avevano preannunciato l’evento dicendo che il profeta doveva dare al popolo di Israele una grande notizia. L’attesa era grandissima.
Giunto il momento Adam, dopo un rapido sguardo alle telecamere, alzò gli occhi al cielo e poi si fece il segno della croce. Tutti rimasero stupefatti. Poi aprì le braccia e disse
< Carissimi fratelli d’Israele, ho una notizia meravigliosa da darvi. Questa notte mi è apparso un angelo del signore che mi ha illuminato la mente e il cuore. La notizia è che abbiamo il Messia!!! L’abbiamo atteso invano per secoli e secoli e ora vi dico che il Messia è arrivato!!! Ma non è arrivato adesso nei nostri tempi ma è arrivato ben 2000 anni fa. >
Adam fece una pausa, la gente che gremiva la piazza cominciava a rumoreggiare dalla sorpresa e dallo sconcerto.
Il profeta aspettò un po’ e poi fece segni alla folla di stare in silenzio.
< Cari fratelli > riprese con voce tonante amplificata da potenti altoparlanti <lasciatemi dire, lasciatemi spiegare questo meraviglioso annuncio. Avete già capito, il Messia è Gesù di Nazareth. Purtroppo a quel tempo una classe sacerdotale ceca, sorda e ottusa non ha voluto riconoscere in lui il Messia e l’ha condannato a morte. Le conseguenze le sappiamo tutti. Per colpa loro siamo diventati un popolo maledetto, un popolo deicida e siamo stati perseguitati per 2000 anni. Gesù non è stato riconosciuto come messia perché noi ebrei ci aspettavamo un messia ben diverso, ci aspettavamo un profeta guerriero che doveva liberarci dagli oppressori romani e farci diventare una grande nazione, magari addirittura un grande impero. Ma questo è un modo molto primitivo e nazionalista di concepire la religione. Il vero Dio deve avere un valore universale e deve amare tutti i popoli della Terra.
Allora siamo o non siamo il popolo prediletto dal Signore?
Certo che lo siamo! siamo il popolo eletto perché Dio ha scelto la nostra stirpe per incarnare il suo figlio Gesù. Siamo il popolo eletto non perché Dio ci aiuterebbe a diventare un grande e potente stato. A Dio non interessano le cose materiali. Il nostro primato nei confronti di tutti gli altri popoli della Terra deve essere di tipo morale e spirituale. Dobbiamo diventare cristiani e riunirci al consesso di tutte le altre nazioni cristiane. Non possiamo vivere isolati per sempre. Ora tutto il mondo ci odia ma non sarà sempre così. Dobbiamo darci da fare per diffondere il messaggio d’amore del nostro messia Gesù e divenire la guida spirituale di tutte le nazioni cristiane del mondo >
La gente era molto perplessa e rimaneva inerte nonostante gli agenti del governo ogni tanto applaudissero per cercare di infiammare gli animi.
Il profeta proseguì ancora per mezz’ora su questo tono poi salutò la folla dicendo di recarsi in altre città di Israele per annunciare di persona anche agli altri abitanti questa buona novella.
Tutti i canali TV trasmisero in diretta il discorso di Levy Adam e subito dopo teologi compiacenti istruiti dal governo lodarono il discorso di Adam e fecero un sacco di disquisizioni teologiche a favore della conversione al cristianesimo da parte degli ebrei. Furono trasmessi poi per Tv e in Internet tutti i più bei film sulla vita di Gesù che erano stati fatti da registi americani e italiani nel novecento.
Anche i libri e i giornali fecero la loro parte e tutti quelli che erano critici nei confronti di questo nuovo corso furono messi a tacere.
Piano piano la propaganda fece effetto e gli ebrei iniziarono a convertirsi e a frequentare le chiese cattoliche ricavate dalle sinagoghe.
Intanto io mi ero dedicato anima e corpo a studiare le cause dell’indebolimento dello scudo. Non ottenni il minimo risultato. Senza poter fare delle sperimentazioni tutte le teorie che avevo elaborato assieme ai migliori scienziati di Israele rimanevano pure astrazioni teoriche. Intanto il raggio d’azione dello scudo si riduceva ogni giorno di più finché dopo un anno e mezzo dall’inizio del suo indebolimento si ridusse a 4-5 metri.
Osservavo con occhi sbarrati il monitor del computer che illustrava l’agonia del generatore pieno di rabbia per la mia impotenza.
<Ecco > dissi rivolto a un mio assistente < Siamo arrivati al momento critico, lo scudo si sta spegnendo. Da questo momento siamo senza copertura, con questo raggio d’azione lo scudo non proteggerebbe neanche un piccolissimo aereo. Osserviamo bene le fasi finali >
Ora il campo di forza diminuiva a vista d’occhio. L’assistente disse
< Aumentiamo l’erogazione di energia elettrica >
< No, sarebbe inutile non vedi che l’impedenza sta aumentando? la sostanza che assorbiva l’energia elettrica sta diventando un perfetto isolante. Se aumentassimo il voltaggio rischieremmo solo di danneggiare il generatore >
Come il raggio d’azione si ridusse a 2 metri il generatore si mise a lampeggiare vorticosamente e il campo di forza si ridusse a zero tutto d’un colpo.
Emise un ultimo lampo abbagliante poi rimase inerte. L’amperometro segnalava che la corrente assorbita era nulla.
< Ecco > esclamai rivolto ai miei colleghi < il generatore alieno ha tirato le cuoia. Ora vado a informare mio zio. Intanto trasportate il generatore nella camera che abbiamo preparato, tornerò fra poco e inizieremo a smontarlo e a studiarlo >
Quando Isaac Ben Daron mi vide, dall’espressione nera della mia faccia capì che il generatore aveva cessato di funzionare
< Sei venuto per dirmi che lo scudo non funziona più? >
< Si zio >
< Me lo aspettavo, la tua previsione di un anno e mezzo di funzionamento si è rivelata esatta. Ora però puoi smontare quel marchingegno, capire come funziona e farlo funzionare di nuovo. >
< Ma zio!! > tentai di protestare ma lui alzò la voce e proseguì
< E’ urgente che lo scudo venga ripristinato. Finora nessuno dei nostri nemici sospetta niente. Però ogni tanto fanno delle incursioni per controllare le nostre difese, è inevitabile che ben presto si accorgeranno che siamo senza scudo difensivo. A quel punto inizierebbe la nostra fine. Una massa di 5 milioni di profughi appostati sui nostri confini ci invaderebbe con l’aiuto di tutti i popoli arabi, come potremmo resistere? Ti rendi conto? >
< Ma zio ti aspetti troppo da me! Il generatore è un dispositivo alieno costruito con una tecnologia di cui noi non sappiamo nulla, è molto improbabile che riusciamo a rimetterlo in funzione. Devi cercare altre strade! >
< Quali strade? Il mio piano è fallito. Ci siamo convertiti al cristianesimo e con questo speravo che gli europei e gli americani cambiassero atteggiamento nei nostri confronti e ci aiutassero. Ma è troppo presto, ora ci odiano come prima perché ci danno la colpa della gravissima crisi economica che imperversa nel mondo e non gliene frega nulla se siamo diventati cristiani. Bella solidarietà ! Forza Daniel! ritorna in laboratorio e fai funzionare il generatore, hai nelle tue mani la vita di 6 milioni di nostri concittadini!>
Era inutile discutere, lasciai lo zio scuotendo la testa.
Il generatore era stato sistemato in una camera stagna, asettica e corazzata. Aprendolo avrebbero potuto uscire delle sostanze velenose o addirittura esplodere, bisognava essere prudenti. Infilai le mani nei guanti sensometrici che comandavano le braccia robotizzate con le quali dovevo smontare il generatore. Osservai attentamente l’oggetto alieno nello schermo 3D e quindi diede inizio alle operazioni di smontaggio.
Lo smontaggio era stato preventivamente studiato nei giorni precedenti quando era ormai chiaro che il generatore si stava esaurendo. Dalle fessure che si notavano sulla sua superficie era chiaro che il dispositivo era stato costruito per essere agevolmente montato e smontato varie volte o per la sua manutenzione o per sostituire qualche sostanza che lo faceva funzionare e che aveva una durata limitata.
L’involucro esterno era tenuto assieme con incastri e bulloni magnetici. Con estrema cautela smagnetizzai i bulloni e li estrassi senza grossi problemi. Il computer che mi assisteva memorizzava tutte le operazioni e all’occorrenza avrebbe potuto rimontare tutto da solo. Tolto l’involucro esterno la telecamera mostrò l’interno del generatore, un intrico di cavi, tubi e componenti che assomigliavano vagamente a delle schede elettroniche. Seguendo il percorso dei cavi che erano collegati ai due elettrodi d’ingresso si notava che una parte della corrente elettrica andava ad alimentare una serie di bobine che circondavano il nucleo centrale del generatore.
Probabilmente le bobine generavano un campo elettromagnetico ad alta frequenza diretto verso il centro del generatore. Studiandole attentamente notai che queste bobine erano estraibili, le rimossi quindi tutte una ad una. Rimossi pure le schede elettroniche che trasformavano la corrente continua di alimentazione in una corrente ad alta frequenza. Fu messo quasi a nudo il nucleo centrale. Una sfera traslucida composta da due calotte alle quali arrivavano i conduttori principali della corrente elettrica. Era chiaro che all’interno di questa sfera ci doveva essere una sostanza che eccitata dai campi magnetici prodotti dalle bobine assorbiva e trasformava l’energia elettrica in un campo di forza repulsivo. Ero eccitatissimo e soddisfatto. Il generatore alieno non era poi così complicato come temevo, forse sarebbe stato possibile rimetterlo in funzione.
Sollevai infine la calotta semisferica superiore, all’interno c’era una sfera compatta di colore nero come la pece della grandezza di una boccia da bowling. Ecco quella palla era fatta di una sostanza particolare che produceva il campo repulsivo. Lo smontaggio era terminato, ora bisognava analizzare quella sfera per capire di cosa era fatta.
Estrassi completamente la boccia e diede ordine al computer di calcolarne il peso specifico. La mano meccanica soppesò il nucleo e sul monitor apparve il risultato. Io e tutti i colleghi che seguivano l’operazione strabuzzammo gli occhi, era un peso specifico assurdo, quella palla pesava 10 volte più dell’uranio, l’elemento più pesante che esista in natura, ma come era possibile? di cosa era fatta quella palla?
La sfera fu posata in un piatto e ne saggiai la consistenza con un piccolo bisturi.
Era una sostanza abbastanza compatta ma non durissima tanto che riuscì a staccarne un pezzetto. Questo piccolo frammento fu posto su un banco attrezzato per le analisi chimiche e spettrografiche. Il frammento fu suddiviso varie volte in frammenti sempre più piccoli per analizzarne la struttura. La sostanza era perfettamente omogenea, quando i frammenti si ridussero a dimensioni da non potersi più osservare a occhio nudo si proseguì osservandoli col microscopio elettronico. Il frammento fu ridotto in una finissima polvere nera i cui granelli avevano ormai raggiunto dimensioni di pochi micron, eppure la sostanza era ancora divisibile. Quando si arrivò alle dimensioni di una grossa macromolecola i granelli di polvere nera non erano più suddivisibili e conservavano ancora una forma sferica. Si era giunti alla dimensione effettiva dei granuli che costituivano la sostanza aliena. Si passò a fare delle analisi chimiche, questa polvere non reagiva con nessun elemento chimico, non aveva nessuna proprietà elettrica ed era perfettamente inerte.
Ma di che cosa era fatta questa sostanza?
L’esame spettrografico ci lasciò tutti allibiti. Lo schermo non mostrava nessuna riga. Questa sostanza sembrava neanche essere composta di atomi.
Gli esami proseguirono per tutta la giornata ma non fu fatto il minimo progresso, quella polvere nera era costituita di una sostanza dalle caratteristiche impossibili, forse con decenni di studi e esperimenti ci si avrebbe capito qualcosa. Ormai non sapevo più che altra indagine fare. Lasciai quindi il laboratorio per si recarmi dallo zio a dargli la brutta notizia.
Mi accolse con un gran sospiro di sollievo
< Finalmente! Hai la faccia stanca ma spero che tu abbia buone notizie >
< Mi dispiace zio, ma devo deluderti. E’ impossibile far funzionare quel generatore alieno. L’abbiamo smontato, il principio di funzionamento è abbastanza semplice. Ci sono degli elettromagneti che generano dei campi magnetici ad alta frequenza che eccitano una sostanza la quale trasforma l’energia elettrica in un campo di forza sferico repulsivo di raggio proporzionale alla quantità di energia elettrica erogata >
<Bene, bravi! avete già compreso il funzionamento di questo coso, qual è allora il problema? >
< Il fatto è che la sostanza che genera lo scudo ormai è esaurita, non è più attiva e non sappiamo come fare per rimpiazzarla >
< Ma di cosa è fatta questa sostanza? >
< Non lo sappiamo ed è questo il problema. Ormai è una sostanza inerte, una cenere di una sostanza originariamente ben più complessa. Ora questo residuo non ha quasi più nessuna caratteristica fisica. Non reagisce chimicamente a nulla, non è ionizzabile, non ha conducibilità elettrica e potrei continuare per mezz’ora >
< Ma è un disastro! Come faremo a difendere Israele senza lo scudo? >
< Devi cercare altre strade zio! >
< Ma quali strade se siamo circondati da tutto il resto del mondo che ci odia? Suvvia Daniel cerca di non arrenderti, in fin dei conti è appena un giorno che studi il generatore >
< Si però è stato un tempo sufficiente per capire che è impossibile generare quella sostanza. Una sostanza del genere non dovrebbe esistere in natura, non somiglia vagamente a nulla di tutto ciò che conosciamo. >
< Ma siete degli scienziati! avrete pur fatto qualche ipotesi >
< Ah ipotesi si, potrebbe essere una specie di schiuma di microbuchi neri oppure particelle della famosa sostanza oscura >
< Bene approfondite queste ipotesi e qualcosa ne uscirà >
Risposi ironicamente
< Si se avessimo una squadra di scienziati geniali come Galileo, Newton, Einstein e se avessimo un sincrotrone come quello del Cern di Ginevra forse entro 50 anni scopriremmo di cosa è fatta quella sostanza! >
< Ma dai Daniel non fare il disfattista! >
< Ma zio ti rendi conto? Bisogna riscrivere tutta la fisica, il campo di forza che ci faceva da scudo è un tipo di forza di cui non sappiamo nulla. Non abbiamo ancora trovato un modello soddisfacente per unificare le 4 forze fondamentali della natura e ora scopriamo che queste sono 5 e il compito così è molto più difficile. Per non parlare delle caratteristiche assurde di quella sostanza se… >
< Basta ! ho capito, mi devo rassegnare che attualmente e chissà per quanto altro tempo sarà impossibile far funzionare di nuovo lo scudo alieno. Però è terribile, prima o poi i nostri nemici lo verranno a sapere e ci faranno guerra, sarà per noi la fine. Dobbiamo ora difenderci con le armi convenzionali ma da soli non ce la possiamo fare. Proverò chiedere aiuto militare agli Stati Uniti, conosco molto bene il presidente Smith, prima della crisi eravamo quasi amici ed è sempre stato ben disposto nei nostri confronti, è l’ultima speranza che ci rimane >
Quando Ben Daron fu messo in contatto con il presidente degli USA guardando la sua faccia sul monitor capì che sarebbe stato molto dura ricavare qualcosa da quel colloquio
< Buona giornata presidente Smith, > disse con un tono il più caloroso che potè < Come sta? >
< Bene, grazie > rispose con tono asciutto il presidente USA < Lasciamo perdere i convenevoli e andiamo subito al sodo. Qual’è il motivo della sua telefonata? >
< Prima di esporle il motivo mi dovrebbe promettere che il contenuto di questo colloquio rimanga riservato >
< Non c’è problema, si può fidare io sono un uomo di parola >
< Bene, riteniamo che sia giunta l’ora di voltar pagina e vorremmo riaprire le frontiere e riprendere i contatti con le altre nazioni >
< Oh per me fate pure, anche se non riesco a capire come farete a far la pace con i vostri vicini arabi >
< Beh con gli arabi ci vorrà tempo, per il momento vorremmo aprirci ai paesi occidentali…> Ben Daron esitava ad andare avanti poi proseguì
< Vorremmo iniziare, come primo paese, a riprendere i contatti diplomatici, commerciali e di alleanza proprio con gli USA >
< Cosa!!! Volete addirittura allearvi con noi? Ho capito bene? >
< Sì… abbiamo bisogno del vostro aiuto! >
< Cosa succede presidente Ben Daron? Come mai avete bisogno di aiuto, non avete uno scudo invincibile che vi difende? >
< Lo scudo non durerà in eterno, dobbiamo guardare avanti, vogliamo vivere in pace e diventare un paese come tutti gli altri >
< Lei mi nasconde la verità, io suppongo invece che abbiate dei problemi con lo scudo, non è così? >
< Va bene le dirò di più, lo scudo non funziona più. Quando i nostri nemici lo scopriranno sicuramente ci invaderanno e sarà la nostra fine. Non possiamo difenderci da soli contro 500 milioni di arabi decisi a distruggerci >
< Ah le cose stanno così! Allora siete messi proprio male perché noi non possiamo fare nulla per aiutarvi >
< Ma come!! vi lascia indifferente la prospettiva che ci sia un secondo olocausto? Un olocausto che sarebbe peggiore di quello compiuto da Hitler. Questa volta verremmo sterminati tutti. Sparirebbe la nazione Israeliana. La nazione che tanto ha dato alla civiltà occidentale, la nazione di Gesù >
< Ma si rende conto presidente Ben Daron di quello che avete fatto? Avete creato uno sconquasso nel mondo intero tale che non si era mai visto. Avete occupato ampi territori degli stati confinanti cacciandone i legittimi abitanti. Ora vicino ai vostri confini vivono miseramente 5 milioni di profughi che rischiano di morire di fame perché la comunità internazionale, per colpa della crisi economica, ha ridotto drasticamente le sovvenzioni. Avete distrutto le moschee più sacre dell’Islam mettendo più di un miliardo di musulmani in crisi e comunque contro di noi. Il blocco del petrolio ha messo alle corde tutte le nazioni del mondo. Anche noi non siamo esenti dalla crisi. Il petrolio ora costa 10 volte tanto quello che costava prima della vostra insensata occupazione. Con il petrolio a questi livelli di prezzo sono andate in crisi tutte le industrie ma soprattutto le industri automobilistiche, le compagnie aeree, il turismo e a catena moltissime altre. Ogni giorno devo affrontare battaglie disperate per contenere le proteste di milioni di disoccupati che sfilano per le strade chiedendo lavoro e un aumento dei sussidi. Ma io dove li trovo i soldi? Con la crisi le entrate fiscali sono dimezzate e le spese per l’assistenza sono decuplicate. Ora io in queste condizioni dovrei convincere il congresso e il popolo americano di venire a morire in Israele per difendere proprio voi che siete la causa di tutto questo disastro !!! Ma si rende conto quanto sia assurda la sua richiesta?>
Ben Daron, ascoltato lo sfogo del presidente americano, cercò disperatamente qualche argomento a suo favore
< Tutto il mondo dà la colpa della crisi a Israele ma non è vero. Noi abbiamo anticipato ma non creato questa crisi. Fra 10-15 anni il petrolio si esaurirà e la crisi energetica sarebbe arrivata comunque. Meglio affrontarla adesso che di petrolio ce n’è ancora anche se a caro prezzo che non quando non ce ne sarà più >
< Ah, questa è bella ora dovremmo anche ringraziarvi!!! >
< Sì è così, a proposito come vanno le ricerche sulle fonti alternative? >
< Abbiamo alcune linee di ricerca molto promettenti, ma ci vogliono molti anni prima che possano dare i loro frutti. Questa crisi energetica per colpa vostra è arrivata troppo presto e ora siamo nel pantano e voi osate a chiedere il nostro aiuto >
<Avete sempre privilegiato le compagnie petrolifere, se per tempo si fosse fatta un’altra politica energetica ora… >
< Basta!, volete darmi una lezione di politica? come vi permettete!? >
< Mi scusi ma ho capito che nessuno da niente per niente, in cambio del vostro aiuto avremmo qualcosa da offrirvi >
<Ah sì!? Dite pure, sentiamo! >
< Vi raccomando di nuovo che quello che dirò deve rimanere strettamente riservato >
< Ma sì> rispose stizzito il presidente USA < Avete la mia parola ma andate avanti! >
Isaac Ben Daron estrasse quello che riteneva un asso nella manica
< Vi può interessare tecnologia aliena? >
< Cosa!!!! Spiegatevi meglio>
< Due anni fa è precipitata in Israele un’astronave aliena. E’ andato tutto in frantumi tranne un apparato che genera un campo di forza che è rimasto intatto e funzionante >
< Incredibile! > esclamò esterrefatto Smith, poi ripresosi dalla sorpresa disse
< Ah ora capisco, come sia stato possibile per voi mettere in funzione uno scudo energetico così avanzato. Ma ora perché non funziona più? >
< Il funzionamento è molto semplice. Basta erogare corrente elettrica e questa viene trasformata dal generatore in uno scudo. Questa trasformazione viene eseguita per mezzo di una sostanza speciale che non esiste in natura e che ora si è esaurita. Per riattivare il funzionamento dello scudo bisognerebbe capire la natura di questa sostanza. Per far questo ci vorranno alcuni anni e intanto noi siamo sguarniti. Quando i nostri nemici lo scopriranno ci assaliranno e per noi sarà la fine. >
< Ho capito che avete bisogno di aiuto ma parlatemi della tecnologia aliena >
< In cambio del vostro aiuto militare vi offriamo la condivisione di tutte le scoperte scientifiche che si ricaveranno dallo studio dei rottami dell’astronave aliena. Ci saranno molte ricadute tecnologiche. Per esempio i frammenti dello scafo sono fatti di una lega metallica molto più leggera e dura di qualsiasi nostro materiale. Con questa lega si potranno migliorare di molto le carrozzerie delle auto e degli aeroplani. >
< Interessante!! Però con la scarsità di carburante che abbiamo, di auto e di aerei ne circolano ben pochi >
< Abbiamo anche delle schede elettroniche aliene perfettamente funzionanti che farebbero fare un bel passo in avanti nel settore dell’elettronica. Con questa nuova tecnologia potreste battere per sempre la concorrenza cinese e giapponese >
< Interessante!! però non credo che per questo valga la pena di portare il mio paese in urto con un miliardo e mezzo di islamici >
< Ma ci sono altre scoperte strabilianti da fare. Lo studio del generatore dello scudo farà fare alla fisica un salto di secoli. Sicuramente nascerà la tecnologia che porterà alla costruzione di astronavi interstellari e di chissà quante altre cose >
< Molto interessante però tutte queste belle cose si potranno avere dopo molti anni di studi e ricerche e io per adesso sono interessato ai problemi del presente. Tutti i nostri scienziati sono impegnati nello studio di energie alternative, abbondanti e a buon mercato. Solo risolvendo il prima possibile questo problema l’economia mondiale potrà ripartire. Questa è la mia priorità, altro che imbarcarmi in guerre >
< Non sapete cosa perdete! mi rivolgerò all’Unione Europea, signor presidente vi saluto!>
< Aspettate un momento! Vi darò l’aiuto militare che chiedete però a queste condizioni: dovete restituire ai legittimi proprietari tutti i territori che avete occupato. In questo modo i profughi ritornerebbero nelle loro case e si risolverebbe il problema più spinoso. Poi dovrete ricostruire a vostre spese tutte le moschee che avete distrutto soprattutto quelle della Mecca, di Medina e di Gerusalemme. Dovrete pagare i danni e…. >
Isaac Ben Daron non riuscì a trattenere l’ira
< Basta!!! Vi ho chiesto aiuto militare non consigli su come far la pace con gli arabi!>
< Lasciatemi finire e prima di rifiutare pensateci bene. Espletate le condizioni che vi stavo illustrando poi vi forniremo aiuto militare per difendere i vostri nuovi confini che saranno però quelli del 1967 che a suo tempo erano stati stabiliti dall’ONU >
< Sono condizioni inaccettabili, quei confini sono indifendibili dal terrorismo anche con il vostro aiuto. Il territorio della Cisgiordania è troppo incuneato nel territorio israeliano, abbiamo bisogno almeno dell’intero territorio dal Giordano al mare. >
< Non siete in grado di dettare condizioni, o così o niente >
< Ma non capite che cosi facendo l’Islam riprenderebbe tutto il suo vigore? Sarebbe un peccato proprio adesso che molti fedeli stanno abbandonando la religione mussulmana. Noi abbiamo fatto un gran servizio all’umanità nel distruggere la fede in Maometto, la stiamo liberando da una religione primitiva, oscurantista che non riconosce la carta dei diritti fondamentali dell’uomo, che produce regimi teocratici, terrorismo e.. >
< Basta, conosco l’Islam ma non si può costringere con la forza i popoli a credere o non credere quello che ritiene che sia giusto. D’altronde cosa pretendete?… che vi aiuti a mantenere il possesso dei territori arabi che avete occupato? Solo per il sospetto, tra l’altro infondato, che noi vi abbiamo aiutato, gli arabi ci hanno bloccato il petrolio. Cosa succederebbe se vi fosse dato un aiuto diretto militare? Un finimondo, tanto per cominciare i pochi paesi arabi moderati che sia pur a caro prezzo ci danno un po’ di petrolio non ci darebbero neppure quello, per non parlare del terrorismo. Se invece accettate le nostre condizioni potremmo mostrarci paladini di pace >
< No, non possiamo accettare le vostre condizioni, riprenderebbe il terrorismo e l’esodo dei miei concittadini da Israele, sarebbe la fine dopo una lunga agonia. Piuttosto meglio morire!! ma venderemmo molto cara la pelle >
< Fate come volete, io sono stato eletto presidente degli USA per fare gli interessi del popolo americano e non quelli di altre nazioni e ora se non vi dispiace devo chiudere qui questo colloquio. Addio ! >
Il viso di Smith sparì dallo schermo e Ben Daron si ritrovò pieno di rabbia e con un pugno di mosche in mano.
Estrasse da un armadietto una bottiglia di Whisky e si riempì un bicchierino che vuotò con una lunga sorsata, poi si fece coraggio e si mise in contatto con il presidente dell’Unione Europea. Fu un’altra doccia fredda. Anche quello rifiutò categoricamente di dare una mano agli israeliani. A Ben Daron non rimase altro che aspettare la fine della giornata con la speranza che il nipote gli portasse buone notizie dallo studio del generatore alieno.
Quando lo vide arrivare dall’espressione della faccia sembrava contento. Forse aveva scoperto qualcosa di positivo. La speranza tornò a rinascere.
< Allora, Daniel carissimo, che notizie mi porti? >
< Mi dispiace zio Isaac ma non posso che confermarti quello che ti ho detto ieri. Brancoliamo nel buio, ci vorranno sicuramente decenni di studi ed esperimenti prima di capire come funziona quel generatore alieno. Devi rassegnarti al fatto che non abbiamo più lo scudo >
Ben Daron emise un urlo orribile e si accasciò nella sedia
< Dannazione, è la fine. Quando gli arabi si accorgeranno che siamo senza lo scudo ci assaliranno come una muta di lupi famelici. Per un po’ di tempo con il nostro sistema di intercettazione potremo contrastare le incursioni aeree e missilistiche ma come faremo per l’invasione via terra? A quelli non interessa niente di morire, credono di andare in paradiso, ci assaliranno in massa da tutte le parti. Per difenderci dovremmo sparare a loro con le mitragliatrici e i cannoni. Sarebbe una carneficina orribile, magari manderanno avanti i 6 milioni di profughi, donne e bambini compresi. Cosa potremo fare allora? Ucciderli tutti!? >
Ben Daron si fermò un attimo a riprendere fiato e io ne approfittai per interloquire
< Calmati zio non essere così catastrofico. Fatima ha avuto un’idea per risolvere questa situazione e te la vorrei esporre >
< Fatima chi? … tua moglie? >
< Sì e chi altro? >
< Oh questa è bella! una ex pastorella palestinese di capre che adesso ha trovato il modo di risolvere questa crisi !!! >
< Oh zio aspetta di sentire quello… >
< Aspetta tu, scommetto che indovino la sua idea. Pregare Gesù e far la pace con gli arabi. Non è così? >
< Lasciami dire zio, un piano di pace è possibile perché è successo un fatto straordinario >
< Un fatto straordinario? Su dimmi >
< Fatima e io aspettiamo un bambino… >
< Oh capisco che questo per te sia un fatto straordinario e lo sarebbe anche per me se non fosse che siamo in questa terribile situazione. Ho sempre sognato di avere dei nipotini ma ora… e poi cosa c’entra con la crisi?>
< Fatima è di 3 mesi, non mi ha aveva detto niente finora perché ha voluto prima eseguire una serie di test genetici per controllare che il bambino nascesse sano. Ebbene dai test genetici sul DNA è risultato che il bambino è maschio e che è esente da qualsiasi difetto. >
< Bene, mi fa piacere! ma sarebbe questo il fatto straordinario? >
< Anche! ma confrontando il DNA del feto con quello della madre è risultato che Fatima appartiene geneticamente al ceppo ebraico >
< Cosa!? Che significa? > poi prima che io potessi rispondere disse
< Ho capito, Fatima è ebrea ma è stata adottata da piccola dai palestinesi >
< No, il motivo è un altro. Fatima e tutti i palestinesi appartengono alla stirpe ebraica!!! >
< Oh, non ho mai sentito un’assurdità del genere. Noi e i palestinesi siamo due popoli che non hanno niente in comune, siamo diversissimi per mentalità, lingua, religione, usi e costumi. E poi da cosa deriverebbe questa assurdità? >
< Fatima incuriosita per aver scoperto di essere di etnia ebraica ha fatto una ricerca su Internet. Ha scoperto uno studio effettuato da un paleontologo genetista nei primi anni 2000. Nessuno ha dato risalto a questa scoperta ed è andata quindi dimenticata. Secondo questo studio, basato sul DNA, ebrei e palestinesi appartengono geneticamente allo stesso ceppo etnico. Anzi ti dirò di più anche i siriani, i libanesi e i giordani sono di stirpe ebraica >
< Non è possibile ci deve essere un errore! >
< Si può verificare facilmente anche ai giorni nostri, basta confrontare il DNA di un campione di persone dei popoli interessati per vedere quanto di vero c’è in questo studio>
< Ma è tutto così illogico! La storia degli ebrei è ben documentata e non risulta da nessuna parte che gli ebrei si siano diffusi nei paesi che confinano con noi. Quelli sono arabi al 100% altro che storie !>
< No zio, sono ebrei anche loro anche se non lo sanno, solo che sono stati arabizzati!>
< Non è possibile, nessun documento storico suffraga questa tesi! >
< Questo fatto non è così assurdo come sembra. Molti secoli prima di Cristo il popolo di Israele comprendeva 12 tribù. Noi israeliani siamo i discendenti della tribù di Giuda che ha fondato appunto il regno di Giuda. Un’altra tribù quella di Gelsomino era piccola e si è fusa con quella di Giuda. Le altre 10 tribù, come ben sai sono sparite dalla storia e sono chiamate le 10 tribù perdute di Israele. Ebbene queste 10 tribù evidentemente non si sono estinte e né sono andate chissà dove. Si sono diffuse nei territori circostanti Israele e cioè in Siria, Giordania e Libano, sono diventate idolatre e hanno adottato le lingue dei popoli vicini. Hanno così perso la loro identità e non hanno più lasciato tracce di loro nella storia, ma sono di sangue ebraico. Dopo la diffusione del cristianesimo in tutto l’impero romano, queste popolazioni ebraiche sono diventate cristiane e infine dopo l’invasione araba sono state costrette a diventare islamiche. Gli invasori arabi non hanno sostituito la popolazione, un piccolo numero di loro sono diventati la classe dominante e hanno imposto la loro religione e la loro lingua. Da notare anche che, nel corso dei secoli, moltissimi ebrei per evitare le persecuzioni sono stati costretti ad abbandonare la loro religione e ad abbracciare l’Islam e così si sono arabizzati anche loro. I figli di Israele sono molto prolifici e ora costituiscono la maggioranza schiacciante di questi paesi “arabi” >
< Oh Dio, comincio a crederti. Sicché i nostri secolari nemici sarebbero anche loro degli ebrei e noi avremmo fatto scorrere un fiume di sangue in lotte fratricide! E’ sconvolgente! Farò subito verificare tutto questo. Ho molti agenti segreti nei paesi in questione, non sarà difficile procurarci dei campioni organici, per controllare il DNA basta anche un capello. Se questa teoria verrà confermata questo fatto cambierebbe tutta la nostra politica >
Ben Daron tacque per qualche istante poi esclamò.
< Credo di indovinare il piano di Fatima e questa volta non mi sbaglio. Bisogna rendere coscienti i nostri vicini del fatto che non sono arabi ma ebrei anche loro. Poi dovremmo riunirci, si potrebbe costituire un grande stato che comprenda Israele, Cisgiordania, Siria, Libano e Giordania. Sarebbe fantastico, un grande stato Israeliano, senza più contese territoriali e dove finalmente regnerebbe la pace. >
< Sì zio, il piano di Fatima sarebbe proprio questo. Non sarà facile realizzarlo, anche se siamo della stessa etnia rimangono differenze culturali enormi oltre ai rancori e agli odi per tutte le lotte che ci sono state >
< Si ma è giunto il momento di fare la pace. Per invogliarli a unirsi a noi bisognerà illustrare bene tutti i vantaggi che ne conseguirebbero. Per prima cosa tutti i profughi ritorneranno nelle loro case. Poi per tutti ci sarà il lavoro. Per non dipendere dal resto del mondo abbiamo costruito molte fabbriche e abbiamo estremo bisogno di manodopera. Noi non siamo afflitti da mancanza di energia grazie alle nostre centrali nucleari che possiamo in breve tempo potenziare. Con la fine della crisi ci riapriremo col mondo esterno e potremo avere un grande boom economico grazie alle nuove tecnologie metallurgiche e elettroniche che deriveranno dallo studio dei reperti alieni. Insomma con la riconciliazione ci sarà benessere per tutti. Credo proprio che i nostri vicini accetteranno, ci credono forti e invincibili mentre loro sono disperati, poveri e frustati. Saranno felici della nuova identità ebraica. Anche la religione non è più un ostacolo. Ora stanno abbandonando in massa l’Islam e credo che possano facilmente passare al cristianesimo. Col tempo dobbiamo diventare un paese omogeneo, imporremmo la nostra lingua e la nostra cultura >
Ben Daron era come un fiume in piena, si accalorava sempre più e non smetteva più di parlare.
< Frena gli entusiasmi zio, dobbiamo prima controllare se è vero che siamo tutti ebrei senza contare che dobbiamo anche fare i conti con la reazione degli arabi veri e propri >
< Certo, farò fare subito questi controlli. I veri arabi invece non mi preoccupano più di tanto. Ci odiano perché abbiamo distrutto le loro moschee più sacre e per la propaganda antislamica, però hanno molti altri problemi ai quali pensare prima di tutto la crisi economica. Poi sono frustati e depressi e non sanno che non abbiamo più lo scudo. Cosa potranno fare? >
Una settimana dopo un controllo su un campione statistico sulle popolazioni interessate stabilì senza ombra di dubbio che l’85-90% dei popoli confinanti con Israele erano di etnia ebraica.
Ben Daron orchestrò una campagna di informazione in Israele e nei paesi vicini pagando giornalisti della carta stampata e della TV perché dessero molto risalto a questa notizia. Poi avviò un’altra campagna per creare un clima di riconciliazione e di pace. Infine lanciò la proposta ai capi degli stati interessati di fondere Israele, Siria, Libano, Giordania e Palestina in un unico grande stato nel quale fosse garantita la libera circolazione degli abitanti e la parità di diritti di tutti i cittadini. Le uniche condizioni che Ben Daron impose fu che ogni cittadino avrebbe dovuto giurare fedeltà al nuovo stato e che sarebbe stata proibita ogni manifestazione pubblica di culto islamico. Chi avesse voluto conservare la religione musulmana lo poteva fare ma avrebbe dovuto essere una sua cosa privata.
La macchina propagandistica di Israele ebbe successo e nei referendum indetti dai governi di questi stati vinsero a grande maggioranza i sì all’unione con Israele. Iniziò finalmente un periodo di pace e prosperità per il nuovo stato che prese il nome di Stati Uniti di Israele o anche il Grande Israele. Il lungo e sanguinoso conflitto arabo-israeliano venne relegato nell’album dei ricordi.
Nuova tempesta su Israele
Era l’anno 2055. Erano passati molti anni e molta acqua sotto i ponti e molte cose erano successe nel mondo. La cosa più importante fu che era stata superata la crisi energetica. Gli sforzi congiunti degli scienziati dei paesi più industrializzati del mondo aveva avuto un buon esito. Era stata messa a punto la centrale a fusione nucleare, un sistema per produrre energia abbondante e a basso costo che imita le reazioni nucleari che avvengono all’interno del sole, sfruttando gli isotopi dell’idrogeno che si trovano in tutte le acque del mondo. Finora nessun stato era riuscito a realizzarla nonostante decenni di ricerche. Ora tutti i grandi stati del mondo potevano produrre energia elettrica in quantità tale da soddisfare completamente le proprie necessità energetiche. L’era dei combustibile fossili invece era finita per sempre.
L’economia del mondo riprese a correre e ben presto ritornò il benessere dei tempi andati ma solo per i grandi paesi industrializzati. Le centrali a fusione nucleari erano costosissime e solo i grandi paesi avevano le risorse finanziarie per costruirle. Inoltre tutti i prodotti industriali, di consumo e alimentari venivano ora sfornati da enormi fabbriche completamente robotizzate con tecnologie ormai mature come la nanotecnologia, la bioingegneria e l’uso di materie prime estratte dalla Luna e dagli asteroidi. Ma solo USA, l’Unioine Cino-giapponese, la UE, Russia, India e Brasile avevano un grande mercato interno e i gli immensi capitali necessari per mettere in piedi le fabbriche automatiche. I paesi che avevano prosperato nei primi anni 2030 grazie al basso costo della mano d’opera e del petrolio ora erano in crisi, nessuno poteva reggere la concorrenza dei grandi paesi. I paesi piccoli e di media grandezza ora erano ridotti in miseria e sopravvivevano solo grazie ai sussidi dell’ONU.
Faceva eccezione il Grande Israele che prosperava, non per le fabbriche automatiche ma per le produzioni metallurgiche ed elettroniche derivate dalla tecnologia aliena. Questo stato di cose durò fino a quando un nuovo uragano si abbatté su Israele. L’antisemitismo, che si era quasi estinto col superamento della crisi economica, riprese improvvisamente vigore grazie a una perfida campagna propagandistica orchestrata dai grandi stati. Si affermava che gli ebrei erano degli egoisti e degli speculatori che sfruttavano solo a proprio vantaggio le tecnologie aliene. Poi la propaganda descriveva la lobby ebraica diffusa in tutto il mondo come degli affaristi senza scrupoli, che grazie alla loro grande potenza finanziaria, esercitavano una grande influenza sull’intera economia della Terra a loro esclusivo vantaggio e a scapito di tutti gli altri stati. La causa della miseria delle piccole nazioni invece di essere ricercata nei motivi strutturali della nuova organizzazione del mondo venne attribuita agli ebrei, i disperati di tutte le nazioni povere erano ben felici di avere un capro espiatorio e sfuggire così alle loro responsabilità individuali. Il risultato fu che riprese l’odio contro gli ebrei e ci furono molti casi di vandalismo e attentati contro gli ebrei di tutto il mondo. I grandi paesi, in questo clima, fecero così approvare facilmente all’ONU una mozione che tolse a Israele tutti i brevetti dei prodotti della tecnologia aliena. La mozione affermava che tutte le conoscenze ricavate dai resti dell’astronave extraterrestre, non essendo frutto dell’ingegno ebraico, appartenevano all’intera umanità e non al solo Israele. Tolta l’esclusiva agli ebrei, sorsero subito nei grandi stati nuove fabbriche che producevano le cose che prima fabbricavano gli israeliani. I prodotti israeliani furono soggetti a boicottaggio e gli ebrei, perso questo monopolio, si trovarono da un giorno all’altro privati della loro maggior fonte del loro reddito. Le grandi fabbriche metallurgiche ed elettroniche israeliane entrarono in crisi. Milione di persone nel Grande Israele si ritrovarono disoccupate e manifestavano tutti i giorni contro il governo che non riusciva a risolvere la crisi economica. Iniziarono a manifestarsi movimenti separatisti. Nostalgici islamici ex siriani, ex giordani, ex libanesi ed ex palestinesi rialzarono la testa e cominciarono a dire che Israele li aveva portati alla rovina e che stavano meglio prima della grande crisi del 2030.
Ben Daron aveva governato ininterrottamente fino ad allora ma adesso decise di passare la mano. Ora aveva 75 anni e sentiva di essere troppo vecchio e stanco per gestire una crisi così difficile. L’esistenza di Israele per l’ennesima volta nella sua storia era gravemente in pericolo. Cosa fare per evitare il baratro che si stendeva davanti a Israele? Non ne aveva la minima idea, era ora che prendesse il comando una persona nuova, brillante, coraggiosa, geniale con nuove idee. Avrebbe indetto le elezioni e il popolo avrebbe scelto questa persona.
Epilogo
La candidata di maggior spicco fu Fatima, mia moglie. Dopo la sua conversione al cristianesimo si era impegnata nella politica. Era gradita a tutti, agli ex arabi perché era una palestinese e egli ebrei perché aveva sposato me, il geniale scienziato israeliano che aveva salvato Israele con lo scudo. Inoltre Fatima aveva dedicato tutta la sua vita alla riappacificazione fra tutti i popoli che componevano il Grande Israele. Fu eletta a grande maggioranza.
Subito dopo il voto Fatima, stanca per i faticosissimi mesi di propaganda elettorale, prima di mettersi al lavoro decise di tirare il fiato e di concedersi un weekend di riposo. Mi prelevò dal laboratorio e ci recammo in un bel alberghetto in riva al mar Morto.
< Finalmente stiamo un po’ insieme > dissi abbracciando teneramente Fatima sul balcone della nostra camera che guardava il mare. Il sole stava tramontando e iniziava a soffiare una deliziosa fresca brezza che ci fece dimenticare la calura della giornata.
< Che bello qui! > rispose Fatima < Godiamoci questi momenti, fra poco sarò così impegnata che non potrò più concedermi il lusso di passare due giorni di vacanza >
< Sono contento che tu sia stata eletta capo dello stato anche se un po’ mi dispiace. Già mi trascuravi prima, chissà adesso che dovrai guidare il governo e risolvere questa gravissima crisi >
< E’ stato un bene che io mi sia impegnata in politica, tu mi stavi trascurando per i tuoi studi su quella fottutissima astronave aliena, così almeno anche io ho avuto un diversivo >
< Lo so che in tutti questi anni ti ho trascurata per dedicare quasi tutto il mio tempo alla ricerca, ma non l’ho fatto per hobby, l’ho fatto per i nostri figli, per la nostra patria, per Israele. Ne è valsa però la pena. Aspettavo un momento tranquillo come questo per parlartene. Ho fatto grandi scoperte mediante le quali si potrebbero risolvere tutti i problemi di Israele >
< Oh fantastico! Però anch’io ho pensato a cosa fare per risolvere la crisi che stiamo passando. Ho elaborato un grande piano, aspettavo di vedere se venivo eletta per illustrartelo e sentire cosa ne pensi >
< Incredibile! Così abbiamo non uno ma 2 piani per salvare Israele ! su forza illustrami il tuo progetto>
Cominciò allora ad illustrare il suo piano Fatima
< Va bene!, non vedevo l’ora di parlartene. Dunque, siamo andati in crisi perché le grandi potenze ci hanno scippato i brevetti metallurgici ed elettronici. Non so che piano tu possa avere. Se volessimo sfruttare nuove scoperte per rilanciare la nostra economia temo che non servirebbe. I grandi stati non ci lascerebbero brevettare le nuove tecnologie e ce le ruberebbero di nuovo con la scusa che le abbiamo ricavate dall’astronave aliena. Dobbiamo rassegnarci a competere con i grandi stati senza un vantaggio tecnologico dal momento che in questo periodo storico prosperano solo i grandi stati. Le costosissime fabbriche automatiche possono produrre tutti i prodotti di consumo a basso prezzo solo se sfornano prodotti in grandissima serie e per farlo ci vogliono dei mercati interni di almeno 3-400 milioni di persone. I paesi di piccola o media grandezza non si risolleveranno più e resteranno sempre dei paesi di serie B compresa Israele. >
< Lo so, allora quale è il tuo piano? >
< I paesi minori dovranno riunirsi e formare dei grandi stati. L’unione fa la forza. >
< Non capisco, gli altri stati potranno raggrupparsi, ma noi cosa facciamo? >
<L’idea è questa, formare con tutti gli stati arabi un grande stato del quale il Grande Israele dovrebbe essere il motore >
< Ma è un’idea assurda! Gli arabi ci odiano. E poi tra noi e loro non c’è nessuna affinità, ci vuole un grande ideale comune per formare un’Unione di stati>
< Non è un piano così assurdo come sembra a prima vista, gli europei per esempio dopo secoli di lotte fratricide sono riusciti a formare pacificamente un grande stato che comprende tutta l’Europa>
< Ma loro erano molto affini e hanno impiegato moltissimi anni >
< Affini non molto, 30 lingue diverse, economie molto diverse per non parlare degli usi e costumi. In comune c’era solo il nome di Europa. Noi con gli arabi siamo molto affini, siamo entrambi popoli semiti, anzi siamo due popoli fratelli dal momento che discendiamo tutti e due dal patriarca Abramo. Gli arabi si stanno convertendo al cristianesimo e così non ci sarà più l’ostacolo del fondamentalismo islamico. Ora gli arabi senza il petrolio sono in crisi più di noi e stentano a superare lo choc che gli abbiamo procurato combattendo la loro religione. Noi abbiamo molto da offrire. Abbiamo ancora dei grandi capitali con i quali finanziare le grandi fabbriche robotizzate e possediamo un gran numero di ottimi tecnici per rilanciare alla grande l’economia. Anche l’Arabia Saudita e gli emirati hanno molti capitali accumulati negli anni del petrolio a caro prezzo che ora sono investiti in modo disorganico nei paesi sviluppati. Se riuniamo le nostre forze possiamo formare una nuova, grande e prospera nazione che riunirà la penisola arabica, l’intero Nordafrica e tutto il Medio Oriente. Formeremmo uno stato di 400 milioni di persone in grado di competere ad armi pari con gli altri grandi stati del mondo. Ma dobbiamo sbrigarci, la storia corre e non potremo adottare i tempi lunghi dei paesi europei. Questo stato potrebbe chiamarsi Stati Uniti di Abramo. Che ne dici? >
< Brava Fatima mi sembra un ottimo piano. Bisognerà fare una intelligente campagna propagandista e in questo siamo maestri e forse questo piano potrebbe anche riuscire ! >
< Bene, se il mio piano fallisse non c’è da preoccuparsi, vero mio caro Daniel? Hai detto che hai pronto un piano di riserva. Forza, spara, dimmi tutto! >
< Ti ricordi che 5 anni fa, tra i rottami dell’astronave aliena, avevo scoperto un’unità di memoria? >
< Si certo, avevi avuto l’idea che avrebbe dovuto esistere una specie di scatola nera a bordo dell’astronave. La scatola nera viene costruita con speciali protezioni in modo tale da non distruggersi a seguito di un disastro aereo. Rimane così memoria delle ultime fasi della vita dell’aereo. Così tu l’hai trovata. Ricordo bene? >
< Si, ho faticato parecchio a individuare tra migliaia di piccoli rottami il blocco memoria senza sapere come era fatto, però il difficile venne dopo. Né io né gli altri miei colleghi siamo riusciti in tutti questi anni ad estrarre i dati da quella memoria. Sembravano perduti per sempre. Ebbene dopo 5 anni di sforzi, proprio 2 settimane fa sono riuscire a scoprire la chiave di lettura. Ora abbiamo un’intera enciclopedia illustrata di tutte le conoscenze aliene! >
< Ma è fantastico, chissà quante scoperte ne deriveranno, peccato che non ne potremo trarre grandi vantaggi dal momento che i grandi paesi ci ruberanno queste nuove tecnologie >
Risposi
< Non pensavo al vantaggio delle nuove fabbriche. Sulla memoria ci sono i piani di costruzione dell’astronave. Questa era un’astronave da ricognizione. Viene da un pianeta distante circa mille anni luce e può viaggiare a una velocità fino a 50 volte quella della luce. E’ fantastico, con queste nuove conoscenze potremo costruire anche noi navi interstellari. Pensa, questa astronave ha esplorato centinaia di sistemi stellari, ha scoperto una ventina di pianeti che potrebbero essere colonizzati nel giro di 100-200 anni, dopo gli opportuni lavori di terraforming. La notizia più fantastica però è questa: c’è anche un pianeta già pronto per essere abitato, un pianeta simile alla Terra, con una rigogliosa flora e fauna e che non è abitato da esseri intelligenti. E’ quindi un mondo libero ed è a solo 28 anni luce da noi e potrebbe essere raggiunto in appena 1 anno di viaggio. Non è meraviglioso? >
Fatima era perplessa e ribatté
< Beh cosa pensi che l’umanità potrebbe colonizzare quel pianeta? >
< Non l’umanità ma solo Israele, avremmo un pianeta tutto per noi! >
< Beh non è così semplice, intanto l’hanno scoperto gli alieni e forse intenderanno occuparlo loro >
< Gli alieni abitano molto lontano e con la velocità che viaggiano queste astronavi interstellari impiegherebbero almeno 30 anni per arrivare. Noi dovremmo andarci prima di loro così gli alieni lo troverebbero occupato >
< Scusa Daniel ma non mi sembra una buona idea, ci farebbero guerra e con la loro superiore tecnologia ci sconfiggerebbero facilmente >
< Può darsi, ma io invece penso che questi alieni siano esseri molto civili e che ci lascierebbero il pianeta. Se invece ci facessero guerra ci difenderemmo. Abbiamo 30 anni di tempo e con le nozioni che acquisiremo dalla loro enciclopedia ci porteremo a un livello tecnologico pari a loro >
< Chissà se sarà così. Poi ci sono altri problemi, per trasportare l’intero popolo di Israele ci vorrebbero moltissime grandi astronavi che suppongo sarebbero costosissime. Dove troveremmo i soldi necessari? >
< Non è necessario trasferirci tutti contemporaneamente. Poche astronavi potrebbero fare la spola e fare l’esodo del nostro popolo un po’ per volta. E’ stato fatto così anche per la colonizzazione di Israele. Ci vorranno comunque moltissimi soldi e questi li potremmo ricavare vendendo tutto. Terreni, fattorie, alberghi, case, palazzi, fabbriche insomma tutto l’intero territorio del grande Israele. Tanto se noi ce ne andassimo cosa ne faremmo di tutte queste cose? >
< Sì forse è possibile ma non mi alletta per niente l’idea di lasciare la nostra vecchia e cara Terra per un pianeta di cui non so nulla >
< Certo sarebbe una soluzione molto drastica ma porrebbe fine una volta per tutte alle persecuzioni antiebraiche. Ce ne andremmo tutti, non resterebbe sull’intera faccia della Terra nessun ebraico da perseguitare. Avremmo un pianeta intero, un pianeta tutto nuovo da forgiare come vogliamo noi, simile alla Terra, e tutto per noi! Forse questo pianeta è la vera Terra promessa che Dio ha previsto per noi >
Fatima rimase pensierosa per un po’. Il sole stava tramontando e cominciavano a brillare le stelle nel cielo
< Mi hai convinta, facciamo allora così : comunque vadano le cose costruiremo una piccola nave interstellare e la manderemo a esplorare questo pianeta ma terremo segreto al mondo intero questa missione. Io andrò avanti con il mio piano di formare una grande confederazione di stati semiti. Se questo piano riuscirà tornerà la prosperità. Penso anche che non ci saranno più esplosioni di antisemitismo, l’ultima che c’è stata non è stata molto violenta ed è stata orchestrata allo scopo di rubarci i brevetti. Non daremo più al mondo pretesti per darci contro.
Terremo segreta la tecnologia del volo interstellare, le altre conoscenze che ricaveremo dalla scatola nera invece le metteremo a disposizione di tutti. Noi faremo parte di una grande nazione e competeremo con le nostre industrie con il resto del mondo ad armi pari. Se invece non sarà così e tornassero per qualsiasi motivo le persecuzioni nei nostri confronti allora e soltanto allora daremo l’addio alla Terra e ce ne andremo tutti ad abitare nel nuovo pianeta >
< Se invece il tuo piano funzionerà e l’antisemitismo avesse finalmente fine cosa ne faremo del nuovo pianeta? >
< Se vivremo in pace con tutti gli altri popoli della Terra non potremo tenerci il pianeta in esclusiva, lo colonizzeremo assieme a tutte le altre nazioni del mondo. Questo pianeta appartiene all’umanità intera se questa si comporterà bene nei nostri confronti. Il destino di questo pianeta ora non dipende più solo da noi. In ogni caso o da soli o con gli altri terrestri dovremo occupare il pianeta entro 30 anni prima che arrivino gli alieni. >
Fatima mi strinse forte la mano.
< Il tempo passa veloce, siamo già dei cinquantenni. Fra 30 anni saremo degli ottantenni, con i progressi che ci sono stati nella medicina abbiamo buone probabilità di arrivare a questa età ancora in buono stato e così potremo andare in pensione e trascorrere gli ultimi anni della nostra vita nel nuovo pianeta, che ne dici? >
< Sono d’accordo, amore mio… > risposi alzando lo sguardo al cielo
< Stelle aspettateci! >
FINE
LA DOPPIA VITA DI STEFANO GUIDI »
LA DOPPIA VITA DI STEFANO GUIDI
Il volo verso l’isola di Barbados, nei Carabi, sembrava non finire mai. Non ero riuscito a dormire durante il viaggio, troppe emozioni agitavano il mio animo. Ardevo dall’impazienza di arrivare alla meta. Guardavo continuamente fuori dal finestrino la grande distesa d’acqua dell’oceano Atlantico e finalmente vidi l’isola dei miei sogni. Perfettamente in orario, alle 9.30 del mattino, l’aereo atterrò.
Tutta la stanchezza per il viaggio e per i preparativi svanì di colpo. Un fiume di adrenalina correva per tutte le vene del mio corpo, io ero sicuramente il più eccitato di tutti i passeggeri. Non ero come gli altri turisti, che appena ebbero ritirati i bagagli salirono su un pullman per essere trasportati nel villaggio turistico. Io invece non ero un turista, avevo un mio specialissimo compito da svolgere. Ritirati i bagagli, due pesantissime valigie, chiamai un taxi e ordinai di condurmi nella spiaggia di Dover Beach alla periferia Nord di Bridge Town.
Strada facendo ammirai il panorama, la strada costeggiava la costa. Era una bellissima giornata, il sole splendeva in un cielo blu senza nubi, come quasi sempre da quelle parti. Che tempo magnifico! Solo 10 ore prima a Milano rabbrividivo dal freddo, là era una tipica giornata invernale, fredda e umida, con pioggia e un vento gelido proveniente dalla Siberia. Qui invece faceva un bel calduccio. Sembrava di essere su un altro pianeta. Si vedeva il mare, di un bel blu turchino, spiagge bianchissime piene di bagnanti, contornate da palme e alberi fioriti, un profumo di salsedine olezzava dappertutto. Che paradiso! Finalmente il mio sogno stava realizzandosi. Almeno se tutto fosse andato per il verso giusto.
Dopo mezz’ora arrivai a destinazione, una villetta isolata davanti alla spiaggia. Ordinai al taxista di fermarsi. Questi, poco convinto della richiesta, rallentò senza fermarsi ed obiettò
— Ma signore devo farla scendere proprio qui? Questa casa è disabitata, vede c’è il cartello “in vendita” —
— Si proprio qui— tagliai corto — ripassi per favore tra 2 ore per riportarmi in aeroporto —
Liquidato il taxista osservai a lungo la villetta. Era una bella costruzione in stile coloniale circondata da un ampio giardino cintato da un’alta siepe. Mi spostai lateralmente alla villetta per inoltrarmi in un boschetto adiacente al giardino. Dovevo trovare un posto adatto al mio scopo, un posto dove nessuno potesse disturbarmi. Mi inoltrai tra gli alberi finché trovai un punto ben nascosto dal via vai della strada che era comunque scarso. Aprii le valigie e tirai fuori una grossa batteria e i miei preziosi apparecchi elettronici. Sistemai per terra un tappetino di alluminio di forma rotonda, poi collegai le apparecchiature alla batteria. Il dispositivo principale era uno speciale generatore di campo magnetico ad alta frequenza. Controllai la frequenza di risonanza e regolai la messa a fuoco del campo magnetico al centro del tappetino. Finite le regolazioni, tutto era pronto, non restava che sfiorare nella testiera del mio portatile il tasto enter, il mio cuore a quel punto si mise a battere furiosamente e le mani a tremare tanto che stentavo a tenere il portatile e premere quel fatidico pulsante. Ancora un istante e avrei saputo se il mio piano avrebbe funzionato. Chissà se tutto si sarebbe svolto secondo i miei calcoli, per quello che stavo per fare non esisteva possibilità di fare esperimenti preliminari. Avevo lavorato sodo negli ultimi tre anni e avevo anche speso tutti i miei risparmi per costruire la più stupefacente macchina mai costruita dall’uomo. Ora l’alternativa era secca. O tutto avrebbe funzionato o sarei sparito nel subspazio. Cercai di calmarmi. Che cosa erano questi timori dell’ultimo momento? Avevo controllato i calcoli decine di volte, non potevo sbagliarmi. Tutto sarebbe andato bene, in fin dei conti si trattava di oltrepassare quella sottilissima barriera che separava il mio universo dall’altro. Una nuova vita si sarebbe schiusa per me, quel magnifico paradiso tropicale sarebbe stato mio per sempre. Feci un profondo respiro e mi misi al centro del tappetino. Infine premetti il fatidico pulsante pensando “ Sarà quel che sarà”
Dopo questa semplice operazione non notai nulla di strano, mi guardai intorno, tutto era come prima: gli alberi, il mare, il sole e quella villetta. Il passaggio da un universo all’altro era avvenuto senza nessun fenomeno collaterale, nessuna luce, nessun suono, nessuna vibrazione, niente di niente. Solo lo schermo del pc mi diceva che il passaggio era stato effettuato. Smontai gli apparecchi e li rimisi nelle due valigie, era logico che non notassi niente di particolare, l’universo parallelo era perfettamente uguale in tutto e per tutto a quello che avevo appena lasciato, a parte un piccolo particolare, insignificante su scala cosmica ma estremamente significativo per le mie vicende personali. Ameno così doveva essere e per esserne sicuro non restava altro che spiare l’interno della villetta distante appena pochi metri da lì. Questa casa, nell’universo parallelo in cui ero appena giunto, non doveva essere disabitata, ma occupata da uno speciale inquilino. Mi avviai di buon passo e una volta raggiuntala costeggiai la siepe che delimitava il giardino. La siepe era molto fitta e non lasciava vedere nulla dell’interno, mi spostai lateralmente finché trovai un pertugio, scostai le foglie per aumentare la visuale e vidi ciò che avevo tanto desiderato. Il cuore quasi cessò di battere per l’emozione di vedere l’altro me stesso. Le mie apparecchiature avevano funzionato alla perfezione, ero davvero nell’altro universo. La realizzazione dei miei sogni ormai era a portata di mano. Osservai a lungo il mio alter ego. Stava prendendo il sole comodamente sdraiato su una poltrona di vimini e stava leggendo le notizie su un ebook. Ogni tanto prendeva dal tavolino un bicchiere e sorseggiava una bibita sicuramente della birra se aveva i gusti come i miei. Indossava dei pantaloncini rossi ed era a dorso nudo. Era ben abbronzato e muscoloso. Insomma perfettamente in forma e a suo agio si stava godendo la sua vita dorata da scapolo benestante. Il giardino era molto curato, le piante erano molto rigogliose, piene di sgargianti fiori profumatissimi.
Ad un tratto uscì dall’edificio una formosa mulatta con un bambino di circa tre anni che teneva per mano. La riconobbe subito era Mary Lou, la sua cameriera tuttofare. L’avevo vista parecchie volte nell’altro universo, le mie apparecchiature mi permettevano di vedere l’universo alternativo. Avevo spiato quindi a lungo la vita del mio doppio per preparare alla perfezione il mio piano. Com’era bella! Era alta, slanciata, indossava un abito succinto molto aderente che metteva ben in risalto le sue generose forme. Vederla in carne e ossa era tutt’altra cosa che vista su uno schermo.
— Cara Mary Lou, stasera sarai mia — pensai con l’acquolina in bocca.
Intanto Mary Lou salutò l’altro Stefano, teneva nell’altra mano una borsa vuota, evidentemente stava andando a far la spesa con il bambino e non sarebbe tornata prima di un’ora.
Appena la ragazza e il suo marmocchio si furono allontanati giunse il momento per me di affrontare l’altro me stesso.
Mi avviai con le gambe tremanti sforzandomi di darmi un tono. Aprii il cancello che era accostato e mi avvicinai all’altro mio doppio. Questi era così immerso nella lettura che per un po’ non mi vide. Quando finalmente alzò lo sguardo avendo sentito il rumore dei miei passi, sgranò gli occhi e rimase come paralizzato e a bocca aperta per qualche secondo. Per la sorpresa lasciò cadere a terra il bicchiere di birra che si ruppe in mille pezzi. Strabuzzò gli occhi e quando riuscì a parlare farfugliò
— Come mi somigli! Chi sei? —
— Non ti somiglio, sono uguale a te! — risposi
Stefano 2 si alzò in piedi e mi esaminò attentamente. Ma più mi osservava e più cresceva il suo disagio.
Io non diceva nulla, mi limitavo a sorridere in modo sornione divertito dallo stupore dell’altro.
— A parte l’abbronzatura e un fisico un po’ flaccido, sei proprio uguale a me, stessa altezza, stesse sembianze, stessi capelli, come è possibile? Ma chi sei? Perché non mi rispondi? —
— Ma non vedi chi sono? Sono Stefano Guidi —
— Ma quello è il mio nome, non capisco…. Oh devi essere uno che mi somiglia e che si è truccato per essere uguale a me per chissà quale diavolo di scopo. Al giorno d’oggi fanno di quelle diavolerie! –
Si avvicinò quindi a me soggiungendo
–Ti smaschero subito — e con una mano pizzicò la pelle della mia guancia e con l’altra mi tirò i capelli
— Questa deve essere una maschera e questi capelli devono essere finti —
Dopo un po’ di strattonamenti gli presi le mani e le allontanai da me.
— Ora basta Stefano, mi stai facendo male, arrenditi all’evidenza! —
— Ma quale evidenza! Spiegati, chi sei? —
Poi improvvisamente il suo viso si illuminò
— Ho capito chi sei! Non puoi che essere mio fratello gemello e hai voluto farmi una sorpresa. E’ pazzesco, è incredibile! i nostri genitori mi hanno tenuto nascosta per tutta la vita la tua esistenza! chissà perché? Avanti parla, dimmi qualcosa —
— Non sono tuo fratello gemello, sono un altro te stesso! guarda— tirai fuori da una tasca il passaporto e glielo porsi — Vedi c’è scritto Stefano Guidi, nato a Milano il 28 settembre 1970, tutti i dati sono uguali ai tuoi, se fossi tuo fratello gemello almeno il nome di battesimo sarebbe diverso, non ti pare?—
Stefano 2 dopo averlo guardato con molta attenzione lo gettò per terra
— Deve essere falso, non è possibile! —
Raccolsi subito da terra il mio passaporto e me lo rimisi intasca poi sempre con aria sorniona
— Sono un altro te stesso, su credimi! —
— Non capisco, ti vuoi spiegare o vuoi farmi uscire di senno? —
— Certo ti spiego tutto, è una storia lunga, non mi fai sedere? —
— E siediti, lì c’è la poltroncina dove si siede di solito Mary Lou, spicciati dimmi chi sei e che cosa vuoi! —
Mi accomodai
– Fa caldo, il viaggio mi ha disidratato, non mi offri da bere? —
— Uffa anche da bere vuoi….. e che cosa vuoi da bere? —
— Dovresti conoscerli i miei gusti, sono gli stessi dei tuoi —
— Va bene, birra scura ghiacciata, la vado subito a prendere —
Tornò subito dopo con 2 lattine. Dopo aver bevuto un lungo sorso della birra iniziai a raccontargli la mia storia
— Tutto iniziò tre anni fa, quando a 57 anni sono andato in pensione. Improvvisamente mi trovai con molto tempo libero, cosa che non ho mai avuto nella mia vita. Sai il lavoro, la famiglia…
— Uh come la fai lunga …— mi interruppe Stefano 2 — cerca di essere un po’ più sintetico e vieni subito al nocciolo —
— Un po’ di pazienza, caro il mio alter ego, o hai qualcosa di urgente da fare?—
— No, ma mi stai tenendo sulle spine e poi potrebbe tornare Mary Lou —
— Quella quando va a fare la spesa sta via più di un’ora e comunque anche se tornasse prima e ci vedesse assieme non sarebbe una tragedia, le diremmo che sono tuo fratello gemello e che sono venuto a trovarti. Abbiamo quindi tutto il tempo che serve. Ti prego lasciami raccontare a modo mio senza interrompermi!—
— Va bene, prosegui, forza! —
— Dunque stavo dicendo che avevo molto tempo libero e facevo molte lunghe passeggiate per i parchi di Milano ripensando continuamente a un tema che mi aveva sempre appassionato. Che cosa è esattamente la psiche? Nonostante tutti i progressi che la scienza ha fatto negli ultimi cinquecento anni non ha scoperto nulla su di essa. Sappiamo quasi tutto su lontanissime galassie, sulla struttura della materia, sull’origine dell’universo ecc. ecc ma sulla nostra psiche o mente che dir si voglia non abbiamo scoperto ancora nulla di nulla.
— Si, anche a me questo tema è sempre piaciuto moltissimo, ma poi sono arrivato alla conclusione che indagare per scoprire qualcosa sulla psiche è tempo perso e appena sono andato in pensione ho preferito venire qui a godermi la vita, ma continua la tua storia…—
— Non è tempo perso, a forza di pensarci su, un giorno ho avuto un’intuizione e ho cominciato a fare esperimenti per scoprire qualcosa sulla natura della mente—
— Oh la storia finalmente comincia a farsi interessante… e cosa hai scoperto?—
— La psiche non è una cosa trascendente e immateriale, anche lei è una cosa reale, fisica e obbedisce alle leggi di natura. E’ una specie di sostanza molto ma molto sottile e sfuggente e che ha leggi fisiche sue proprie. Impregna tutta la materia organica e la dirige verso l’autocoscienza. La parte matematica e le leggi che ho scoperto le potrai studiare successivamente sugli appunti che ti darò.—
— Incredibile, ma come hai fatto?—
— L’intuizione riguardava la costruzione di un amplificatore cerebrale. Quando l’ho costruito potei amplificare i fenomeni psichici e fu così possibile studiarli perché non erano più così tenui da sfuggire ad ogni indagine scientifica. La prima applicazione pratica fu la costruzione di un speciale casco collegato con elettrodi al mio cervello. Con questo potevo rivivere qualsiasi istante del mio passato —
— Beh, anch’io senza bisogno del tuo marchingegno posso andare con la mente a qualsiasi episodio della mia vita passata —
— La mia macchina non fa ricordare semplicemente episodi del passato ma li fa rivivere esattamente come sono avvenuti. Nel mondo della psiche le leggi di natura sono diverse e si può ad esempio andare indietro nel tempo. Potevo fare un vero e proprio viaggio nel tempo con la mente nel mio passato.
I ricordi normali che tutti abbiamo sono solo ricordi sui quali il tempo stende una patina sempre più spessa che decolora e rende vaghi e confusi gli avvenimenti passati. Invece il mio casco fa rivivere momento per momento esattamente come sono successi tutti gli avvenimenti che vuoi rivivere. Un vero e proprio viaggio nel tempo nella propria vita. C’era però la limitazione che il passato lo potevo esplorare ma non modificare.—
— Fantastico! Interessantissimo quello che mi dici, se è vero quello che mi stai raccontando, ma non riesco ancora a vedere il nesso col fatto che tu sei una copia esatta di me stesso!
— Un po’ di pazienza e ti sarà tutto chiaro. Dunque fatta questa scoperta rivisitai tutti i momenti più importanti della mia esistenza. Facendo un bilancio della mia vita non è che ne fossi tanto soddisfatto. Ero partito bene, sono stato ben dotato da madre natura infatti ho sempre avuto un’ottima salute. Sono stato dotato anche di bell’aspetto e intelligenza superiore alla media. Insomma c’erano tutti i presupposti per avere una vita felice e ben più soddisfacente rispetto quella che è stata. Perché la mia vita non si era svolta felicemente secondo le mie aspettative giovanili? La risposta che mi sono dato è che un paio di scelte sbagliate e un paio di sfortune hanno peggiorato notevolmente la mia vita.
— Sei ridicolo! Che razza di conclusioni. Tutti nella propria vita hanno avuto delle sfortune o hanno fatto degli errori e ben pochi credo possano dire di avere una vita completamente felice! —
— D’accordo ma io con la mia macchina potevo rivedere esattamente i momenti cruciali che mi hanno peggiorato la vita e cominciai a pensare a come cambiare il mio passato —
— Oh ma tu sei pazzo, come si fa a pensare cose di questo genere! E’ impossibile! Conosci bene anche tu tutti i paradossi che nascerebbero dalle modifiche del passato come quello, per esempio, del viaggiatore che uccide il proprio nonno per cui lui non sarebbe mai nato. E’ una cosa semplicemente assurda, dai!—
— Lasciami finire la mia storia e poi trarrai le conclusioni… Dunque modificando le mie apparecchiature e dopo molti esperimenti scoprii che potevo modificare leggermente le mie decisioni prese nel passato. Cioè potevo intervenire solo su momenti di estrema incertezza quando un nonnulla poteva far pendere l’ago della bilancia da un parte o dall’altra. Bastava dare una spintarella nella direzione voluta e il passato veniva modificato. Per spiegarmi meglio non avrei mai potuto fare modifiche radicali al passato come per esempio salvare la vita ad Aldo Moro e alla sua scorta. A parte che ero un bambinetto ma anche fossi stato un adulto non avrei potuto indurre la mia mente di allora a telefonare alla polizia ed avvertirla dell’agguato che le brigate rosse stavano tendendo allo statista democristiano. La mia mente di allora prima dell’attentato non pensava minimamente ad Aldo Moro e non avrei mai potuto indurla a fare questa telefonata.
Piuttosto ti ricordi l’incidente stradale che ebbe ai tempi del liceo il nostro compagno di scuola Dino Brancan?
— Altroché se me lo ricordo, con quell’incidente si ruppe parecchie ossa e io se avessi accettato il suo invito forse avrei fatto la stessa fine…fortunatamente…—
— Non fortunatamente, ma grazie a me!—
— Grazie a te? Ma cosa dici, tu cosa c’entri?—
— C’entro e come! Aspetta e sentirai perché. Nel mio universo le cose andarono in tutt’altro modo. Dunque dopo aver scoperto che potevo modificare il passato, anche se non sapevo come si sarebbero risolti i paradossi temporali, provai a modificare questo avvenimento che originariamente, nel mio universo, si era svolto in questo modo.
Quella sera Dino venne a casa mia e mi invitò a salire sulla sua moto per andare al solito nostro bar a giocare a bigliardo con gli amici. Ero molto indeciso se accettare il suo invito, dovevo finire il ripasso di matematica e il giorno dopo c’era il compito in classe. Meglio finire di studiare e andare a letto presto. Però mi dispiaceva lasciar perdere una piacevole serata con gli amici, avevo studiato tutto il giorno e mi meritavo un po’ di svago e così accettai il suo invito. All’incrocio della provinciale vicino al bar Dino non rispettò uno stop e andammo a sbattere contro una macchina che stava sopraggiungendo. Finimmo tutte due all’ospedale con fratture varie—
Feci una piccola pausa per dar modo all’altro me stesso di assimilare quello che gli stavo rivelando. Bevvi un altro lungo sorso di birra, mentre Stefano 2 restava ammutolito dalle incredibili rivelazioni che stava sentendo. Poi tirai su il pantalone della gamba sinistra mettendo a nudo il ginocchio e la coscia. Proseguii
— Vedi Stefano, di quel brutto incidente mi sono rimaste le cicatrici. Mi fratturai il ginocchio e il femore e dovetti subire molti interventi per rimettermi a posto la gamba. Rimasi in ospedale per quattro lunghi mesi. Non ti dico quanto ho sofferto! Ho perso anche un anno scolastico e iniziai la mia vita lavorativa un anno dopo. Bene decisi di provare a cambiare questo avvenimento. Collegato alla mia apparecchiatura ritornai con la mente a quella sera. Quando venne Dino a invitarmi a uscire con lui non mi limitai a fare da spettatore passivo degli avvenimenti del passato come avevo sempre fatto finora. Pensai con tutte le mie forze ”non devo andare, non devo andare”. Dino insistette un po’ ma alla fine si decise di andare da solo.
Io ripresi a studiare e poi andai a letto. Quando il timer interruppe il collegamento della mia mente con il passato mi ritrovai nel mio laboratorio.
All’inizio ero al settimo cielo, l’esperimento aveva avuto successo! avevo cambiato il passato! Non avevo avuto l’incidente. Le mie apparecchiature avevano funzionato alla perfezione! Poi mi guardai il ginocchio e la coscia e vidi che c’erano ancora le cicatrici dell’operazione. Che delusione! la modifica del passato non aveva avuto nessun effetto sulla mia vita. Non aveva funzionato la mia macchina del tempo? Eppure mi ricordavo benissimo di aver cambiato gli avvenimenti di quella serata. Dopo molte riflessioni capii cosa doveva essere successo. La mia modifica di quell’avvenimento aveva creato una biforcazione e cioè un altro universo, un universo parallelo al mio. Non avevo modificato il mio passato ma avevo creato un altro me stesso in un altro universo nel quale tu non hai avuto l’incidente. —
— Ah, ah–esclamò incredulo Stefano 2— questa proprio non la bevo. Viaggi nel tempo, universi paralleli! Come si fa a credere a queste assurdità!—
—- Allora come spieghi la mia presenza qui? un uomo uguale in tutto e per tutto a te! —
— Non lo so, ma qualche altra spiegazione più plausibile ci deve essere… Magari sei un mio clone.—
— Un clone? Che io sappia nessuno ha clonato ancora un essere umano, è proibito dalla legge, ma se anche qualcuno l’avesse fatto di nascosto, le tecniche di clonazione hanno appena qualche anno e gli eventuali esseri clonati non potrebbero che essere dei bambini. O pensi che nel 1969, quando sono nato, clonassero già le persone?—
— No di certo, ho buttato lì un’ipotesi! Ma ci possono essere altre spiegazioni. Per esempio con la chirurgia estetica…—
— Oh basta! proprio non vuoi ragionare, se fossi un tuo sosia che assomiglia a te per merito della chirurgia plastica come farei ad avere tutti i tuoi ricordi? —
— Ma scusa come fa un altro universo a crearsi da un semplice viaggetto nel tempo. L’universo è una cosa immensa, miliardi di galassie composte da miliardi di stelle e tu premi un pulsante e puff come da una bacchetta magica ne fai uscire un altro nuovo fiammante, questo è più incredibile!—
— Ho pensato molto anch’io a questo aspetto dei viaggi nel tempo. In effetti non si crea un vero e proprio universo, ci vorrebbe una infinità di massa ed energia. Il secondo universo è un universo virtuale identico al primo tranne per l’ infinitesima parte che riguarda gli effetti dell’incidente. Per cui i due universi si fondono e ritornano a essere uno. Rimane però una piccola increspatura, una bolla nel continuum spaziotemporale, una realtà duale nella quale io ho avuto l’incidente e tu no —-
— Mi sembra comunque ancora tutto così assurdo!—
— Anche tu sei uno scienziato e conosci la meccanica quantistica. A livello subatomico per noi tutto sembra assurdo, non vale più il principio causa effetto, il principio di indeterminazione impedisce di poter stabilire dove stia una particella subatomica che quindi può stare in due posti contemporaneamente oppure…
Stefano 2 mi interruppe stizzito
— Inutile che vai avanti, queste cose le conosco benissimo, cosa c’entra la meccanica quantistica con noi ? —
— Beh su scala cosmica noi due siamo come una particella della quale non si può stabilire il destino perché ha due percorsi completamente diversi. Probabilmente dopo la nostra morte questa incongruenza duale sarà destinata a ridursi e poi a sparire e l’universo riprenderà la sua perfetta omogeneità—
— Bah, queste tue teorie non mi convincono più di tanto!—
— Sei piuttosto testardo, ma lo prevedevo, ti conosco bene e per questo ho portato con me il casco. Ti farò fare un viaggio nel tempo di 5 minuti, potrai rivivere un episodio a tuo piacimento. Questo viaggio però sarà solo di esplorazione, non è il caso di fare altre modifiche al passato. Ci stai?—
— Certo che ci sto, devo capire cosa c’è di vero in questa assurda storia —
Mi misi subito all’opera . Estrassi delle due valigie il casco e tutta l’attrezzatura. Quando ebbi finito l’installazione dissi
— Tutto è pronto non mi rimane che premere il pulsante di start, tu devi solo concentrarti sull’episodio della tua vita che vuoi rivivere. A proposito che avvenimento vuoi rivivere?—
— Sei indiscreto, comunque è inutile che io ti nasconda qualcosa, tu sai tutto della mia vita— Poi con un po’ di imbarazzo Stefano 2 proseguì
—Dunque voglio rivivere il mio primo bacio dato a Susanna —
— Bene, allora buon viaggio, start—
Per controllo visualizzai sullo schermo la rivisitazione dell’episodio del mio doppio. L’attrezzatura, il giardino, l’isola caraibica, tutto sparì dalla sua visuale. Il giovanotto che eravamo in quel periodo era seduto su una panchina nel parco Sempione di Milano. Accanto a lui stava seduta proprio Susanna. Come era bella! lei gli stava raccontando la trama dell’ultimo film che aveva visto.
Stefano non seguiva la storia, era troppo distratto dall’ammirare il suo viso, le sue labbra che si muovevano in modo così grazioso, i suoi occhi risplendevano ed era delizioso il modo con cui rideva quando raccontava gli episodi comici del film. Stefano era molto timido ma l’attrazione per quella splendida creatura fu più forte della timidezza e un po’ alla volta in modo impercettibile si avvicinava a lei finché le sue ginocchia sfiorarono le sue. Era estate e lei indossava una minigonna e Stefano dei pantaloncini corti. Il punto di contatto era pelle-pelle e da quel punto si irradiava come una piacevole scarica elettrica. Lei non si ritrasse, il cuore gli scoppiava dalla gioia e fattosi ardito da questo primo piccolo successo mise un braccio attorno alle spalle di Susanna. Anche questo gesto fu accettato, Susanna iniziava anche lei a essere turbata, smise di raccontare il film e lo guardò intensamente negli occhi, i visi si avvicinarono quasi automaticamente finché le labbra si unirono. Un brivido percorse da cima a fondo tutto il corpo di Stefano, era letteralmente salito in paradiso. Purtroppo quella gioia fu di breve durata. Scaduto il tempo, la macchina del tempo lo riportò al presente e Stefano 2 si ritrovò a fissare me che con aria trionfante gli dissi
— A giudicare dalla tua faccia estasiata desumo che il viaggio è andato bene, non è vero? —
Stefano2 ancora ansimava per le intense emozioni appena rivissute e con fatica rispose
— Oh, ma perché non mi hai lasciato ancora un po’ insieme alla mia Susanna ? era così bello! —
— Questione di energia, non posso correre il rischio di scaricare le batterie, mi serviranno fra poco. Allora hai visto che non ti racconto frottole. Mi credi adesso? —
— Si, si, mi devo arrendere all’evidenza. E’ pazzesco, è incredibile eppure hai ragione tu —
— Bene, ora che mi credi posso andare avanti con la mia storia e finalmente mi ascolterai senza guardarmi come si guarda un pazzo. Dunque fino a prima di quell’incidente con la moto, io e te siamo stati una sola persona. Poi si è creata una biforcazione e sei stato creato tu con una vita più fortunata della mia anche se non ne sei mai stato consapevole. Dopo questo primo intervento nel passato però rimasi molto deluso. A cosa serviva modificare il passato se io non ne avrei beneficiato e neppure avrei potuto vedere gli effetti di questi cambiamenti? La mia vita passata non era modificabile ma almeno sarebbe stato bello poter osservare come sarebbe stata la mia vita alternativa senza le sfortune che mi sono capitate. —
Feci una pausa e finii di scolare la lattina di birra, faceva un gran caldo e avevo ancora sete. Agitai la lattina vuota. Stefano 2 mi portò dell’altra birra e disse
— Forza prosegui, sono curioso di sentire a cosa porterà tutto questo tuo assurdo comportamento —
Dopo un altro piacevolissimo sorso ripresi a narrare
— Dopo molte ricerche scoprii un sistema per creare un ponte tra la mia mente e la tua —
Fui interrotto con veemenza
— Impossibile! gli universi paralleli per definizione sono completamente separati, non hanno nulla in comune. Come è possibile stabilire un qualsiasi contatto? —
— Forse gli universi paralleli “normali” sono completamente separati, forse hanno leggi fisiche diverse dalle nostre e saranno per sempre inaccessibili. Ma questo universo creato dal viaggio nel passato è un universo particolare, è molto vicino al mio, ha le stesse leggi fisiche, è diviso da un sottilissimo velo dall’universo originario. Bene fatto sta che sono riuscito a stabilire un canale audiovideo con la tua psiche. Su uno schermo riuscivo a vedere la tua vita. —
— Sempre più incredibile! E che altre modifiche hai fatto nella mia vita?—
— Ho fatto altri tre cambiamenti. Ti ricordi dopo la laurea che eri indeciso su due offerte di lavoro? —
— Si, ero indeciso se andare a lavorare all’istituto di ricerca, dove il lavoro sarebbe stato molto interessante, o in quella piccola ditta che offriva uno stipendio migliore —
— Diversamente da te io scelsi la ditta piccola. Fu una scelta sbagliata, mi trovai malissimo, avevo un capo ottuso che mi trattava male. Dopo due anni la ditta fallì e ci rimisi pure due mesi di stipendio e la liquidazione. —
— Ah, vuoi dire che io la scelta giusta la feci per un tuo intervento? —
— Si —
— Beh grazie, però un posto di lavoro sbagliato non mi sembra una grossa tragedia che valesse la pena di evitare —
— Perché no? Con la mia macchina del tempo fare queste modifiche era un gioco da ragazzi e valeva proprio la pena. Quella mia scelta sbagliata aveva peggiorato parecchio la mia vita in quegli anni e anche i successivi. Certo mi trovai abbastanza presto un altro posto e proprio all’istituto di ricerca. Ma intanto iniziai la carriera con due anni di ritardo e un altro ricercatore mi fu sempre davanti. Uno assunto solo due anni prima al posto che io avevo rifiutato. La conseguenza fu per tutta la mia vita lavorativa una qualifica minore e minor stipendio, se ti sembra poco! —
Feci un’altra pausa incalzato però dal mio doppio.
— Forza vai avanti, dimmi le altre modifiche! —
— Ti ricordi nel 2008 quando eri indeciso su come investire i tuoi risparmi?
— Si, certo! fui fortunato perché non scelsi le obbligazioni USA verso le quali propendevo e invece investii sulle obbligazioni della Cina che avevano un rendimento più basso ma più sicuro. …—Stefano 2 si arrestò colto da una folgorazione.— Oh scommetto che sei intervenuto anche in questa occasione!
— Si, io invece nel mio universo scelsi le obbligazioni USA, volevo guadagnare di più per crearmi un gruzzolo per le future spese universitarie dei miei figli. Invece persi quasi tutto. Per anni dovetti tirare cinghia e non ti dico le liti con mia moglie per questa scelta sbagliata! —
— Bene, grazie anche per questo tuo aiuto, però in una cosa non mi hai aiutato. Una cosa molto più importante dei soldi che mi hai fatto guadagnare —
— E sarebbe? —
— Mi riferisco alla stupida fine del mio fidanzamento con Susanna. Quella maledetta domenica sera ero andato a casa di Antonietta che aveva organizzato una festa per il suo compleanno. Susanna non venne perché aveva da studiare e… —
stefano 2 si interruppe, il suo viso si era fatto cupo nel rievocare quell’episodio cruciale della sua vita, poi proseguì.
— Ma perché ti racconto questo avvenimento? lo conosci benissimo anche tu! —
— Raccontalo lo stesso, voglio sentire come l’hai vissuto —
— Va bene, io piacevo ad Antonietta che non si era mai rassegnata che io le avessi preferito Susanna. A quella festa approfittò dell’occasione che ero solo per farmi un tiro mancino. Era ormai tardi, la festa era quasi finita e molti se ne erano già andati. Ad un certo punto quella puttana mi invitò a salire in camera sua con la scusa di farsi aiutare a svolgere un compito di matematica. Invece appena entrati in camera mi spinse nel letto e mi abbracciò stretto stretto. Io ero poco lucido, avevo bevuto parecchia birra ed ero allupato come sempre. Susanna era molto religiosa e non mi lasciava mai fare sesso. Per un bel po’ resistetti e cercai di allontanarla da me, ma alla fine mi lasciai andare e cedetti alle sue avanches.
Fu una maledetta sfortuna. Susanna aveva finito di studiare e prima di andare a letto volle venire a farmi un saluto, abitava tra l’altro li vicino. Così quando venne gli invitati le dissero che stavamo studiando in camera da letto e così ci sorprese nel bel mezzo dell’amplesso.
Non mi perdonò mai quel tradimento e così la persi per sempre…. Ma tu perché non hai fatto nulla? possiedi una macchina straordinaria che può correggere gli errori del passato e sei stato li a guardare! Sarebbe bastato poco, io non volevo tradire Susanna, l’amavo come non ho amato mai più nessuno e volevo sposarla. Ce l’avevo quasi fatta ad andarmene da quella maledetta camera, se avessi ricevuto una spintarella ci sarei riuscito. Su, rispondi! Perché non dici nulla? —
— Beh, adesso ti spiego, tu da una vita assieme a Susanna ti aspettavi un mare di felicità, non è vero? —
— Si, certo, cosa c’è di meglio che vivere la propria vita con la persona che si ama? Non sarà mica bello vivere da soli, non ti pare?—
— Beh, dipende, alle volte le aspettative non si realizzano e…—
— Cosa vuoi dire? che ne sai come sarebbe stata la vita con Susanna? —
— Lo so perché io Susanna l’ho sposata —
— Questa poi! non finisci mai di sorprendermi, ma dimmi come hai fatto a farti perdonare? —
Esitavo a rispondere e improvvisamente il viso di Stefano 2 si fece paonazzo
— Mi sta venendo un terribile sospetto, quella sera tu non hai tradito Susanna, non è vero?
— Si —
Il mio alter ego in preda a un’ira irrefrenabile mi saltò addosso e mi strinse con le mani il collo urlando
— Maledetto bastardo, ho capito adesso, mi hai dato una spinta a tradire! Ma io ti strozzo maledetto!—
Mi sentivo soffocare e mi divincolavo inutilmente senza riuscire a sfuggire alla presa. Improvvisamente sentii una voce dal cancello, era Mary Lou che gridava
— Oh Dio Stefano, che succede?
Stefano 2 lasciò immediatamente la presa e corse incontro alla sua domestica cercando di rassicurala
— Oh Mary Lou, è successa una cosa straordinaria, è venuto a trovarmi il mio fratello gemello —
— Strano, non mi hai mai detto di avere un fratello gemello e poi è questa l’accoglienza che gli fai? Lo stavi per strozzare!—
— Non litigavamo, stavamo giocando alla lotta come quando eravamo piccoli! —
Intanto mi ero affrettato a ricompormi e andai incontro a Mary Lou, porgendole la mano
— Sono Andrea Guidi, fratello gemello di Marco —
Mary Lou mi strinse la mano squadrandomi da cima a fondo
—- Siete proprio identici —
Poi aggiunse
— Avete tutte due la faccia stravolta che succede?—
— E’ l’emozione, è una vita che non ci vediamo !—
Intanto che parlavamo il bambino si era messo a maneggiare gli apparecchi della macchina del tempo.
Intervenne Stefano
— Pablito, non toccare quelle cose lì, va a giocare con i tuoi giocattoli—
Intervenne anche Mary Lou,
— Che strani apparecchi! Cosa sono?—
— Oh mio fratello mi stava mostrando la sua ultima invenzione, una apparecchiatura per la realtà virtuale—
— E cosa sarebbe? —
— Una cosa complicata, una specie di nuovo tipo di TV. Mary Lou vai a preparare il pranzo, dopo ti spiegherò tutto —
— Devo preparare anche per tuo fratello?—
Risposi io che ero l’interessato
— No, per me no, sono di passaggio, me ne devo andare, fra poco ho l’aereo—
Stefano 2 mi diede un’occhiataccia, poi rivolto a Mary Lou
— Su vai e porta via Pablito, non ci dovete disturbare che mi rimane poco tempo per parlare con mio fratello —
Finalmente Mary Lou col suo bambino si tolsero dai piedi e se ne andarono in cucina. Il loro rientro era stato provvidenziale, Stefano 2 si era un po’ calmato e ci rimettemmo a sedere per riprendere la nostra conversazione
Il padrone di casa esordì
— Ringrazia il cielo che è arrivata Mary Lou se no ti avrei strozzato!—
— Capisco la tua reazione ma quando avrai ascoltato come è andato la mia vita matrimoniale con Susanna mi ringrazierai ancora una volta! —
— Non credo proprio, comunque racconta! —
— Dunque quella sera famosa non tradii Susanna e il nostro fidanzamento procedette senza problemi fino al matrimonio. Ero così innamorato che non vedevo l’ora di sposarla e infatti dopo la laurea e dopo appena tre mesi che ebbi trovato un lavoro ci sposammo. Sarebbe stato saggio aspettare che anche Susanna finisse gli studi, ma mancavano ancora due anni ed eravamo troppo impazienti per aspettare tutto quel tempo. Facemmo un bellissimo viaggio di nozze in Sardegna e per un paio di mesi tutto andò per il meglio. Poi però il paradiso finì e cominciò tutta un’altra storia, senza tutta quella felicità che mi aspettavo —
— Oh Dio, cosa successe? —
— Susanna era molto religiosa e non volle usare anticoncezionali. Il risultato fu che rimase subito incinta. Fin qui niente di tragico, purtroppo però portava male la gravidanza e minacciava continuamente di abortire. Dovette stare a letto per tutti quei mesi e riguardarsi da ogni fatica e naturalmente astenersi dai rapporti sessuali. Riuscì a portare la gravidanza fino al sesto mese ma poi ebbe le doglie e partorì una bambina. Anche se era prematura e quindi molto piccola si vedeva che sarebbe diventata una bellissima bambina—
— Beh, non è andata poi così male! –
— Aspetta, per i bambini prematuri, a quei tempi non c’erano le cure che ci sono oggi e dopo 30 giorni di continui peggioramenti morì. Soffrimmo moltissimo per quella perdita. Ma volevamo andare avanti, decidemmo di mettere in cantiere un altro figlio almeno per chiudere in parte l’immenso vuoto che si era aperto in noi. Aspettammo due anni in modo che Susanna si rafforzasse. Poi nacquero a intervalli di 1 anno, un anno e mezzo altri 3 bambini. Due maschi e una femmina. E’ stato bello avere questi bambini, per fortuna nati sani e belli, ma quanti sacrifici dovetti fare per il resto della mia vita! Dopo la nascita dei figli l’atteggiamento di Susanna nei miei riguardi cambiò radicalmente. Prima ero io il suo Dio, io venivo prima di ogni altra cosa, tutte le sue attenzioni e cure erano dedicate a me. Poi io passai in secondo piano, i figli avevano la precedenza su tutto. Tu non puoi capire, tu sei sempre stato scapolo, ma i figli richiedono moltissimo, richiedono tutto. Non hai mai un attimo per te stesso. Per anni e anni la mia vita non fu che lavoro, lavoro e doveri familiari. Ci sono sempre problemi da risolvere. Da piccoli si ammalavano spesso soprattutto d’inverno. Da grandicelli sorsero altri problemi, da grandi non ne parliamo. Problemi ancora più grossi. Tanto per darti un esempio Gloria si sentì trascurata e da adolescente ebbe problemi con la droga. Ci vollero anni e un sacco di soldi per uscirne fuori. A proposito di soldi, con un solo stipendio fu molto dura tirare avanti. Moglie casalinga, mutuo della casa da pagare, tre figli da crescere! I soldi non bastavano mai!. Dovetti fare un sacco di straordinari per arrotondare lo stipendio con la disapprovazione della moglie che si lamentava che lavoravo troppo e trascuravo la famiglia! Certo questo periodo così duro ora ce l’ho alle spalle. Ora i figli sono diventati grandi e autonomi, ma intanto sono diventato vecchio e mi rimane ben poco tempo per godermi la vita!—
— Insomma la tua vita è stata un inferno!—
— Oh non esageriamo! diciamo che è stata molto dura!—
— Oh Dio, ho pensato molte volte a come sarebbe stata la mia vita se avessi sposato Susanna, non avrei mai pensato che sarebbe andata così. E pensare che Susanna era una ragazza così dolce e adorabile, la vita con lei avrebbe dovuto essere meravigliosa!—
— Si, all’inizio era così, ma poi tutto cambia. Susanna sarà anche una ragazza dolce ma è anche molto possessiva, vuole sempre sapere dove sono, a che ora torno, cosa faccio e perché ecc. Insomma in tutti questi anni non mi sono mai sentito libero, tu non puoi capire, tu sei sempre stato libero come l’aria e non apprezzi quanto sia bella la libertà! È come quando ci si ammala che si capisce che bene prezioso sia la salute. —
— Sì però non ho ancora capito perché sei venuto qui. —
— Ora ti spiegherò il perché di questa irruzione nella tua vita. Dunque dopo aver costruito l’apparecchiatura per esplorare la tua vita, per un certo tempo mi divertii molto a vedere quanto era migliorata la mia vita alternativa grazie ai miei interventi nel passato. Tu facevi la dorata vita da scapolo, avevi uno stipendio migliore del mio e avevi solo te stesso da mantenere e potevi permetterti un sacco di lussi. Io invece con uno stipendio minore dovevo provvedere a 5 persone. Tu potevi permetterti vacanze esotiche. Io invece mi dovevo accontentare di fare le vacanze sempre a Rimini o altri posti simili. Tu ti comperavi belle macchine io invece ho avuto sempre utilitarie o auto usate. Tu hai avuto un sacco di ragazze, io la solita minestra.—
A questo punto il mio doppio mi interruppe
— Mi sembri esagerato, chiamare la bella Susanna la solita minestra —
— Sì, ho un po’ esagerato ma il fatto è che quando la moglie ha sulle spalle tutto l’andamento della casa e la cura di 3 figli rimane poco spazio per l’amore. Solo a sera inoltrata era disponibile, quando i ragazzi dormivano, ma ormai anche io non ne avevo più tanta voglia, stanco e assonnato come ero. E potrei continuare ma non voglio dilungarmi troppo. Dopo un po’ mi stancai di osservare la tua vita e mi dedicai ad approfondire alcuni aspetti scientifici di tutte quelle mie scoperte. Scoprii quasi per caso che non solo era possibile osservare il tuo universo ma che si poteva addirittura valicare il confine con tutta la mia persona e le attrezzature a me collegate e…—
Stefano 2 lo interruppe
— Sempre più incredibile! È già difficile credere a un collegamento audiovideo tra due universi, ora mi dici che si può andare da un universo all’altro come ci si sposta da una camera all’altra. Ma come è possibile? come hai fatto a fare tutte queste scoperte! —
— Beh, intanto queste scoperte le ho fatte quando sono andato in pensione e avevo molto tempo libero, poi a forza di pensare alla natura della mente ho avuto l’idea geniale di come costruire l’amplificatore dei fenomeni psichici. Una volta fatta una breccia in questo settore inesplorato della scienza tutte le altre scoperte sono venute di conseguenza. Al giorno d’oggi disponiamo di potenti strumenti di indagine, computer e apparecchiature elettroniche sofisticatissime e i risultati sono venuti. Fatta dunque questa ultima scoperta della possibilità di transito da un universo all’altro, mi venne l’idea ti farti una proposta e questa è il motivo della mia visita. —
Esitai a lungo a proseguire, ero arrivato al punto clou di tutta la mia missione. E se avesse rifiutato l’offerta che gli stavo per fare? Tutto il mio lavoro degli ultimi 3 anni sarebbe stato inutile. Bevvi abbondantemente altra birra per rimandare ancora un po’ la difficile proposta che stavo per fargli.
Stefano 2 spazientito allora mi sollecitò a proseguire
— Quanta sete hai, sembra che tu abbia attraversato il Sahara a piedi senza mai bere! Forza, spara, ho sentito tante di quelle assurdità oggi che una più o una meno non farà differenza —
— Bene, ti chiederò una cosa che non puoi negarmi, tu hai un grosso debito con me, praticamente tu esisti perché praticamente ti ho creato io e ti ho fatto avere una vita spianata senza problemi e inoltre sei più di un fratello, sei me stesso!—
— Va bene… va bene, ma che cosa vuoi in definitiva?—
— Ti chiedo di scambiarci i ruoli. Tu vai nel mio universo a Milano con la mia famiglia e io prendo il tuo posto qui —
— Coosa? Ma tu sei pazzo, che razza di proposta!—
— Aspetta non ho finito, capisco che non ti posso defraudare di questo paradiso, ma questo scambio non sarebbe per sempre. Questo paradiso ce lo potremmo dividere al 50 per cento. Dopo 6 mesi io ritornerei a Milano dalla mia famiglia e tu di nuovo qui. Dopo altri sei mesi altro scambio e così via. Ne ho diritto, è grazie a me che tu ti stai godendo tutto questo —
— Che proposta assurda! c’è bisogno di scomodare addirittura l’universo e sconvolgere la mia vita per godere di un po’ di sole tropicale? Sei libero da impegni di lavoro, perché semplicemente non vendi la tua casa di Milano e ti trasferisci qui con Susanna?—
— Oh glielo ho proposto un sacco di volte, non ne vuole sapere, i tropici non le interessano, vuole restare a Milano, è come una chioccia, vuole sempre stare vicina ai figli e ai nipotini —
— Beh allora potresti divorziare da lei! Saresti libero come hai sempre desiderato. Puoi venire anche tu a Barbados o in qualsiasi altra isola caraibica, sono tutte belle. Poi non è un problema trovarti una compagna. Ci sono un sacco di belle ragazze madri squattrinate che non desiderano altro che mettersi con un europeo che provveda a loro e al loro bambino. Ho fatto così anch’io e puoi fare così anche tu —
— Non tieni conto del lato economico, se divorziassi dovrei lasciare la casa e metà della mia pensione a Susanna e quindi non avrei i soldi per acquistare una villetta in riva al mare. ––
— Uffa come sei venale, fai sempre questione di soldi. Anche con metà pensione non te la caveresti male. Qui la vita costa poco. E per quanto riguarda la casa invece di comperarla la potresti prendere in affitto, in queste isole mica ci sono gli affitti di Milano. Non mi convinci, ci deve essere dell’altro!—
— Beh in effetti, i soldi non solo l’unico motivo che mi hanno fatto desistere dal divorziare. Il fatto è che non posso fare questo a Susanna. Non sono un mostro e ho i miei principi morali. Per lei il divorzio sarebbe un colpo durissimo, vedendo la faccenda dal suo punto di vista lei ha dedicato tutta la sua vita a me e ai figli. Ha rinunciato a terminare i suoi studi e a una sua carriera lavorativa per assecondare il mio desiderio di sposarci subito. Poi ha sempre sgobbato per tirare avanti la baracca. Lasciarla sola e amareggiata a trascorrere i suoi ultimi anni della vita sarebbe una vigliaccata troppo grande. Non lo farei mai, piuttosto rinuncerei a tutto questo. Ma tu sei la soluzione perfetta, posso realizzare i miei sogni senza ferire Susanna, io non voglio basare la mia felicità sull’infelicità di un’altra persona. Se tu mi sostituissi, nessuno si accorgerebbe di nulla. Dai! mi devi aiutare, non puoi negarmi questo. In fin dei conti sei mesi passano in fretta e poi per altri sei mesi ti riprenderesti la tua vita qui ai tropici. Allora cosa ne dici? —
Stefano 2 cominciò a tentennare, però obbiettò
— Ma come farei a sostituirti? non so nulla della tua vita, la Susanna del giorno d’oggi e i tuoi figli per me sono degli estranei e si accorgerebbero sicuramente che qualcosa non quadra.—
— Ho scritto un accurato diario della mia vita a partire dalla biforcazione che si è creata dalla modifica dell’incidente con la moto. Ho corredato questo diario con le foto e filmini dei figli, dei nipotini, dei generi, delle nuore, degli amici e dei vicini di casa. Insomma di tutte quelle persone che incontreresti a Milano. E’ tutto dentro questo pc portatile che ti lascerò assieme all’apparecchiatura che ti trasporterà dall’universo 2 a quello 1.—
— Ma io non so usare queste tua apparecchiatura! —
— Per il viaggio d’andata provvederò io a farla funzionare. Poi avrai 6 mesi di tempo per imparare ad usarla, ho scritto anche un manuale di istruzione. —
Il mio doppio però continuava ad avere un’espressione alquanto perplessa.
Insistetti.
—Su Marco, andiamo! Sei uno scienziato anche tu, non avrai problemi. A casa ho un laboratorio in cantina con tutti i miei appunti sulle invenzioni che ho fatto e lì potrai imparare tutto quello che ho scoperto.—
Stefano 2 finalmente si decise.
— Va bene, accetto di fare lo scambio, però una volta sola. Poi per altri avvicendamenti vedremo, non ti prometto nulla. —
— Okey, okey! — mi affrettai a dire. Questa era la parte più difficile della mia impresa, far rinunciare l’altro me stesso alla sua bella vita. Anche se era una mezza vittoria mi sentii euforico. In un secondo tempo avrei trovato il modo di proseguire le alternanze. Quindi proseguii
— Intanto cominciamo a fare questo primo scambio, poi come dici tu vedremo. Dobbiamo anche spicciarci, tra un’ora e mezza partirà l’aereo che ti porterà a Milano, il biglietto è già pronto. Oh, quando sarai arrivato a Milano cancella tutte le tracce di questo viaggio, Susanna è assente da casa per 4-5 giorni. E’ andata a Napoli per assistere una sua sorella gravemente ammalata. Avrai così il tempo di ambientarti e di assimilare il mio diario —
— Oh, hai pensato proprio a tutto! —
— Si, certo! non voglio più fare errori nella mia vita. —
Raggiunto l’accordo ci scambiammo gli abiti, poi misi in funzione la mia macchina, feci le ultime raccomandazione su come comportarsi e ci demmo appuntamento dopo sei mesi esatti e cioè al 25 luglio 2030 alle ore 10. Infine premetti il pulsante fatidico e Stefano 2 fu spedito nell’universo 1 lasciando per qualche secondo nell’aria un leggero alone luminoso e un odore di aria ionizzata.
Tutto giusto in tempo, un minuto dopo uscì Pablito in giardino per informarmi che il pranzo era pronto. Non stavo nella pelle dalla gioia, il mio piano aveva funzionato alla perfezione ora finalmente mi sarei goduto la vita. 6 mesi di splendida vacanza e altri 6 di tran tran e così via.
Passati i 6 mesi, passeggiavo nervosamente per il giardino, erano le 10.30 e il mio alter ego non si era fatto vivo. Che sia successo qualcosa? Che abbia sbagliato a usare le mie apparecchiature? Bastava poco per combinare qualche disastro, una regolazione male impostata e si correva il rischio di finire disintegrato in qualche universo ostile. Ma no! non bisognava pensare subito al peggio, mezz’ora di ritardo non era un gran che per un viaggio della durata di 11 ore. Andai a scolarmi un’altra birra, faceva molto caldo e avevo la gola secca. Finita la birra finalmente lo vidi entrare nel giardino, trascinava con difficoltà 3 valigie. Gli andai incontro per aiutarlo.
— Ciao, finalmente sei arrivato, ero in pensiero! Perché tre valigie?—
gli dissi prendendo 2 valigie.
— Dopo ti spiegherò, scusami per il ritardo ma l’aereo è atterrato con quaranta minuti di ritardo!—
— Okey, va bene, oh ti vedo in gran forma, i miei stanno tutti bene?—
— Si, si, tutti bene. Senti ho una grande notizia da darti!—
— Mi dirai dopo, ora siediti, togliti la giacca e beviamoci con calma le birre che ho messo in frigo. Ho spedito da sua madre Mary Lou con il suo marmocchio per tutto il giorno, così ce ne possiamo restare in pace. Intanto provo ad indovinare questa bella notizia. Scommetto che Mario ha deciso di sposarsi—
— No, non si tratta di questo. —
—-Allora scommetto che Valeria ha passato il concorso —
— Si, è vero. Però la bella notizia non riguarda i tuoi figli ma te stesso. Ho pensato molto a te in questi 6 mesi e sono arrivato alla conclusione che con la vita tribolata che hai avuto e per tutto quello che hai fatto per me, meriti questo paradiso al 100 per cento. Ti cedo il mio posto per sempre! —
— No, no, non posso accettare questo tuo sacrificio. Questa è la tua casa, Mary Lou è la tua donna. Non posso derubarti di tutto questo, mi accontento di dividere questo paradiso a metà con te da bravi fratelli gemelli, quali ora siamo —
— Ma no, accetta la mia offerta, ormai con i tuoi mi sono ambientato e non è poi un gran sacrificio vivere con loro!—
— Ti ho detto di no, stai ai patti!— cominciavo ad arrabbiarmi mentre quello con tono canzonatorio continuava
— Caro Stefano perché non accetti la mia offerta? non stai vivendo la vita che hai sempre sognato? Hai i miei risparmi e una buona pensione tutta per te, hai l’assoluta libertà di fare tutto quello che vuoi. Mary Lou non è una moglie e non le devi rendere conto di nulla, la puoi anche cambiare senza problemi se non ti piace più. Hai il mare e l’estate tutto l’anno, cosa vuoi di più dalla vita?—
— Beh, giochiamo a carte scoperte allora. Pensavo di trovarmi meglio qui. Il primo mese è stato magnifico ma poi questa vita ha cominciato a stufarmi. Questo posto va bene per una vacanza di 20-30 giorni ma non di più. Non sono abituato a stare in ozio tutto il giorno, mi sono annoiato moltissimo. Tutte le giornate sono uguali, bagno al mattino, bagno al pomeriggio. Mangiare e bere e star sdraiati a prendere il sole. E poi tutto questo caldo!
— E Mary Lou? Quando sei arrivato te la mangiavi con gli occhi!—
— Oh quella! si capisce lontano mille miglia che sta qui per interesse. A letto ci viene con malagrazia, non è affettuosa e cerca di essere il più spiccia possibile. E’ come far l’amore con le prostitute, c’è ben poca soddisfazione.—
— Ma scusa, è logico che sia così, cosa pretendi? che si innamori di te? Lei ha 20 anni e tu 60, ti rendi conto? Devi accontentarti!
— Non mi accontento un corno! io rivoglio la mia vita e ti restituisco la tua. Voglio tornare a casa mia da Susanna, dai miei figli e dai miei nipotini. E questo sarà il primo e ultimo scambio.—
La faccia di Stefano 2 si fece sempre più beffarda
— No, caro mio, non puoi fare e disfare a tuo piacimento il mio destino. Ora condurrò io il gioco. Tornerò io a Milano e tu rimarrai per sempre qui. Oppure se ti sei stufato di questo posto potrai tornare a Milano ma nell’universo 2 dove non esiste la tua famiglia. Mi sono spiegato?—
Divenni paonazzo dalla rabbia
— Non ti permetterò di farmi questo, maledetta vipera allevata in grembo! Tu sei abituato alla tua vita e non ti costerà un gran che riprendere le tue abitudini mentre io soffro moltissimo della mancanza dei miei cari!—
— Dovevi pensarci prima!— Rispose prontamente — Io mi sono trovato benissimo con i tuoi, ho avuto finalmente quel calore che solo la famiglia può dare. Tu non hai idea di quanto mi sia sentito solo in tutti questi anni. Susanna poi è una donna straordinaria. Ha 58 anni ma è ancora piacente e piena di spirito come una ragazzina. Me ne sono innamorato di nuovo come quando ero un ragazzo. Ho ricostruito il rapporto ormai logorato da tutti questi anni durante i quali tu l’hai snobbata. Sei stato un deficiente, invece di goderti questa magnifica creatura hai sempre pensato a quanto sarebbe stata migliore una vita alternativa. L’hai sempre trascurata per il troppo lavoro, perfino quando sei andato in pensione. Avevi l’occasione di avere un sacco di tempo per dedicarti a lei e invece hai passato tutto il tuo tempo a costruire questa infernale macchina per cambiare la tua vita. Non ti rendi conto di come ti sei comportato? L’hai ingannata, hai speso tutti i soldi della liquidazione per realizzare queste macchine per il viaggio nel tempo. A lei invece hai detto che cercavi di realizzare una invenzione che avrebbe fruttato un sacco di soldi. Susanna ti ha creduto, ti ha lasciato fare sperando che con questi guadagni avrebbe aiutato i figli a comperarsi la casa. E’ così generosa che non pensa mai a se stessa ma sempre ai suoi cari. Inoltre…—
—- Basta, basta! so come è mia moglie. Ho sbagliato, me ne sono reso conto in questi lunghi 6 mesi. Ora voglio rimediare, quando tornerò da lei la tratterò bene e… —
— Sei duro di comprendonio, tu non tornerai mai più da lei. Sono venuto qui sperando che ti fossi trovato bene e che avresti accettato di buon grado a rimanere per sempre qui. Non è così! Mi dispiace ma dovrò importi la mia volontà —
A questo punto mi alzai di scatto e mi precipitai a prendere le valigie
— Dovrai passare sul mio cadavere per riprenderti le mie apparecchiature, queste le userò io, addio! — e traballando per il peso mi avviai verso la strada.
— Fermati Stefano, non fare l’isterico, tu non le potresti usare, ho messo una password per far funzionare il tuo marchingegno –
Ritornai indietro reprimendo la mia rabbia
— Maledetto, non credere di cavartela così. Torna pure a casa mia. Non me ne starò con le mani in mano. Studierò con calma le mie mosse e poi troverò il sistema di riprendermi ciò che è mio. —
— Calma, calma… caro fratellino, siediti e ragioniamo con calma come si fa tra persone civili. Intanto perché non vai a prendere le birre che mi hai promesso quando sono arrivato? Non vedi che sono tutto accaldato! —
Cercai di calmarmi e intanto andai a prendere le birre dal frigo. Dopo che ci fummo seduti e che avemmo scolato le lattine senza più dirci una parola il mio altro me stesso riprese l’argomento
— Ho già pensato cosa potresti fare e ho già preso le mie contromisure. Te lo dico per evitarti inutili sprechi di tempo e nuove delusioni. Probabilmente il tuo piano potrebbe essere questo. Costruire un’altra macchina, i soldi non ti mancano, venire nell’universo 1 sorprendermi da qualche parte, stordirmi e rispedirmi qui.—
— Certo che potrei fare così, non puoi vivere il resto della tua vita sempre in guardia. E’ impossibile non avere mai un attimo di distrazione —
— Sarebbe inutile, Susanna l’hai persa per sempre. Le ho detto tutto. All’inizio non mi voleva credere ma poi le ho mostrato il ginocchio e la coscia senza le cicatrici. I muscoli che avevo e tu no perché hai sempre fatto la vita sedentaria e infine le ho fatto indossare il casco e osservare il monitor dove ha visto che la tradivi con Mary Lou. E’ furiosa con te, non perdonerà mai i tuoi tradimenti e i tuoi inganni. Ti consiglio di starle alla larga—
A questa rivelazione lanciai un urlo, poi mi accasciai sulla poltroncina
— Maledetto, hai vinto tu. Hai proprio pensato a tutto. Ormai non posso più far niente! —
— Mi dispiace per te, ma mi sento in diritto di sostituirti. Devo essere risarcito per tutti gli anni che mi hai fatto vivere senza Susanna. —
— Un momento potrei sempre studiare qualche contromossa che al momento non mi viene in mente ma che però in futuro…—
— Sei un illuso —
Aveva ragione, ormai ero ko
— Va bene, mi rassegno e ti do partita vinta però a una condizione —
— Dimmi! —
— Mi devi permettere di tenere sempre attivo un canale audiovideo che mi consenta di vedere i miei familiari e di seguire le loro vicende —
— Accetto! — si affrettò a dire Stefano 2— Ci avevo già pensato io. Non sono così cattivo da impedirti di veder crescere i tuoi adorati nipotini. Nella terza valigia ho portato un casco neurale e tutta l’attrezzatura relativa. Naturalmente sarà impossibile invece traslocare da un universo all’altro —
— Bene! un’altra cosa, prendi questa valigetta — dissi prendendo una ventiquattrore appoggiata per terra sotto il tavolino —
— Cosa contiene? —
— Duecentomila euro. Ho trasformato in liquidi tutti i tuoi investimenti. Li avevo preparati per fare un regalo a Susanna. Dopo tutti questi anni passati in economia finalmente un po’ di abbondanza! Mi sono permesso di far questo, certo che tu non avresti obiettato nulla, non è vero?—
— Certo, per Susanna, questo e ben altro. Però non abbiamo bisogno di questi soldi. Ora siamo ricchi! —
— Ricchi? E come mai? hai vinto al totocalcio? —
— No, ho messo a frutto la tua invenzione del casco neurale! —
— Cosa? non pensavo che avesse applicazioni pratiche a parte combinare pasticci nel passato! —
— Ne ha invece, ho brevettato questo casco cerebrale e ora sono lo scienziato più ricco e famoso del mondo. Mi sono messo in società con una grossa ditta per costruirlo e venderlo in tutto il mondo. Abbiamo già un sacco di richieste —
— Ma a che cosa serve? —
— Sostanzialmente ha 3 applicazioni. La prima è utilissima per le cure psichiatriche. E’ molto utile per gli psicologi far rivivere ai pazienti i traumi infantili che hanno causato malattie psichiche in modo da poterli curare meglio. Si risparmiano anni e anni di analisi. E infatti le ordinazioni vengono da ospedali e da studi di psicologi.
La seconda applicazione è più che altro ludica. E’ molto bello poter rivivere i momenti più esaltanti della propria vita. E’ una macchina molto costosa ma ci sono parecchie persone che se la possono permettere. E così stiamo facendo affari d’oro. Infine è utile alla polizia, il casco neurale viene applicato ai testimoni di rapine o altri atti delittuosi. Si ricava un filmato di tutto quello che i testimoni hanno visto. Non serve più l’identikit! —
— Caspita, io non avevo pensato a queste applicazioni, ero tutto preso dal pensiero di cambiar vita. Ma non è pericoloso fare troppi viaggi nel passato? Non ho approfondito il problema ma ho la sensazione che non si può esagerare con le perturbazioni del continuum spaziotemporale.—
— Certo che è pericoloso ed è severamente vietato modificare il passato. I caschi neurali che vendiamo noi fanno rivivere il passato senza la possibilità di modificarlo. Abbiamo calcolato che se si facessero molti cambiamenti al passato, superato un certo limite, le perturbazioni al continuum aumenterebbero fino ad innescare una reazione violenta, che spaccherebbe il tessuto dello spaziotempo con conseguenze catastrofiche. Gli universi paralleli sparirebbero, e questo sarebbe il guaio minore. Non c’erano prima e ritornerebbero nel nulla dopo una breve esistenza. Ma sparirebbero anche città intere dell’universo primario, forse anche intere nazioni e come caso limite anche la Terra stessa. L’universo così cicatrizzerebbe lo strappo e riacquisterebbe la sua linearità e omogeneità.
— Dio mio, Dio mio, ho costruito una cosa peggio della bomba atomica.—
— Non ti crucciare, al livello attuale della scienza e della tecnologia prima o poi qualcuno doveva fare le scoperte che hai fatto tu, era inevitabile!—
— Ma è terribile, il rischio è tremendo, anche se è vietato modificare il passato, adesso che questa mia scoperta è di dominio pubblico come si farà a impedire a qualche pazzo di trasgredire a questo divieto? —
—- Abbiamo costituito un comitato di sorveglianza di cui sono il presidente. Stiamo studiando dei rilevatori psichici che collegati a una rete di satelliti monitoreranno l’intero globo terrestre.—
— Meno male, ma tu per fare tutte queste cose non stai trascurando Susanna peggio di me?
— Oh no, mi sono imposto di lavorare non più di 4-5 ore al giorno! —
— Ma ce la fai a fare tutto? —
— Certo!, basta organizzarsi, mi avvalgo di buoni collaboratori. Ma adesso devo tornarmene a casa. Ormai ci siamo detto tutto! Spero che non mi odierai per quello che ti ho fatto!—
— No, come potrei odiarti? sei un altro me stesso e al tuo posto avrei fatto la stesso. Un’ultima cosa, dì a Susanna che sono pentito di come mi sono comportato con lei e che le chiedo perdono —
—Sarà fatto, addio Stefano —
Detto questo aprì le valigie e sistemò le apparecchiature per terra nel giardino. Mi balenò per la mente il pensiero di aggredirlo, approfittando del fatto che era impegnato a sistemare la macchina di transito tra i 2 universi. Desistetti, sarebbe stato un altro errore e una carognata. No ormai avevo perso e anche mi sentivo rassegnato e svuotato di ogni energia.
Continuai come in trance ad osservare il mio doppione nei preparativi. Quando tutto fu pronto Stefano 2 sparì e rimasi a lungo ad osservare inebetito svanire pian piano la nuvoletta di aria tremolante che era rimasta al posto suo.
Quando sparì completamente ogni traccia, mi riscossi, le cose non erano andate come avevo programmato. Era ora di darsi una regolata, da ora in poi avrei dovuto apprezzare la vita per quello che offriva e non più per quello che avrebbe potuto essere. La lezione era stata dura ma salutare. Mi sfilai pantaloncini e camicetta e corsi verso il mare. Faceva un caldo boia, una bella nuotata mi avrebbe rinfrescato. Ormai avevo sessanta anni, non mi rimanevano più moltissimi anni da vivere, non dovevo più sprecare neanche un microsecondo della mia vita. Bisognava apprezzare e godere quello che si aveva, anche questo cazzo di posto. In fin dei conti non era poi tanto male, guarda che mare!
FINE
IL RITORNO DEL PASSATO »
IL RITORNO DEL PASSATO
Il mio piano ormai era pronto, mi rimaneva ora la parte più difficile da fare: convincere i miei genitori ad aiutarmi a realizzarlo. Senza il loro aiuto era impossibile. Quella sera decisi di parlarne a mio padre. Era il momento favorevole, eravamo in salotto e stavamo leggendo. Facile a dire ma non a farsi. Per una buona mezzora mi rigirai sulla mia poltrona, facendo finta di leggere un libro prima di decidermi a parlare, poi alla fine mi feci coraggio e tutto d’un fiato dissi
< Papà, ho deciso, voglio andare nel futuro!>
Mio padre non si scompose, anche lui era seduto su una poltrona e senza alzare gli occhi dal giornale che stava leggendo mi rispose in tono ironico
< Oh buon viaggio, ricordati di mandarmi una cartolina!>
< Papà, tu non mi prendi sul serio ma ho intenzione veramente di andare nel futuro e precisamente a 100 anni da oggi >
Mio padre non si scompose, anche se notai che il volume della sua voce si era alzato di qualche decibel
< Ma guarda, leggo il giornale tutti i giorni e seguo anche parecchi notiziari su Internet, ma una notizia così deve essermi sfuggita. Dimmi hanno inventato la macchina del tempo? >
< No papà, però io ho trovato un sistema per fare un balzo nel futuro senza bisogno di una macchina del tempo>
Il padre ora non riuscì più a controllare la sua ira, si alzò dalla poltrona gettando per terra il giornale e con tono aspro mi apostrofò.
< Basta dire cazzate Marco, sei forse impasticcato?>
Con tono offeso risposi
<Non sono impasticcato, non ho mai preso in vita mia una pasticca né qualsiasi altro genere di droghe>
< E allora perché dici queste stronzate? Questa è la mia ora di relax, lavoro duro tutto il giorno e tu mi stai rovinando la serata dicendo assurdità!>
Avevo immaginato questa sua reazione e proseguii
< Papà dovrai rassegnarti a prendermi sul serio, non sto dicendo stronzate, ho veramente trovato un sistema per andare nel futuro e lo voglio sfruttare per realizzare questo mio sogno che ho da molto tempo.>
Il viso del padre divenne ancor più rosso dall’ira, però subito dopo cercò di controllarsi, aveva molta stima di me ed era anche un tipo molto riflessivo. Sicuramente stava ora pensando che era inutile arrabbiarsi e che era più opportuno capire cosa c’era dietro questa mia strampalata richiesta. Infatti lo vidi fare un respiro profondo, poi con tono più moderato mii chiese
< Bene ti prendo sul serio, spiegami allora quale sarebbe il sistema che hai trovato per andare nel futuro >
< Oh adesso cominci a ragionare, papà, bene ora stammi a sentire, il sistema è molto semplice, si tratta di rinchiudersi in un bunker in stato di letargo per tutti gli anni che si vuole oltrepassare>
< Ma che razza di sistema è?> la voce ridivenne irosa < E dimmi pazzo che sei, come farai a restare in letargo per ben 100 anni?>
< Ma papà che domanda! L’hai scoperta proprio tu la sostanza che fa restare in letargo, intendo usare la IPDOEA>
Gli occhi del padre quasi uscirono dall’orbita dalla sorpresa
<Coosa!!!! La IPDOEA ho capito bene?>
< Si, proprio la IPDOEA o per essere precisi la isopropildimetilbiossiesacetolina>
< Marco ma sei proprio impazzito!, come fai a pensare di usare quella porcheria? la IPDOEA è roba per gli animali, funziona solo per qualche settimana e sai benissimo che serve a tenerli addormentati per il tempo del trasporto e si risparmia…>
<Si lo so, è più conveniente trasportare gli animali da carne in letargo e macellarli al momento del bisogno anziché ucciderli prima e trasportare la carne congelata che richiede una perfetta catena del freddo. Ed è per questa sua utilità che hai fatto i soldi>
< Però se ciò mi porta ad avere un figlio che sragiona me ne pento vivamente! >
< Ma dai papà, hai fatto una scoperta utilissima, e tu la definisci una porcheria! è vero o no che si usa in tutto il mondo e questa sostanza non ha mai dato nessun problema di intossicazione a chi mangia le carni così trattate?>
< Si è vero però si usa in dosi molto basse e per periodi di tempo molto brevi, qualche mese al massimo, altro che per 100 anni! >
< Ma papà, e che mi dici della Nasa? È vero o non è vero che stanno pensando di usare la IPDOEA per tenere in letargo gli astronauti che vanno su Marte? >
< Certo che è vero però tu sai benissimo che gli studi sugli effetti a lunga durata sono appena agli inizi e in ogni caso si tratterà di tenere gli astronauti in letargo al massimo per un anno e non certo un secolo >
< Si però in teoria non c’è un limite temporale per l’IPDOEA, l’unico limite è l’esaurirsi delle risorse biologiche dell’organismo. Usando questa sostanza in forma purissima diciamo con impurità al di sotto di 0,001 parti per milione e con qualche altra sostanza che ho realizzato ho calcolato che potrei rallentare il metabolismo allo 0,15%. Il che significa che cento anni sarebbero vissuti dal mio organismo come fossero passati 3 mesi. Certo dovrò fare questo viaggio con una buona scorta di grasso e…>
< Ora basta !> lo interruppe il padre < Non sono disposto ad ascoltare ulteriormente le tue stronzate. Ammesso e non concesso che ci sia qualcosa di realizzabile nel tuo progetto non ti darò mai il permesso>
<Ma papà, ho 26 anni, sono ben maggiorenne e non ho certo bisogno del tuo permesso! >
< Si sei maggiorenne però di certo hai bisogno del mio aiuto finanziario per realizzare questo tuo progetto del cavolo. E io non ti aiuterò a suicidarti! Sono stato abbastanza chiaro? E ora la discussione è chiusa!>
Detto questo il padre si diresse verso la porta per recarsi nella propria camera da letto, poi però si rese conto che mi stava trattando come un adolescente ribelle. Tornò indietro e si sedette di nuovo sulla poltrona e con voce accorata disse
< Figlio mio, che ti succede? Perché fai questi folli progetti per andartene dal nostro tempo? E’ così bella la nostra epoca, hai tutto ciò che uno possa desiderare, che cosa è che ti manca? >
< Ma papà, come fai a dire che è bella la nostra epoca? Siamo nel 2030 ma siamo ancora in un’epoca arretrata. Io adoro il progresso tecnico-scientifico, chissà quante meraviglie ci saranno fra 100 anni >
<Ma tu sei pazzo, non ti bastano tutte le diavolerie che già esistono oggi? computer in tutte le salse, videotelefoni, TV 3D con schermo tutto parete, play station a realtà virtuale, medicina avanzatissima e potrei continuare per tutta la serata. Io trovo anzi che il mondo è diventato troppo tecnologico, credi a me il mondo era migliore 30 anni fa >
< Per forza pensi questo, tu sei vecchio e hai una mentalità vecchia, oppure rimpiangi i vecchi tempi quando eri giovane>
< Sarà anche vero che rimpiango la mia gioventù, però almeno io ho vissuto gioiosamente la mia epoca al contrario di te che ti senti un disadattato e insegui delle chimere>
< Io inseguo delle chimere? Io ho trovato il sistema di lasciare questo schifo di mondo e non me lo voglio lasciar scappare!>
< Perché dici che il mondo è uno schifo? Capisco se lo dicesse qualcuno che è povero ma non tu! Tu sei ricco e puoi permetterti tutto quello che vuoi e puoi riempirti di tutte quelle diavolerie tecnologiche che tanto adori! >
< Certo appartengo a una famiglia ricca, ma è il contesto generale che non mi va. Con tutto il progresso che c’è stato l’aria è ancora inquinata, le strade sono sempre intasate e ci si sposta a passo di lumaca e quando si arriva a destinazione si fatica a trovare parcheggio.>
< E tu vorresti andartene solo per una questione di traffico?>
<Ovviamente non solo per questo, ci sono mille altre ragioni. Fra cento anni avranno risolto il problema del traffico e dell’inquinamento e ci si sposterà in tutto il mondo in modo ecologico in poche ore grazie ad aeri suborbitali o a speciali treni che viaggeranno sottoterra a velocità supersonica. Ci sarà una specie di metropolitana mondiale che collegherà tutti gli angoli del mondo, non sarà meraviglioso? >
< Bah, anche adesso si raggiunge qualsiasi posto del mondo in poche ore con gli aerei>
<Che non sono però così veloci come quelli che ci saranno fra 100 anni, si risparmierà un sacco di tempo!>
< Ti capisco sempre meno, non viaggi molto, fai un viaggio intercontinentale ogni 2-3 anni, così tanto ti pesano le ore di viaggio?>
< Ma papà proprio non vuoi capire! E’ l’insieme di tutti i vantaggi che ci saranno nel futuro che mi hanno fatto decidere di andarci. Ti faccio un altro esempio. Fra cento anni il turismo spaziale non avrà più costi astronomici. Pensa, si potranno fare le vacanze sulla Luna! Una prospettiva veramente esaltante!>
<Bah! ma come! tu desideri fare le vacanze sulla Luna, un ambiente squallido ed estremamente artificiale, quando ci sono migliaia di bellissimi posti naturali sulla nostra vecchia Terra per tutti i gusti e tutti raggiungibili con poche ore di viaggio>
< Migliaia di bellissimi posti? Uhm ormai è tutto standardizzato, i villaggi turistici si assomigliano tutti e anche i posti. Solite palme, solite spiagge e solito mare. Tanto vale andare a Rimini>
< Beh almeno qui ti do ragione, io infatti ci vado tutti gli anni in vacanza e mi trovo sempre benissimo>
< Comunque papà ci sono molte altre ragioni, fra 100 anni saranno fatti progressi straordinari in tutti i campi, molto probabilmente i robot saranno così progrediti da svolgere tutti i lavori>
<Oh questa poi è una prospettiva terrificante, a me piace lavorare e ciò dà un senso alla vita, invece con i robot che farebbero tutto la gente avrebbe ogni cosa senza lavorare e senza aversela guadagnata. Te l’immagini un mondo di oziosi che inevitabilmente diventerebbero dei viziosi?>
< Come sei pessimista papà! Perché mai la gente dovrebbe diventare viziosa? l’uomo una volta affrancato dal bisogno di lavorare sarà libero di dedicarsi alle attività culturali, ricreative, al turismo e a centomila altre cose che ora non ha il tempo di fare! Ma se questo argomento non ti convince pensa al progresso in altri settori, per esempio della medicina. A tutt’oggi il cancro non è ancora stato sconfitto mentre fra 100 anni….>A questa ultima affermazione il padre fu colto dal terrore e mi interruppe
< Oh Dio, non avrai mica il cancro?>
<Tranquillizzati papà, non voglio fuggire dal cancro, sono sano come un pesce, parlavo del cancro per dimostrarti che viviamo in un’epoca arretrata, ma fammi continuare il discorso, fra 100 anni sarà progredita anche l’ingegneria genetica>
<Con tutto il rispetto per gli handicappati a te che importa dei progressi dell’ingegneria genetica? Tu sei nato perfetto e non hai difetti fisici a cui porre rimedio!>
<Secondo te non ho difetti fisici? E che ne dici della mia incipiente calvizie?
Che ne dici della mia costituzione robusta per cui non riesco ad avere una linea snella nonostante le diete che cerco di seguire? E degli occhiali che porto?>
< Ma queste sono sciocchezze! Cosa vuoi che siano un po’ di peli in meno in testa, un qualche chilo di più di peso corporeo e di due pezzi di vetro davanti agli occhi? Hai preso questi difettucci da me, ma hai preso anche molte cose buone, l’intelligenza per esempio anche se in questo momento sembra che tu non ne abbia affatto!>
< Tu dici che queste cose sono sciocchezze ma però le ragazze ci badano e come!>
< Non dirmi che hai delle difficoltà con le ragazze! >
< Certo che ho dei problemi, le ragazze se vengono con me lo fanno per i miei soldi e non di certo per il mio aspetto fisico!>
< Ti stai facendo dei problemi assurdi, non sei poi tanto brutto, somigli molto a come ero io alla tua età eppure non ho mai avuto problemi con le ragazze. Poi ho sposato un fior di ragazza come era tua madre anche se allora non ero ricco!>
< Sono cambiati i tempi!>
<Adesso basta! sono stufo di sentire cazzate! Mi sono sforzato di darti retta, ma non ragioni, vado a letto >
Detto questo si avviò verso la porta per lasciare il salotto mentre io imperturbabile continuai a star seduto in poltrona. Mentre stava uscendo a mio padre venne in mente un altro argomento e tornò indietro un’altra volta
<E poi sempre ammesso e non concesso che il tuo progetto sia realizzabile non hai pensato al dispiacere che daresti a me e a tua madre lasciandoci per sempre?>
< Ma papà non puoi ricattarmi con questo argomento, io ho il diritto di vivere la mia vita come meglio mi aggrada, come fanno tutti del resto. Inoltre c’è da dire che non vi lascerei soli, non sono figlio unico, vi rimarrebbero sempre Giovanna e Francesco >
<Tu non sei padre e non puoi capire, la perdita di un figlio anche se ce ne sono degli altri è sempre un dolore immenso e una perdita irreparabile >
< Ma papà, parli come se io andassi a morire!>
< All’atto pratico è come se tu morissi, non ti rivedrei mai più. Inoltre non puoi negare che comunque in questo tuo progetto ci sarebbero dei rischi grandissimi e che potresti morire davvero!>
< Se il mio progetto verrà attuato con grande cura i rischi saranno veramente minimi. Considera anche che tu hai 57 anni, sei in buona salute e con buona probabilità raggiungerai gli 80-90 anni. Nel frattempo nei prossimi 20 o 30 anni scopriranno delle terapie antinvecchiamento delle quali farai in tempo ad usufruirne. La tua vita potrebbe allungarsi di moltissimo tanto da potermi rivedere fra 100 anni! >
< Ora basta, non ne posso più di questa tua illimitata fiducia del futuro, sul futuro si può solamente dire una cosa : che è imprevedibile e il tuo progetto è una semplice pazzia. Io non ti aiuterò mai in questa cosa! E questa è la mia ultima parola. Se proprio non vuoi rinunciare realizza il tuo progetto da solo e buon viaggio!>
Detto questo si avviò per la terza volta deciso verso la sua camera da letto. Lo rincorsi e lo fermai prendendogli un braccio
< Ma papà, io ho bisogno del tuo aiuto, il mio progetto per riuscire richiede molte attrezzature speciali da costruire appositamente e quindi sarà molto costoso!>
< Meno male, così non farai colpi di testa. Ripeto non avrai mai il mio aiuto a suicidarti. Rassegnati Marco e ora ti do la buonanotte!>
Detto questo aprì l’armadietto dei medicinali, prese un paio di pastiglie di tranquillanti e se ne andò a dormire.
Andai a dormire anch’io, senza bisogno di prendere nessuna pastiglia. Non ero deluso più di tanto, il no di mio padre era scontato, l’importante era averlo messo al corrente del mio progetto, questo era l’ostacolo più duro. Nei giorni successivi l’avrei convinto e per farlo aveva preparato un piano.
Nei giorni seguenti insistetti a richiedere l’aiuto di mio padre ottenendo sempre dei scontati no. Mia madre piangeva sempre come una fontana durante le discussioni e Giovanna e Francesco tentavano invano di dissuadermi.
Dopo una settimana cominciai a dire che se non venivo assecondato avrei fatto uno sproposito. I familiari non diedero peso a questa mia affermazione pensando che bluffassi e continuarono a negarmi l’aiuto per il mio progetto.
Anche questo era scontato e quindi passai alla seconda parte del mio piano per strappare loro il consenso. Organizzai un finto tentativo di suicidio.
Mi accordai con un amico per uscire un venerdì alle 11 di sera. Alle 10.30 assunsi mezzo tubetto di pastiglie tali da star male ma non da morire. Però per terra mise 3 tubetti vuoti per far credere di aver assunto molte più pastiglie, quindi mi sdraiò vestito sul letto e attesi l’amico che mi avrebbe ”salvato”.
Puntuale alle 11 l’amico suonò al videocitofono, rispose la madre
<Chi è?>
<Sono un amico di Marco, può per favore dirgli di scendere?>
< Mi dispiace ma Marco è andato a dormire>
< Ma eravamo d’accordo di andare in discoteca, lo chiami per favore!>
< Mi dispiace ma questa sera l’ho visto molto stanco, avrà deciso di lasciar perdere la discoteca per andare a dormire>
Naturalmente l’amico istruito da me doveva insistere.
<Ma signora, se avesse cambiato idea mi avrebbe avvertito! lo chiami per favore devo presentargli una mia cugina appena arrivata da Napoli, ci tiene molto!> Quest’ultimo argomento convinse la madre a svegliarmi, le dispiaceva vedermi che a 26 anni non aveva ancora uno straccio di ragazza, e questa poteva essere una occasione.
Si precipitò in camera mia e la messinscena sortì il suo effetto. 5 minuti dopo era già arrivata un’ambulanza e dopo altri 10 minuti io ero in ospedale e avevo già subito la lavanda gastrica.
Quando ripresi i sensi non aprii subito gli occhi, sentivo le voci sommesse dei genitori e anche quella del fratello e della sorella. Erano tutti lì al capezzale del mio letto. Il mio piano stava funzionando a meraviglia. Preparai quel che dovevo dire, non c’era bisogno di fingere di star male perché stavo da schifo davvero, la lavanda gastrica è terribile, ma la realizzazione del mio progetto valeva bene quel piccolo sacrificio. Aprii quindi gli occhi mormorando lamentosamente
<Come sto male!>
Tutti sobbalzarono, la madre amorevolmente mi disse
<Oh tesoro, non preoccuparti, sei fuori pericolo!>
Mi dispiaceva sostenere una parte così cattiva ma che alternativa avevo? crudelmente replicai
<Perché mi avete salvato? È inutile, appena potrò farò un altro tentativo!>
La madre scoppiò a piangere, mi si accostò il padre
< Adesso riposati e stai calmo, visto che ci tieni tanto a questo tuo folle sogno accetto a discutere i particolari di questo tuo progetto. Se mi dimostrerai che è praticamente esente da rischi ti aiuterò >
Trattenni a stento un urlo di gioia, feci invece un debole sorriso e risposi con un fil di voce
<Grazie papà>
Appena fui dimesso dall’ospedale non persi tempo e costrinsi subito mio padre ad esaminare i particolari del mio progetto. Doveva riconoscere che era tutto studiato alla perfezione, ciononostante continuava a scuotere la testa e a borbottare cupo
< E’ pazzesco, è tutto perfetto! esatto il sistema di ultra purificazione della IPDOEA, esatti gli additivi chimici per stabilizzare la sostanza per 100 anni, anzi per sicurezza molto di più, nuovi modi per stabilizzare definitivamente alcuni tipi di vitamine essenziali al metabolismo rallentato… >
Alla fine dei controlli mio padre dovette ammettere che il mio piano non era campato in aria, gli unici rischi erano i fattori imprevedibili che possono succedere in un lasso di tempo così lungo.
Fu costretto quindi a dare il via al progetto. Per prima cosa fu acquistato un vastissimo terreno dove costruire il bunker. Il terreno era situato sul versante di una montagna sull’Appennino umbro. Le sue caratteristiche erano quelle adatte al progetto. Luogo antisismico, isolato perché nessuno venissi a disturbarmi nel mio lungo sonno, terreno sassoso e arido e quindi inadatto a coltivazioni o a uso turistico.
I lavori di costruzioni del bunker e delle apparecchiature, necessarie a tenermi in vita sospesa erano dotate di una pila atomica. Nonostante i miei continui solleciti i lavori durarono quasi un anno. Durante questo periodo mio padre sperava che io cambiassi idea,
mi diceva continuamente che se ero pentito avrebbe interrotto ben volentieri i lavori e non gli sarebbe importato nulla di tutti i soldi buttati. Io invece ero irremovibile e man mano che i lavori procedevano diventavo sempre più euforico e deciso ad andare avanti. Uno dei preparativi più facili e piacevoli per me era quello di dover ingrassare. Finalmente potevo rimpinzarmi a volontà di dolci e di cibi grassi e gustosi. Da 80 chili che ero raggiunsi i 120 chili, avevo ora una scorta sufficiente di grasso per il mio viaggio nel tempo al termine del quale avrei recuperato il mio peso abituale!
Arrivò così il giorno fatidico dell’inizio del lungo sonno che mi avrebbe portato nelle tanto desiderate meraviglie del XXII secolo. I genitori mi supplicarono per l’ultima volta di desistere dicendo che ero ancora in tempo a rinunciare e che mi avrebbero perdonato per questo capriccio costato un sacco di soldi. Tenni duro e il meccanismo si mise in moto.
Mi sdraiai u un morbidissimo lettino, nudo poiché il contatto per 100 anni sulla pelle dei vestiti poteva crearmi qualche problema, per isolarmi dai tessuti del materassino fu interposto una sottilissima lamina d’oro. Poi mi fu infilato nell’avambraccio una endovena, per 100 anni mi sarebbe stata erogata la IPDOEA che non poteva essere somministrata tutta all’inizio perché una concentrazione così alta mi avrebbe ucciso e inoltre affluivano le sostanze ausiliarie. L’erogatore di tali sostanze aveva costituito la parte più difficile delle apparecchiature, questo doveva funzionare per 100 anni senza mai incepparsi. Per avere margini di sicurezza tutto era stato costruito per funzionare il doppio del tempo necessario.
La prima goccia di IPDOEA che entrò in circolo produsse subito i suoi effetti e io iniziai il mio lungo sonno. L’ingresso del bunker fu sigillato e il timer che mi avrebbe svegliato fra 100 anni iniziò il conteggio alla rovescia.
Un dolore al braccio mi svegliò, aprii gli occhi stentando a metterli a fuoco, mi sentivo debolissimo. Il male al braccio aumentò, era l’ago dell’endovena che mi creava quel dolore, automaticamente col braccio libero mi strappai l’ago dall’avambraccio e il dolore iniziò a diminuire. Ero molto confuso e stentavo a prendere pienamente coscienza, intanto i miei occhi iniziarono a inquadrare il soffitto del bunker. Una debole luce illuminava l’interno, questa veniva da un grande fascio di fibre ottiche che convogliavano la luce dall’esterno.
<Gran Dio> realizzai finalmente < Sono nel bunker e il mio viaggio è al termine e io sono sano e salvo nel futuro!>
Questa constatazione mi procurò una scarica di adrenalina che mi diede un po’ di energia. Alzai la cupola protettiva di plexiglass e per prima cosa recuperai gli occhiali estraendoli da un sacchetto di plastica tutto impolverato. Poi misi giù le gambe dal lettino. Tentai di camminare ma dovetti desistere, mi girava la testa e mi sentivo ancora così debole che non riuscivo a reggermi in piedi. Tornai a stendermi sul lettino per riposarmi un po’, ma cominciai ad avvertire un gran freddo. La temperatura del locale era piuttosto fresca come doveva essere nelle condizioni di letargo. Mi ricordai che a fianco del lettino c’era appesa una tuta termica appositamente prevista per il mio risveglio. La presi e con gran fatica l’indossai. La tuta era molto larga, ero dimagrito molto più del previsto! Mi tastai tutto il corpo constatando che ero ridotto a pelle e ossa. Come mai? Aveva consumato le mie riserve di grasso più velocemente del previsto o avevo dormito più di 100 anni? Avrei chiarito questo successivamente, intanto continuavo a star steso sul lettino per riposarmi dalla fatica di aver indossato la tuta ma le forze non ritornavano. Non potevo starmene lì inerte, debole come ero potevo riaddormentarmi di nuovo e non risvegliarmi mai più. Questo pensiero mi procurò una nuova scarica di adrenalina dandomi un altro po’ di energia. Scesi di nuovo dal lettino e tentai di camminare, inutile non ce la facevo, poi mi ricordai che era stata prevista una bevanda ricostituente per il mio risveglio. Questa era posta su un armadietto lì vicino e a fianco c’era anche un cavatappi. Con estrema fatica aprii la bottiglia e cominciai a bere. A giudicare dal sapore era ancora buona, era una bevanda con vitamine e altri ricostituenti con una discreta dose di alcool per poter essere conservata così a lungo e questa mi fece girare la testa. Mi accorsi che avevo una sete terribile ma mi controllai e bevvi questo liquido a piccoli sorsi intervallandoli di alcuni minuti.
Dopo un’ora finalmente ritornarono un po’ le forze e fui in grado di camminare. Andai davanti al computer per vedere quanto tempo era passato ma questo era spento e neanche riuscivo ad accenderlo. Realizzai che non aveva più corrente, anche il generatore di elettricità a pila atomica era spento. Come mai? Queste apparecchiature dovevano durare ben più di 100 anni! Mio padre aveva speso un patrimonio per farle costruire in modo che fossero durature. Erano state fatte previsioni troppo ottimistiche di durata di funzionamento o era passato più tempo del previsto? A fianco del computer c’era uno specchio che però non rifletteva la sua immagine perché completamente coperto di polvere. Con la manica della tuta lo pulì e quel che vide sullo specchio mi fece rabbrividire. Come ero conciato! viso emaciato, labbra grosse e violette, ero evidentemente disidratato, pelle raggrinzita e di colore cadaverico, poi avevo gli occhi incavatici e barba, baffi e capelli lunghissimi arruffati e di colore grigiastro, sembravo un barbone di sessanta, settanta anni. Ma quanto tempo ero rimasto in letargo? Guardai il contenitore di vetro della flebo per controllare quanto liquido fosse rimasto, ma il contenitore era ricoperto di polvere e non si vedeva nulla. Pulì la superficie e vidi che era completamente vuoto! Come mai? dopo 100 anni le sostanze si dovevano consumare solo per metà. Mi ero risvegliato per l’esaurirsi della IPDOEA e non per l’intervento del timer. Il timer o il computer o il generatore elettrico evidentemente si erano guastati. Ero vivo quindi per miracolo! Aveva ragione mio padre, mi ero imbarcato in una impresa rischiosissima. Beh comunque era andata bene perché ero ancora vivo e una volta ristabilito avrei ripreso il mio normale aspetto. Anzi era andata meglio del previsto perché sicuramente ero andato avanti nel futuro più di 100 anni e chissà quante ulteriori meraviglie si stavano per dischiudersi ai miei occhi. Ora però era urgente uscire dal bunker l’aria era molto stantia e povera di ossigeno, evidentemente si erano otturati i filtri che dovevano provvedere al ricambio dell’aria e ora che ero uscito dal letargo stavo consumando velocemente il poco ossigeno rimasto. La porta di uscita aveva una serratura elettrica ma non essendoci corrente era inutilizzabile. C’era anche un dispositivo manuale di apertura, ma nonostante tutti i miei sforzi non riuscivo a girare il volantino, era troppo duro. O era inceppato o io ero troppo debole. Per fortuna era stato previsto che la porta potesse incepparsi dopo tutti quegli anni. L’unico modo di uscire era usare la dinamite. Questa era nell’armadietto ben avvolta nella plastica sottovuoto e a fianco di un taglierino. C’erano anche i fiammiferi anche questi sottovuoto. Sconfezionai tutto, piazzai l’esplosivo nell’apposito vano, indossai 2 cuffie protettive dei timpani e mi misi al riparo di un separé d’acciaio appositamente previsto. Tutto era ormai pronto e accesi la miccia. L’esplosione che ne seguì fece crollare il diaframma che separava il bunker dall’esterno. Una luce accecante invase il locale. Anche questa era stata prevista per cui avevo indossato prima dell’esplosione degli occhiali da sole appositamente previsti. Finalmente potevo uscire.
Appena uscito mi guardai intorno, splendeva un magnifico sole e il luogo era sempre disabitato. Era tutto più o meno come era prima. Respirai a pieni polmoni, l’aria era purissima e così tersa che si vedevano benissimo tutte le montagne della regione. Che bello, i posteri avevano risolto il problema dell’inquinamento dell’aria! L’aria era molto fresca nonostante, a giudicare dall’altezza del sole, dovesse essere primavera inoltrata o l’inizio dell’estate. Con una bella giornata così avrebbe dovuto far più caldo. Bene i posteri dovevano aver risolto anche il problema del surriscaldamento della Terra! E ora da che parte dirigersi? Osservai con più attenzione i dintorni. Qualche cambiamento c’era, le montagne vicine erano molto innevate, cosa strana a quelle altitudini. Altra cosa diversa era che non si vedevano più i paesini circostanti. Forse il mondo ora era molto meno popolato, bravi posteri, dovevano aver risolto anche il problema della sovrappopolazione!
Alla fine mi decisi a scendere a valle prendendo una direzione a caso. L’importante era scendere, a salire non ce l’avrei fatta, ero molto debole e già stentavo a camminare così. Oltrepassata la zona sassosa, iniziavano dei prati e seguii quello che sembrava un sentiero finché vidi in lontananza una casa. Chissà se era abitata! Perdio doveva essere abitata, ero quasi allo stremo delle forze e qualcuno doveva soccorrermi subito. Percorsi trascinando i piedi altri due o trecento metri con gran fatica perché il sentiero puntava un po’ all’insù, poi superato il dosso vidi la salvezza: una ragazza che pascolava le pecore. La ragazza era poveramente vestita, e camminava a piedi nudi. …..Mi venne incontro correndo e abbaiando un cane inseguito dalla ragazza. Il cane mi addentò a un polpaccio prima che la ragazza lo potesse fermare. Questo fu troppo per me e svenni.
Quando ripresi i sensi mi ritrovai sdraiato su un letto in una stanza poveramente arredata. Al capezzale c’era la ragazza che, come vide che mi stavo riprendendo, si mise a sorridere per il sollievo. Tentai di dire qualcosa ma ero troppo sfinito anche per parlare, la ragazza non disse nulla e accostò alle mie labbra una tazza di latte caldo addolcito con miele. Vedendo la mia magrezza la mia soccorritrice doveva aver capito che avevo bisogno di mandare giù qualcosa. Bevvi lentamente quella meravigliosa bevanda ristoratrice. Intanto la ragazza chiamò gli altri componenti della famiglia con parole che non riuscivo a capire. Che strano quella non parlava in italiano. Entrarono nella stanza una coppia anziana e un giovane, probabilmente i genitori e il fratello della ragazza. Tutti si misero a parlare e a farmi domande. Non dissi nulla e ascoltando con molta attenzione cominciai a capire molte parole di quello che dicevano. Quelli parlavano uno strano dialetto pieno di parole latine. Che assurdità, come mai parlavano quasi in latino? non era possibile ma doveva arrendermi all’evidenza. Il latino non lo avevo dimenticato del tutto, al liceo l’avevo studiato ed era la materia che più mi piaceva dopo la chimica.
La ragazza stava dicendo ai suoi familiari di andarsene e di lasciarmi in pace. Quando lo straniero si sarebbe ripreso avrebbe raccontato tutto quello che c’era da dire.
I familiari se ne andarono e io mi addormentai.
Quando mi risvegliai, la ragazza era ancora al mio capezzale, mi sorrise e mi fece bere dell’altro latte. Finito di bere mi sentii in grado di parlare e sussurrai alla ragazza nel mio stentato latino.
< Grazie per avermi salvato, graziosa fanciulla, come ti chiami?>
<Paula, e tu straniero? >
< Marco>
< Da dove vieni Marco? >
<Da molto lontano!>
< Questo l’avevo capito da come parli e da come sei vestito. Un vestito di una stoffa che non ho mai visto e altra cosa strana quei vetri che metti davanti gli occhi. Conosco poco il mondo ma prova a dirmi lo stesso il nome del tuo paese!>
Decisi che non era il momento di dire che venivo dal passato e dissi una bugia
< Vengo dall’America!>
< Deve essere un paese molto lontano perché non l’ho mai sentito nominare! Ma non dirmi più niente per oggi, non ti devi affaticare, c’è tutto il tempo per soddisfare la mia curiosità. Ti chiedo perdono per il morso del cane, ma non sono riuscita a fermarlo in tempo. Ti fa male la gamba?>
Mi tastai il polpaccio, questo era fasciato e non mi faceva male più di tanto
< No, non mi fa male>
< Grazie a Dio, ora ti devo lasciare, se hai bisogno di qualcosa suona questo campanaccio>
Rimasto solo nella stanza, osservai ogni cosa con molta attenzione. Era tutto molto strano, per quanto quella famiglia fosse povera possibile che non possedesse nessuna cosa moderna? I mobili erano di legno grezzo non lucidato e sembravano fatti a mano. Non c’era la luce elettrica, l’illuminazione era affidata a una candela appoggiata su un rozzo comodino. Nessuna traccia di computer ma neanche di tv o di radioline portatili che costavano ai suoi tempi solo pochi euro. Nessun oggetto era di plastica, la tazza con cui aveva bevuto il latte era di una rozza ceramica. Sembrava di essere tornati indietro nel tempo di almeno 2000 anni. Assurdo! ma non doveva giudicare il mondo in base a una sola famiglia. Probabilmente quella era una famiglia ecologista che aveva rigettato la tecnologia e si era isolata dal mondo e inoltre amava la lingua latina e l’avevano adottata. Chissà se era la spiegazione giusta per quella strana famiglia! Ma era inutile sforzarsi a capire tutto, per questo c’era tempo, ora l’importante era rimettersi in salute.
Nei giorni seguenti non feci domande e parlai pochissimo mentre Paula continuava ad accudirmi premurosamente. Cominciai a mangiare cose più sostanziose del latte come carne, formaggio e pane. Riprendevo le forze ogni giorno di più finchè mi sentii in grado di alzarmi e camminare.
Mi fece allora preparare un bagno da Paula. Il bagno fu fatto in un grosso mastello di legno con acqua appena tiepida e con un sapone grezzo che non profumava, però detergeva benissimo. Finalmente potei togliermi di dosso quella puzza che la mia pelle aveva accumulato in decenni anzi secoli di immobilità. Mi fece dare anche un rasoio e un paio di forbici. Mi rasai completamente barba, baffi e capelli, infine osai guardarmi allo specchio. Il mio aspetto era migliorato notevolmente, la pelle stava squamandosi per lasciar posto a pelle nuova dal colorito roseo. Meno male! dissipai la paura di essere invecchiato durante il mio lunghissimo letargo! Poi ritornai a letto a riposarmi. Ero ancora molto debole e fare il bagno mi aveva sfinito.
Il giorno dopo decisi che era arrivato il momento di fare un po’ di domande. Ero contento di aver migliorato il mio aspetto e ora mi sentiva più a mio agio a parlare con Paula. Quando venne a portarmi da mangiare le dissi
< Paula dovrei chiederti molte cose, molte domande ti sembreranno strane ma vengo da molto lontano e molte cose non le so >
<Bene, chiedi pure tutto quello che vuoi, ti farò molte domande anch’io, perdonami ma sono molto curiosa>
< Comincio prima io, qual è la data di oggi? >
< Oggi è mercoledì 26 maggio>
< E l’anno?>
< Che strano, non sai in che anno siamo? Beh siamo nel 179>
< Vuoi dire 2179, non è vero?>
Paula sgranò gli occhi dallo stupore
< Ma come contano gli anni nel tuo paese?>
< Te lo dirò dopo, c’è qualche sigla dopo il 179 come per esempio dc?>
< Ho sentito qualche volta dire 179 PC>
< Cosa vuol dire PC, forse Post Cristum?>
< Non lo so, ora rispondi ora tu a una domanda, quanti anni hai?>
Ci pensò su. Non era facile rispondere. All’inizio del viaggio gli anni erano 27, poi quanti anni erano passati? Ma era sbagliato aggiungere 100-200 anni alla mia età. Bisognava considerare l’invecchiamento effettivo. Calcolai di essere invecchiato di un anno e risposi
< Ho 28 anni>
< Solo 28? Dici la verità? Io pensavo che eri tra i 60 e i 70>
< Credimi è la verità, non giudicarmi dall’aspetto che ho ora, ho passato un lungo periodo di denutrizione che ha rovinato la mia pelle ma ora vedrai, quando mi sarò rimesso in salute riprenderò il mio aspetto giovanile, almeno spero! >
< Come mai sei così denutrito? >
Dovetti inventare una bugia non potevo certo almeno per il momento dire la verità.
< Durante il viaggio dal mio paese a qui, sono stato derubato dai briganti di tutto quello che avevo. Mi sono perso e ho vagato per mesi per i monti senza trovare roba da mangiare>
< Strano, da queste parti non ci sono briganti, ma eri solo?>
< Ti risponderò dopo, ma ora, ti prego, lascia fare a me le domande. Dunque in che regione siamo? Chi comanda?>
< Siamo in Umbria e comanda un prefetto in una città molto lontana da quì, però non so come si chiama>
< Ma a livello più alto anzi al massimo livello chi comanda?>
< Che domanda! Naturalmente comanda l’imperatore >
< C’è un imperatore? Che strano! e come si chiama e dove risiede?>
Paula questa volta gli risparmiò le sue meraviglie e con pazienza rispose
< Si chiama Vinicio e risiede a Roma>
<Quante nazioni fanno parte di questo impero?>
< Scusami ma non lo so, non sono molto istruita, non sono mai andata a scuola>
< Non sei mai andata a scuola? Incredibile, al mio paese ci vanno tutti!>
< Il tuo paese deve essere ben diverso dal mio, a cosa serve che tutti vadano a scuola? Io per esempio non ne ha mai sentita la necessità. So tutto quello che mi serve per svolgere tutti i miei compiti e per vivere la mia vita!>
< Conoscerai almeno qualche altra regione o provincia dell’impero? >
< Beh qualcuna si, la nostra è l’Italia, poi c’è la Gallia e …. Ah ecco l’Hispania, poi non me ne ricordo altre>
< Che strano Gallia e Hispania sono gli antichi nomi di Francia e Spagna, ma perché parlate Latino? >
Che strana domanda è la lingua che abbiamo sempre parlato, non ne conosciamo altre>
< Perdonami se ti faccio domande assurde ma un giorno capirai. Hai mai sentito queste parole: aereo, computer, televisione, radio, automobile, Unione Europea?>
< Che strane parole! non ne ho sentite mai neanche una, cosa significano?>
< Te lo spiegherò un’altra volta, ora sono stanco, ti dispiace se continuiamo un’altra volta?>
< No, no riposati pure. Ciao, io adesso devo andare dalle mie pecore!>
Ero veramente confuso, tutte le risposte che mi aveva dato Paula erano assurde, che lo prendesse in giro? La casa era deserta, tutti erano fuori a lavorare. Aspettai che Paula si fosse allontanata da casa, poi con fare noncurante esplorai tutti i locali della casa. Da nessuna parte trovai traccia di manufatti industriali. Tutto era primitivo e fatto a mano. Uscii nel cortile e feci anche alcune domande agli altri membri della famiglia. Le risposte erano le stesse che mi aveva dato Paula.
Era evidente che ero finito in una comunità che aveva come ideale di vita il ritorno alla natura, una vita bucolica, una vita idilliaca agricolo-pastorale come qualcuno anche ai miei tempi patrocinava. Che altra spiegazione poteva esserci? non certo quella di aver fatto un salto indietro, al tempo degli antichi romani. Un’altra ipotesi mi si affacciò alla mente.. E se i posteri avessero inventato la macchina del tempo e fossero penetrati nel mio bunker mi avessero spedito nel passato? Sarebbe una beffa atroce, con tutto quello che avevo fatto per andare nel futuro mi sarei invece ritrovato ben 2000 anni indietro nel passato. Ma no! quella era una ipotesi assurda. Non c’era la minima traccia di intrusione, e poi perché degli sconosciuti uomini del futuro l’avrebbero fatto? Per farmi dispetto? Assurdo e perché mai? Meglio non pensarci e pensare solo a rimettersi in forma.
Nei giorni seguenti feci rapidi progressi, recuperai peso e forze velocemente tanto da sentirmi in grado di fare qualche esplorazione nei dintorni. Chiesi quindi a Paula
< Quanto dista il paese più vicino?>
< A due ore di cammino>
< Vorrei andarci!>
< Tra andare e tornare sono 4 ore di cammino, non sei ancora in grado di farcela!>
< Avete dei muli, potrei andare a dorso di mulo>
< Quelli servono per il trasporto delle cose ma per te si potrebbe fare un’eccezione, lo dirò a mio padre. Credo che debba andare in paese fra un paio di giorni per barattare della merce, potresti andare con lui>
< Magnifico, ti ringrazio molto>
Il viaggio nel paese vicino fu deludente, almeno dal punto di vista del trovare informazioni. Il padre scambiò la sua mercanzia, formaggi e miele con sacchi di farina di grano e grezzi tessuti. Vidi anche qualche moneta d’argento, erano rudimentali e portavano l’effige dell’imperatore Vinicio. Le case e la gente erano più o meno come quella dove avevo trovato ospitalità, avevo fatto un viaggio inutile, ero allo stesso punto di partenza! Ma non dovevo scoraggiarmi, avevo costruito il bunker, per ragioni di sicurezza, in una località tra le più sperdute dell’Italia Centrale. Che informazioni potevano dare pochi montanari ignoranti che vivevano in modo primitivo? Dovevo recuperare pienamente le forze, abbandonare quella zona sperduta e primitiva e raggiungere le zone civilizzate.
Dopo 3 mesi mi sentii completamente ristabilito, aveva ripreso il mio peso abituale, la pelle ora era ben tirata, lucida e di un sano colorito roseo, tutti i vecchi peli del corpo erano ricresciuti ma non più grigiastri ma di un bel nero lucente.
Insomma l’aspetto era ritornato ad essere quello di un giovane di 28 anni quale ero.
Man mano che riprendevo le forze davo sempre più una mano nei lavori ai miei ospiti, erano tutti sempre molto indaffarati e lavoravano dall’alba al tramonto e non era giusto che pesassi completamente sulle spalle di quella famiglia. C’era molto da fare, bisognava raccogliere la legna nei boschi e accumularla per l’inverno, bisognava raccogliere noci, noccioline e castagne per far scorta, bisognava mungere le pecore e portarle al pascolo, c’era da tosarle e filare la lana. C’era da smielare gli alveari, fare il formaggio, coltivare l’orto e molti altri lavori. In quei tre mesi non avevo fatto nessun progresso nella comprensione del mondo in cui era capitato. Mi ero recato anche in qualche altro villaggio per scambiare i prodotti ma questi erano simili al primo che avevo visto. Bisognava andare più lontano, abbandonare quella zona primitiva e visitare una città per saperne di più. Ma non avevo fretta, non mi dispiaceva vivere lì, soprattutto per via di Paula.
Era una ragazza molto carina, snella, con lunghi capelli biondo castano ondulati e due occhi verdi da cerbiatta. Era dolcissima di carattere, decisamente mi piaceva molto e speravo di non esserle indifferente. Da quando avevo perso il mio aspetto da vecchio avevo notato che metteva più impegno nel pettinarsi i capelli e nel vestirsi e per chi lo faceva se non per me?
Un giorno io e Paula stavamo pascolando le pecore sul prato nel quale ci eravamo incontrati la prima volta. Lei mi strinse una mano e mi disse
< Proprio in questo punto mi sei apparso per la prima volta, sono molto contenta che tu sia arrivato, la mia vita era così grigia prima>
Incoraggiato da questa mezza dichiarazione, feci quello che finora non avevo avuto il coraggio di fare. La strinsi a me e la baciai sulla bocca. Lei corrispose gioiosamente e rimanemmo abbracciati a lungo. Che felicità! Un bacio così appassionato non lo avevo mai avuto finora. Quella splendida ragazza era quella giusta per me. Quando ci sciogliemmo dall’abbraccio Paula mi disse
< Oh Marco come sono contenta che tu mi ami! avevo il terrore che una volta ristabilito tu volessi andartene ora invece possiamo sposarci!>
< Sì, certo! Sarò felice di sposarti, ma tu sei sicura? Non sai quasi niente di me!>
< Non mi importa, se non mi hai detto quasi niente di te, avrai i tuoi motivi. Per ora mi basta sapere che mi ami. ma sono sicura che un giorno mi dirai tutto! >
< Beh penso che quel giorno sia oggi, non voglio iniziare una storia con te con dei misteri tra noi>
< Oh magnifico! Dimmi, sono tutta orecchi>
< Non è facile credere a quello che ti dirò. Intanto amore mio, perdonami ma ti ho detto molte bugie! >
< Perdono concesso, ma adesso forza dimmi tutta la verità e non mentirmi mai più! >
< E’ una lunga storia, sediamoci sull’erba, le pecore sono tranquille e possiamo parlare con calma >
Ci sedettero sul prato, le presi una mano e la strinsi forte prima di iniziare il mio racconto.
< Non sono uno straniero, vengo da una città non molto lontana da qui, da Roma.
E’ una storia che tu troverai incredibile, insomma detto in breve ho voluto abbandonare la mia epoca e per farlo, per mezzo di una droga ho dormito per più di cento anni e tutto per vedere come sarebbe cambiato il mondo!>
Disse questa frase tutta d’un fiato mentre Paula restava letteralmente a bocca aperta senza dir nulla.
< Non mi credi? >
< Anche se è incredibile quello che mi stai dicendo sento che è la verità. Caspita ma allora hai più di cento anni! e quanti esattamente? …E come è possibile?>
< Non lo so esattamente quanti anni sono rimasto nel sonno perché ho dormito più del previsto, ma non dire che ho più di cento anni perché durante il letargo la droga rallentava il metabolismo e non mi faceva invecchiare >
< Sempre più incredibile!>
Marco si rialzò in piedi
< Vieni, ti mostrerò la grotta dove ho dormito per tanti anni, non voglio che tu viva con uno che tu pensi che forse è pazzo >
Paula protestò
< Ma io ti credo e non penso minimamente che tu sia matto!>
< Ti ringrazio di credermi, però voglio che non ci sia la minima ombra tra noi! Forza cammina! >
<Ma dobbiamo badare alle pecore!>
< Non staremo via molto, la grotta è vicina. Alle pecore penserà il cane>
Strada facendo dissi inoltre a Paula
< Ti devo dire un’altra cosa importante anche se so che non ti piacerà! >
< Forza! Ti ascolto>
< Adesso che ho ripreso completamente le forze vorrei andare a Roma!>
< Ma come? Ci siamo appena fidanzati e tu pensi di andartene!>
< Starò via poco tempo, il minimo indispensabile, tengo troppo a te!>
< Non mi pare, Roma dista due settimane di viaggio, non è poco>
< Starò via molto meno tempo, non andrò a piedi ma a cavallo!>
< Ma non abbiamo un cavallo e neanche i soldi per comperarlo!>
< L’oro è sempre un metallo prezioso?>
< Sì certo, ma cosa c’entra?>
< Ho portato con me molto oro e spero che nessuno me l’abbia rubato e sia ancora nella grotta>
< Sei sempre pieno di sorprese! Cosa devi fare a Roma?>
< Voglio vedere se incontro qualcuno dei discendenti della mia famiglia. Ma non è l’unico motivo, voglio verificare in una grande città se tutto è arretrato come qui o se invece lontano da qui le cose sono diverse >
< Ma che t’importa dei discendenti della tua famiglia o se il resto del mondo è più sviluppato? Non stai bene qui con me? Questo è un bel posto per vivere. C’è acqua e pascoli in abbondanza e non ci saranno mai carestie. Potremmo costruirci una casa tutta nostra vicino alla mia famiglia e crescere i nostri figli. Non ti sembra meraviglioso tutto ciò? >
< Sì, certamente, ma tu non puoi capire. Io vengo da un mondo pieno di meraviglie, ai miei tempi c’erano carri che andavano più veloci del vento senza bisogno di cavalli, c’erano perfino carri che volavano in cielo più veloci degli uccelli e moltissime altre cose che tu non capiresti, come il telefono, il computer e la televisione. Purtroppo non sono stato saggio, non appezzavo tutto quello che avevo e desideravo di più. Ho dedicato molti anni della mia vita per preparare il filtro che mi avrebbe fatto dormire per 100 anni e ho lasciato tutto. Ora invece cosa trovo? Un mondo assurdo. Sembra che io abbia fatto un salto indietro di 2000 anni, una vera beffa del destino per me che desideravo tanto di andare nel futuro. Ma come è possibile essere andati indietro nel tempo? Eppure in questa zona si vive come al tempo dei romani, si parla latino e c’è ancora l’impero romano. Devo trovare una spiegazione a tutto ciò se no divento pazzo!>
Intanto eravamo arrivati al bunker, entrammo e vidi che nessun altro era entrato perché tutto era come prima. Paula continuava a toccare tutto continuando ad esclamare
< Quante cose strane! Cose mai viste! Cose che non si capisce a cosa servano! >
Marco invece alzò una botola nascosta e vi estrasse un sacco pesantissimo.
Estrasse 4 lingotti d’oro
<Questi dovrebbero bastare > e rimise il resto nella botola.
<Uh quanto oro! > esclamò esterrefatta Paula
< Eh mio padre diceva sempre che i soldi sono sempre un’ottima compagnia, oh Paula se durante la mia assenza tu avessi bisogno, puoi attingere anche tu, quello che è mio è tuo!>
< Non mi interessa l’oro, mi interessa solo che tu stia con me!>
< Non arrabbiarti se starò via un po’ di tempo, io devo chiarire cosa è successo, non vivrei felice con questo grosso mistero dentro di me e farei infelice anche te. Ti prometto però che dopo non ti lascerò mai più >
< E se succedesse qualcosa e tu non tornassi mai più?>
< Oh Paula starò molto attento, comunque è un rischio che dobbiamo correre, poi la nostra felicità sarà perfetta! >
Infine Marco prese un orologio-calcolatrice e inserì le pile conservate sottovuoto a parte.
< Vediamo se funziona ancora >
< Che strano braccialetto! >
< Non è un braccialetto> Risi < E’ una delle tante diavolerie dei miei tempi, serve a veder l’ora, oh magnifico funziona ancora! >
Usciti poi dal bunker chiusi l’entrata con dei massi.
< Anche se improbabile, meglio che nessun altro entri qui, oltre all’oro ci sono altre cose che potrebbero in futuro servirci >
Il giorno dopo io e il padre di Paula ci recammo in un paese dove c’era un parente che faceva il fabbro, ci facemmo prestare una moneta d’oro e con dell’argilla facemmo uno stampo. Il fabbro fuse i lingotti d’oro e ne ricavò una borsa piena di monete. Ora ero ricco, con l’aiuto del padre di Paula comperai il miglior cavallo della zona con la sella e i finimenti e quindi tornammo a casa.
Il giorno dopo all’alba partii. Con il cavallo era tutto un altro procedere. Percorsi in poche ore il sentiero che conduceva ai villaggi che avevo già visitato poi iniziai a percorrere una mulattiera che portava a fondovalle. Sembrava la stessa che avevo percorso tante volte con il fuoristrada quando andavo a controllare come procedevano i lavori di costruzione del bunker. Quanto tempo avrei impiegato per arrivare a Roma? Quando venivo in macchina ci impiegavo 2 ore e mezzo ma ora con il cavallo? Calcolai che avrei impiegato a occhio e croce 2 o 3 giorni massimo. Ora stavo attraversando una zona molto arida e disabitata allora come adesso. Superata però una collinetta il terreno aveva meno pendenza e me lo ricordavo rigoglioso con molti paesi. Sulla vetta di quella collinetta ai miei tempi si vedeva anche un ponte dell’autostrada Roma L’Aquila. C’era ancora? Ancora pochi minuti e l’avrei saputo. Spronai il cavallo ad andare al trotto e rapidamente raggiunsi la vetta. Sì, il ponte autostradale c’era ancora anche se mancante dell’arcata centrale. Bene! una prima risposta l’avevo avuta, non ero andato indietro nel passato! Però sorgeva un altro interrogativo. Perché il mondo era così primitivo?
Probabilmente era primitiva solo quella zona ed evoluto tutto il resto del mondo. Chissà, ancora qualche ora e avrei raggiunto dei paesi che già si intravedevano in distanza più grandi dei miseri villaggi della zona dalla quale provenivo. Lì finalmente avrei avuto maggiori informazioni. Avvicinandomi al primo paese, incontrai delle persone che procedevano a dorso di mulo e vestite come tutte quelle che aveva visto finora. Tenendo conto che finora non aveva visto nessun segno di civilizzazione come strade asfaltate, auto, antenne TV ecc. era logico concludere che la zona primitiva si estendeva ben oltre a quello che immaginavo. Dopo tre giorni di viaggio ero in prossimità di Roma e le zone attraversate erano tutte arretrate. Nelle locande dove avevo pernottato non aveva ricavato gran che di informazioni. Ogni volta che faceva qualche domanda, tutti si stupivano e a loro volta facevano un sacco di domande. Da dove veniva, dove era diretto, perché faceva domande così strane, ecc. così avevo deciso di lasciar perdere e di chiarire tutto a Roma. Anche vicino a Roma non avevo visto auto o qualche altro segno di civilizzazione e invece cominciai a vedere edifici chiaramente moderni ma abbandonati e in rovina. La conclusione era una sola, terrificante, anche Roma era arretrata e se lo era la capitale d’Italia molto probabilmente lo era tutta la penisola e forse tutta l’Europa o addirittura tutto il resto del mondo. Accidenti ma cosa diavolo era successo! Spronai il cavallo, prima di sera dovevo raggiungere Roma! Venne però un terribile temporale, decisi di fare una sosta per ripararmi dalla pioggia in un casolare che sembrava abbandonato. Il casolare invece non era disabitato, c’erano tre barboni che attorno a un focolare stavano cucinando qualcosa. Questi erano veramente mal ridotti, vestiti di stracci, barba, baffi e capelli lunghi sporchi e arruffati. Due erano magrissimi e uno invece era grande e grosso e sembrava il capo, infatti parlò solo lui.
< Vieni, vieni, amico che piove a più non posso! >
<Grazie, sono tutto bagnato >
< Da dove vieni amico?>
<Vengo dalle montagne. Non vi recherò molto disturbo, appena cessa di piovere riprenderò il viaggio! >
< Uh quanta fretta! Puoi rimanere quanto vuoi, se vuoi anche mangiare con noi, saremo felici di dividere il nostro pranzo, abbiamo solo delle patate, però se ci regali qualche moneta potremmo comperare pane e qualche pezzo di carne. Qui avanti c’è un paese con un negozio di alimentari >
< No, grazie preferisco cenare quando arriverò a Roma, questi temporali non dovrebbero durare a lungo e potrò riprendere il viaggio, però vi regalo ugualmente una moneta per comperare quel che volete>
Così dicendo misi mano alla mia borsa ed estrassi una moneta d’oro e la diedi loro.
< Uh quanto sei ricco! Ce ne dai qualche altra? Sono tempi duri e noi dobbiamo campare anche per i prossimi giorni>
Dai sguardi cupidi dei tre barboni mi resi conto di aver commesso un errore nel aver esibito la mia ricchezza, diedi loro un altro paio di monete e mi avviai all’uscita.
Meglio prendere l’acqua che restare assieme a quegli avidi barboni, feci loro un cenno di saluto dicendo
< E’ meglio che riprenda il viaggio, si sta facendo tardi e…>
Non finii la frase perché un terribile colpo alla testa mi fece perdere i sensi.
Quando riaprii gli occhi, sentì un terribile mal di capo, ero steso per terra, i mendicanti erano spariti come pure la mia borsa piena di monete d’oro. Mi palpai la testa, avevo un grosso bernoccolo che sanguinava. Mi rialzai a fatica e uscii dal casolare, non c’era più il cavallo, avevano rubato anche quello. Quanto ero stato stupido ma ormai il guaio era fatto.
Rientrai nel casolare, mi girava la testa mi , mi sedetti allora su una sedia sgangherata. Dannazione ero in un bel guaio, che fare ora? Aveva quasi smesso di piovere, però era pomeriggio inoltrato e in quelle condizioni non era il caso di mettersi in cammino. Notai che i barboni avevano abbandonato le loro patate. Aspettai allora che le patate fossero cotte poi le mangiai avidamente, avevo una fame da lupo. Infine mi buttai su un giaciglio e vi passai la notte.
All’alba ripresi il viaggio a piedi. Camminando di buon passo contavo di arrivare a Roma a metà pomeriggio. Strada facendo pensavo a come guadagnare dei soldi per comperarmi un altro cavallo e le vettovaglie per affrontare il viaggio di ritorno. Non era certo facile. L’unico modo che conoscevo per guadagnare era quello di lavorare, però dovevo fare un lavoro ben remunerato per guadagnare in breve tempo i soldi necessari. La mia unica abilità lavorativa era quella del chimico, però in quel mondo così primitivo questa abilità valeva meno di zero. In quei mesi passati in montagna avevo imparato anche a mungere le pecore, a tosarle e ad accudire l’orto. Ma queste qualità in città non servivano oppure sarebbero state pagate ben poco. No bisognava pensare a qualcos’altro.
Verso mezzogiorno ero arrivato alla periferia di Roma, il traffico per le strade si era intensificato, molti carri pieni di frutta, verdura e altre vettovaglie procedevano verso il centro. C’erano inoltre molte persone che procedevano a piedi, a dorso di mulo e a cavallo. La periferia era irriconoscibile, spariti gli edifici moderni questi erano sostituiti qua e là da case primitive. Ogni tanto si notavano abbandonati e diroccati i grossi edifici dei miei tempi. Certo senza luce, focolari e acqua corrente le case moderne non erano adatte a una vita così arretrata. Ma come mai la civiltà moderna era tramontata? Qualcosa di terribile era sicuramente successo. Una guerra atomica?
Forse! Prima o poi avrei incontrato qualcuno con un po’ di conoscenza del passato, ma era così difficile, erano tutti così ignoranti!
Arrivato in centro mi diressi verso il Colosseo, vicino al quale ai miei tempi c’era la mia casa. Forse esistevano i discendenti della mia famiglia, chissà! Il centro ora era molto più piccolo, però affollato e caotico come sempre. Ora vi erano bei palazzi, chiese, fontane e piazze tutto però in stile degli antichi romani. Come intravidi da lontano il Colosseo esultai. Almeno quello era rimasto come ai miei tempi, anzi no, guardandolo meglio più da vicino vidi che era stato restaurato e ricostruito in tutte le sue parti mancanti e torreggiava imponente su tutti i palazzi circostanti. Della mia casa invece nessuna traccia! Era cambiato tutto, ma proprio tutto ed era stata una cosa folle sperare di trovare qualche parente che mi potesse aiutare. Ad un certo punto il brontolio del mio stomaco mi ricordò che era quasi un giorno che non mangiavo, era urgente trovare un lavoro per procurarmi di che sfamarmi. Finalmente mi venne una buona idea. Avevo notato che nelle locande dove avevo sostato i gestori facevano i conti usando i numeri romani che sono poco adatti per le operazioni aritmetiche. Avrei potuto offrirmi di lavorare nei palazzi governativi come contabile, usando i numeri decimali sarei stato velocissimo a fare i conti senza contare che avevo anche l’orologio calcolatore che fortunatamente non mi era stata rubato.
Mi feci indicare la strada e poco dopo bussai alla porta di un palazzo amministrativo.
Mi venne ad aprire un tizio dall’aria burbera che con voce aspra mi disse
<Cosa vuoi?>
< Vorrei parlare con un capo amministrativo>
< Dì pure a me, sono un capo ufficio e mi chiamo Giulio>
< Bene! cerco lavoro, avete bisogno di un scriba contabile? >
Questi mi squadrò da capo a piedi poi disse
< Certo che abbiamo bisogno di contabili! Ma tu non mi sembri il tipo adatto, hai tutta l’aria di essere un pecoraio>
< Non giudicarmi dal mio aspetto, sono abilissimo nel fare i conti. Mettimi alla prova>
< Certo che ti metterò alla prova ma tu chi sei e chi ti manda? >
< Sono Marco Donati e non mi manda nessuno>
< Allora vattene> e fece per chiudere la porta.
Afferrai la porta e gli impedii di chiuderla
< Mi perdoni signor Giulio se insisto, ma stai facendo uno sbaglio, sono un fenomeno nel fare i calcoli, mettimi alla prova, bastano pochi minuti!>
Il tizio ci pensò su poi rispose
< Va bene, ti metto alla prova, se però non sarai veloce come dici di essere ti farò dare 3 frustate!>
< Va bene, tanto sono sicuro che non corro nessun rischio!>
Giulio mi fece entrare e percorremmo un lungo corridoio. Le porte del corridoio davano su stanze piene di contabili al lavoro. Poi mi fece entrare in una stanzetta, c’era un tavolino con un calamaio e una penna d’oca, uno sgabello e uno scaffale pieno di rotoli di pergamena.
< Siediti qui, >
Poi Giulio prese dallo scaffale una pergamena piena di calcoli già fatti e una pergamena vergine.
Mi porse la pergamena bianca poi tenendo fuori dalla mia vista la pergamena con i calcoli già fatti mi dettò il conteggio da fare : MCCXXXII diviso DXXIV (1232:524)
< Oh che calcolo facile! dammene qualche altro più difficile!>
< Ti accontento subito però se sei uno sbruffone e mi fai perdere tempo ti farò dare 10 frustate! >
Ciò detto il capo ufficio gli dettò ulteriori calcoli e infine prese una piccola clessidra, la rovesciò e se la mise in tasca.
< Scaduto il tempo verrò a vedere cosa avrai combinato, se finisci prima avvertimi suonando questo campanello>
Appena se ne fu andato tramutai i numeri in cifre decimali moderne e con la calcolatrice in un batter d’occhio eseguii tutti i calcoli e poi trascrissi i risultati in cifre romane. Suonai il campanello e attesi.
Quando arrivò Giulio, con voce irosa, mi disse
< Che succede, perché mi hai chiamato? >
< Ho finito i conteggi, controlla se sono giusti! >
< Ma come, hai già finito? non è possibile! Fammi vedere! >
Il capo ufficio confrontò i risultati con i conteggi già fatti e dovette ammettere che erano tutti esatti.
< Come diavolo hai fatto in così breve tempo? >
Poi corrugò la fronte
< Incredibile, però è strano non vedo i passaggi intermedi a parte questi piccoli segni che non ho mai visto. Che cosa sono? >
< Oh è un mio sistema mnemonico per i riporti. Allora mi assumi? >
< Si certo, siamo molto in arretrato con il lavoro e il capo amministrativo mi sta pressando >
< Bene, però signor Giulio voglio il triplo della paga e farò il lavoro di 10 persone >
< Accetto però mi devi spiegare come fai a fare così velocemente i calcoli! >
< D’accordo! >
Nelle spiegazioni cercai di essere il più confuso possibile. Era meglio non fidarsi di quel tizio. Quello dopo un po’ che ascoltava le spiegazioni senza capirci nulla si spazientì e mi disse
< Non sei molto chiaro, ora devo andare ma appena avrò un po’ di tempo mi dovrai spiegare meglio il tuo sistema. Ora rimani qui, ti metto subito al lavoro, non c’è tempo da perdere! >
< Non chiedo di meglio, però a fine giornata vorrei la paga, i briganti mi hanno derubato di tutto e non ho neanche un soldo per mangiare>
< Vedremo, se continuerai a far calcoli rapidamente>
Dopo 3 ore di lavoro, ormai faceva quasi buio suonò la campanella che annunciava la fine della giornata lavorativa. Il capo ufficio, contento di tutto il lavoro che avevo eseguito mi diede un po’ di soldi. Potei così andare in una locanda a mangiare e dormire.
Il giorno dopo nel pomeriggio entrò nella mia stanzetta un signore di mezza età, ben vestito e dall’aria autoritaria seguito da Giulio col viso tutto paonazzo.
< Salve Marco, sono venuto a sapere che sei abilissimo nei calcoli, voglio verificare con i miei occhi. Su, esegui questa operazione! > e mi dettò due numeri molto lunghi da moltiplicare e da dividere. Tenendo piegato il braccio eseguii l’operazione rapidamente come al solito senza però far vedere che usavo la calcolatrice che avevo al polso.
Quel signore doveva essere un capo importante dell’amministrazione e dopo che ebbe controllato il risultato si rivolse a Giulio con tono di rimprovero.
< Ah, mi hanno detto il vero, questo qui è abilissimo in aritmetica e tu Giulio invece di informarmi, te lo tenevi tutto per te. >
< Ma signore, volevo prima essere ben sicuro che…>
< Stai zitto, non cercare scuse, tu sai che l’imperatore comincia ad essere impaziente perché non è mai pronto il bilancio dello stato. Quegli incapaci dei miei collaboratori continuano a sbagliare i conti. Ogni volta che rifanno il calcolo il risultato è sempre diverso. Questo tizio qui è proprio quello che ci voleva. >
Poi si rivolse a me
< Non mi sono presentato, sono Vetronio, il direttore amministrativo, ora seguimi, d’ora in poi lavorerai al mio servizio >
e rivolto a Giulio
< Con te farò i conti dopo!>
Vetronio mi condusse in un grande ufficio pieno di contabili chini sui loro tavoli a fare calcoli. Le pareti erano tutte occupate da scaffali che arrivavano fino al soffitto. Questi erano pieni zeppi di pergamene arrotolate.
< Vedi Marco, in questo ufficio c’è tutta la contabilità dell’Impero. Bisogna controllare tutti i conti che sono scritti su tutte queste pergamene. Poi bisogna ripetere il controllo un’altra volta. Se il risultato è lo stesso, il bilancio è definitivo. Se ciò non fosse bisogna ripetere i controlli fino a che tutto quadra. Per la fine del mese dovrò concludere questo bilancio, c’è in corso tra i senatori una lotta di potere e le varie fazioni si sono accusate vicendevolmente di corruzione e di aver sottratto delle risorse allo stato. L’imperatore ci vuole veder chiaro, punire i veri colpevoli, se ci sono, e porre fine alle lotte intestine. Capisci l’importanza di questo lavoro? >
Guardai scoraggiato tutta quella mole di calcoli. Anche con la mia piccola calcolatrice valutai che ci volesse almeno una decina di giorni, bisognava trascrivere tutti i dati in cifre moderne, eseguire le operazioni e riconvertirle in cifre romane. Nelle trascrizioni errori erano sempre possibili e bisognava continuamente controllare tutto. Ci voleva troppo tempo, non poteva rimanere così a lungo lontano da Paula. Sarebbe stata in ansia o forse avrebbe potuto pensare che a me non interessasse più tornare da lei, affascinato dalle meraviglie di Roma. Questo pensiero mi fece stringere il cuore. Intanto il capo amministrativo aspettava la mia risposta
< Grazie infinite, mio signore, per l’onore di eseguire un lavoro così importante, ma debbo farlo tutto da solo? >
< Lo farai con me e con qualche fidato collaboratore… ma ti vedo perplesso, che problema hai?>
< Oh mio signore, sono stato derubato di tutto dai briganti e così non ho potuto far ritorno a casa mia, i miei familiari mi aspettano e sono in pensiero per me, io pensavo di lavorare 2 o 3 giorni per guadagnare un po’ di soldi per il viaggio di ritorno! >
< Oh i tuoi problemi personali sono nulla in confronto al compito che ti sto affidando. Ti darò anche un’ottima paga! >
< Mio signore, scusate se insisto, ma vorrei proporvi un altro modo per risolvere i vostri problemi di contabilità! >
< Uhm dimmi! >
< La mia velocità e precisione dei calcoli dipende da un sistema di calcolo molto efficace che ho appreso in un paese molto lontano. Potrei insegnarlo ai tuoi più fidati collaboratori e non avresti più bisogno di me >
< Ma ci vorrà molto tempo prima che altri si impratichiscano di questo nuovo sistema e tempo non ne ho>
< Il mio sistema è semplicissimo, in quel paese lontano dove si usa questo sistema, lo imparano tutti facilmente fin da quando sono bambini >
< Mi hai proprio incuriosito, spiega a me questo sistema e vedrò se è così facile come dici, su andiamo in quella stanzetta a destra, là c’è una lavagna e del gesso >
Senza aspettare la mia risposta il gran capo si avviò verso la stanzetta della lavagna nonostante che io lo seguissi protestando
< Ancora un momento, mio signore, io ti spiegherò il mio sistema però mi devi promettere che se questo funziona, mi darai dei soldi per acquistare un cavallo e mi lascerai andare fra 2 o 3 giorni al massimo >
< Sei molto temerario a pormi condizioni, potrei farti frustare per questo, ma voglio essere magnanimo. Accetto le tue condizioni > disse a denti stretti < e ora su fammi vedere!>
Spiegai il sistema decimale e le cigre arabe e come eseguire le quattro operazioni. Il capo amministrativo impiegò un po’ di tempo a capire il concetto di zero, simbolo sconosciuto nel sistema aritmetico romano. Ma poi ne fu entusiasta
< E’ un sistema veramente fantastico, tutte le operazioni sono più facili da eseguire! >
In passato avevo aiutato il padre nella contabilità dell’azienda e conoscevo la partita doppia e quindi proseguii
< Mio signore, ti spiegherò ora un sistema di controllo generale della contabilità che in quel paese chiamano partita doppia, con questo sistema si controllano i conti man mano che procedono e si arriva al risultato finale del bilancio con l’assoluta certezza che tutto è esatto >
< Benissimo, spiega, sono tutto orecchi>
Il capo contabile era un tipo molto sveglio e intelligente e recepì senza problemi anche queste nuove nozioni restandone molto soddisfatto.
<Marco, mi hai insegnato cose utilissime per eseguire in modo rapido le operazioni aritmetiche, però penso che non mi hai detto tutto. Anche col sistema decimale ci vuole un certo tempo e tu invece sei velocissimo >
< Questione di allenamento!>
< Attento Marco, non sono uno stupido, se osi ancora mentirmi annullerò la mia promessa, ho notato che quando fai i calcoli tocchi continuamente il polso, fammi vedere cosa nascondi sotto la manica>
Cosi dicendo il capo amministrativo mi sollevò la manica e vide l’orologio-calcolatrice.
< Che strano braccialetto! mai visto niente di simile, è questo il tuo segreto? >
Decisi di dire la verità, che alternative avevo?
< Questo braccialetto in realtà è una calcolatrice, una macchinetta in grado di fare i calcoli istantaneamente, guarda ti faccio vedere come funziona! >
Dopo la dimostrazione il capo amministrativo non finiva di stupirsi.
< Questa calcolatrice non viene da un paese lontano, come pure il sistema decimale. Marco tu mi stai ancora mentendo, potrei punirti per queste menzogne. >
< Ma mio signore è la verità >
< Non sono uno stupido, questo oggetto non può essere stato costruito nella nostra epoca. Nessuno sarebbe in grado di costruire una cosa del genere. Sicuramente questa calcolatrice è stata fatta prima della grande catastrofe quando le leggende dicono che gli uomini facevano macchine prodigiose come carri che andavano più forte del vento senza cavalli oppure macchine che mostravano immagini in movimento. Con la grande catastrofe è andato distrutto quasi tutto e quel che è rimasto non funziona. Come mai questa prodigiosa macchinetta funziona ancora? >
< L’ho trovata sepolta sotto terra in una scatola sigillata per cui è rimasta integra!>
< Bene, questa spiegazione forse si avvicina alla verità, potrei farti torturare per conoscere tutti i tuoi segreti ma non lo farò. Sono così contento di aver risolto il problema del controllo del bilancio statale che sarò generoso con te. Naturalmente questa calcolatrice la devi dare a me, ti tratterrò quindi solo un paio di giorni per istruire i miei più fidati collaboratori ed essere sicuro che tutto vada bene. Infine ti farò accompagnare da una scorta a casa tua, così non correrai pericoli con i briganti>
< Oh grazie, mio signore! >
< Ah una cosa importante! non spiegare a nessun altro quello che hai spiegato a me e soprattutto non parlare della calcolatrice. Con le nozioni che mi hai fornito e con questa macchinetta dimostrerò di essere un bravissimo amministratore e poi potrei diventare il ministro delle finanze dell’impero>
Passati le 2 giornate dedicate all’addestramento degli aiutanti del capo amministrativo, ero così stanco che e andai a dormire senza neppure cenare. Stentavo però a prendere sonno, ero troppo eccitato. Continuavo a pensare al mio viaggio a Roma. Le cose si erano messe bene, all’alba la scorta sarebbe venuta alla locanda per riaccompagnarmio da Paula. Non vedevo l’ora, quella dolcissima ragazza mi era mancata molto in questi giorni. L’obiettivo del mio viaggio era stato raggiunto all’ottanta per cento. Dunque la cosa principale era che non era finito nel passato, cosa assurda, ma che era 150-200 anni nel futuro. L’umanità aveva subito una terribile catastrofe e per questo era regredita di 2000 anni. Certo rimanevano da chiarire ancora molti particolari, che tipo di catastrofe era successa? Di sicuro una cosa molto grave a giudicare da quanto era diminuita la popolazione, valutai a occhio e croce che la densità era meno di un centesimo rispetto ai miei tempi. E poi perché parlavano latino? Per saperne di più avrei dovuto fare altre ricerche e star via altro tempo da Paula, cosa che scartai subito.
Finalmente venne l’alba, mi alzai e preparai per tempo e attesi la scorta sulla porta della locanda. Quando arrivarono i soldati con mia grande sorpresa, il loro capo disse con faccia truce
<Marco Donati sei in arresto, seguici, dobbiamo portarti in prigione>
< Ma, ma, come sarebbe? Credevo che voi foste la mia scorta. Che reato ho commesso?>
< Lo saprai domani al processo e ora muoviti se non vuoi prendere una bastonata>
Fui quindi portato in prigione, in una cella piccola, lercia e umida. Mi sdraiai sul pagliericcio a riflettere. Ma che diavolo era successo? Cosa avevo fatto di male per essere arrestato? E avevo anche l’appoggio di un pezzo grosso! Quel mondo non finiva mai di riservarmi delle sorprese. Sicuramente si trattava di un equivoco, domani l’avrei chiarito, per fortuna almeno i processi erano veloci e non come ai miei tempi.
L’indomani fui condotto in una aula di tribunale, dopo poche formalità l’avvocato dell’accusa mi disse
< Marco Donati, sei accusato di aver violato il primo articolo della nostra costituzione! >
< Ma signor avvocato non so neanche di che articolo si tratta! >
< Strano, lo conoscono tutti e comunque non ha importanza, l’ignoranza non giustifica il reato! >
< Ma che cosa ho fatto di male? >
L’avvocato dell’accusa fece un cenno ad un usciere che gli portò una pergamena, poi la srotolò e me la mostrò.
< Li hai fatti tu questi calcoli? >
< Si, cosa c’è di male? >
< Rispondi a tono, sono io che faccio le domande. Cosa sono questi simboli a fianco dei numeri? >
< Sono un altro modo di scrivere i numeri, con questi simboli si eseguono le operazioni aritmetiche molto più velocemente. Un bel progresso no? >
< Ecco, il caso è molto semplice > disse l’avvocato rivolto ai tre membri della giuria, <l’imputato confessa il suo reato, non c’è neanche bisogno di sentire il testimone >
Vidi allora Giulio, il mio primo capo, che con aria soddisfatta se ne stava in un angolo, quel maledetto chissà cosa aveva detto.
Protestai un po’ ma poi intervenne l’avvocato d’ufficio a zittirmi
< E’ evidente che il mio assistito è un mezzo mentecatto, avete visto con che aria di soddisfazione ha ammesso il suo reato, chiedo pertanto le attenuanti generiche >
Riprese la parola l’avvocato dell’accusa
< Chiedo invece alla corte il massimo della pena, sono tipi come lui che con le loro invenzioni e diavolerie hanno portato alla catastrofe di 179 anni fa. Il progresso è il peggior nemico dell’umanità, insuperbisce e rende stolti gli uomini finché non interviene il castigo divino. Nessuna attenuante deve essere concessa, l’imputato deve essere condannato a 20 anni di prigione, come prevede il codice penale per questo reato>
L’avvocato della difesa non essendo pagato si limitò solo a dire
< Mi appello alla clemenza della corte >
Subito dopo fu emessa la sentenza che mi condannava a 20 anni di carcere. Il processo era finito, un processo lampo e io mi ritrovò ben presto di nuovo nella mia cella a meditare sui miei guai.
Maledizione le cose si erano messe veramente male, 20 anni di carcere! Non ne sarei uscito vivo, sicuramente non avrei resistito neanche un anno in quella fogna. Che fine misera dopo tutti i miei sforzi per vivere nel futuro! Peggio di così le cose non potevano andare, meglio sarebbe stato se fossi morto durante il letargo almeno mi risparmiavo di morire di una lunga agonia. Che delusione il futuro : abitato da una società arretrata, grezza, superstiziosa, con assurde leggi contro il progresso.
Sempre più depresso mi dibattevo in questi pensieri finché cercai di reagire. Non dovevo arrendermi se non altro per amore di Paula. Il pensiero che più mi faceva star male era pensare che lei mi avrebbe aspettato invano per chissà quanto tempo per poi concludere che la avevo abbandonata. Ispezionai accuratamente la cella per tentare di evadere. Niente da fare. Le sbarre erano ben robuste e così pure la porta di ingresso, nelle pareti non c’era la minima fessura che potesse essere allargata a parte che non avrei avuto gli attrezzi. Piombai nella disperazione più profonda.
Dopo un paio di giorni, a metà mattinata sentii dei passi sul corridoio. Che strano non era l’ora dei pasti anzi delle brodaglie. Poco dopo si spalancò la porta e apparve un manipolo di soldati. Il loro capo disse
< Donati, esci e vieni con noi >
< Dove mi portate? >
< Abbiamo l’ordine di condurti alla presenza dell’Imperatore. Forza seguici! >
Fui condotto nel palazzo imperiale, una magnifica costruzione con pavimenti e pareti di marmo pregiato e colonne, statue e tappeti dappertutto. C’era anche un gran via vai di funzionari e servi. Sembrava di essere in un set cinematografico dove si girava un film su Roma antica.
Quando arrivai alla presenza dell’imperatore il capo delle guardie mi spintonò a terra dicendomi
< Inginocchiati, scemo! >
L’imperatore era un uomo giovane e vigoroso e stava seduto a un tavolo mentre sorseggiava in una coppa d’oro del vino. Mi osservò a lungo, mi parve benevolmente e infatti poco dopo mi sorrise.
< Rialzati Marco e vieni a sedere alla mia tavola e bevi di questo vino, è molto buono! >
Ero esterrefatto e biascicai
< Grazie mio imperatore! >
Poi l’imperatore rivolto alle guardie disse
< Uscite da questa stanza, voglio parlare da solo con questo signore >
Il capo manipolo obiettò
< Ma mio signore, non è prudente rimanere solo con un delinquente! >
La faccia benevola dell’imperatore divenne immediatamente paonazza dall’ira.
< Come osi discutere i miei ordini! Uscite immediatamente tutti e state nei pressi della porta. Se avrò bisogno vi chiamerò >
Usciti i soldati la faccia dell’imperatore ridivenne benevola, riempì una coppa di vino
< Su, bevi! o non ti piace il vino? >
Ero così scombussolato che non avevo voglia di bere, però non era saggio contraddire l’imperatore. Afferrai la coppa e bevvi un lungo sorso, mentre mi chiedevo come mai l’imperatore fosse così gentile con me. Non dovevo abbassare la guardia, sicuramente era un tranello! Scolato tutto il vino, un ottimo vino rosso, l’imperatore mi chiese
<Ti piace il mio vino?>
< Moltissimo, non ho mai bevuto un vino così buono>
< Bene mi fa piacere che ti piaccia, sei un tipo strano, hai un accento straniero che non so definire. Porti un ornamento agli occhi che non ho mai visto, non ti dà fastidio tenere 2 pezzi di vetro davanti agli occhi? >
< No, anzi, perché questi due pezzi di vetro sono degli occhiali che mi fanno vedere bene, poiché correggono un difetto della mia vista >
< Davvero? Sarebbe meraviglioso se fosse vero. Anch’io non ci vedo molto bene e ho sempre gli occhi affaticati. Scusa fammeli provare >
Cosi dicendo l’imperatore mi sfilò gli occhiali e li inforcò > però subito dopo se li tolse e con aria delusa disse
< Mi stai mentendo, con questi cosi vedo peggio di prima >
< Questi vetri non sono dei vetri magici che vanno bene per tutti, sono delle lenti, vetri lavorati in modo da correggere i difetti dell’occhio che sono diversi da persona a persona…>
< Beh di questo parleremo un’altra volta, ora veniamo al motivo per cui ti ho fatto venire qui >
Finalmente l’imperatore veniva al sodo
< Devo premettere però che tutto quello che diremo qui dovrà restare segreto, se dirai qualcosa di questo colloquio la mia punizione sarebbe terribile >
< Rassicurati, mio imperatore, sarò muto come un pesce >
< Bene! dunque tu sei stato condannato per aver introdotto nella contabilità dello stato un nuovo sistema che rende più veloci, facili e sicuri i calcoli >
< Perdonami, non sapevo che fosse vietato! >
< Non devi giustificarti, non sei davanti a un giudice. Sono molto interessato a questo tuo sistema. I miei amministratori mi derubano ma io non lo posso provare, individuare i punti del bilancio falsati è come cercare un ago nel pagliaio. Invece col tuo sistema decimale e con la partita doppia potrei avere miglior controllo >
< Ma è vietato!>
< Potrei far cambiare la legge. Ma dimmi l’hai ideato tu questo sistema? >
< No, lo usano nel mio paese, un paese molto lontano >
< Strano, per quanto lontano sia il tuo paese è difficile che sia come tu dici. A me risulta che in tutto l’impero si usa il nostro sistema. Fuori dai confini dell’impero gli uomini sono diventati dei barbari e l’aritmetica non sanno neanche cosa sia. Ma dimmi come si chiamerebbe il tuo paese? >
Ci pensai un po’ su poi dissi
< Vengo da un paese che si chiama America >
A questa risposta l’imperatore ebbe un scatto d’ira
< Basta dire bugie se no ti farò pentire di essere nato. L’America è un paese leggendario, se esiste davvero si trova al di là dell’oceano che nessuna nave è in grado di attraversare. Perché sei così reticente? Su dimmi la verità >
< Perdonami mio imperatore ma la mia storia è così incredibile che tu mai mi crederesti e pensavo che dicendo la verità avrei peggiorato la mia situazione >
L’imperatore scoppiò a ridere
< Oh, hai paura di peggiorare la tua situazione! tu sei pazzo, peggio di così non potresti essere messo. Dovrai stare in prigione 20 anni se camperai tanto, il che è molto improbabile >
< Va bene, ti dirò la verità, sono nato a Roma prima della catastrofe e…>
L’imperatore mi interruppe subito
< Ti ho detto di dirmi la verità e tu mi racconti una bugia più grossa! Se fosse come tu dici avresti più di 189 anni, neanche prima della catastrofe nessuno viveva così a lungo e inoltre hai l’aspetto di uno che non supera i 30 anni>
< Aspetta a valutare la mia storia, il mio è un caso molto particolare. Ho preso una droga che mi ha fatto dormire, al riparo di una grotta, fino a 4 mesi fa. >
< Una droga che fa dormire centinaia di anni? E senza invecchiare? Mi dispiace ma non ti credo! >
< Ma è la verità, ai miei tempi gli uomini facevano cose prodigiose. Carri volanti nel cielo che sono andati perfino sulla Luna e sui pianeti. Apparecchi con i quali si poteva parlare a migliaia di chilometri di distanza. Anche nella medicina si facevano cose fantastiche come quella di sostituire un cuore malato con un altro cuore prelevato da cadaveri e potrei continuare fino a sera >
La faccia dell’imperatore da incredula cominciò a diventare stupita
< So che prima della catastrofe si facevano tutte quelle cose che mi hai appena detto, però mai ho sentito parlare di una droga che fa dormire centinaia di anni. E’ difficile crederti, hai qualche prova per la tua storia? >
< Si, posso mostrarti il locale dove sono stato in letargo per tutti questi anni. Si trova in una località isolata dell’Appennino umbro a tre giorni di viaggio da qui. Là potrò mostrarti anche le macchine che mi hanno assistito in questo lungo sonno, ho perfino un apparecchio che mostra immagini in movimento che solo io che vengo da prima della catastrofe so far funzionare >
A quest’ultima affermazione l’imperatore rimase a bocca aperta dalla meraviglia. La mia storia iniziava ad essere credibile.
< Sarebbe meraviglioso se fosse vero quello che dici. E’ da molto tempo che sto pensando di abolire la legge che proibisce le innovazioni, io non credo alla punizione divina per la troppa presunzione dell’uomo nel dominare la natura. Non l’ho fatto finora perché è una impresa molto rischiosa, avrei tutti contro. Sia i senatori che il popolo. Il ricordo delle sofferenze passate quando successe la catastrofe è ancora ben vivo e tutti temono un’altra punizione divina. Potrei anche essere destituito. Ma anche non far nulla alla lunga porterebbe alla catastrofe. Le popolazioni barbare premono sempre di più sui nostri confini. Per fermare le loro incursioni sono costretto a impiegare sempre più uomini sottraendoli ai campi, e ovviamente l’agricoltura ne soffre e il popolo deve tirare la cinghia. Se disponessi di armi migliori e di sistemi di comunicazioni a distanza potrei ridurre l’esercito e rimandare molti soldati a lavorare i campi. Invece ora il cibo scarseggia e i bambini non mangiano abbastanza. Abbiamo una altissima mortalità infantile e le donne devono fare molti figli perché ne rimangano almeno due o tre che arrivino all’età adulta. Il tempo poi è molto capriccioso, si alternano anni di troppa pioggia con anni di siccità e carestia. Se disponessi di migliori tecniche di conservazione del cibo e di una medicina più avanzata eviteremmo queste tragedie e tutto l’impero vivrebbe nel benessere. Ora invece rischiamo una diminuzione della popolazione. Insomma siamo imbalsamati, siamo stati fermi troppo tempo e la situazione è molto peggiorata. Dobbiamo progredire, non mi interessano i carri volanti, a me basterebbe un centesimo di tutta la tecnologia che avevano gli antichi. Con un po’ di progresso avrebbero un gran impulso l’economia e i commerci che ora sono stagnanti. L’impero sarebbe prospero e sicuro nei propri confini.
Ora sei arrivato tu e come se avessi una bacchetta magica mi offri tutto d’un colpo tutte le conoscenze scientifiche che servirebbero a risolvere tutti i problemi dell’impero. Sarà mai vero? >
< Certo che è vero, lo potrai verificare non appena andremo nella mia caverna>
< Marco sei un dono del cielo, domani all’alba partiremo >
< Una volta verificata la mia storia come farai a convincere i senatori e il popolo a dare via libera al progresso? >
< Li convincerò, però bisognerà dimostrare che la tua società è crollata non per punizione divina ma per errori dei tuoi contemporanei. Tu sai che errori sono stati commessi? >
< No perché quando è successo il disastro io ero in stato di ibernazione… scusa stavo facendo il lungo sonno. La causa più probabile potrebbe essere una terribile guerra mondiale, ma potrebbero essere successe tantissime altre cose >
< Faremo indagini accurate, cosa che non è mai stata fatta, e scopriremo i veri motivi della grande catastrofe. Ora scusami ma dobbiamo interrompere questo colloquio. Devo dare disposizioni per il viaggio di domani e per i giorni della la mia assenza. Continueremo la nostra conversazione durante il viaggio, sono ansioso di sentire i particolari di tutte le cose prodigiose dei tuoi tempi!>
Detto questo l’imperatore chiamò la sua scorta personale e mi fece accompagnare in una lussuosa stanza da letto con la libertà di girare per il palazzo sorvegliato però sempre da un paio di soldati che dovevano controllare che non fuggissi o che qualcuno non mi facesse del male. Era diventato l’uomo più prezioso dell’impero.
Ero al settimo cielo, solo un’ora prima era disperato ora invece le cose si erano messe bene e stava ritornando dalla mia Paula.
All’alba io e l’imperatore con una scorta di 100 soldati partimmo. Durante il viaggio l’imperatore non si stancava mai di sentirmi descrivere tutto l’incredibile mondo dei miei tempi. Al terzo giorno senza inconvenienti arrivammo a destinazione e io potei riabbracciare Paula.
Subito dopo andammo tutti davanti al bunker. Nessuno aveva toccato niente, i soldati della scorta rimossero rapidamente i massi e il bunker divenne accessibile. Entrammo io, Paula e l’imperatore. Gli mostrai il lettino su cui ero stato steso per tutto il mio lungo sonno. Poi mostrai il computer, la centralina elettrica a pila atomica, le elettrovalvole e i serbatoi con le sostanze chimiche che mi avevano tenuto in vita. L’imperatore dopo aver guardato tutto attentamente disse
< Marco, sono molto contento di vedere che la tua storia è vera anche se debbo confessare di essere un po’ deluso. Mi aspettavo di vedere macchine straordinarie ma vedo solo tubi e strane casse polverose >
< Le apparecchiature non sembrano un gran che perché sono tutte spente a causa della mancanza di energia elettrica e quindi non capisci a che cosa servano. Purtroppo non le posso far funzionare perché la pila atomica è esaurita. Se funzionasse il computer ti farei vedere immagini in movimento e non crederesti ai tuoi occhi! >
Fin che l’imperatore e io parlavamo Paula si era seduta su una grande cassa in un angolo poco illuminato del bunker. Quando mi rivolsi a lei per darle un’occhiata e sorriderle notai una cosa che non avevo visto prima.
< Scusami mio imperatore, ho notato solo ora una cassa che non c’era quando ho iniziato il mio lungo sonno. Dobbiamo controllare cosa contiene>
La cassa era sigillata e difficile da aprire, un soldato con la sua spada affilata mi aiutò ad aprirla e così potemmo vederne il contenuto. C’era un computer e molte altre cose, e soprattutto una lunga pila di fogli posti sopra le cose. Sussultai
< Sembra una lunga lettera! > afferrai i fogli e dissi a un soldato di avvicinarsi con una torcia per far luce. Il cuore quasi cessò di battere dall’emozione. Sì, era proprio una lettera, scritta col computer da mio fratello. Era datata Roma 22 giugno 2063, ben 33 anni dopo che avevo iniziato il mio letargo. Il cuore ora batteva furiosamente, mi rivolsi all’imperatore
< Devo uscire, qui mi manca l’aria, fuori alla luce del sole leggerò meglio, è una lettera molto importante di mio fratello, forse chiarirà molte cose >
L’imperatore fece un cenno di assenso e uscimmo fuori dal bunker, anche lui era molto stupito dai fogli
< Che pergamene sottili! E che calligrafia! tutti i caratteri sono così piccoli e scritti così bene che nessun copista riuscirebbe a fare altrettanto! >
Iniziai a leggere la lettera.
“Carissimo Marco, ti scrivo questa lunga lettera per prepararti a quello che vedrai quando uscirai dal bunker. Povero fratello mio, sarai molto deluso, invece delle meraviglie tecnologiche del futuro troverai un mondo arretrato. Sovrappopolazione, crisi energetica e crisi ambientale hanno messo ko il mondo intero. E’ stata una vera apocalisse, il 90% della popolazione mondiale è morta. E’ stata una cosa così terribile che i superstiti hanno deciso di rigettare la scienza e la tecnologia, ritenute responsabile di questa catastrofe e di vivere perennemente senza la tecnologia moderna come gli antichi romani. La loro legge principale è quella di proibire il progresso. Stai quindi attento di non fare nulla che modifichi qualcosa altrimenti verresti punito senza pietà.
Ora ti espongo a grandi linee una breve cronistoria di questi anni in modo che tu capisca meglio quello che è successo.
31-2040
Continua lo sviluppo economico di tutto il mondo. Cina e India diventano la prima e la seconda potenza economica del mondo sorpassando gli USA. Nel mondo circolano 3 miliardi di automobili. Le potenze nucleari si accordano tra loro e smantellano completamente i loro arsenali atomici. La popolazione mondiale raggiunge gli 8 miliardi. Anche se il tasso di natalità da parecchi anni è sceso sotto il 2% la popolazione aumenta ancora per effetto dell’allungamento della vita. Il mondo è sempre più caldo e inizia a sciogliersi la calotta antartica. Il livello del mare si alza tanto che Londra, New York e Venezia debbono costruire delle enormi dighe per proteggere le loro città dal mare. I climatologi nelle conferenze continuano a lanciare appelli, bisogna ridurre i gas serra. Per farlo bisognerebbe ridurre drasticamente i consumi e l’uso delle auto, nessuno vuol farlo.
Nel 2041 un equipaggio internazionale sbarca su Marte, è il canto del cigno dell’umanità, dopo questa impresa si scenderà sempre più in basso.
42 CATASTROFE AMBIENTALE La corrente del golfo si inverte per effetto della troppa acqua dolce del Nord Atlantico dovuta allo scioglimento della calotta polare. Le zone costiere del Nord America e l’Europa del Nord subiscono un abbassamento di temperatura di 10 gradi. Per riscaldarsi si consumano enormi quantità di carburanti. Più a sud di queste aree invece la temperatura continua a salire, aumentano i deserti e le aree inospitali per il troppo caldo. Milioni di profughi si spostano verso le aree meno calde.
44 CRISI ECONOMICA Il petrolio comincia a scarseggiare e il suo prezzo che già era salito notevolmente negli anni precedenti ora schizza alle stelle. Purtroppo le energie alternative non riescono a soddisfare la domanda mondiale. Si è fatto troppo poco per svilupparle adeguatamente. E’ l’inizio della fine. Comincia la grande inflazione, i prezzi di tutti i prodotti aumentano in tutto il mondo, a nulla valgono scioperi e cortei di protesta che sfilano quotidianamente per le vie delle città di tutto il mondo. Ora solo i ricchi si possono permettere di acquistare il carburante e usare l’auto. Nessuno più compera un’auto nuova, una dietro l’altra falliscono tutte le case automobilistiche e tutte le industrie dell’indotto. Milioni di disoccupati sfilano invano in tutto il mondo.
La crisi economica si inasprisce sempre più. Il crollo dell’industria dell’auto riduce i redditi e fa calare anche il turismo e molti altri i consumi in tutti i settori. Falliscono altre industrie che fanno aumentare i disoccupati. Si innesca un circolo perverso che fa peggiorare tutto sempre più. I governi non hanno più i soldi per pagare le pensioni e i sussidi di disoccupazione. Per il momento risolvono il problema stampando moneta a ritmo frenetico. Ovviamente aumenta freneticamente anche l’inflazione. Ancora poco tempo e il danaro sarà carta straccia.
45 In tutto il mondo si formano governi autoritari con al comando dei dittatori che per risolvere l’emergenza pensano che basti usare il pugno di ferro. Intanto in tutte le nazioni le persone anziane muoiono a milioni per fame o per il freddo. Il mondo prende coscienza che si è cacciato in un vicolo cieco, il pianeta Terra non ha più le risorse per sostentare i troppi suoi abitanti.
46 III GUERRA MONDIALE. La Cina invade la Siberia e il Kasakistan per impadronirsi dei giacimenti di gas e delle miniere di carbone. La Russia difende i suoi territori con una sanguinosa guerra con armi convenzionali. Per fortuna che non esistono più le bombe atomiche. L’esempio della Cina viene seguito dalle altre grandi potenze. Stati Uniti e India invadono insieme tutto il medio Oriente. L’unione Europea invade i tre stati africani che hanno ancora un po’ di petrolio: Algeria, Libia e Nigeria. Queste occupazioni peggiorano in modo irreversibile la situazione. In tutti i paesi occupati si scatena la guerriglia che incendia quasi tutti i pozzi petroliferi e distrugge gli oleodotti. A nulla vale una feroce repressione da parte degli occupanti.
47 L’anno dell’ APOCALISSE. Dai paesi petroliferi non arriva più una goccia di petrolio, si esauriscono rapidamente le scorte nei vari stati e improvvisamente tutto si ferma. In tutto il mondo si fermano le centrali elettriche termiche per mancanza di carburante, le centrali idroelettriche e nucleari vanno in sovraccarico e si fermano anche loro. E’ il black out più completo. Senza la corrente elettrica non funziona più niente. Le case senza luce, acqua, gas e riscaldamento diventano inabitabili. Milioni di persone si riversano nelle strade per protestare e bloccano anche quel poco che poteva funzionare. Fermi i trasporti non arriva più cibo nelle città, iniziano i saccheggi dei supermercati e dei negozi. I poliziotti uccidono migliaia di manifestanti ma è tutto inutile. Nulla può fermare una folla affamata e disperata. E’ il caos più completo, anche i poliziotti sono affamati e approfittando delle loro armi per rapinare e rubare più degli altri. Dopo aver saccheggiato tutto quello che era commestibile nelle città, le popolazioni si riversano nelle campagne e come uno sciame di cavallette affamate depredano le fattorie. Depredate e distrutte anche quelle non rimane più nulla da mangiare. Miliardi di persone in tutto il mondo muoiono di fame, di malattia o di morte violenta in lotte accanite per il possesso di qualcosa di commestibile. Si diffonde perfino il cannibalismo. I morti sono così tanti che la materia prima non manca. A farla breve in pochi mesi la popolazione del mondo si riduce del 90%. Te l’immagine che catastrofe?
Questo il quadro mondiale. Anche l’Unione Europea subisce questa sorte. Era rimasto però un ente ancora funzionante: l’Esercito Europeo. Questo in previsione di tempi grami aveva accumulato e nascosto carburante e cibo. Il comandante generale convoca un vertice a Roma al quale partecipano i capi delle forze armate di tutti gli stati della UE. Il comandante supremo è il generale Cesare Bonetti, grande ammiratore della civiltà romana, ecologista fanatico e fondamentalista religioso. Convince tutti che la catastrofe è successa a causa del castigo di Dio per il troppo progresso. Propone di riorganizzare i superstiti e di fondare una specie di impero romano il cui grado di tecnologia non deve superare quello della Roma antica perché non succeda mai più un altro disastro. A tal fine si decide di distruggere tutti gli apparecchi tecnologici e tutta la documentazione relativa. Accettano le nazioni neolatine : Italia, Francia, Spagna e Portogallo e Cesare Bonetti diviene il primo nuovo imperatore. Gli altri stati dell’UE decidono di governarsi per conto proprio. Si decide per una lingua comune. Ogni stato vorrebbe imporre la propria, alla fine si decide di tornare al latino, lingua madre di tutte le lingue neolatine. Altro vantaggio di questa lingua è che diventerebbero incomprensibili eventuali testi di scienza che fossero sfuggiti alla distruzione. Dopo alcuni anni l’esercito finisce le scorte di carburante e di munizioni e si riorganizza in modo primitivo. Così è nato lo strano mondo che ora vedi.
Ti do notizie ora della nostra famiglia. I nostri genitori sono morti nel 2046. Erano vecchi e ammalati e la mancanza di medicine ha accorciato di qualche anno la loro vita. Forse è stato meglio così, almeno non hanno visto questa terribile catastrofe. Io mi sono sposato e ho avuto 3 figli. Sono sopravvissuto al disastro perché, come altri che se lo potavano permettere, all’avvicinarsi della fine ho costruito una fattoria blindata con scorte di carburante, cibo e sementi. Purtroppo in una incursione, degli sbandati hanno ucciso mia moglie e i miei figli e ora sono rimasto solo. Sono vecchio e malato e prima della fine sono venuto a trovarti un’ultima volta. Prima dell’apocalisse venivamo spesso nel bunker a trovarti, almeno una volta all’anno io, tua sorella e i genitori. Controllavamo che tu stessi bene e che tutto fosse a posto e questo ci è stato di grande conforto.
Ora mi trovo malissimo in questo mondo primitivo, questa decisione di vivere eternamente su un livello bloccato e così basso di tecnologia è semplicemente demenziale. Quando lo capiranno forse sarà troppo tardi. Ti affido quindi una importante missione. Ti ho portato un computer a basso consumo e con schermo 3D che funziona con celle solari ad alta efficienza, così non dipenderai dalle batterie o dalla corrente per farlo funzionare.
Ho messo poi in questa cassa le block memory con tutto lo scibile umano. Al tuo risveglio potrai riportare alla luce un po’ di civiltà. Potrai diffondere i testi di tutte le scienze, di tutti i testi letterari e di tutte le opere d’arte, film e musica compresi. Un giorno si potranno ridipingere le più famose tele e ricostruire statue, monumenti e palazzi perché vi sono immagini 3D che spiegano ogni dettaglio. Il tuo risveglio avrebbe dovuto avvenire nel 2130, cioè dopo 83 anni dall’apocalisse, penso che sarebbe troppo presto per divulgare la scienza. Sarà ancora troppo vivo il ricordo di questi terribili tempi, verresti fatto a pezzi se tu tentassi di ripristinare un po’ di progresso. Ho deciso quindi di allungare i tempi del tuo letargo in modo che arrivino tempi migliori. Scusami se mi permetto di decidere per te ma non ho scelta. Ho quindi spostato in avanti il timer e ho introdotto nuova IPDOEA con nuove sostanze che ti dovrebbero far dormire per 200 anni.
Fratello mio buona fortuna!
Francesco
Finii di leggere la lettera con le lacrime agli occhi. Che caro il mio fratellino, non riuscivo ad immaginarmelo vecchio e malato. Nonostante i suoi guai aveva pensato a me e all’umanità. Ecco ora era tutto chiaro, aveva la risposta a tutte le domande. E pensare che ero andato a Roma quando la risposta alle mie domande era sotto i miei occhi. Feci qualche calcolo. Avevo viaggiato dunque 26 anni prima della catastrofe e altri 178 dopo, totale 204, come mai 4 anni in più? Probabilmente qualcosa si era guastato!… Intanto l’imperatore stava dando qualche segno di impazienza, era ansioso di sentire il contenuto della lettera. La rilesse quindi dall’inizio ad alta voce traducendola, poi mi misi all’opera per attivare il computer, chissà se funzionava ancora! Questo era conservato sotto vuoto in una plastica protettiva. Con rapidi gesti col taglierino sconfezionai il computer, le celle solari, le pile ricaricabili e le memorie. Portai il computer al sole in modo che le celle solari non facessero scaricare le batterie e quindi accesi il computer. Chissà se funzionava ancora dopo tutti gli anni che erano passati. Passarono solo un paio di secondi e la risposta fu affermativa. Apparve sullo schermo il volto 3D di una donna che con voce melodiosa disse
< Scegliere dal menù, prego! >
Esultai, il pc funzionava ancora! Potevo così assolvere la missione che mi aveva affidato Francesco. Le meravigliose conquiste di tanti secoli dell’ingegno umano erano salve!
Inserii nel lettore una block memory con tutti i migliori film prodotti. Ne scelse uno a caso e avviai la riproduzione. Mi divertiì per un po’ a vedere le facce sbalordite dell’imperatore, di Paula e dei soldati della scorta. Poi l’imperatore fece cenno a Marco di fermare il marchingegno.
< Marco, sono stupito oltre ogni misura, ma guarderò con calma a Roma tutto quello che si vede in questa scatola magica. Quello che ho visto finora mi fa concludere che la missione ha avuto pieno successo e che è necessario ripercorrere la strada del progresso, naturalmente senza fare gli errori dei nostri antenati che hanno portato alla catastrofe. Ho bisogno del tuo aiuto per far questo, ritornerai con me a Roma e mi aiuterai a fondare università in tutte le città principali dell’impero per diffondere le nuove conoscenze e… >
L’imperatore fu interrotto da un urlo. No…nooo, poi Paula scoppiò a piangere.
Mi rivolse all’imperatore
< Scusami un momento debbo parlare con Paula >
Poi la presi dolcemente sottobraccio. Dovevo convincerla a venire con me velocemente, l’imperatore era un tipo che non aveva molta pazienza.
< Che ti succede? Perché piangi? >
< E me lo chiedi? Mi stai per abbandonare un’altra volta! >
< Non ti abbandonerò, verrai con me! >
< No, non me la sento di venire a vivere in città. Ho paura. Se mi ami resta tu qui. Questo è un bel posto per vivere e potremo essere felici, qui ci sono dei bei pascoli, acqua, cibo e vestiti non ci mancheranno e potremo crescere i nostri figli. Non puoi preferire le diavolerie dei tuoi tempi a me! E poi Dio ci punirà un’altra volta per la nostra superbia! Non hai paura di questo?>
Restai interdetto. Dovevo trovare velocemente un buon argomento per convincerla a seguirmi, non potevo perderla. Tenevo troppo a lei. Per fortuna mi venne in mente un argomento ben persuasivo
< Oh Paula, so che hai perso 2 fratellini e una sorellina >
< Scusa ma perché vuoi parlare di questo adesso? >
< Lasciami andare avanti poi capirai il perché! >
< Va bene, continua >
< Dunque se ricordo bene due tuoi fratellini sono morti durante l’epidemia di 10 anni fa e la sorellina è morta per una brutta ferita che si è procurata cadendo da un albero. Ebbene la tua
è una famiglia particolarmente sfortunata o disgrazie simili sono successe anche in altre famiglie? >
< Oh sì, queste cose purtroppo succedono spesso >
< Allora a te va bene di partorire e allevare 4-5 bambini per poi restare solo con un paio di figli che arrivino all’età adulta? >
< No di certo, però tutto è nelle mani di Dio, noi non ci possiamo far niente! >
< No, mia cara Paula, noi possiamo far molto per impedire queste tragedie. Se ci fosse stata la medicina avanzata dei miei tempi sicuramente avrebbe guarito i tuoi 3 fratellini che invece sono morti. L’intelligenza è il dono più prezioso che Dio ci ha dato ed è assurdo pensare che ci punisca perché la usiamo per progredire. Dipende tutto dall’uomo e dall’uso che ne fa se il progresso ci porterà ad una società con più benessere o a un nuovo disastro. >
L’imperatore che aveva seguito il colloquio tra Marco e Paula, assentiva alle mie affermazioni e alla fine intervenne
< Coraggio Paula vieni con noi a Roma, vedrai che ti piacerà, ti farò dare una bella casa con giardino e orto e ti troverai bene. Potrai anche venire a trovare i tuoi tutte le volte che vorrai. Capisci, non posso lasciare qui Marco con te, egli è insostituibile. Solo lui sa usare questa scatola magica e potrà tirarne fuori tutta la scienza di cui abbiamo bisogno per migliorare le condizioni di milioni di cittadini dell’Impero>
Io intanto stringevo sempre più forte a me Paula, nonostante lei opponesse resistenza, poi pian piano lei si lasciò andare e infine disse
< Va bene mi avete convinta, su andiamo! >
FINE
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